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Approvato in Senato, con 150 voti favorevoli, 51 contrari e 26 astenuti, il disegno di Legge sulla responsabilità civile dei magistrati che passa ora alla Camera. Il provvedimento è stato appoggiato dal M5S.

Michele Giarrusso, durante le dichiarazioni di voto finali, aveva annunciato: «non sarà una Legge perfetta ma sicuramente non è una porcata ed è grazie a noi. Noi non abbiamo trovato un muro, questa volta e M5S c’è e non si tira indietro davanti alle proprie responsabilità». Oltretutto, ribadisce il portavoce al Senato, sono già pronti degli ‘emendamenti’ per migliorare il testo che saranno presentati alla Camera.

È dal 1988, ovvero dall’entrata in vigore della cosiddetta Legge Vassali, che va avanti questa diatriba politico-giurisdizionale sulla responsabilità civile dei magistrati, ma ora i tempi sono incalzanti in quanto il 31 Dicembre scade l’ultimatum imposto dalla Corte di Giustizia dell’UE.

In base a quanto stabiliva la Legge n.117 del 1988 i magistrati «rispondono dei danni provocati dalle loro decisioni od omissioni se queste sono dovute a dolo, a colpa grave e a diniego di giustizia», tuttavia chi abbia subito un danno ingiusto per un ‘comportamento’ o un ‘atto’ oppure ancora per un ‘provvedimento giudiziario’ posto in essere da un qualunque magistrato «può agire (solo) contro lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivano da privazione della libertà personale».

Il 2 Febbraio 2012 la Camera ha approvato un emendamento presentato da Gianluca Pini che estende la responsabilità del magistrato anche alla «manifesta violazione del diritto», ammettendo inoltre l’azione diretta di citazione in giudizio da parte del danneggiato. Dure critiche sono state avanzate a detto provvedimento soprattutto riferite alla possibile ‘pressione psicologica’ da parte di privati dalle grandi disponibilità economiche che, a fronte di una qualsiasi iniziativa giudiziaria, minacciando azioni risarcitorie dirette, potevano indurre i magistrati a preferire soluzioni, non apertamente contrarie alla legge, ma che li tutelassero da tali pericoli.

La Commissione Giustizia ha deciso di svolgere un’indagine conoscitiva e successivamente è intervenuto direttamente il Governo sulla questione, per tramite del Ministro Paola Severino, con un emendamento al testo del disegno di Legge comunitaria per il 2011 che ha ripristinato il principio della responsabilità civile indiretta e ottenuto la riprovazione e la condanna della Corte di Giustizia dell’UE a causa del sistema di risarcimento per chi viene pregiudicato da un errore commesso nell’applicazione del diritto comunitario.

Alle ore 09:33 del 20 Novembre 2014 inizia la 356° seduta pubblica del Senato, conclusasi con l’approvazione del ddl n.1070 in materia di responsabilità civile dei magistrati: «Il ddl è volto a modificare la legge n.117 del 1988 (legge Vassalli) al fine di rendere effettiva la disciplina della responsabilità civile dello Stato e dei magistrati, anche alla luce dell’appartenenza dell’Italia all’Unione europea. La possibilità di ricorso del cittadino contro lo Stato è ampliata attraverso l’eliminazione del filtro di ammissibilità della domanda risarcitoria. La Commissione ha soppresso l’articolo 1, concernente le attribuzioni della Corte di cassazione, escludendo la responsabilità diretta dei magistrati. L’articolo 2 definisce la colpa grave, che consiste nella violazione manifesta della legge e del diritto dell’UE, il travisamento del fatto e delle prove, ovvero l’affermazione di un fatto la cui esistenza è esclusa dagli atti del procedimento, l’emissione di un provvedimento cautelare fuori dai casi consentiti dalla legge. Una clausola di salvaguardia esclude che possa dar luogo a responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto e quella di valutazione del fatto e delle prove.

In caso di violazione manifesta del diritto dell’Unione europea, si deve tener conto anche della mancata osservanza dell’obbligo di rinvio pregiudiziale ai sensi del Trattato sul funzionamento della UE, nonché del contrasto dell’atto o del provvedimento con l’interpretazione espressa dalla Corte di giustizia europea. L’Assemblea ha soppresso l’articolo 4. L’articolo 5 disciplina l’azione di rivalsa nei confronti del magistrato: il Presidente del Consiglio, entro due anni dal risarcimento, ha l’obbligo di esercitarla nel caso di diniego di giustizia ovvero nei casi in cui la violazione della legge e del diritto comunitario, o il travisamento del fatto o delle prove, sono stati determinati da dolo o negligenza inescusabile. La misura della rivalsa non può superare una somma pari alla metà di una annualità dello stipendio».

«La possibilità di ricorso del cittadino contro lo Stato è ampliata attraverso l’eliminazione del filtro di ammissibilità della domanda risarcitoria» e ancora «una clausola di salvaguardia esclude che possa dar luogo a responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto e quella di valutazione del fatto e delle prove» sono passaggi che vanno letti e riletti con molta attenzione, valutati con calma e poi analizzati.

Dalla cronistoria dell’intera vicenda si possono considerare come parti in causa quattro agenti o subenti. In cima a tutti la Corte di Giustizia dell’UE che vigila, controlla, bacchetta, mette in riga, riordina e via discorrendo, poi lo Stato italiano che risponde alla prima, ma a sua volta controlla, vigila, bacchetta, mette in riga, riordina e via discorrendo le rimanenti due parti. I magistrati che a quanto pare non devono assolutamente subire ‘pressioni psicologiche’ sul loro operato da parte di privati cittadini, e quest’ultimi, in tutti i sensi.

Quindi, stando ai fatti, non solo un cittadino non ha possibilità di azione diretta verso la magistratura, ma fino a ieri qualora avesse voluto avanzare un ricorso doveva sperare anche di superare un ‘filtro di ammissibilità della domanda risarcitoria’. Anche domani invece se vuole avanzare un ricorso tenga ben presente che «una clausola di salvaguardia esclude che possa dar luogo a responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto e quella di valutazione del fatto e delle prove».

C’è un altro punto che invita a una riflessione profonda quando si pensa alle parti in causa di questa vicenda. La Corte di Giustizia sembra assumere i connotati di un potente supervisore che vigila e controlla tutti. Lo Stato un suo sottoposto. I magistrati sembrano degli ‘operai della giustizia’ e i cittadini in fondo a tutto delle formiche laboriose che nel loro interesse è preferibile non spezzino mai la fila. In caso contrario devono affrontare un processo all’interno del quale «una clausola di salvaguardia esclude che possa dar luogo a responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto e quella di valutazione del fatto e delle prove» da parte dei magistrati. Qualora un cittadino ritenga di aver subito un’ingiustizia può rivolgersi allo Stato. Ma lo Stato chi è? Non erano i cittadini? E se Stato e cittadini sono due entità diverse allora come si rapportano tra di loro?

Se poi invece viene considerato ‘Stato’ il Parlamento che queste Leggi le ha fatte come può mai pensare di ottenere ‘giustizia’ un cittadino offeso magari da una presunta errata interpretazione da parte di un magistrato se lo Stato ha già stabilito a priori che ciò non comporta reato? Le Leggi non dovrebbero rappresentare delle ‘regole’ universali e universalmente riconosciute in modo tale da non generare confusione derivante magari da una libera e arbitraria interpretazione delle stesse? Egual ragionamento vale per le prove e i fatti.

La-gente-poteren

http://luciogiordano.wordpress.com/2014/11/21/passa-al-senato-il-disegno-di-legge-sulla-responsabilita-civile-dei-magistrati/

© 2014, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

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