Nella giornata di ieri ha avuto luogo a Torino la manifestazione nazionale dei tassisti contro Uber. Svoltasi senza particolari tensioni nella mattinata, già nelle prime ore del pomeriggio la protesta è degenerata con il lancio di uova contro la sede dell’Autorità dei Trasporti e l’aggressione a due cameraman di Sky, costretti a rifugiarsi in un bar. A conclusione della riunione con la delegazione sindacale, il presidente dell’Autorità dei Trasporti Andrea Camanzi ha ribadito di aver fissato per giovedì mattina l’incontro con i vertici di Uber.

Un muro contro muro quello tra tassisti e la società californiana che sembrerebbe destinato a irrigidirsi sempre di più. Proprio nel giorno dello sciopero nazionale indetto dai primi infatti la seconda risponde abbassando del 20% le proprie tariffe.
La rabbia dei tassisti è stata rivolta anche ai colleghi in servizio fermi nelle piazze: «Venite con noi a manifestare».
Valter Drovetto, vice segretario nazionale Ugl Taxi, tenta di sintetizzare la loro posizione e fare il punto sulle richieste: «Chiederemo di essere ricevuti da sindaco e prefetto. Chiediamo legalità e rispetto delle regole, chi costa meno è perché non paga le tasse e fa tariffe a discrezione, rispetto a noi che abbiamo il tassametro piombato. Uber effettua un servizio senza rispettare tutte quelle garanzie che da sempre ci vengono richieste. In questo modo si danneggiano 100mila tra tassisti e autonoleggiatori. Uber deve fermarsi». Intanto i tassisti a Torino minacciano: «Siamo pronti a bloccare tutta l’Italia». 500 auto bianche incolonnate hanno intasato via Nizza e via Biglieri nel capoluogo piemontese.

Ma alla Uber sono veramente degli ‘abusivi’ che praticano la ‘concorrenza sleale’ permettendosi di adottare tariffe vantaggiose perché non pagano le tasse oppure sono il risultato di ricerche innovative nel settore e di studi volti a ottimizzare costi e lavoro per ottenere un servizio adeguato ai tempi e alla clientela?

Imperativo della società californiana è quello di «evolvere il modo in cui si muove il mondo». Fondata nel 2009 attualmente è presente in 70 città e riscontra un trend sempre in crescita. «Collegando gli autisti con i clienti grazie alle nostre app, rendiamo le città più accessibili, creando nuove opportunità per i clienti e occasioni di lavoro per gli autisti».

A inizio gennaio un’auto Uber è stata danneggiata da un gruppo di tassisti furibondi davanti a un teatro di Torino, che stanno facendo una dura campagna contro il servizio di car pooling al punto che molti autisti Uber rifiutano di rilasciare interviste o essere ripresi per paura di ritorsioni. «Non ti nego che alcuni di noi driver sono terrorizzati dai tassisti. La maggioranza degli utenti Uber non prenderebbe mai il taxi, ma utilizzerebbe il car sharing o i mezzi pubblici.» Stando alle dichiarazioni di un autista Uber quindi il loro lavoro non sottrae clienti alla categoria tassisti e sarebbe un servizio rivolto verso un’utenza di fascia economica più bassa che in alternativa usufruirebbe di mezzi pubblici o parimenti convenienti. «Tutto avviene tramite app, non c’è scambio di denaro contante. Gli utenti vedono addebitato sulla loro carta di credito l’importo della corsa che mediamente va dal 40% al 70% in meno rispetto ai taxi. Un quinto di quanto pagato va a Uber e la restante parte al driver. Il servizio funziona da poco, quindi non so fare una media, ma direi che ricevo dai 500 ai 1500 euro al mese, a seconda di quanto tempo ci dedichi. Non è un vero e proprio stipendio, ma aiuta a pagare le spese della macchina.»

Ma i tassisti non ci stanno, chiedono l’intervento del ministro Lupi ed espongono striscioni che urlano all’abusivismo causa del loro ‘soffocamento’.

È dalla scorsa estate che va avanti la protesta dei tassisti contro il ‘metodo Uber’ ma il focolaio si è riacceso più fervido che mai dopo la sentenza del giudice di pace Giovanni Gualandi, il quale ha accolto il ricorso presentato da un driver che era stato multato dalla polizia municipale di Genova come tassista abusivo.

