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Per descrivere le sensazioni provate durante e dopo l’indagine condotta tra i banker della City londinese, Joris Luyendijk in Nuotare con gli squali. Il mio viaggio nel mondo dei banchieri, edito in Italia da Giulio Einaudi Editore, utilizza un’immagine di forte impatto emotivo: invoglia il lettore a immedesimarsi in un viaggiatore nel momento esatto in cui scopre che nella cabina di pilotaggio dell’aereo sul quale si trova non ci sono piloti. Vuota. E allora si chiede: chi sta ‘governando’ l’aereo?

Per comprendere a fondo quanto l’autore scrive nella prima parte del testo bisogna attendere di averlo letto per intero. Solo a quel punto infatti il lettore avrà un quadro completo dell’idea e del progetto portato avanti da Luyendijk nonché degli sconvolgenti risultati della ricerca condotta per circa due anni intervistando più o meno duecento banchieri.

Lo studio di Joris Luyendijk è una ricerca antropologica sul campo condotta in maniera indiretta. Gli è mancato ‘il campo’ di indagine. Ha potuto parlare e intervistare, anche più volte, numerosi banchieri che operano a vario titolo nella City ma nessuno di loro ha acconsentito ad aprirgli le porte del proprio ‘regno’. L’autore non è mai stato sul luogo di lavoro degli intervistati, non li ha visti agire e relazionarsi con i propri ‘simili’. Ciò pone dei limiti alla ricerca di cui Luyendijk è consapevole. In più punti del testo ha ammesso di aver cercato il riscontro ad alcune affermazioni, impossibili da verificare di persona, nel confronto tra le varie dichiarazioni degli intervistati.

Joris Luyendijk è un giornalista che ha messo a punto negli anni un proprio metodo per portare avanti le sue inchieste. Lui lo definisce curva di apprendimento. In sostanza egli parte dal presupposto che i lettori e lui stesso, non essendo esperti dell’argomento trattato, devono stimolare il proprio interesse mediante appunto l’apprendimento graduale di informazioni che li rendano sempre più curiosi e bramosi di conoscenza. Ha deciso di applicare questo metodo anche alla finanza in quanto trova assurdo che «tanta gente mostra così scarso interesse a proposito di tematiche direttamente connesse ai loro interessi», ipotizzando tra le possibili motivazioni «indifferenza, o apatia, o forse per l’eccessiva complessità di molti argomenti, ormai comprensibili solo agli addetti ai lavori».

«Se dite a qualcuno che i suoi soldi non sono al sicuro avrete tutta la sua attenzione; pronunciate il termine “riforme finanziarie” e la gente si disconnette.»

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Nuotare con gli squali. Il mio viaggio nel mondo dei banchieri, uscito in Italia nella versione tradotta da Emilia Benghi, sembra avere come parola chiave: semplificazione. L’intricato e misterioso universo della finanza internazionale viene presentato al lettore nella maniera più lineare immaginabile, per renderlo accessibile a quante più persone possibile. Lo scopo dichiarato da Luyendijk era proprio questo.

Una tra le domande più ricorrenti che l’autore porge agli intervistati riguarda la consapevolezza della crisi del 2008 e lo turba non poco il fatto che la quasi totalità dei banker con cui interagisce afferma di non averne avuto coscienza fino alla sua esplosione. Ma pressoché all’unisono ammettono che poteva degenerare in un disastro economico di dimensioni superiori e che potrebbe verificarsi di nuovo e anche in forma più grave. «L’elenco delle misure intraprese è lungo, ma lo schema di base resta identico: la risposta normativa al crac del 2008 ne ha combattuto i sintomi, non le cause».

Le banche, soprattutto quelle grandi, investono molto tempo e denaro nel tentativo di apparire quanto più sicure e organizzate possibile ma in realtà «molti bancari non hanno competenze richieste in altri settori economici». Alcuni hanno ammesso che «magari ti serve un po’ di formazione su qualche argomento tecnico, ma quando ho fatto il primo colloquio io non sapevo nemmeno la differenza tra equity e bond. La cosa indispensabile è credere in se stessi.» La loro ‘preparazione imperfetta‘ la vivono con molto distacco e disinteresse, in fondo, dicono, «non siamo scienziati nucleari.»

Ma i problemi non riguardano solo il singolo operatore, «i suoi lettori resterebbero sconvolti dalle lacune che esistono nei sistemi informatici di molte banche, società e ministeri». L’esperto informatico sembra nutrire «la preoccupazione concreta che un giorno una megabanca non sia più in grado di accedere ai suoi dati». Cosa accadrebbe allora?

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Le banche, grandi o piccole che siano, sono strutturate in compartimenti stagni e sono apertamente scoraggiati i confronti tra vari settori che non siano quelli verticali e istituzionali. Sono il regno e l’emblema della precarietà. Puoi ritrovarti senza lavoro e alla porta nel tempo di un trillo di cellulare. Sono vietati i contatti non autorizzati con la stampa, che nel caso si verifichino vengono puniti con provvedimenti disciplinari. Tutti parlano di un sistema basato sulla meritocrazia ma in realtà vogliono intendere la capacità di far fare soldi e di farli a loro volta. E chi è esterno a questo meccanismo perverso non può fare a meno di chiedersi se davvero conta solo questo e perché.

