Il fallimento del colpo di Stato e la dura repressione del governo turco dinanzi a un Occidente che sta col piede in due scarpe.

1280px-Obama_and_Erdoğan_speakingNella notte tra il 15 e il 16 luglio 2016 una fazione dell’esercito turco ha tentato un colpo di stato, bloccato nel giro di poche ore dal presidente Tayyp Erdogan che ha ripreso il controllo delle istituzioni, supportato dalla popolazione scesa nelle piazze e per le strade. Lo stesso appoggio che è giunto all’unisono da Nato, USA, Germania e Italia al governo ‘democraticamente eletto’ e al suo presidente che nel tempo si è progressivamente allontanato dall’Occidente e dall’Europa, ha spezzato l’alleanza con Israele, salvo poi tentare un riavvicinamento, si è scontrato con Putin, salvo poi chiedere scusa, si è avvicinato a paesi dell’ala sunnita, ha intrapreso una progressiva islamizzazione del Paese. E deve essere stato proprio quest’ultimo punto il motivo che ha spinto le fazioni ribelli dell’esercito a tentare il golpe.

In Turchia la laicità della democrazia la difende l’esercito

Tra i compiti più sentiti dei componenti il secondo esercito, per potenza e dimensione, della Nato, dopo quello americano, c’è la difesa della democrazia laica dello Stato, istituita dal fondatore della patria Kemal Ataturk ostacolando l’islamizzazione del Paese e il ritorno al passato ottomano, ai califfati e alla legge islamica. Ma il tentativo di golpe da parte dell’esercito turco è sembrato all’Occidente troppo poco corretto nei confronti di un ‘governo democraticamente eletto’ e alla notizia del fallimento Matteo Renzi ha dichiarato alla stampa: ‘in Turchia ha vinto la stabilità’. Ciò che invece non è sembrato poco democratico ad alcuno è il ‘gesto della rabbia mutuato dai Fratelli musulmani che Erdogan ha fatto salutando i migliaia di sostenitori che lo acclamavano.
Le epurazioni del ‘governo democraticamente eletto’

Erdogan ha rivolto fin da subito il suo interesse ai “traditori” che ‘pagheranno un caro prezzo’. Ha chiesto agli Stati Uniti l’estradizione di Fethullah Gulen, l’ex iman che ora vive negli Usa e che lui ritiene la mente del tentato colpo di Stato, il quale non solo nega un suo coinvolgimento, ma sostiene che ‘c’è la possibilità che il golpe sia stata una messa in scesa per continuare ad accusare i miei sostenitori’.

In realtà la durata lampo dell’avventura, risoltasi in una fumata nera nel giro di poche ore, lascia spazio a qualche perplessità. Ma ciò che fa davvero riflettere è l’enorme numero di morti, quasi 300, di feriti, oltre 1.400, e di arrestati, circa 6.000. Il ministro della Giustizia turco ha dichiarato che la cifra ‘supererà i 6 mila attuali. Continuiamo a fare pulizia’. Tra gli arrestati si contano, insieme ai militari golpisti, dei magistrati e oltre 3 mila giudici sono stati rimossi dagli incarichi.

Il premier Binali Yildirum ha sottolineato che la pena di morte non è prevista dalla Costituzione del Paese, ma che non si escludono dei ‘cambiamenti legali per accertarsi che simili tentativi di colpo di Stato non si ripetano’.

Botta e risposta tra Ankara e Washington

Per Bekir Bozdag, ministro della Giustizia turco, se gli Stati Uniti continueranno a sostenere Gulen danneggeranno la loro reputazione. Il segretario di Stato americano, John Kerry, ha risposto che i sospetti sugli Usa sono ‘totalmente falsi e danneggiano i rapporti’.

Questi rapporti tra l’Occidente e la Turchia che sembrano sempre in bilico tra il bene e il male: un Paese che si è tentato di europeizzare e a cui non è stato concesso, ancora, il permesso di diventare membro dell’Unione, e che non conviene lasciarlo diventare un nemico.

La Turchia possiede il secondo esercito più forte della Nato, è il ponte di collegamento europeo tra Occidente e anti-Occidente, può decidere di chiudere o spalancare le frontiere alle migliaia di migranti, che vi giungono via terra o via mare, nonché ai foreign fighters. Riveste insomma un po’ il ruolo che fu della Libia di Mu’ammar Gheddafi. Ciò che è accaduto nel Paese del rais è noto, ma cosa accadrà invece in quello con un ‘governo democraticamente eletto’ tanto difeso dall’Occidente?

 

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