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Avigdor Lieberman, ministro degli esteri israeliano, ha definito ‘scandalosa’ la decisione della Corte Penale Internazionale de L’Aia di condurre un esame preliminare sull’operato bellico del suo Paese nei ‘territori occupati’.

Oltre a ufficiali israeliani potrebbero ricevere l’attenzione della Procura anche rappresentanti palestinesi, con particolare riferimento al lancio di razzi sulla Striscia di Gaza.

«Decisione scandalosa il cui unico scopo è giudicare e arrecare danno al diritto di Israele di difendersi contro il terrore. […] La stessa Corte che non ha trovato motivo di intervenire in Siria dove ci sono stati più di 200 mila morti, o in Libia o in altri posti, trova appropriato ‘esaminare’ il più morale esercito del mondo in una decisione basata interamente su considerazioni anti israeliane. […] Israele agirà nella sfera internazionale per ottenere lo smantellamento della Corte Penale Internazionale, che rappresenta l’ipocrisia e mette le ali al terrore».

Per Lieberman la decisione presa da Abu Mazen «sancisce la fine degli accordi di Oslo», siglati tra Israele e Olp nel 1993, che posero le basi degli obiettivi a lunga scadenza da raggiungere, compreso il ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania e il riconoscimento del diritto dei palestinesi all’autogoverno in quei territori.

 “Il più morale esercito del mondo”.

“Lo smantellamento della Corte Penale Internazionale, che rappresenta l’ipocrisia e mette le ali al terrore”.

La Corte Penale Internazionale ha giurisdizione per tutti gli atti compiuti da individui in merito a crimini di guerra e crimini contro l’umanità e ha la facoltà di indagare su fatti successivi al 2002, anno in cui è effettivamente entrato in vigore lo Statuto di Roma. A ratificarlo 122 Paesi ma ciò che pesa molto è l’assenza dei governi statunitense e israeliano.

Non è un caso quindi che le posizioni di questi coincidano anche nel criticare la decisione del governo di Ramallah. «Un atto controproducente» secondo la Casa Bianca.

Netanyahu dal canto suo, dinanzi a un elettorato che si sposta sempre più a destra e in previsione delle elezioni anticipate di marzo, non può mostrare alcun tentennamento o cedimento e ha scelto il pugno duro «non permetteremo che i soldati e gli ufficiali dell’Idf vengano trascinati all’Aia. Sono i leader dell’Anp a dover essere giudicati per l’alleanza con i criminali di guerra di Hamas». Alle dichiarazioni hanno fatto seguito velate minacce di taglio dei fondi all’Autorità Nazionale Palestinese costretta a vivere di aiuti internazionali e di fondi stanziati da Israele, in base a quanto stabilito dal Protocollo di Parigi del 1995. Il congelamento degli stanziamenti si concretizza nell’impossibilità di pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e tutto ciò provoca inevitabilmente rabbia e insofferenza nella popolazione.

Quanto sta accadendo e le motivazioni di tanto livore da parte di Tel Aviv e Washington lo spiega molto bene Robert Fisk su Counterpunch: «Da anni i palestinesi chiedono giustizia. Sono andati alla Corte dell’Aia per vedere smantellato il muro dell’apartheid. Hanno vinto, ma Israele se n’è fregato. Ogni palestinese sano, dovremmo pensare, avrebbe già abbandonato da tempo queste iniziative pacifiche. Eppure questi palestinesi disgraziati persistono, dopo gli insulti più umilianti, nel ricorrere al diritto internazionale per risolvere il conflitto con Israele. Gli Stati Uniti, ovviamente, hanno rifiutato di aderire alla Corte Penale. E per una buona ragione: come gli israeliani, Washington teme che i propri soldati e i propri funzionari governativi saranno accusati di crimini di guerra. Pensate al waterboarding, a Abu Ghraib, al rapporto sulle torture della Cia».

Dall’8 luglio 2014 a oggi, “il più morale esercito del mondo” ha causato la morte di 2.101 palestinesi di cui 967 erano civili, 493 bambini e 641 miliziani. Nello stesso frangente di tempo i ‘terroristi’ palestinesi hanno ucciso 69 israeliani (4 civili, 1 bambino e 64 militari). Le vittime del ‘terrorismo islamico’ hanno fatto più notizia degli oltre 2000 ‘terroristi’ uccisi.

Ora immaginiamo che tra i 641 miliziani palestinesi uccisi ci fossero dei pericolosi terroristi, le domande che bisogna porsi sono queste: è lecito sacrificare 1460 persone? Quali sono in concreto le colpe di questi presunti terroristi? Se l’aver ucciso 5 civili nell’ultimo anno rende i militari palestinesi dei terroristi l’aver ucciso 1460 civili nello stesso periodo di tempo cosa rende l’esercito israeliano?

Il lancio di razzi all’interno di un territorio delimitato, ristretto e abitato non può trovare piena giustificazione e piena assoluzione nella motivazione che lì forse, può darsi si trovavano dei terroristi perché poi succede, come in effetti accade, che per cercare di colpire il tuo bersaglio ne uccidi altri mille. Ammesso che lo scopo sia veramente questo. In rete girano una miriade di video che mostrano genitori disperati per l’uccisione dei propri figli, bambini anche in tenerissima età che però non sono rimasti feriti dal crollo di una palazzina o dal lancio di una granata o dallo scoppio di un razzo… no, sono cadaveri che hanno un foro di proiettile in mezzo alla fronte o in pieno petto e allora qualche dubbio sorge e anche qualche interrogativo, perché per uccidere un bambino di due, tre o quattro anni non basta neanche sparare ad altezza uomo, no devi mirare più in basso e se lo colpisci in piena fronte o in pieno petto vuol dire che l’hai guardato dritto negli occhi e come è possibile allora che non ti sei accorto che ne era il terrorista che stavi cercando?

Se il popolo ebreo è un’etnia totalmente e profondamente buona, incapace di far del male al prossimo, di ribellarsi anche a chi infligge loro torture atroci come quelle subite nei lager allora queste centinaia di migliaia di palestinesi morti dal 1948 a oggi chi li ha uccisi?

https://luciogiordano.wordpress.com/2015/01/18/palestina-ad-aprile-si-apriranno-le-porte-alla-cpi-de-laia/

Israele-Palestina: bombardamenti e lanci di missili

Bombardamenti a Gaza

© 2015, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

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