Non è solo una questione di soldi. È lo status che risucchia inesorabilmente molti nel «tunnel della dipendenza da lavoro», nel mondo dorato dei bonus milionari, dei viaggi in prima classe e delle vacanze in resort di lusso in località esotiche… un «sistema chiuso che ti allontana ancora di più dalla realtà» e per il quale «vendi l’anima al diavolo. Io l’ho venduta per le ricchezze terrene. In cambio il diavolo ha voluto il mio fallimento morale». Tanti banker nel momento in cui realizzano cosa stanno facendo hanno dei crolli emotivi che cercano di riempire con fiumi di alcol. Ragazzi per la gran parte sotto i trent’anni che non possono parlare tra di loro se non di lavoro, la concorrenza è troppa e la debolezza non è ben vista in quell’ambiente. Non possono parlare con famigliari amici affetti perché chi è estraneo a quel mondo stenta a comprendere e a condividerne le dinamiche. Si ritrovano a vivere le loro interminabili giornate di lavoro in un sistema chiuso dove «l’etica è questa: o sei con noi o contro di noi». Un ambiente “amorale” nel quale lo scopo diffuso è “ingannare” i clienti senza infrangere alcuna legge o norma.

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Status privilegi contatti sembra non abbiano risparmiato anche molta della classe e dei partiti politici tra le cui fila «ci devono essere un sacco di personaggi della stessa genia dei “padroni dell’universo” (gli amministratori delegati delle banche, ndr), per i quali la politica è comunque solo un gioco». Gli esempi addotti da Luyendijk sono davvero numerosi, purtroppo.

«L’ex premier labourista Tony Blair guadagna come minimo due milioni e mezzo di sterline l’anno come consulente della Jp Morgan.»

«In America, Francia e Regno Unito le leggi consentono alle banche e ai banker di comprare il potere politico – con l’ennesimo inghippo verbale le chiamano “donazioni per la campagna elettorale”, invece che “corruzione”.»

«Dopo l’incarico, rispettivamente di ministro delle Finanze e di ministro degli Esteri, Timothy Geithner e Hillary Clinton hanno tenuto un certo numero di conferenze per Goldman Sachs dietro un compenso di 200 000 dollari. A discorso.»

Joris Luyendijk esterna l’amara considerazione che lo induce al sospetto che «la democrazia non sia altro che il sistema con cui l’elettorato sceglie quale politico realizzerà i diktat dei mercati», e se si considera che uno dei motti più diffusi tra i banker è “it’s only Opm (Other People’s Money)” – “è solo denaro altrui” non si può non convenire con l’autore quando, giustamente, si indigna e ammette di aver paura perché «le istituzioni finanziarie sono in grado di mettere Paesi e blocchi di Paesi gli uni contro gli altri e lo fanno spudoratamente» operando con “la cabina di pilotaggio vuota”.

La finanza opera a livello globale mentre la politica governativa ha valore a livello nazionale. «Chi governa allora le istituzioni finanziarie che operano a livello globale con dimensioni e poteri giganteschi rispetto alle amministrazioni nazionali? Nessuno può farlo». Ecco le cabine di pilotaggio vuote che hanno permesso, tra l’altro, ai «governi italiano e greco, al fondo sanitario sovrano libico, allo stato dell’Alabama e infinite altre istituzioni e fondazioni» di trovare, negli anni scorsi, «cibo per cani nelle scatole di tonno prodotte dalla Goldman Sachs».

L’autore si dichiara basito per il fatto che il sistema, nonostante la crisi del 2008, ne sia uscito ben poco sconvolto. E non si può neanche continuare nell’illusione del controllo delle agenzie di rating che «sono pagate dalle stesse banche di cui dovrebbero valutare in modo indipendente i prodotti finanziari complessi». Per rendere ancora più chiara l’idea, Luyendijk invita il lettore a immaginare che «gli ispettori della guida Michelin siano pagati dallo chef di cui sono andati ad assaggiare i piatti. Quante stelle prenderà il ristorante?»

I Cdo (prestiti obbligazionari collateralizzati), gli strumenti di debito che hanno fatto esplodere la crisi del 2008 avevano ottenuto la Tripla A di Moody’s, ovvero il punteggio di “estrema qualità” attribuito ai titoli che dovrebbero essere “solo minimamente sensibili alle circostanze avverse”.

Joris Luyendijk ci tiene a sottolineare come, dal suo punto di vista, lo scopo del giornalismo debba essere quello di diffondere le informazioni relative agli argomenti di pubblico interesse su cui il giornalista si è documentato, e di farlo nella maniera più comprensibile possibile. Purtroppo lavori di ricerca come il suo nell’ambito del giornalismo contemporaneo internazionale se ne trovano ben pochi. In genere viene spacciato per giornalismo la riscrittura di comunicati o le notazioni a margine delle conferenze stampa. Quelle che Luyendijk considera delle “messe in scena” dove viene detto ciò che si desidera venga diffuso a mezzo stampa. L’informazione è un’altra cosa.

Il libro Nuotare con gli squali. Il mio viaggio nel mondo dei banchieri unitamente al blog da cui è stato generato sono un ottimo modo per informare i lettori su molti aspetti della finanza e della politica internazionali.

(Fonte Biografia autore: www.einaudi.it)

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