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L’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Ricerca ambientale (ISPRA) ha reso noti i risultati del Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque 2014, stilato sulla base dei dati forniti dalle Regioni e dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente.

Per il biennio 2011-2012 cui il Rapporto fa riferimento, sono stati  esaminati 27.995 campioni provenienti da 19 Regioni e Province autonome. È stata riscontrata la presenza di 175 sostanze diverse nelle acque superficiali e sotterranee italiane, in quantità e concentrazioni variabili, spesso in basse percentuali ma in diffusione ampia.

Le sostanze maggiormente riscontrate sono gli erbicidi, seguiti a ruota da fungicidi e insetticidi. In ogni caso sono stati trovati pesticidi nel 56,9% dei 1.355 punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 31% dei 2.145 punti di monitoraggio di quelle sotterranee. Per 253 punti di monitoraggio delle acque superficiali e per 152 di quelle sotterranee la concentrazione dei pesticidi supera i livelli di qualità ambientale.

Nei campioni spesso era presente una miscela di sostanze che in alcuni casi raggiungeva un totale di 36 differenti tipologie. L’ISPRA ha tenuto a precisare che «l’Uomo, gli altri organismi e l’Ambiente sono pertanto esposti a un ‘cocktail’ di sostanze chimiche di cui non si conoscono adeguatamente gli effetti, per l’assenza di dati sperimentali. Come segnalato anche dai comitati scientifici della Commissione Europea, il rischio derivante dall’esposizione a miscele di sostanze è sottostimato dalle metodologie utilizzate in fase di autorizzazione, che valutano le singole sostanze e non tengono conto degli effetti cumulativi».

Anche Legambiente ha svolto un’indagine sull’uso e relative conseguenze dei pesticidi e anche il suo Rapporto fa riferimento all’anno 2012. «Un terzo dei campioni di frutta e verdura analizzati (dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e uffici pubblici regionali competenti) presenta residui di fitofarmaci, e aumentano i campioni da record, con tanti, fino a nove, principi attivi presenti contemporaneamente.

  • 9 residui trovati su un campione di uva.
  • 8 residui trovati su un campione di vino.
  • 6 residui trovati su un campione di mele.
  • 5 residui trovati su un campione di arance.
  • 5 residui trovati su un campione di pere.

La normativa fissa limiti per la protezione della salute solo sui singoli residui, non per gli effetti di più composti contemporaneamente (multiresidui). Ci sono avvertenze per i rischi dell’interazione tra più medicinali insieme ma non per sostanze pericolose come i pesticidi.»

Stando alle stime, negli ultimi 10 anni c’è stato un calo del 9,1% nelle vendite di fitofarmaci che raggiunge il 30,2% per i prodotti più pericolosi etichettati come molto tossici e tossici. Eppure la diminuzione dell’impiego tarda a dare esiti positivi nei monitoraggi che addirittura registrano un aumento delle sostanze rinvenute. Ciò può essere dovuto al fatto che le sostanze pesticida usate in agricoltura trovano largo impiego anche nei settori non agricoli dove però non ci sono monitoraggi e statistiche di confronto dati. Ma la causa principale è certamente riferibile alla persistenza di queste sostanze che soprattutto per le acque sotterranee originano una contaminazione ambientale spesso irreversibile.

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