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Stefano di Marino: ‘Il narratore è un onnivoro che ricucina tutto a modo suo’

La tua esperienza ormai decennale in campo editoriale ti consente sicuramente di poter avanzare qualche ipotesi sul cammino intrapreso dal settore in Italia e all’estero. Quali sono le tue impressioni?

Inutile negarlo, non siamo in un momento positivo. Se al fatto che in Italia si legge sempre di meno aggiungiamo la crisi e che molti libri costano ancora troppo le prospettive non sono rosee. Io però sono per  l’ottimismo. Ho sposato la causa della narrativa popolare, che deve essere tale sia nei contenuti, fruibili con facilità da tutti, che nei prezzi. Nelle collane da edicola mi trovo benissimo e non mi sento ghettizzato solo perché da una certa critica ‘non sono considerati libri’. Sono convinto che stia nascendo un’ottima scuola di giovani autori italiani, ai quali immodestamente ho fatto un po’ da apripista insieme ad altri colleghi, che raccontano storie avvincenti, prive di fronzoli e velleità autoriali, ma ben fatte, costruite con artigiano piacere di divertire il pubblico. Questa è la strada.

 Si leggeva di più negli anni ’90 o adesso?

Mah, guarda io credo che non ci sia una sostanziale differenza. Il calo dei lettori è venuto prima, direi tra gli anni ’70 e‘80 e purtroppo devo dire che secondo me i principali responsabili sono la scuola e l’establishment culturale. Da una parte la scuola non riesce a insegnare che la lettura è la soddisfazione di un bisogno psicologico, si legge ciò che piace. Non importa se non è letteratura. Se un ragazzo non si appassiona a 16 anni difficilmente potrà sviluppare questo interesse successivamente. Se però gli si impone solo la lettura di testi di un altro secolo, poco attinenti con la sua vita e il suo mondo fantastico, magari scritti in un linguaggio che gli risulta difficile e nello stesso tempo si demonizzano i gialli o i fumetti il risultato sarà di allontanarlo per sempre dai libri, convinto che si tratti di ‘cosa noiosa’. Invece è leggendo testi apparentemente più ‘escapisti e semplici’ che si alimenta il desiderio di saperne di più. E magari si approda a qualcosa di più impegnato, altrimenti… l’importante è leggere, se anche uno resta tutta la vita  tra le pagine dei pulp che male c’è? Lo stesso vale per critica e premi che favoriscono solo testi cosiddetti impegnati o educativi (quanto non lo so, magari sono solo politicamente fazioni). Ma questo è avvenuto anche per il cinema che, nel nostro Paese, salvo rarissime eccezioni, considero morto con gli anni ‘80, per le stesse ragioni. So che la mia è una posizione provocatoria, ma forse è meglio guardare in faccia la realtà.

I lettori sono più o meno malleabili alle tendenze editoriali? Sono loro a decidere cosa fa mercato o il contrario?

Una parte dei lettori resta ferma alle piramidi dell’ultimo best seller che vede all’ingresso della libreria, pochi vanno a scartabellare tra gli scaffali. Ma voglio credere che ci sia una percentuale di lettori ‘forti’ che cerca ciò che è conforme al suo gusto. Ecco, forse sarebbe il caso di aiutare i giovani, che sono i futuri lettori, a formare un proprio gusto, che può comprendere categorie di libri anche molto differenti, andando a cercare, mantenendo gli interessi e la curiosità vivi, non accontentandosi di quello che viene proposto. Ma questo, del gusto personale, è un problema che vale per tutto non solo per i libri.

Il tuo ‘raggio di azione professionale’ è molto vasto, spazi dalla scrittura di narrativa ai fumetti, dalla traduzione alla consulenza, ma il genere letterario intorno a cui hai costruito la tua carriera di scrittore è rimasto pressoché invariato. Come nasce la passione per il thriller?

Dalle letture giovanili, dalla ricerca anche nella vita dell’avventura, certo meno pericolosa di quella letta, attraverso viaggi, sport, fotografia. Ho una formazione classica, ma ho sempre cercato di crearmi un retroterra mio, scegliendo sentieri a volte poco percorsi, tra generi vari che poi s’intrecciano nelle mie storie. E continuo tutt’oggi a cercare e sono realmente entusiasmato quando scopro un  filone o un autore nuovo che mi può insegnare qualcosa. Il narratore è di per sé un curioso, un onnivoro che poi ricucina tutto a modo suo.

Nei tuoi libri è la suspense a farla da padrona. Tiene legato il lettore alle pagine del libro fino al momento in cui arriva la macabra descrizione di un delitto, efferato e spietato, come l’artefice. È sicuramente una tua scelta di stile. Perché lo fai?

Se anche si può obiettare alla vecchia regola che il lettore va preso per la gola sin dalla prima pagina, è anche vero che, oggi soprattutto, il tempo da dedicare alla lettura è poco. Il ritmo è quindi essenziale per fidelizzare i lettori. Io credo che questo non impedisca di inserire altri elementi, descrizioni, introspezioni, ma  in questo filone, la narrativa popolare, sia sempre importante raccontare una storia. E le storie sono fatte di avvenimenti ed emozioni.

Stai lavorando a qualche progetto in particolare in questo periodo?

A moltissimi progetti in verità, anche se sulla pagina cerco di affrontarli uno alla volta. Prima di tutto viene la serie ‘Il Professionista’ che dura da 20 anni sulle pagine di «Segretissimo» e mi richiede circa 8 episodi l’anno, che è un bell’impegno ma anche un piacere. Recentemente mi sono cimentato con un buon successo anche nel giallo classico di ambientazione italiana. Il palazzo dalle cinque porte uscito per Giallo Mondadori a febbraio 2014 è il titolo che ha venduto di più in collana dal gennaio 2013 all’aprile 2014. Poi sto scrivendo e curando una collana di racconti di avventura ed erotismo per Delos Digital intitolata Dream Force e sempre in digitale sto lavorando a una serie di manuali di scrittura. Ho terminato un saggio sul cinema ‘Thrilling’ italiano che uscirà l’anno prossimo e insieme a questo sto finendo di correggere un analogo testo sul cinema di rapina. Poi c’è un lungo romanzo d’avventura che uscirà per Dbooks in cartaceo, insomma il divertimento continua, per me e spero per i lettori.

https://luciogiordano.wordpress.com/2014/11/11/intervista-stefano-di-marino-il-narratore-e-un-onnivoro-che-ricucina-tutto-a-modo-suo/

 

© 2014, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

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