Valerio Giacopinelli, socio della Cooperativa radio taxi e presidente della Fita, commenta duramente la sentenza del giudice: «Speravamo che il Tribunale potesse confermare quello che diciamo da tempo e cioè che gli autisti di quella società svolgono la nostra professione abusivamente. Ma così non è stato. È chiaro che ora tutto si complica. Noi andremo avanti. Una cosa è certa: questa sentenza avrà delle conseguenze. E nel futuro potrebbero verificarsi problemi di ordine pubblico che coinvolgeranno non soltanto la nostra categoria ma anche gli autisti Ncc, quelli del servizio di noleggio auto con conducente». “Problemi di ordine pubblico” che non si sono fatti attendere.

Proprio al termine dell’incontro tra i sindacati dei tassisti e i vertici della Prefettura genovese, con i rappresentanti di Fita Cna e Casa Artigiani, la tensione in strada si è fatta insostenibile e alcuni tassisti hanno rivolto la propria rabbia verso quattro giornalisti, due della testata Secolo XIX, e per calmarli è dovuta intervenire la polizia.

Un crescendo di frustrazione, rabbia e insoddisfazione che aveva portato i rappresentanti di Fita Cna e Casa Artigiani ad abbandonare il tavolo di discussione.

Nelle motivazioni il giudice Gualandi ha precisato di aver accolto il ricorso in quanto «la polizia municipale ha contestato all’interessato un’infrazione dell’articolo 86 del codice della strada e non dell’articolo 85 (che si riferisce alla professione di Ncc, cioè auto a noleggio con conducente) del medesimo testo», quindi per il giudice di pace «se Uber volesse mettersi in regola, dovrebbe presentare la documentazione necessaria per essere assimilato a una compagnia che offre servizi Ncc».

Il driver della Uber non andava quindi multato come ‘tassista abusivo’ bensì come ‘autista Ncc non in regola’. Ed è ancora una volta Valerio Giacopinelli a spiegare la posizione dei tassisti: «chiederemo che venga fatta applicare la legge. Una norma c’è, e non contempla la possibilità di trasformare la propria auto in un mezzo per il trasporto di persone».

E mentre i tassisti si scontrano e protestano la Uber Genova lancia un’offerta sui social che suona quasi come una contromossa alla manifestazione: «con il codice VIALIBERAGENOVA l’azienda offre una corsa gratis nel capoluogo ligure».

Benedetta Arese Lucini, general manager Uber in Italia, si dichiara soddisfatta della sentenza del giudice Gualandi: «La motivazione della sentenza conferma che il servizio offerto da Uber non è in nessuna maniera un taxi abusivo. Infatti se il servizio di taxi è un trasporto pubblico (sebbene non di linea), e come tale obbligatorio, caratterizzato da tassametro, partenza da piazzole riservate ed utenza indifferenziata, Uber è cosa del tutto diversa. Uber è condivisione volontaria della propria auto per esigenze di mobilità privata all’interno di un social network (anche se le verifiche e le garanzie a favore degli utenti sono – in termini di sicurezza – addirittura maggiori che nel servizio taxi). Permane comunque la necessità di provvedere ad una nuova ed organica normativa del settore del trasporto e della mobilità, che tenga conto delle nuove tecnologie che di fatto lo hanno già rivoluzionato, a vantaggio della collettività e per una maggiore vivibilità delle nostre città».

Indipendentemente dalle ragioni e dalle opinioni di ogni singolo o categoria, ciò che va assolutamente recriminato è la violenza con cui gruppi, si spera sparuti e isolati, di tassisti hanno assalito i giornalisti che assistevano alle manifestazioni di Genova e Torino con l’unico scopo di documentare e raccontare gli eventi. Anche in virtù del fatto che, mentre concentrano tutte le loro ire verso la società Uber, in Italia, come in Europa, come nel resto del mondo, il car pooling è un fenomeno in continua e costante crescita e viene inserito nell’ambito della cosiddetta ‘mobilità sostenibile’.

Secondo un’indagine di settore condotta per l’Italia nel 2012, in un anno i posti auto condivisi hanno raggiunto quota 100mila, con una crescita delle offerte del 138%. Una tendenza abbracciata soprattutto dalle grandi città come Roma e Milano e, a livello regionale, da Emilia, Toscana e Lombardia. Lo studio sottolinea inoltre che la maggior richiesta proviene da giovani di età compresa tra i 25-34 anni, seguiti a ruota dai 18-24enni. Il motivo più comune per cui si dichiara di scegliere il car pooling è «ridurre le spese e ottimizzare i costi».

Uber, che si colloca tra il car sharing e il classico servizio taxi rappresenta innegabilmente un sistema innovativo che potrebbe realmente far sembrare obsoleto il metodo delle auto bianche o quantomeno aprire un mercato storicamente chiuso.

 

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