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Irma Loredana Galgano

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ONU: Summer School su violazioni dei diritti dei migranti

15 mercoledì Giu 2016

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Dall’11 al 15 luglio 2016 si terrà la Summer School dell’ONU su migrazioni e diritti umani.

UNICRILe stime dell’ultimo Rapporto sulle Migrazioni Internazionali del Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite parlano di 244 milioni di persone costrette a vivere lontano dal loro Paese di origine, compresi i migranti irregolari.

A questo enorme flusso migratorio si associano spesso questioni che riguardano i diritti umani. Per questo motivo l’ONU ritiene doveroso, da parte della comunità internazionale, capire le difficoltà dei migranti, i pericoli, le esperienze traumatiche e dolorose. Sarà questa la base di partenza su cui costruire protocolli e linee guida standard nazionali e internazionali affinché i diritti umani siano rispettati ovunque e per tutti.

La Summer School internazionale dell’UNICRI

L’Istituto internazionale delle Nazioni Unite per la ricerca sul crimine e la giustizia (UNICRI) di concerto con la John Cabot University, con sede a Roma, organizza tra l’11 e il 15 luglio 2016 una Summer School internazionale sulle violazioni dei diritti dei migranti.

I docenti della Summer School sono accademici e ricercatori della John Cabot e di altre università, quali Oxford, rappresentanti dell’ONU e di altri organismi che si occupano della tutela dei diritti umani e della società civile, come la FAO e la Marina Militare Italiana.

Il corso si terrà presso la sede romana della John Cabot University. Si articolerà in cinque giornate di lezioni teoriche, discussioni di gruppo, presentazione di casi di studio ed esercizi pratici.

I diritti umani calpestati

Nonostante la presenza di norme e regolamenti internazionali per la protezione dei diritti di migranti e rifugiati, le violazioni sono molto frequenti. Le guerre e la povertà sono le cause principali che spingono milioni di persone a spostarsi verso aree del pianeta dove pensano e sperano di trovare sicurezza, tutela, opportunità economiche, libertà di credo, di espressione; ma è proprio durante il viaggio che sono più esposti agli attacchi criminali, costretti in condizioni inumane con le tragiche conseguenze di cui la cronaca, purtroppo, è piena.

La Summer School è volta a incoraggiare il dialogo interculturale e promuovere la comprensione di alcune tra le questioni più complesse e dibattute a livello mondiale. Il termine ultimo per iscriversi è il 28 giugno 2016. Tutte le informazioni sono facilmente reperibili sul sito dell’UNICRI.

http://it.blastingnews.com/europa/2016/06/onu-summer-school-su-violazioni-dei-diritti-dei-migranti-00968283.html

© 2016, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

33 mila rifiuti sulle spiagge italiane: l’allarme di Legambiente

13 lunedì Giu 2016

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714 rifiuti ogni 100 metri, questi i risultati dell’indagine di Legambiente sulle spiagge italiane.

Schermata 2016-06-13 a 10.50.16Per il terzo anno consecutivo Legambiente pubblica i risultati dell’indagine Beach Litter, condotta nell’ambito della campagna Spiagge e Fondali puliti – Clean-up the Med 2016. Nel mese di maggio sono state monitorate 47 spiagge italiane dislocate su tutto il territorio. L’obiettivo era analizzare e catalogare il numero e la tipologia di rifiuti presenti. La lunghezza delle spiagge campione è standard, 100 metri, mentre la larghezza varia a seconda delle caratteristiche morfologiche del territorio. Si tratta in prevalenza di spiagge libere non ancora pulite per l’imminente inizio della stagione balneare. I protocolli di indagine seguono le direttive del Ministero dell’Ambiente e da ISPRA del 2014.

Un mare di plastica: Fiumicino coccia di morto

L’indagine Beach Litter è stata eseguita su un’area complessiva di 106.245 mq dove sono stati rinvenuti 33.540 rifiuti spiaggiati. La composizione è mista ma in prevalenza si tratta di plastica (25.517 oggetti pari al 76,3%). Dopo la plastica, i rifiuti più frequenti sono i mozziconi di sigaretta (7,9%), seguiti da carta (5,5%), metallo (3,6%), vetro/ceramica (3,4%), materiali da costruzione come calcinacci, rifiuti di legno lavorato, tessili e in gomma.

La spiaggia peggiore, che si aggiudica il titolo di coccia di morto è quella di Fiumicino (Roma), vicina alla foce del Tevere. 5.500 rifiuti in 100 metri di spiaggia. Il 97% dei rifiuti è costituito da plastica e per il 67% è imputabile alla cattiva depurazione delle acque.

Le spiagge sono la punta, nei fondali il resto dell’iceberg

Di tutti i rifiuti che entrano in contatto l’ecosistema marino circa il 70% affonda e solo il 15% resta in superficie. I rifiuti spiaggiati sono quindi una piccola quantità dell’enorme massa che va a finire nei fondali marini. Legambiente sottolinea l’urgenza di mettere in atto programmi concreti per la riduzione progressiva dei rifiuti in mare e sulla costa, secondo quanto previsto dalla Direttiva Europea Marine Strategy.

L’obiettivo della Direttiva 2008/56/ce è il raggiungimento del buono stato ecologico delle acque marine entro il 2020. Desta allarme quindi il fatto che le rilevazioni 2016 sono mediamente di un 2-3% più alte rispetto a quelle effettuate nel 2015.

© 2016 – 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Giannini: Progetto “La Scuola al centro”, per i giovani un’alternativa alla strada

09 giovedì Giu 2016

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education-908512_960_720Per il ministro dell’Istruzione Giannini le periferie rappresentano le “città del futuro” e non dal punto di vista estetico, bensì perché sono ricche di umanità e di energie. Spetta alla scuola raccogliere queste energie e farle emergere. Combattere il disagio per offrire nuove opportunità di crescita culturale, di socialità e di condivisione che sono alla base del lancio del progetto La Scuola al centro voluto dal ministro per “combattere l’infelicità che minaccia il presente e il futuro di tanti nostri ragazzi”.

