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 L’Intoccabile. Matteo Renzi. La vera storia è un libro che ripercorre gli ultimi dieci anni dell’attuale Presidente del Consiglio. Una storia però che non è quella apparente…

Non quella che ci è stata finora raccontata. Il libro è una sorta di ‘enciclopedia del mondo renziano’ ricostruito con un metodo storico, quindi esclusivamente attraverso documenti e testimonianze dirette. Un lavoro d’inchiesta che alla fine mostra il dietro le quinte, gli accordi, i compromessi, le bugie, gli scambi di favori che hanno permesso l’ascesa renziana.

Alganews ha intervistato Davide Vecchi, l’autore del libro.

È una storia fatta di tantissimi soldi.

Anche, certo. Solo tre milioni sono stati raccolti attraverso associazioni e fondazioni di cui due, Link e Festina Lente, tenute praticamente segrete ma attive sin dal 2007. Ma c’è anche una ragnatela di nomine in società pubbliche, contratti ad amici e a volte persino ai parenti: il Comune di Firenze, per fare un esempio, assegnò un appalto alla società del cognato di Renzi. Per citare uno dei tanti casi.

Viene riportata anche la testimonianza di Diego Volpe Pasini «Berlusconi mi chiese di stilare un programma per vincere le elezioni. La conclusione fu che l’unico erede possibile era Renzi». La storia di un’intesa profonda con Verdini e Berlusconi,

Un’intesa basata sull’amicizia e la stima reciproca, sicuramente. Un rapporto che nasce nel 2005 e prosegue fino a oggi, tra alti e bassi, scanditi e determinati esclusivamente dall’interesse dell’uno o dell’altro. Tra Renzi e Berlusconi ci sono molti legami.

Perché ‘l’intoccabile’?

L’ascesa politica di Renzi è stata apertamente sostenuta dalla quasi completezza della stampa italiana. De Benedetti si spinse a elogiarlo pubblicamente, non fu l’unico. E «Repubblica», ma come anche «Il Corriere», «La Stampa», «Il Giornale» non hanno mai riportato le inchieste svolte sul conto di Renzi, neanche quelle svolte dalla magistratura negli anni in cui lui era a Firenze. Per farle un esempio: la Corte dei Conti e il Ministero dell’Economia hanno contestato alla Provincia guidata da Renzi spese poco trasparenti per 20 milioni di euro. È stato un precursore, per capirci, delle spese pazze che hanno coinvolto i consigli regionali di tutta Italia, eppure non ne ha parlato quasi nessuno creando un limite all’informazione dei cittadini notevole. Il silenzio, l’incapacità di approfondire obiettivamente gli annunci e l’operato di Renzi appare come una scelta ben precisa da parte della stampa. E questo, insieme a molti altri comportamenti omissivi, concorre a poterlo definire senza ombra di dubbio come un intoccabile. Del resto mi pare che anche nel Paese ormai l’unica opposizione che Renzi ha è nei fatti, nella quotidianità che vivono i cittadini.  

Quali sono, se ce ne sono, le responsabilità della sinistra in questa vicenda?

Ce ne sono eccome. Nel libro io ricostruisco l’ascesa politica dell’oggi premier attraverso fatti, documenti e moltissime testimonianze dirette. La sintesi del ruolo che ha giocato la sinistra secondo me è in una frase del vecchio padre politico Beppe Matulli, tra i primi ad aver scoperto e investito in Renzi. Ma quando nel 2004 il giovane sconosciuto di Rignano riuscì a farsi assegnare da Margherita e Ds la poltrona sicura della Provincia, Matulli ne commentò i metodi spicci e la smania di arrivismo così: «Tra dieci anni questo qui o è premier o è in galera». Poi nel 2009 per diventare sindaco Renzi ha politicamente ‘accoltellato’ tutti, compreso Lapo Pistelli, che lo aveva persino portato con sé a Montecitorio come portaborse. La storia di Renzi ci mostra chiaramente l’opportunismo, la capacità di sfruttare ogni persona, schieramento, partito. Non stupisce dunque che riesca a fare accordi con chiunque, per lui il fine giustifica il mezzo.

Nel libro si fa anche riferimento alla partecipazione, di tanti anni fa, del premier al programma televisivo «La ruota della fortuna». Perché è così importante parlarne?

Sempre nell’ottica del raccontare la verità sull’ascesa renziana. Il premier da anni ormai ci racconta di voler attuare una rivoluzione che comprenda anche la meritocrazia. Purtroppo la sua storia racconta tutt’altro: è stato raccomandato al concorso di Mike Bongiorno dove vinse 48 milioni. I soldi poi andarono all’azienda del padre Tiziano, la stessa per cui il genitore è indagato a Genova per bancarotta fraudolenta. A portare Matteo da Mike fu lo zio Nicola Bovoli, che era in affari dal 1987 con le reti Fininvest. Nulla di male o illecito, per carità: semplicemente i fatti raccontano meglio di qualunque parola. E il libro è semplicemente questo: ordine nei fatti. Poi ciascuno ne trae le conclusioni che vuole, io non ho usato aggettivi né espresso giudizi, mi sono limitato a riportare i fatti.

