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L’uso strumentale della pena di morte ai fini della propaganda politica e religiosa: differenze tra Occidente e Oriente quando si parla di rispetto umano – e il ruolo delle case farmaceutiche

La condanna a morte di Kenneth Smith in Alabama tramite ipossia di azoto

Kenneth Smith, cittadino statunitense condannato a morte per omicidio, rischia l’esecuzione della pena con ipossia di azoto. Una pratica mai utilizzata finora. Smith è già stato sottoposto a un primo tentativo di esecuzione della pena lo scorso anno. Non andato a buon fine perché non si è riusciti a trovare una vena utile per la somministrazione dei farmaci letali. Ora rischia una seconda esecuzione con un metodo ritenuto particolarmente atroce. 

Ipossia di azoto – cosa è l’azoto puro, il gas inerte e soffocante, e perché può essere letale

L’azoto in Italia è classificato come gas inerte. In Germania, è chiamato stickoff, ovvero gas soffocante. Se una persona entra in atmosfera ricca di azoto può perdere conoscenza in alcune decine di secondi, senza avvertire alcun sintomo o malessere. Dopo alcuni minuti insorge la morte. La persona cade a terra come fosse stata colpita al capo. I sensi umani non rilevano la diminuzione della concentrazione d ossigeno. Manca la percezione della rapidità con la quale le condizioni di asfissia possono condurre alla morte. L’inalazione di azoto puro è mortale. 

L’azoto puro inibirà completamente l’anidride carbonica e l’ossigeno dai polmoni facendo arrestare immediatamente la respirazione. L’esecuzione mediante inalazione di azoto puro è stata valutata e approvata, a partire dal 2015, da tre stati: Alabama, Mississippi e Oklahoma, come possibile alternativa alle iniezioni letali. Il caso Smith sarebbe la prima volta che viene applicato. 

Al condannato viene fatta indossare una maschera, inizialmente collegata a tubi di gas respirabile. Dopo l’ultima dichiarazione del detenuto, il gas respirabile verrà sostituito con azoto puro. La durata del procedimento potrebbe variare tra i cinque e i quindici minuti. 

Iniezione letale e ipossia di azoto: vecchi e nuovi metodi di esecuzione

L’iniezione letale è praticata seguendo un protocollo che prevede la somministrazione separata di tre farmaci. La procedura inizia con l’iniezione di un sedativo, allo scopo di risparmiare al condannato le sofferenze fisiche ed emotive dell’esecuzione, il secondo farmaco iniettato paralizza i polmoni e il diaframma, mentre il terzo provoca la morte per arresto cardiaco. Alcune volte si è proceduto con un’unica iniezione letale ma, in generale, il procedimento seguito è quello delle tre somministrazioni. Tutte le trentacinque giurisdizioni statunitensi che conservano la pena di morte hanno previsto l’iniezione letale come metodo primario per le esecuzioni. In venti essa è stata addirittura l’unico metodo contemplato. La prima esecuzione per iniezione letale è avvenuta negli Stati Uniti nel 1982. In poco più di quarant’anni, oltre mille e trecento esecuzioni hanno avuto luogo con l’iniezione letale. 

Le obiezioni all’impiego dell’ipossia da azoto come metodo per l’esecuzione di una condanna a morte riguardano la modalità, ritenuta atroce e disumana, e il fatto che sia un metodo mai utilizzato e, quindi, potrebbe avere degli sviluppi inaspettati. Diversi sono stati i casi in cui anche l’iniezione letale non ha funzionato come ci si aspettava: il sedativo non ha fatto effetto, non si è riusciti a trovare una vena utile – come nel caso di Kenneth Smith -, il soggetto ha manifestato sintomi inaspettati e la morte è avvenuta dopo molti minuti, alcune volte per sopraggiunto infarto… continua a leggere su Lampoon.it

© 2023, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

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