10 milioni di euro per il futuro dei ragazzi di periferia

Con una nota dal Miur fanno sapere che sono stati stanziati 10 milioni di euro per iniziative volte a far diventare la scuola un “polo di aggregazione e attrazione in aree periferiche e in contesti a maggior rischio di dispersione”. L’obiettivo che si prefigge il ministro è una risposta tempestiva ed efficace ai fenomeni di disagio sociale che, purtroppo, sono in aumento.

Il decreto firmato il 27 aprile prevede aperture straordinarie e iniziative varie per 700 scuole a partire dal 1° luglio 2016. Ogni istituzione coinvolta avrà un budget di 15 mila euro. I fondi saranno impiegati per pagare le attività, i materiali e il personale. L’idea è di far diventare la scuola un centro aperto a studenti e famiglie anche il pomeriggio, il sabato, i festivi e nei mesi estivi.

Dalla periferia di Napoli, a Roma, Milano e Palermo

Il progetto La Scuola al centro partirà in quattro città (Napoli, Roma, Milano, Palermo) ma la speranza è di estenderlo, a settembre, a oltre 5 mila scuole di tutto il Paese, grazie ai finanziamenti del PON Scuola.

Le città con cui si è deciso di avviare il progetto sono quelle in cui le zone periferiche presentano maggiori situazioni di disagio sociale ed economico. La visione che ha generato l’iniziativa è l’idea che la periferia “non sia solo una categoria geografica, ma racchiuda in sé il dramma dell’esclusione, dell’emarginazione e che può radicarsi dentro le città o ai loro margini”.

A portare avanti il progetto non saranno i prof, ma degli educatori

Le attività che si svolgeranno nell’ambito del progetto La Scuola al centro prevedono la possibilità di collaborazione tra istituti, con enti locali, università, associazioni o cooperative. A seguire i ragazzi non ci saranno i loro professori ma educatori o tutor sportivi che li guideranno in iniziative nei seguenti ambiti:

  • Autoimprenditorialità.

  • Avvicinamento alla musica.

  • Attività sportive pomeridiane.

  • Laboratori artistico-espressivi. Promozione dell’inserimento del cinema e del teatro a scuola.

  • Diffusione della lettura.

  • Attività per la conoscenza del territorio di appartenenza e di incentivazione alla cittadinanza attiva.

http://it.blastingnews.com/cronaca/2016/06/giannini-progetto-la-scuola-al-centro-per-i-giovani-un-alternativa-alla-strada-00959247.html

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I 30 anni dal disastro di Chernobyl

26 martedì Apr 2016

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I 30 anni dal disastro di Chernobyl

Il disastro dell’aprile 1986 alla Centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, è il risultato dell’aver attivato un reattore con difetti di progettazione realizzato da personale non qualificato.

Questa la motivazione di quanto accaduto 30 anni fa secondo la World Nuclear Association.

I punti dell’incidente al reattore 4

Nella notte del 26 aprile del 1986, quando erano all’incirca le ore 1:20 locali, durante un’esercitazione definita “di sicurezza” vennero temporaneamente disabilitati alcuni circuiti di emergenza utili agli impianti di raffreddamento e testata la capacità di inerzia di una turbina.

I 30 anni dal disastro di Chernobyl

Il test avrebbe dovuto svolgersi 9 ore prima, in condizioni dissimili da quelle in cui versava il reattore quella notte, la cui potenza aveva raggiunto i 30 GW termici. Le barre di combustione iniziarono a fondersi e la pressione aumentò fino a causare l’esplosione che distrusse la copertura del reattore e rese inutilizzabili i sistemi di raffreddamento.

Cosa provocò quell’incidente?

  • A causa dell’esplosione e del conseguente incendio è stato rilasciato nell’atmosfera almeno il 5% di core radioattivo del reattore, circa 5200 petabecquerel (Pbq).
  • 2 lavoratori morirono la notte stessa dell’incidente e 28 a distanza di poche settimane, a causa della massiccia esposizione alle radiazioni.
  • Secondo UNSCEAR la valutazione dell’impatto dell’incidente nucleare sulla popolazione per l’incremento di forme tumorali, come quello alla tiroide, va articolata in un lasso temporale di 20 anni.

I 30 anni dal disastro di Chernobyl

Le conseguenze immediate dell’incidente

Grandi quantità di sostanze radioattive si sono riversate nell’aria per circa 10 giorni dopo l’incidente al reattore. La maggior parte si sono depositate nei pressi della centrale ma le sostanze leggere hanno invaso e pervaso i cieli di Ucraina, Bielorussia, Russia, Scandinavia ed Europa.

Il giorno successivo all’esplosione nel reattore 4 i 45.000 residenti nella zona contaminata furono evacuati. Il 14 maggio di quello stesso anno gli sfollati, nel raggio di 30 Km da Chernobyl, erano 116.000.

Negli anni successivi l’iniziale area di 30 Km (2800 Kmq) venne estesa fino a coprire una superficie di 4300 Kmq per un totale di 220.000 persone.

LEGGI ANCHE – A quale costo l’energia fossile e nucleare?

L’eredità della centrale di Pripyat

La centrale di Chernobyl, situata vicino all’insediamento abitativo di Pripyat, in Ucraina, aveva lo scopo di produrre elettricità per uso civile e plutonio per uso militare.

Mentre nell’immediato post-incidente la sostanza rilasciata che suscitava maggiori preoccupazioni era lo iodio 131 (un isotopo radioattivo con tempo di dimezzamento di circa 8 giorni), successivamente l’attenzione si è concentrata nel monitoraggio di elementi con emivita molto più lunga:

  • Cesio 137: tempo di dimezzamento stimato in circa 30 anni.
  • Stronzio 90: tempo di dimezzamento stimato in circa 28 anni.
  • Plutonio 239: periodo di dimezzamento stimato in circa 24.000 anni.

