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Irma Loredana Galgano

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Stop Vitalizi ai Politici condannati per Mafia e Corruzione. Con Riparte il Futuro la Petizione online

03 martedì Mar 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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«Un condannato per mafia che guadagna più di 4mila euro al mese dallo Stato. Per tutta la vita. Sembra uno scherzo ma è quello che succede davvero nel nostro Paese».

Se fosse uno scherzo sarebbe davvero di cattivo gusto ma, purtroppo, come ci ricorda Riparte il Futuro, non lo è. Eppure non è un ostacolo difficile da sormontare, basterebbe una piccola modifica ai Regolamenti di Senato e Camera.

Riprendendo la volontà di centinaia di migliaia di cittadini, Riparte il Futuro, promosso da Libera e Gruppo Abele, ha aperto una petizione online per chiedere che i dipendenti pubblici e i rappresentanti politici che violano l’articolo 54 della Costituzione, quello secondo il quale il mandato istituzionale va assolto con “disciplina e onore”, condannati per reati di mafia e corruzione, siano privati del vitalizio, ovvero che non possano più usufruire di alcuna erogazione di denaro pubblico.

Per l’anno 2014 l’ammontare del “trattamento dei senatori cessati dal mandato” è stato 82 milioni e mezzo di euro, mentre per Montecitorio la cifra raggiunge i 139 milioni  di euro. Per un totale di 221.500.000 di euro. Annui. A queste cifre andrebbero aggiunti i rimborsi spese e gli assegni di reversibilità ma il dato più inquietante permane il fatto che i vitalizi siano erogati pure a coloro che sono stati condannati in via definitiva anche per reati gravi, gravissimi. Mafia, corruzione. Tutto a carico dei contribuenti, dei cittadini, i medesimi che hanno già subito sulle proprie spalle l’onere del ‘tradimento’ da parte di chi avrebbe dovuto tutelarli e invece ha scelto di seguire la via dell’avidità e del potere a ogni costo. E dopo una magari blanda condanna vengono ricompensati con il mantenimento del vitalizio, ancora a carico degli stessi contribuenti, dei medesimi cittadini.

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Affermare che una situazione del genere in un Paese democratico è inaccettabile sembra scontato, troppo, come lo sono le parole di coloro che eletti o candidati urlano a gran voce il bisogno perentorio di combattere la corruzione, che in Italia rappresenta un vero fardello per le casse dello Stato. Verissimo, d’accordissimo… cominciate con il dare il buon esempio. Un ottimo inizio sarebbe il votare un mozione che abolisca con effetto immediato l’erogazione dei vitalizi almeno ai condannati in via definitiva, principalmente per reati di mafia e corruzione.

Andrebbe poi rivisto tutto l’ordinamento che riguarda la concessione dei vitalizi e delle pensioni d’oro in considerazione soprattutto del fatto che accedere a un fondo pensionistico per un italiano medio diventa di anno in anno sempre più gravoso e per tantissimi addirittura impossibile. Ragion per cui non si comprende perché una persona per il solo fatto di essere eletta debba automaticamente poter accedere a un vitalizio senza essere costretta a maturare anni di servizio e contributi. Equivarrebbe a dire che un lavoratore italiano per il solo fatto di essere stato assunto, indipendentemente dal tipo di lavoro e dalla durata del contratto, acquisisca il diritto a una pensione di almeno 2.000 euro mensili. Beh, se così fosse, si potrebbe anche pensare di lasciare invariato il sistema dei vitalizi e delle pensioni d’oro, per i non condannati. Ma siccome così non è…

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José Alberto Mujica Cordano, da tutti chiamato semplicemente Pepe, Presidente uruguayano il cui mandato si è appena concluso, durante gli anni della sua presidenza ha aumentato i salari e ridotto la disoccupazione ma soprattutto ha dato una grande lezione di umanità e di civiltà al mondo intero. Ha costantemente devoluto il 90% del suo salario in beneficenza e vissuto in una piccola fattoria di periferia alle porte di Montevideo, senza personale di servizio, senza privilegi, e lo ha fatto coscientemente dichiarando più volte: «Perché la Democrazia funzioni bene i leader dovrebbero fare un passo indietro. Un vero capo di Stato dovrebbe accontentarsi di quello che hanno gli altri cittadini, soprattutto quelli più poveri». Il che non significa che se i cittadini hanno poco da offrire la classe politica e dirigente deve accontentarsi di prendere solo quel poco che hanno, bensì che un capo di Stato deve vivere come la gran parte dei cittadini e non come una ristretta cerchia degli stessi, l’élite, la casta, i privilegiati. Quest’ultimi in una Democrazia vera non dovrebbero proprio esistere, men che meno come classe politica o ex tale addirittura finanziata con le casse pubbliche.

