Tra la conta dei nomi e quella dei numeri è trascorsa un’altra lunga giornata di fumo nero e schede bianche.

560 sarebbero i voti di cui Renzi è sicuro, al netto dei franchi tiratori: 444 grandi elettori del Pd, 34 di Sel, 32 Autonomi locali e Psi, 46 Scelta civica e Popolari per l’Italia, qualche deputato del Gruppo misto, qualche senatore a vita, qualche Gal e qualche fuoriuscito del Movimento… insomma un fritto misto che consentirebbe addirittura di superare il quorum richiesto, quello della quarta votazione però perché finora nessuno o quasi di questi ha espresso il proprio voto.

Sergio Mattarella è il nome proposto da Renzi e lui dovrebbe essere quello dai 560 voti sicuri. Deputato dal 1983 al 2008, per ben 25 anni, prima con la DC, poi con PPI, poi con la Margherita, più volte Ministro e giudice costituzionale per nomina parlamentare, insomma uno che di occasioni per far del bene al Paese ne ha avute tante.

Si dice che Boschi e Lotti abbiano trascorso la giornata a colloquiare con gli indecisi sul voto e qualcuno addirittura giura di aver visto Giacchetti parlare con Di Maio, il quale comunque ha dichiarato che qualora ci fosse «un colpo di scena alla quarta, dalla quinta votazione siamo disposti a mettere sul piatto un altro nome per avere un presidente della Repubblica condiviso. Credo di poter escludere che voteremo Mattarella».

E mentre va avanti quella che lo stesso Di Maio ha definito una vera e propria «campagna acquisti» il candidato alla presidenza della Repubblica per il M5S, Ferdinando Imposimato, raggiunto telefonicamente  afferma che «i giovani possono prendere spunto più che dalle nostre parole dalla nostra condotta di vita che è stata proiettata verso il bene comune», lui che solamente pochi giorni fa ha denunciato pubblicamente il «patto mafia-corruzione».

«Le cose da fare le abbiamo studiate per tanti anni, qua si tratta di raggiungere l’obiettivo dell’eguaglianza dei diritti sociali, della solidarietà e della riduzione dei privilegi delle caste e il rispetto del principio per cui il lavoro deve essere retribuito in maniera dignitosa tale da evitare di causare una situazione anche di emarginazione dei lavoratori.»

Ora, ascoltando le parole del giudice Imposimato viene voglia di conoscere quali sono o quali sarebbero le intenzioni e i progetti per il Paese e per i cittadini del candidato proposto dal presidente del Consiglio.

Man mano che si riducono le ore che separano i grandi elettori dalla quarta votazione si riduce anche il numero di coloro che si dichiarano contrari alla candidatura e allora il vice presidente alla Camera  Di Maio commenta «erano tutti d’accordo fin dall’inizio. La sceneggiata serviva a tirare dentro noi. Ma abbiamo un altro candidato».

E dalla riunione tenuta a Montecitorio dai portavoce del M5S di Camera e Senato, di coordinamento per la votazione di domani, è emerso, secondo le parole di Carlo Sibilia, che «domani ancora Ferdinando Imposimato! Verdetto unanime dell’assemblea congiunta del Movimento 5 Stelle. Rispetto per un vero metodo innovativo che ci ha dato un candidato splendido. Gli altri sono restati chiusi preferendo il proprio ombelico invece di tentare una vera condivisione. Siamo orgogliosi e fieri di avere con noi una parte bellissima e coraggiosa d’Italia che non tradiremo mai!».

Il giornalista Lorenzo Sani racconta del suo incontro con il candidato alla Presidenza della Repubblica di Matteo Renzi, Sergio Mattarella.

«Ero al funerale del caporal maggiore della Brigata Sassari Salvatore Vacca, riconosciuto come il primo morto di uranio impoverito, che aveva prestato servizio alla caserma Tito Barak di Sarajevo. Pensai che la storia DU (uranio impoverito, ndr) dovesse interessare a un ministro della Difesa. Per i principali quotidiani e le televisioni il problema dell’uranio impoverito non esisteva e non ne avevano ancora parlato. Alle mie ripetute richieste di intervista Mattarella ha sempre risposto negativamente. I militari italiani, nel frattempo, continuavano ad ammalarsi. Ricordo anche che il comando della Brigata Sassari, dopo la morte di Salvatore Vacca, convocò una conferenza stampa per smentire ciò che io non avevo ancora scritto. […] Avvicinai Mattarella nella ressa dei giornalisti e riuscii a porgli un paio di domande alle quali si rifiutò di rispondere. “Questa non è un’intervista” mi disse “io le interviste le concordo prima, poi voglio per iscritto le domande e infine leggere il testo del giornalista prima che questo lo dia alle stampe”. Tutte le volte che ho letto qualche sua intervista sui maggiori quotidiani, negli anni a venire, è ovvio che ho pensato male. […] Secondo l’Osservatorio Militare sono 307 i militari morti e oltre 3.700 i malati della cosiddetta Sindrome dei Balcani. Il contingente italiano era di stanza nell’area più inquinata dai colpi sparati in Bosnia e Kosovo: 50 siti per un totale di 17.237 proiettili, secondo fonti ufficiali Nato/Kfor. Non solo: la missione Nato in cui si parlava di armamenti al DU e dei 13 Tomahawk con testata al DU sparati dall’Adriatico, è stata presentata dall’ammiraglio Leighton Smith alla Base di Ponticelli, Napoli. Solo Mattarella non sapeva o diceva di non sapere.»elezione-presidente-repubblica_650x447

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