 

I 30 anni dal disastro di Chernobyl

CHERNOBYL OGGI

Un enorme sarcofago, costruito come struttura mobile, andrà a ricoprire per intero il reattore 4 della centrale, andato quasi completamente distrutto dall’esplosione del 26 aprile 1986 e proteggerà dalle immissioni nell’aria di sostanze radioattive per circa 100 anni.

Nel 2011 la centrale nucleare di Chernobyl è stata dichiarata attrazione turistica.

L’incidenza dell’esplosione nucleare sulla salute

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato nel 2006 il report Health Effects of the Chernobyl Accident and Special Health Care Programmes.

I 30 anni dal disastro di Chernobyl

Il rapporto tenta di fornire delle linee guida per ricostruire la collettività del posto, gravemente colpita non solo dall’impatto che l’incidente al reattore 4 della centrale di Chernobyl ha avuto sulla salute ma anche perché quanto accaduto ha minato le fondamenta della socialità e dell’essere e sentirsi “comunità”.

  • 5000 casi di tumori tiroidei in persone che all’epoca erano bambini o adolescenti.
  • 9000 casi di morti per cancro tra le persone componenti le squadre di soccorso, gli evacuati e i residenti nelle regioni limitrofe all’area contaminata.
  • Notevole aumento dell’abuso di alcol e droghe tra gli individui costretti a spostarsi. Il trasferimento spesso si è rivelato un’esperienza molto traumatica in quanto l’essere uno sfollato di Chernobyl veniva associato all’essere una “persona esposta”.
  • Oltre 5 milioni di persone ancora oggi vivono in zone contaminate da materiali radioattivi.

Il Nobel per Chernobyl

Il Premio Nobel per la Letteratura 2015 è stato assegnato alla giornalista e scrittrice bielorussa Svetlana Alexievich perché la sua opera è stata considerata “un monumento alla sofferenza e al coraggio del nostro tempo”.

In Preghiera per Černobyl’ pubblicato in Italia dalle edizioni e/o l’autrice racconta del mistero che ancora non è stato risolto: Chernobyl. Un viaggio tra la gente che è vissuta e cresciuta con un qualcosa dentro, intrisa di “Chernobyl” esattamente come l’ambiente, l’acqua e la terra che la circonda.

http://www.sulromanzo.it/blog/i-30-anni-dal-disastro-di-chernobyl

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Referendum, trivelle e corruzione. Il 17 aprile sarà un giorno sì?

13 mercoledì Apr 2016

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Referendum, trivelle e corruzione. Il 17 aprile sarà un giorno sì?

Domenica 17 aprile si svolgerà il referendum abrogativo sulla durata delle concessioni per le trivellazioni in mare. Il quesito verterà sull’abrogazione dell’articolo 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, numero 152 (Norme in materia ambientale).

La denominazione data al referendum è la seguente: Divieto di attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in zone di mare entro dodici miglia marine. Esenzione di tale divieto per i titoli abilitativi già rilasciati. Abrogazione della previsione che tali titoli hanno la durata della vita utile del giacimento.

Il testo del referendum

Il quesito che gli elettori leggeranno stampato sulla scheda sarà:

Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

La preferenza espressa per il sì indicherà la volontà dell’elettore affinché la dicitura “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale” contenuta nel decreto legislativo in oggetto sia abrogata, ovvero che le concessioni alle società che estraggono idrocarburi in mare non siano più rinnovabili fino ad esaurimento del giacimento ma siano valide solo fino alla scadenza dei permessi già concessi. La preferenza per il no, in buona sostanza, farebbe restare immutata la situazione.

Se dovesse prevalere l’astensionismo l’articolo 6, comma 17, terzo periodo del decreto legislativo 3 aprile 2006 numero 152, verrà sostituito dal comma 239 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, numero 208, meglio nota come legge di stabilità 2016 nella quale già si preferisce lo sfruttamento dei giacimenti in mare fino all’esaurimento.

«Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Sono sempre assicurate le attività di manutenzione finalizzate all’adeguamento tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti e alla tutela dell’ambiente, nonché le operazioni finali di ripristino ambientale»

Referendum, trivelle e corruzione. Il 17 aprile sarà un giorno sì?

Il referendum chiesto dalle Regioni

Il referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, è previsto dall’articolo 75 della Costituzione allorquando «lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali». In questo caso a richiederlo sono stati nove Consigli regionali:

  • Basilicata
  • Puglia
  • Molise
  • Marche
  • Veneto
  • Calabria
  • Campania
  • Liguria
  • Sardegna

Inizialmente era presente nell’elenco anche l’Abruzzo che però si è tirato indietro.

La posizione del Governo

Matteo Renzi, attuale presidente del Consiglio, in merito al referendum del 17 aprile ha dichiarato: «la Segreteria Pd è per l’astensione, ma ognuno vota come crede. Io lo considero uno spreco».

Viene da chiedersi perché la strada indicata sia l’astensionismo. Le elezioni, le votazioni e anche i quesiti referendari sono delle scelte con ben quattro opzioni: a favore, contrari, scheda bianca o nulla. Perché nessuna delle quattro è stata contemplata come possibile dalla segreteria del Partito democratico?

I vicesegretari del Pd, Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani sostengono che «questo referendum è inutile. Non riguarda le energie rinnovabili, non blocca le trivelle, non tocca il nostro patrimonio culturale e ambientale. Serve solo a dare un segnale politico, come hanno spiegato i promotori. E costerà 300 milioni agli italiani.»