«Appena i politici cominciano a salire in alto, diventano subito dei Re. Non so come funzioni, ma quello che so è che le Repubbliche sono nate perché nessuno sia più di qualcun altro.»

Ritornando in Italia, proviamo a immaginare che l’intera nostra classe politica sposasse le idee del Presidente Mujica e che quindi tutta la ricchezza che finisce nelle sue tasche venisse equamente redistribuita tra i cittadini, in particolare i più bisognosi…

Antonio Borghesi, dell’Italia dei Valori, ha riproposto sul suo Blog il post del 2010 nel quale parlava della necessità di abolire i vitalizi parlamentari almeno per i condannati in via definitiva. E lo fa con tono polemico in quanto vorrebbe vedersi riconosciuta la ‘paternità temporale’ dell’iniziativa rilanciata online in questi giorni dal deputato del Movimento Cinque Stelle Riccardo Nuti, anche come supporto alla campagna Riparte il Futuro.

Il nocciolo della questione però è un altro, ovvero che nonostante la sua iniziativa e quella dei 5 Stelle il problema permane.

Il 23 gennaio 2015 la Camera ha bocciato l’emendamento di Scelta Civica, appoggiato dal M5S e Fratelli d’Italia, che avrebbe consentito di intervenire, con effetto retroattivo, per rideterminare i criteri di assegnazione della pensione agli ex parlamentari e a coloro che percepiscono già un vitalizio. Respinto con 366 voti contrari.

Il 24 settembre 2014 il Senato ha bocciato i due provvedimenti del Movimento Cinque Stelle sul taglio delle indennità e la sospensione dei vitalizi ai condannati. Respinti con i voti del Pd, di Forza Italia, Ncd, montiani e Lega.

Naturale poi che quando si parla di crisi, di difficoltà, di tensioni sociali, di problemi, della necessità di mettere in atto procedure che aiutino concretamente la popolazione a superare questo momento di grave indigenza il Presidente del Consiglio, basito, parli di ‘gufi’. È naturale perché per loro la crisi non c’è mai stata. Un detto popolare dice che il sazio non crede all’affamato. Verissimo. Il popolo affamato deve cominciare a non credere più alla casta sazia o non se ne esce da questa situazione.

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© 2015, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Partito Democratico, Primarie scottanti in Campania. Si vota anche nelle Marche

02 lunedì Mar 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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02-03 ore 08:30: È Vincenzo de Luca, sindaco di Salerno, il più votato alle Primarie del PD in Campania. Con 73.596 preferenze batte l’europarlamentare Andrea Cozzolino, che si ferma a 63.606.

«Sarà una rivoluzione» ha commentato De Luca il risultato, intervenendo anche nella polemica sull’appello di Roberto Saviano «Penso che abbia sbagliato a fare quell’appello al non voto. Io non lo avrei fatto. Da lui mi sarei aspettato un appello alla partecipazione».

Amara la reazione di Cozzolino «La nostra vittoria a Napoli e provincia è nell’ordine di diverse migliaia di voti. I dati in diverse realtà del salernitano sono da approfondire».

Nelle Marche invece è l’ex sindaco di Pesaro, Luca Ceriscioli, a vincere con 22.760 preferenze, mentre l’assessore regionale al Bilancio, Pietro Marcolini, si è fermato a 19.979 voti.

01-03 ore 19:30: Oggi si vota per le Primarie del Partito Democratico in Campania e Marche, in vista delle elezioni regionali che si svolgeranno il prossimo 10 maggio. Pesanti i sospetti e i timori per eventuali brogli e irregolarità, soprattutto in Campania, dove i 606 seggi resteranno aperti fino alle 21:00. Tre i candidati rimasti in lizza dopo il ritiro di Gennaro Migliore (PD) e Nello di Nardo (Idv): Vincenzo de Luca e Andrea Cozzolino del PD e Marco di Mello del Psi.

