Il “ramingo” Antonio Ruggiero decide di affrontare le proprie paure, in primis quella di volare, e il viaggio nella sua mente ben presto si trasforma in un progetto che diventa un sito, un libro, dei video, delle immagini…

«Un libro tra le nuvole, che parte da una fobia, quella di volare, per parlare di molte altre cose che ci fanno paura, della violenza, del bullismo, del razzismo, ma senza proclami. Solo un pizzico di ironia.»

Abbiamo parlato del suo libro, e anche del suo progetto, in un’intervista.

Il libro Controvuoto è una parte del suo progetto che si prefigge lo scopo di «fare i conti con le emozioni». Com’è nata l’idea?

Controvuoto è un’idea che arriva alla fine di un percorso. La mia fobia di volare era diventata un problema invalidante è sono riuscito a venirne fuori proprio facendo i conti con le mie emozioni, non considerandole solo un premio da ricevere se sono positive o una punizione se sono negative. È stato un viaggio interiore che ho voluto proporre anche a chi, come me, ha qualche problema a guardarsi dentro. Volevo dare una mano ed essere utile dimostrando che non c’è nulla di male se a volte ci si sente un po’ fragili.

Lei ha affermato che man mano che il progetto andava avanti è cambiata la sua percezione delle emozioni. In che senso?

Ho capito che le emozioni non sono solo una reazione agli eventi ma anche dei messaggi su come siamo fatti, su ciò che c’è dentro di noi, su quello che ci hanno lasciato le nostre esperienze e sul modo di intendere la vita che abbiamo anche senza rendercene conto. Soprattutto ho imparato a non vergognarmi delle mie emozioni. Sembra scontato ma a pensarci bene non lo è affatto.

Perché “Controvuoto”? Cosa rappresenta il vuoto e cosa c’è al suo opposto?

Il vuoto, nel mio caso, ha rappresentato l’idea di non essere capace di affrontare le mie debolezze e i miei problemi. Al suo posto non c’è un uomo perfetto che non sbaglia mai ed è sempre sicuro di sé ma una persona disposta a mettersi in gioco e ad accettarsi.

Il progetto ha origine dalla volontà di indagare un’emozione negativa: la paura di volare. Ma poi esplora altri campi “oscuri” come il razzismo, il bullismo… utilizzando un mezzo che lei paragona a una vera e propria arma: l’ironia. Qual è la reale portata di questa “arma”?

L’ironia è la crosticina che si forma sulla pasta al forno cotta leggermente troppo. Alla fine, quando sforni la teglia, è quella che ti fa gola. Oggi in molti sfruttano quest’arma, soprattutto sui social network per le pubblicità o per le campagne a scopo sociale. La sua portata è limitata soltanto alla capacità di non essere banali e scontati, per il resto non ci sono confini.

Il progetto Controvuoto comprende anche immagini e video. Cosa devono rappresentare?

Cerco di intervistare personaggi più o meno famosi chiedendo quali siano le loro paure e come le affrontino ogni giorno. L’obiettivo è dimostrare che tutti hanno delle debolezze e non c’è nulla di sbagliato o di cui vergognarsi. Sembra poco ma se guardiamo i casi di cronaca sui giornali scopriamo che raggiungere questa consapevolezza può fare la differenza.

Lo scopo del progetto è stato raggiunto oppure la sua “indagine” continua?

Non mi sono posto una meta specifica. Spesso ricevo dei messaggi di persone che hanno letto il libro e mi dicono che gli è stato utile anche solo perché li ha fatti sorridere. Allora penso che forse è il caso di andare avanti. Il bello del mio libro e del sito controvuoto.com è che non c’è nessuna formula di “auto-aiuto”, nessuna filosofia religiosa o tentativo di scimmiottare dottrine mediche. Propongo una testimonianza fatta da una persona semplice che si è trovata ad affrontare problemi difficili. Nessuna lezione, solo condivisione, e ho scoperto che funziona.

Se dovesse tirare le somme del progetto Controvuoto e riassumerle in poche parole cosa direbbe?

Bene, bravo, bis!

Quanto coraggio ci vuole per affrontare le proprie paure?

Non poco, ma ho scoperto che il coraggio si può prendere a rate per spenderlo quando serve. Solo che ora mi fanno paura gli interessi.

Antonio Junior Ruggiero: Cameriere, giornalista e in quest’occasione scrittore. Nasce in un paese d’Irpinia che nessuno riesce a pronunciare da Roma in su, Atripalda. Era il 31 gennaio 1984, qualche anno dopo il famoso terremoto del quale sente continuamente parlare fin dall’infanzia, con una frase che si ripete in ogni racconto: “Chi c’aveva la casa è rimasto con la baracca, chi c’aveva la villa s’è fatto la reggia”. Muove i primi passi nel salotto di casa sua. Molti anni dopo, orami quattordicenne, spinto da un’irrefrenabile voglia di viaggiare, comincia a lavorare come cameriere in decine di pizzerie per mettere qualche spicciolo da parte. Riesce a girare il mondo ma per il buco nell’ozono non può farci nulla. Nel 2008 prova a entrare nella Scuola di Giornalismo di Torino ma trova chiuso. Ci riprova il giorno successivo con più fortuna e riesce a presentare la domanda di iscrizione ai test d’accesso. Inspiegabilmente li supera e viene ammesso. Sono anni meravigliosi che culminano nell’iscrizione all’albo dei professionisti e in una serie di premi giornalistici vinti grazie a una fortuna sfacciata della quale un giorno dovrà rendere conto. Intanto si specializza nel settore energia e ambiente, ma anche in questo caso per il buco nell’ozono non c’è nulla da fare. Alla soglia dei trent’anni sposa una ragazza bella e intelligente che ama moltissimo e a qual punto è evidente che questo qui qualche santo in paradiso ce l’ha. Dopo due anni nasce un figlio, Elia, e scopre che la vita può essere meravigliosa. Subito dopo cambia idea davanti a un pannolino alle 3 di notte.

Disclosure: Il libro Controvuoto disponibile in versione digitale è fruibile gratuitamente. (www.controvuoto.com)

© 2016, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

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