Il costo di 300 milioni poteva essere evitato accorpando il referendum alle comunali, che si terranno il 5 giugno. Nessuna legge italiana lo vieta. Ciò non è stato fatto per il veto posto dal Viminale motivato da «difficoltà tecniche non superabili in via amministrativa».

Le ragioni del no

I sostenitori del no affermano che se il referendum dovesse passare saranno licenziate migliaia di persone e l’Italia dovrà comprare all’estero più gas e petrolio. Le nostre piattaforme sono sicure e poco inquinanti.

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Le ragioni del sì

Il limite delle 12 miglia marine è stato fissato per proteggere gli ecosistemi e le coste, quindi le attività estrattive devono cessare alla scadenza delle concessioni seguendo le direttive europee in merito.

La direttiva 94/22/CE stabilisce che la durata e l’estensione delle concessioni devono tener conto della necessità di garantire la possibilità di esercizio dell’attività estrattiva a diversi soggetti. Inoltre le concessioni hanno una durata iniziale di 30 anni, prorogabile ogni 5 anni fino a 40-45 anni.

Anche durante la normale attività estrattiva è alto l’inquinamento da sostanze chimiche dannose per tutti gli organismi viventi.

Non si perderà alcun posto di lavoro. La vittoria del sì al referendum non farà altro che far rispettare la legge italiana varata nel 2006 e le direttive europee. Le piattaforme continueranno a lavorare fino alla scadenza delle concessioni.

Ambientalisti e petrolieri. Cosa si nasconde dietro il referendum del 17 aprile?

Le piattaforme per l’estrazione di petrolio e gas locate entro le 12 miglia, ovvero a una distanza minore di circa 20 chilometri dalla costa, oggetto del quesito referendario del 17 aprile riguardano quelle incluse in 35 concessioni di coltivazione di idrocarburi nei mari Tirreno, Ionio e Adriatico. Di queste, attualmente, solo 26 sono produttive per un totale di 79 piattaforme e 463 pozzi.

Le stime complessive per l’anno 2015 parlano di estrazioni che soddisfano il 2,7% del gas e lo 0,9% di petrolio consumati in Italia.

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L’8 aprile Legambiente ha reso pubblico il dossier Sporco petrolio dove si analizza «La lunga scia della corruzione, dell’inquinamento e del malaffare. I numeri e le storie dell’altra faccia dell’oro nero».

Referendum, trivelle e corruzione. Il 17 aprile sarà un giorno sì?

Secondo Transparency, il settore delle estrazioni di petrolio e gas è in assoluto fra i più a rischio corruzione, con un tasso del 25% di corruzione percepita.

Per Global Witness, petrolio, gas e risorse minerarie costituiscono i settori a maggior rischio corruzione nel mondo.

Nel documento Ocse Curbing corruption in Italia la percezione della corruzione sfiora il 90%.

«L’alta propensione alla corruzione nel settore delle estrazioni di gas e idrocarburi è principalmente dovuta proprio alla sproporzione fra la forza contrattuale ed economica messa in campo dai singoli operatori economici titolari e/o gestori degli impianti e la debolezza politica ed economica dei territori dove insistono realmente le piattaforme estrattive»

L’emendamento-scandalo e le dimissioni del ministro Guidi

Un emendamento bloccato alla Camera e riproposto al Senato all’interno della legge 28 dicembre 2015, numero 208, sempre la ormai nota legge di stabilità 2016, indicato dal parlamentare 5 stelle Cioffi come «indebito vantaggio per una specifica compagnia petrolifera» e finito negli atti dell’inchiesta sugli appalti Eni in Basilicata per il contenuto di un’intercettazione telefonica di una conversazione tra l’allora ministro Federica Guidi e il compagno Gianluca Gemelli, imprenditore siciliano già commissario di Confindustria Siracusa.

«E poi dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se… è d’accordo anche “Mariaelena” la… quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte! Rimetterlo dentro alla legge di stabilità… con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa… ehm… dall’altra parte si muove tutto!»

Referendum, trivelle e corruzione. Il 17 aprile sarà un giorno sì?

L’emendamento in questione viene portato in commissione Bilancio a Palazzo Madama, presentato dal Governo per tramite del ministro Maria Elena Boschi e ottiene il via libera nella versione modificata dal subemendamento del relatore Giorgio Santini del Partito democratico. L’opposizione all’approvazione mossa da M5S e Sel non ottiene risultati e la proposta di modifica avanzata dal senatore 5 stelle Andrea Cioffi viene bocciata dal governo e dal relatore.

Questo in breve l’iter che ha visto l’estensione del regime di autorizzazione unica alle opere e alle infrastrutture necessarie per lo sfruttamento di titoli concessori per gli idrocarburi, assimilando alle opere strategiche quelle «necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi in raffineria, alle opere accessorie, ai terminali costieri e alle infrastrutture portuali».

Le inchieste giudiziarie

Nel dossier Sporco petrolio di Legambiente, dopo una panoramica globale e internazionale, si passano al vaglio le inchieste giudiziarie sul territorio italiano per corruzione e/o diffuse illegalità nella gestione di piattaforme di estrazione e di raffinazione e stoccaggio di greggio.

Tra i più recenti il caso del Centro oli di Viggiano che lo scorso dicembre ha portato la Dda di Potenza a emettere 37 avvisi di garanzia per traffico organizzato di rifiuti e per lo sforamento dei limiti di emissione di sostanze tossiche in atmosfera. Vicenda che si è poi ramificata lungo due filoni di inchiesta: uno relativo all’iter autorizzativo del giacimento lucano Tempa Rossa della Total, l’altro riguarda gli appalti e le concessioni nel porto siciliano di Augusta.

Anche senza l’aggravante della corruzione, l’industria che si fonda sul petrolio deve rispondere di «una lunga serie di capi d’accusa, soprattutto per reati ambientali». Tra le vicende più eclatanti Legambiente ricorda quella relativa alla piattaforma Vega A al largo delle coste siciliane di Pozzallo di proprietà della Edison,che si protrae dal 1989 e che rischia la prescrizione.