Grande eco mediatico ha suscitato l’appello lanciato nella giornata di ieri dal giornalista-scrittore Roberto Saviano, ripreso anche da Beppe Grillo sul suo Blog: «Domani alle Primarie PD in Campania non andate a votare. Questo il mio consiglio. I candidati sono espressione della politica del passato. Queste elezioni saranno determinate da voti di scambio. Pacchetti di voti sono pronti ad andare a uno o all’altro candidato in cambio di assessorati. In più saranno determinanti gli accordi con Cosentino. Le Primarie PD avrebbero dovuto essere strumento di apertura e partecipazione, ma non è stato così. Sino a quando non esisteranno leggi in grado di governarle, saranno solo scorciatoie per gruppi di potere. Non legittimiamole, non andate a votare».

Non si è fatta attendere la replica di Cozzolino, lo stesso per il quale neanche un anno fa sempre il Partito Democratico si era mobilitato per la campagna elettorale delle Europee: «Sono fiducioso per il risultato delle Primarie, spero di poter smentire con le scelte che faremo nel Governo della Regione, con i programmi che attueremo e con gli uomini che sceglieremo, le parole di Roberto Saviano che è una risorsa importante per la Campania».

Gli elettori invece sarebbero più fiduciosi nei confronti della politica e dei politici se questi ultimi invece di continuare a promettere per il futuro iniziassero una buona volta a tirare le somme di quanto fatto fin’ora e in base al risultato o ai risultati, ottenuti o mancati e ripetutamente già promessi in precedenti campagne elettorali, si decidesse una possibile ed eventuale ricandidatura.

La preoccupazione è che si possa ripresentare il triste scenario delle Primarie in Liguria, dove sono state segnalate da parte di Sergio Cofferati e dei suoi sostenitori 28 procedure irregolari che hanno portato all’annullamento del voto in 13 seggi e alla cancellazione di oltre 4.000 schede, come decretato dalla Commissione dei Garanti.

«Un pressante controllo del voto e l’interferenza di persone estranee al seggio, appartenenti a liste contrapposte al centrosinistra. […] Viene segnalato il suggerimento di voto espresso e ripetuto. […] La insistente richiesta di consegna ai votanti delle ricevute di versamento.»

L’affluenza registrata ai seggi è stata molto bassa e l’età media dei votanti, al contrario, molto alta. Diversa invece sembra essere la situazione nelle Marche, dove alle ore 12:00 avevano votato oltre 12.000 persone nei 309 seggi che resteranno aperti fino alle 22:00.

Tre i candidati anche qui: Luca Ceriscioli e Pietro Marcolini del PD e Ninel Donini dell’Idv.

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Rai. Piano Gubitosi, che la Tv dei Partiti non diventi la Tv del Governo

01 domenica Mar 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Dopo l’esultanza per l’approvazione, con 5 voti a favore e 3 contrari, del Piano Gubitosi di riassetto delle newsroom della Rai iniziano le riflessioni, i commenti e le critiche alla messa in opera dei punti di quella che è stata definita la “rivoluzione storica della tv pubblica”.

Interviene sull’argomento anche la giornalista d’inchiesta Milena Gabanelli che in un’intervista ha detto: «Se è Renzi a scegliere i ‘migliori’, siamo fuori strada. Vuol dire che non ha letto come funziona il modello a cui tutti dicono di volersi ispirare».

Il Piano di Riforma proposto dal direttore generale Luigi Gubitosi avrebbe come obiettivo la riorganizzazione televisiva, l’esclusione degli interessi corporativi e l’ingerenza dei partiti, il miglioramento della qualità dell’informazione.

Il Piano si ispira al modello dell’emittente britannica Bbc che ha sempre incentrato le sue scelte editoriali sugli interessi dei cittadini considerati tali e non come dei semplici ‘consumatori’.

