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Nella giornata di ieri, durante l’Assemblea del PD a Roma, la vicepresidente Zampa ha letto pubblicamente un documento redatto dai giornalisti de «L’Unità», ancora in presidio davanti al Nazareno.

«La sinistra ha bisogno di un giornale vivo, e talvolta scomodo, per evitare la tentazione di un riformismo dall’alto che la renderebbe debole e subalterna. Di un giornale vivo ha bisogno la società italiana. […] Dobbiamo fare il possibile, tutto il possibile, per dare un futuro alla storia de L’Unità» recita il foglio distribuito dagli stessi giornalisti e sottoscritto da numerose firme del giornalismo e della società civile.

«L’Unità», quotidiano fondato da Gramsci nel 1924, è stato organo di Partito di: Partito Comunista Italiano (PCI), Partito Democratico della Sinistra (PDS), Democratici di Sinistra (DS). Il Partito Democratico (PD) ne detiene invece solo delle quote di capitale. Nel 2012 il Governo ha stanziato per l’editore “Nuova Iniziativa Editoriale” € 3.615.894,65 (tre milioni e seicentoquindici mila ottocentonovantaquattro virgola sessantacinque euro) che evidentemente non sono bastati a supportare le ingenti spese. Stando ai dati Audipress, nel primo trimestre del 2012 «L’Unità» ha avuto una tiratura media di 97.468 (novantasette mila e quattrocentosessantotto) copie di cui risultano ‘totale pagato’ 35.220 (trentacinquemila e duecentoventi).

All’appello: “L’Unità deve tornare presto in edicola” fa eco la motivazione condivisa dai media della chiusura: “crollo delle vendite in edicola”. In effetti i lettori del quotidiano sembrano veramente pochi, soprattutto se confrontati con gli elettori di sinistra e centro-sinistra che, ad esempio, alle elezioni politiche del 2013 sono risultati essere 10.047.808 (dieci milioni e quarantasette mila ottocentotto) di cui 8.644.523 (otto milioni e seicentoquarantaquattro mila cinquecentoventitre) solo relativi al Partito Democratico.

Quando i media affermano “i lettori chiedono di dare un futuro alla storia de l’Unità” esattamente a chi si riferiscono? E questi lettori che urlano a gran voce il diritto di poter continuare a leggere il quotidiano sono consapevoli che il futuro di questa storia sono essi stessi? Immaginiamo che anche solo un terzo degli elettori di sinistra o centro-sinistra acquisti il quotidiano in edicola a un prezzo medio di €1.40, l’editore incasserebbe a questo punto €4.688.976,6 (quattro milioni e seicent’ottantotto mila novecentosettantasei virgola sei euro) al giorno. Dunque la protesta e gli appelli dei giornalisti de «L’Unita» non ha gran senso che siano generici in quanto è evidente che debbano essere indirizzati al proprio pubblico, non si può certo pensare che per salvare un giornale si debbano ulteriormente aumentare i fondi pubblici che tra l’altro risultano essere già una sostanziosa cifra né tantomeno aspettarsi che siano lettori di diversa ideologia a comprare il quotidiano. Inoltre i giornalisti stessi che urlano a gran voce il loro diritto di scrivere su una testata che possa rappresentare e raccontare le idee e le ideologie di sinistra dovrebbero anche fare un po’ ammenda sui motivi per cui hanno costantemente perso lettori e sul perché il pubblico di sinistra preferisce leggere altro e non il quotidiano di Gramsci.

© 2014 – 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

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