Referendum, trivelle e corruzione. Il 17 aprile sarà un giorno sì?

L’Ispra ha quantificato in 70 milioni di euro i danni ambientali causati dall’intero quantitativo di rifiuti al centro dell’inchiesta.

Sembra quantomeno paradossale il fatto che il Ministero dell’Ambiente, che si è dichiarato parte civile nel processo per la piattaforma Vega A, abbia autorizzato la realizzazione di una seconda piattaforma, la Vega B.

All’interno del dossier l’elenco prosegue e dopo i reati ambientali vengono elencati i casi di frode fiscale perseguiti dalle Fiamme Gialle. Tutte vicende nelle quali le aziende, in particolare l’Eni, si dichiarano vittime di attività «eventualmente poste in essere da parte di dipendenti e/o terzi».

I posti di lavoro andranno persi o ritrovati?

A livello nazionalelavorano a vario titolo intorno alle piattaforme off-shore tra le 3.500 – 5.000 unità. Su quelle oggetto del referendum del 17 aprile 2016 lavorano all’incirca 100 persone in maniera stabile. Va inoltre sottolineato che, anche in caso di vittoria del sì, le concessioni non subirebbero grossi contraccolpi, almeno nel breve periodo e di conseguenza anche il lavoro e l’impiego.

In risposta alle faq più comuni, Greenpeace espone la propria opinione riguardo le dichiarazioni dell’Esecutivo sui posti di lavoro che andrebbero persi con l’eventuale vittoria del si al referendum sulle trivelle in mare.

«I numeri forniti dal governo (25 mila nuovi posti di lavoro) sono gonfiati. Lo scrive chiaramente uno dei massimi esperti al mondo del settore petrolifero, Leonardo Maugeri: “l’industria del petrolio non è ad alta intensità di lavoro”. Mentre il governo con una mano sostiene un piano fossile che non porterebbe alcun reale beneficio in termini occupazionali, con l’altra sta adottando una serie di provvedimenti che penalizzano duramente il settore delle energie rinnovabili, quelle su cui puntano le maggiori economie mondiali: nell’ultimo anno e mezzo si stima siano stati persi 60 mila posti di lavoro».

http://www.sulromanzo.it/blog/referendum-trivelle-e-corruzione-il-17-aprile-sara-un-giorno-si

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Trivelliamoci di nuove idee

09 sabato Apr 2016

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Nel decreto “Sblocca Italia” da cui ha origine la questione che andrà a valutarsi con il Referendum del 17 aprile si legge:
 
“le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale rivestono carattere di interesse strategico e sono di pubblica utilità, urgenti e indifferibili. I relativi titoli abilitativi comprendono pertanto la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell’opera e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi…” (art. 38).
 
E si legge inoltre, riguardo gli inceneritori:
 
“costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, attuano un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati, garantiscono la sicurezza nazionale nell’autosufficienza, consentono di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore e limitano il conferimento di rifiuti in discarica” (art. 35)
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Se è questo il “verso” del cambiamento e della rottamazione allora è la strada perfetta da percorrere. L’Italia facciamola diventare come la Basilicata che è il primo giacimento per grandezza del nostro Paese ma è anche la Regione più povera e più inquinata. Oppure si può chiedere un’opinione agli abitanti di Acerra e dei comuni limitrofi su come sia abitare vicino a “sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti”.
Con il Referendum non si risolverà il problema e poco cambierà anche in caso di vittoria del sì ma ciò che conta è che si sottolineerà la direzione, il reale “verso” verso cui gli italiani vogliono indirizzare il loro Paese.

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Quanta acqua sprechiamo? Ce lo dice l’Istat

22 martedì Mar 2016

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Quanta acqua sprechiamo? Ce lo dice l’Istat

Dal 1992 l’ONU ha voluto che il 22 marzo di ogni anno si celebrasse la Giornata mondiale dell’acqua, il bene comune che è vita ma anche energia.

748 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile. Il 90% dell’acqua consumata è destinata alla produzione del cibo. È stato stimato che nel 2050 servirà il 20% di acqua in più.

Dovrebbero bastare questi dati per scuotere le coscienze di tutti e indurre Stati e Governi ad approvare piani strutturali di recupero e prevenzione dei danni e degli sprechi.

Nella giornata di ieri l’Istat ha reso pubblico il documento Giornata mondiale dell’acqua – Le statistiche dell’Istat che riporta i dati aggiornati sul ciclo e sul consumo di acqua nel nostro Paese.

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Diminuiscono le piogge e i consumi domestici

I dati dell’indagine Istat si riferiscono alle registrazioni delle stazioni metereologiche presenti nei comuni capoluogo di provincia nel periodo tra il 2001 e il 2014, durante il quale la precipitazione media annua è stata di 740,8 mm, ovvero l’1,1% in meno rispetto al periodo 1971-2000.

I consumi domestici sono calati di 12 litri al giorno rispetto all’ultimo dato censito nel 2008. 241 litri per abitante, per un totale di acqua erogata agli utenti delle reti di distribuzione di 5,2 miliardi di metri cubi per il 2012.

Quanta acqua sprechiamo? Ce lo dice l’Istat

Aumentano il consumo agrario e le catastrofi

Nell’annata agraria 2012-2013 l’irrigazione dei 2.917.649 ettari di terreno, effettuata da 720.335 aziende agricole, ha richiesto un quantitativo di acqua maggiore del 16,2% rispetto al 1982.

Secondo i dati riportati nel dossier di Legambiente Le città italiane alla sfida del clima sono 101 i Comuni italiani dove, dal 2010, si sono registrati 204 eventi fra allagamenti, frane ed esondazioni, con danni alle infrastrutture o al patrimonio.