Ne L’Intoccabile viene compiuta anche una profonda analisi dei rapporti tra Renzi e il suo migliore amico. Quanto ha influito Carrai sulla sua ascesa politica?

La figura di Marco Carrai è fondamentale ancora oggi. Non è solo l’amico, è colui che trova i fondi per finanziarne l’attività. Con esattezza circa 3 milioni di euro di cui solo una minima parte resa nota, nonostante la tanto sbandierata trasparenza. Carrai per sua stessa ammissione mi dice di aver trovato gli investitori, anche stranieri. Nel suo racconto che riporto nel libro spiega il sistema: «Si va da gente che non vuole apparire a dirgli che c’è uno in gamba da aiutare». Carrai sdogana dunque Renzi tra gli imprenditori ma anche tra i nobili fiorentini. E molto altro. La sua figura è davvero cruciale, è il coprotagonista indiscusso. Senza di lui Renzi sarebbe ancora oggi un anonimo consigliere o al massimo un parlamentare: senza quei fondi non avrebbe mai potuto permettersi di conquistare il Pd e creare consenso. Ovviamente anche questo nel libro è tutto documentato e accertato persino dalle parole stesse di Carrai.

Si dice che Renzi sia andato, in questi anni, diverse volte ad Arcore da Berlusconi. Che lei sappia è così?

Il rapporto tra Renzi e Berlusconi nasce nel 2005 e viene approfondito nel corso degli anni. Il Cavaliere corteggia Renzi anche attraverso Verdini. Nel libro racconto tutti questi passaggi, feste, cerimonie, inviti, pranzi: sono molte le circostanze in cui si trovano insieme. C’è un’amicizia. Nel 2009 Verdini tentò di portarlo nel centrodestra ma di fronte al diniego di Renzi commentò dispiaciuto: «Lui ora fa parte dell’altro schieramento ma magari col tempo, vediamo cosa accade». E poi nel 2012 stilarono il progetto ‘Rosa Tricolore’ in cui era praticamente previsto tutto quello che sta accadendo in questi mesi di governo.

Leggenda vuole che a dare il benestare all’ascesa di Renzi sia stato Licio Gelli. I rapporti tra le aziende di famiglia e Pistoia però non sono leggenda. Lei cosa pensa al riguardo?

Fa bene a parlare di leggenda perché anche secondo me si tratta di una semplice leggenda. O almeno in base ai documenti e ai riscontri che abbiamo a oggi non risulta alcun tipo di legame tra Renzi e la massoneria del Grande Oriente. Che poi faccia parte di logge segrete o presunte tali lo dirà solamente la magistratura. Ma le varie P3 e P4 sono esclusivamente cricche di imprenditori senza scrupoli che nulla hanno a che vedere né con la P2 di Licio Gelli né, ancora meno, con la massoneria.

I poteri forti sembrano essere tutti dalla parte di Matteo Renzi. Secondo lei perché tutti avrebbero scelto di puntare su di lui e non su altri politici?

Questa è proprio una delle domande che mi ha spinto a lavorare sull’ascesa di Renzi. E se devo dirle la verità di risposte ce ne sono molte e molte, secondo me, ne avremo nei prossimi mesi. Però non mi piace parlare di poteri forti preferisco riferirmi a fulcri economici e finanziari. Al matrimonio di Carrai, con Renzi testimone, si è visto chiaramente quale tessuto finanziario sostiene il premier sia in Italia sia dall’estero. La rete, mi creda, è molto ampia e ricca. È stato scelto perché è apparso determinato e pronto a tutto politicamente. Perché aveva già combattuto e sconfitto i sindacati a Firenze con l’apertura dei negozi il primo maggio, ad esempio; perché ha sempre dimostrato, nei fatti, di portare avanti politiche di destra e di essere gattopardesco: coprire con le menzogne la verità. Per fare un esempio: da sindaco ridusse di un punto percentuale l’Irap per i fiorentini. Mossa nobile, sbandierata ai quattro venti, che comportò alle casse del Comune entrate inferiori per 9 milioni di euro. In quello stesso bilancio inserì 80 milioni di euro in più di Imu a carico di quegli stessi cittadini. Ma ovviamente questo non lo ha mai detto.

La parte finale del testo è una sezione che riporta i documenti da cui si apprendono alleanze e trame. Come a voler dimostrare che non sono chiacchiere o ipotesi ma fatti…

No guardi, di chiacchiere o ipotesi nel libro non ne trova neanche una: sono solo fatti, dimostrati e, come ho detto prima, a volte raccontati e confermati dagli stessi protagonisti come Carrai.

Da chi si aspetta le critiche più feroci?

Non saprei, credo di aver fatto un’inchiesta approfondita ed è decisamente impossibile criticare i fatti. Tant’è che lo stesso Renzi ha preferito non rispondere alle dieci domande gli avevo posto per il libro.

In chi spera il libro possa fungere da faro?

No, per carità: io voglio solo informare. Racconto la storia di Renzi, senza alcun giudizio o presa di posizione. Alla fine del libro ciascuno tragga le proprie conclusioni.

http://luciogiordano.wordpress.com/2014/11/10/esclusivo-davide-vecchi-la-stampa-italiana-glissa-sulle-inchieste-giudiziarie-su-renzi/

© 2014, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

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