Il Cnr sottolinea che tra il 2010 e il 2015 le sole inondazioni hanno provocato la morte di 140 persone e l’evacuazione di oltre 32.000 cittadini.

Bisogna ridurre gli sprechi

La vera sfida alla sostenibilità e al risparmio è nella razionalizzazione del consumo dell’acqua che utilizziamo ogni giorno per la produzione del cibo.

Il 30% dell’acqua che perdiamo ogni giorno la sprechiamo con il cibo che non utilizziamo e buttiamo via.

Quanta acqua sprechiamo? Ce lo dice l’Istat

Quanti litri di acqua occorrono per produrre un Kg di…?

  • 1 Kg di carne bovina – 15.400 litri di acqua.
  • 1 Kg di patate – 800 litri di acqua.
  • 1 Kg di pasta secca – 1.900 litri di acqua.
  • 1 Kg di insalata – 130 litri di acqua.

È necessario inoltre arrestare il consumo di suolo, maggiormente nelle aree già densamente abitate con la riduzione dell’impermeabilizzazione dei terreni, favorendo al contrario la permeabilità. Evitare l’eccessiva cementificazione, aumentare le aree verdi e l’impianto di alberi le cui radici contribuiscono alla stabilità del terreno.

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L’inquinamento è lo spreco peggiore

Nel dossier Cattive acque Legambiente denuncia il grave ritardo dell’Italia nell’adeguamento alla direttiva europea 2000/60 per il raggiungimento degli obiettivi di buona qualità delle acque.

Troppi ancora sono i casi di malagestione e inquinamento che mettono in pericolo fiumi, laghi, falde nonché il mare.

Occorrono dei piani che coinvolgano tutti per ridurre al massimo i prelievi e i carichi inquinanti; un’azione diffusa di riqualificazione dei corsi d’acqua e la rinaturalizzazione delle sponde; la bonifica delle acque inquinate; l’applicazione di strumenti di partecipazione adeguati come i Contratti di Fiume.

Quanta acqua sprechiamo? Ce lo dice l’Istat

L’acqua è vita ma anche energia

Il sole e il vento sono fonti rinnovabili di energia ma anche l’acqua costituisce una sorgente energetica naturale e pulita per la produzione di energia elettrica. I sistemi che impiegano l’acqua per produrre elettricità sono l’idroelettrico, il geotermico e il sistema del moto ondoso.

L’acqua è la risorsa più importante del nostro pianeta, senza di essa non sarebbe stata possibile la vita e svolge un ruolo fondamentale per la sopravvivenza di tutti gli organismi viventi (animali e vegetali) che abitano la Terra. L’acqua non è solo un diritto un privilegio o peggio una merce di scambio o di ricatto, l’acqua è vita e anche energia.

http://www.sulromanzo.it/blog/quanta-acqua-sprechiamo-ce-lo-dice-l-istat

 

© 2016, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Cosa accade ai nostri studenti? Dal cyberbullismo al sexting, allarme web delle scuole

19 sabato Mar 2016

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Cosa accade ai nostri studenti? Dal cyberbullismo al sexting, allarme web delle scuole

Allarmanti i dati emersi da una ricerca congiunta di Censis e Polizia Postale e delle Comunicazioni su cyberbullismo, sexting e adescamento online.

Il 10 marzo, presso la Scuola Superiore di Polizia a Roma, sono stati presentati i risultati della prima fase dell’indagine Verso un uso consapevole dei media digitali che rientra nel progetto di ricerche e approfondimenti riguardanti tematiche sociali connesse all’uso dei nuovi media da parte di minori e adulti nato dalla collaborazione tra il Censis e la Polizia di Stato.

Per 1727 presidi delle scuole secondarie italiane, corrispondente al 77%, è internet l’ambiente dove si contano i casi maggiori di bullismo, seguito dai luoghi di aggregazione (47%), dal tragitto tra casa e scuola (35%), dalla scuola (24%).

Oltre la metà dei dirigenti (52%) ha dovuto gestire personalmente casi di cyberbullismo, il 10% episodi di sexting e il 3% tentativi di adescamento online. Tutti ritengono di aver affrontato un vero e proprio reato tanto che in più del 50% dei casi si è reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine.

L’identikit del cyberbullo

Il profilo stilato dalla Polizia di Stato vede il cyberbullo come un ragazzo o ragazza di età compresa tra i 10 e 16 anni, un’immagine da bravo studente, una competenza informatica superiore alla media, incapacità di valutare la gravità delle azioni compiute online.

Usa internet per realizzare ciò che non ha il coraggio di fare nella vita reale. Si sostituisce ai compagni più timidi sui social network, a nome di altri diffonde immagini e informazioni riservate tramite mms sui telefonini, racconta dati personali o dichiara disponibilità sessuale a nome delle compagne.

Il 90% dei dirigenti coinvolti nell’indagine ritiene il fenomeno del cyberbullismo più grave del bullismo, in quanto più doloroso per chi ne subisce le conseguenze e più rapido e duraturo negli effetti negativi sulla reputazione personale.

Secondo il 78% dei presidi i cyberbulli tendono a colpire ragazzi psicologicamente più deboli.

Cosa accade ai nostri studenti? Dal cyberbullismo al sexting, allarme web delle scuole

Fenomeno in crescita ma sottovalutato dai genitori

I casi denunciati di cyberbullismo e sexting sono in continuo aumento, ma è probabile che molti giovani mantengano il riserbo sulle prepotenze subite, sia perché non sanno di poter essere tutelati dalla legge sia perché essere insultato online diventa motivo di vergogna, una debolezza che non si vuole confessare.

Per l’81% dei dirigenti scolastici i genitori tendono a minimizzare il problema, ritenendo il bullismo digitale poco più di uno scherzo tra ragazzi. Il 93% ritiene che l’esempio dei genitori influenzi molto o abbastanza il comportamento dei cyberbulli. Per l’89% dei presidi il cyberbullismo è più difficile da individuare, rispetto al bullismo tradizionale, perché in genere gli adulti sono esclusi dalla vita online degli adolescenti.

5 segnali per riconoscere le vittime del cyberbullismo

generazioniconnesse.it ha stilato un elenco di 5 punti per riconoscere le vittime del cyberbullismo:

  • Cambiamento improvviso del comportamento con gli amici, a scuola o in altri luoghi di socializzazione.
  • Reticenza a frequentare luoghi o eventi che coinvolgono altre persone.
  • Reticenza nell’uso di computer, telefonini o altro per comunicare.
  • Reazioni di forte stress alla ricezione di nuovi messaggi.
  • Mostrare scarsa autostima, depressione, disturbi alimentari o del sonno.

Cosa accade ai nostri studenti? Dal cyberbullismo al sexting, allarme web delle scuole

Il sexting ignorato

Lo scambio di messaggi dove ragazzi e ragazze si mostrano nudi o seminudi, in palesi atteggiamenti provocatori, è un fenomeno in forte aumento sebbene i genitori sembrano non accorgersi di nulla.

Cosa spinge i giovani verso il sexting?

  • Mandare messaggi spinti è una manifestazione della volontà di scoprire la propria sessualità, di sperimentarla.
  • Una foto di nudo spesso viene interpretata come un regalo divertente per un fidanzato o una fidanzata e non si pensa alle conseguenze del gesto.
  • Molti adolescenti associano la sessualità con la maturità e quindi ritengono che mostrare un’immagine provocante di sé stessi serva a costruirsi un’identità forte.
  • La velocità e la semplicità degli strumenti tecnologici possono indurre ad azioni impulsive, frettolose, fatte solo per seguire o imitare gesti altrui.

Cosa accade ai nostri studenti? Dal cyberbullismo al sexting, allarme web delle scuole

La prevenzione in tre punti

  • Parlare in maniera aperta e corretta della sessualità con i propri figli.
  • Far loro capire il concetto che “internet è per sempre“.
  • Educare al rispetto della privacy propria e altrui.

Sono questi i tre punti fondamentali da cui partire per la prevenzione di episodi o manifestazioni di sexting.

L’adescamento invece fa paura

Ciò di cui i genitori hanno maggiore consapevolezza e timore è l’adescamento online da parte di criminali, pedofili, maniaci…

Presi con le dovute cautele, perché potrebbero essere comportamenti legati all’ordinario processo di crescita, ci sono dei segnali che potrebbero essere la manifestazione di problemi legati all’adescamento, come la dipendenza:

  • Uso eccessivo del computer o del telefonino associato alla minimizzazione e al fatto di cambiare schermata all’avvicinarsi di un adulto.
  • Aggressività e nervosismo quando si è impossibilitati a usare computer e telefono.
  • Attitudine improvvisamente più sessuata nel modo di vestire, nel comportamento e nel linguaggio.
  • Auto-isolamento dalla vita reale.
  • Regali come webcam o cellulari ricevuti da parte di sconosciuti.

Cosa accade ai nostri studenti? Dal cyberbullismo al sexting, allarme web delle scuole

Le iniziative delle scuole

Il 39% delle scuole ha già attuato le misure specifiche di prevenzione del cyberbullismo previste dalle linee guida del Miur e il 63%intende farlo nell’anno in corso. Ma nel 36% degli istituti la partecipazione riguarda solo la metà dei genitori e nel 59% il numero scende notevolmente.

Solamente il 10% delle scuole ha un vero e proprio programma di monitoraggio attraverso questionari rivolti ad alunni e genitori. Mentre quasi la metà degli istituti ha avviato un programma di informazione, rivolto sempre ad alunni e genitori. Il 43% ha anche istituito uno sportello di ascolto.

http://www.sulromanzo.it/blog/cosa-accade-ai-nostri-studenti-dal-cyberbullismo-al-sexting-allarme-web-delle-scuole

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La trappola dell’8 marzo

07 lunedì Mar 2016

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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La trappola dell'8 marzo

La Giornata internazionale della donna, volgarmente chiamata Festa della donna, è stata istituita come baluardo delle conquiste ottenute in campo sociale, politico e professionale ma anche come promemoria del tanto lavoro ancora da svolgere affinché cessino definitivamente le discriminazioni, i soprusi e le violenze.

Cosa hanno a che vedere queste grandi premesse con i ricorrenti festeggiamenti che si ripetono e degenerano di anno in anno? Poco o nulla.

Il “gesto galante” di Franceschini

Con un tweet e un trafiletto da 140 caratteri sul sito del Mibact, il ministro Franceschini annuncia a tutti che, a partire da quest’anno, il giorno 8 marzo i musei, le aree archeologiche e i monumenti statali saranno gratuiti per tutte le donne e invita i relativi direttori a organizzare eventi inerenti il tema della giornata. Agenzie di stampa e testate giornalistiche hanno prontamente rilanciato la notizia definendola “un gesto galante“.

Le domande da porsi sono molteplici. Se questa giornata deve servire per iniziative che spieghino e al contempo cerchino di superare stereotipi e pregiudizi verso il genere femminile perché aprire i musei solo alle donne? Non sarebbe stato meglio consentire l’accesso gratuito anche agli uomini?

Se la Giornata internazionale della donna serve a celebrare le conquiste fatte in campo sociale, politico e professionale non è offensivo questo “gesto galante”? Perché alle donne viene regalato l’ingresso mentre gli uomini devono comprare il biglietto?

Come si fa a raggiungere la parità tra i sessi se il genere maschile e quello femminile continuano a ricevere trattamenti differenti da parte dello Stato?

Fiaba o realtà?

La paradossale per non dire assurda situazione che si è venuta a creare somiglia un po’ alla fiaba nella quale lo Stato istituisce una giornata per celebrare le vittime della violenza di genere e per dire basta allo stalking, alle aggressioni e agli omicidi e poi non fa nulla per inasprire le pene e scoraggiare gli aggressori. Oppure a quella dove annualmente si festeggia un lavoro che sono sempre di più a perdere o a non trovare.

O mi sbaglio e non sono delle fiabe?

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70 anni di suffragio universale

Il 10 marzo del 1946 le donne italiane votarono per la prima volta, grazie al fatto che nel nostro Paese venne istituito il suffragio universale. Ciò significa che tutti i cittadini che hanno raggiunto la maggiore età possono esprimere il loro diritto al voto. Un cittadino, un voto. Un uomo, un voto. Una donna, un voto. I conti tornano. Sulle quote rosa invece i conti proprio non vogliono quadrare.

Il grado di civiltà di uno Stato e della sua intera popolazione non si dimostra con la quota invalidi, la quota disabili, la quota rosa e via discorrendo. Queste sono flebili concessioni, regali, contentini… gesti illusori di una civiltà e di una parità che mancano, purtroppo, a trecentosessanta gradi.

La vera parità risiede nella libertà (di scelta, di opinione, di opposizione…), nel 100% delle opportunità date a tutti i cittadini, senza distinzione di genere o altro.

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La parità in Italia è una chimera

Esiste davvero la parità tra i sessi o è tutta un’illusione? Stando ai risultati del Global Gender Gap Report 2014 in Italia non molto, essendosi classificato, il nostro Paese, al 69° posto e necessitando di oltre 80 anni affinché la si possa raggiungere, la parità, almeno in campo professionale.

Forse un modo per accelerare i tempi è evitare di confondere o mischiare improbabili “gesti galanti” per conquiste di genere e non cadere in inganni e artifici come la Festa dell’8 marzo, così come ce la vogliono raccontare.

http://www.sulromanzo.it/blog/la-trappola-dell-8-marzo

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Nuove frontiere dell’apprendimento: usare il cervello come un hard disk

04 venerdì Mar 2016

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Nuove frontiere dell'apprendimento: usare il cervello come un hard disk

I ricercatori degli HRL Laboratories hanno condotto uno studio basato sull’osservazione dei segnali elettrici interni al cervello di soggetti già forniti di determinate conoscenze e sull’uso della stimolazione transcranica con correnti dirette(tDCS) per trasmettere lo stesso schema di segnali in soggetti privi, inizialmente, di quelle informazioni.

HRL Laboratories come Matrix?

I ricercatori degli HRL Laboratories, che si trovano a Malibu, in California, hanno definito il loro esperimento come uno di quei casi in cui la realtà imita la fantasia e paragonato il proprio lavoro a quanto accadeva nel film fantascientifico «The Matrix».

Usare la tDCS per imparare a volare

Essendo gli HRL Laboratories un centro di ricerca privato afferente alla Boeing Company e alla General Motors, lo studio è stato rivolto ai piloti di aereo e si è concentrato sull’apprendimento delle tecniche e delle capacità necessarie per pilotare un aereo. Ma il team di ricercatori, capitanato dal dottor Matthew Philips, si è dichiarato convinto che tale procedura possa essere applicata in futuro anche per imparare a guidare altre tipologie di veicoli, come una macchina, per l’apprendimento di una lingua nuova o per prepararsi a un test di valutazione o selezione, come quelli per accedere alle università.

Lo studio ha dimostrato che i sei piloti, civili e militari, sottoposti a stimolazione transcranica con correnti dirette hanno effettivamente visto migliorare le proprie capacità. I risultati della ricerca sono stati anche pubblicati sul numero di febbraio della rivista «Frontiers in Human Neuroscience».

tDCS: una risorsa per medicina, scienza e apprendimento

In medicina la tDCS è impiegata per accelerare il recupero di pazienti affetti da ictus, depressione, Parkinson, insonnia e nella terapia del dolore. Pare che l’agenzia per la difesa statunitense, il Darpa, abbia monitorato a lungo le tecniche e gli effetti della tDCS per migliorare le capacità di apprendimento dei militari.

Il neuroscienziato Roi Cohen Kadosh, dell’Università di Oxford, ha condotto uno studio sull’utilizzo della tDCS per aumentare le abilità matematiche degli studenti.

Il rovescio della medaglia

Lo studio, pubblicato sul «Journal of Neuroscience», ha dimostrato come i miglioramenti ottenuti grazie alla tDCS nel campo delle abilità cognitive potrebbero comportare deficit in altri campi.

Il professor Kadosh, insieme alla collega Teresa Iuculano, dell’Università di Stanford, ha condotto l’esperimento su 19 studenti volontari. Alcuni hanno ricevuto stimolazione elettrica sulla corteccia parietale posteriore, altri sulla corteccia prefrontale dorsolaterale mentre un terzo gruppo è stato sottoposto a stimolazione elettrica fittizia.

Gli studenti del primo gruppo se da una parte si sono mostrati più veloci nell’apprendimento dall’altro hanno avuto tempi di reazione molto lunghi, a distanza di una sola settimana, quasi come se avessero difficoltà di accesso a quello che avevano imparato. Il secondo gruppo ha avuto una reazione opposta: più lenti in fase di apprendimento e più veloci in fase di verifica. Le conclusioni cui sono giunti Kardosh e Iuculano sfatano miti come la possibilità di apprendere nozioni durante il sonno senza alcuno sforzo.

«Proprio come i farmaci, la stimolazione presenta degli effetti collaterali. Inoltre è inutile, se non addirittura dannosa a meno che non sia utilizzata di concerto con altre strategie di apprendimento».

Usare il cervello come un hard disk potrebbe quindi non essere la soluzione migliore, in fondo il “disco rigido” che compone la nostra mente è molto più complesso e articolato di quello di un semplice computer.

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