L’Italia, come è noto, nella classifica 2015 della libertà di stampa di Reporter senza frontiere si posiziona al 73° posto perdendo ben 24 posizioni rispetto allo scorso anno e nel report si legge che ciò è dovuto «all’incremento di attacchi alle loro proprietà, specie le automobili. 43 casi di aggressione fisica e 7 casi di incendi ad abitazioni e vetture. Ma non è solo la violenza fisica a limitare la libertà d’informazione, a ciò va aggiunto l’elevato numero, 129, di cause di diffamazione ingiustificate contro i cronisti, la maggior parte delle quali intentate da personaggi politici, che costruiscono una forma di censura».

Ora viene da sé che se i politici operano nel nostro Paese una “forma di censura” nei confronti della stampa e sono sempre loro a dover valutare il piano di riassetto dell’informazione qualche nota stonata la si ascolta o si teme quantomeno di ascoltarla.

La Boldrini sembra aver messo il veto: «decreto solo per urgenza e qui non c’è scadenza» mentre il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sottolinea, appoggiando la linea del presidente del Consiglio, «ci sono tanti decreti perché ci sostato modo di verificarlo anche durante la maratona notturna per l’esame del ddl Riforme.

Renzi puntano meccanismi di ostruzionismo. Ci sarà decreto se ci sarà ostruzionismo». Come a dire che la voce delle opposizioni in Parlamento infastidisce solamente il ‘lavoro’ dell’esecutivo che deve sempre e comunque andare avanti e c’è a intervenire nella riforma del sistema radiotelevisivo pubblico modificando la governance e creando un organismo di controllo che garantisca l’indipendenza della Rai dai partiti politici. Per farlo vorrebbe ridurre il numero dei membri, portandolo a 5, e istituire la figura dell’amministratore delegato in sostituzione di quella attuale di direttore generale. Ad ostacolarlo l’articolo 20 della Legge Gasparri del 2004 che prevede un consiglio di amministrazione con 9 membri, di cui 7 eletti dalla Commissione di Vigilanza, quindi dai partiti, e gli altri due, tra cui il presidente, indicati dall’azionista ministero dell’Economia. Il rischio o lo scopo è di passare dalla TV dei Partiti a quella del Governo.

D’altro canto bisogna interrogarsi seriamente riguardo la situazione in cui versa l’informazione in Italia, in generale come nel servizio pubblico. È l’ingerenza della politica, dei partiti, dei poteri forti che tarpa le ali ai cronisti o sono quest’ultimi che per timore, per ambizione di carriera, per agio scelgono di non approfondire, di non indagare? In fondo gli esempi di giornalisti, come la stessa Gabanelli, che hanno scelto e preferito partire dall’oggettività e dall’obiettività nel raccontare una notizia continuano e lavorare e a farlo in Italia. Sicuramente però la sua posizione è più faticosa e il lavoro più gravoso dei colleghi che lavorano in redazioni che pullulano di «giornalisti che incassano lo stipendio ma non lavorano, proprio perché non piacciono al loro direttore o editore», sono certamente scelte di necessità, ma anche di comodità… la determinazione e l’onestà intellettuale sicuramente alla lunga ripagano la fatica.

Si parla di creare un’unica newsroom, telegiornali telematici, diminuire i dirigenti e snellire la burocrazia. Ma nella messa in pratica dei punti del progetto molto inciderà la scelta dei direttori e quindi intanto di chi sarà messo nella posizione di doverlo fare.

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https://luciogiordano.wordpress.com/2015/02/28/rai-piano-gubitosi-che-la-tv-dei-partiti-non-diventi-la-tv-del-governo/

 

 

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Neuroschiavi, la Manipolazione del Pensiero attraverso la Ripetizione

27 venerdì Feb 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Comunicazione, monocolooccidentale, neuromarketing, Neuroschiavi, NWO, ordinemondiale

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«Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo» (Johann Wolfgang von Goethe).

Marco della Luna e Paolo Cioni nel libro Neuroschiavi (Macro Edizioni, 2009) pongono l’attenzione sulle tecniche di manipolazione mentale collettiva e individuale e soprattutto sulla conoscenza che è il miglior sistema per «restare o ritornare liberi».

La ‘comunicazione’ da sempre ha costituito per l’uomo il principale strumento di ‘sviluppo sociale’, comunicazione spesso identificata con la ‘educazione’. Educare attraverso la comunicazione impiegando parole, suoni o immagini.

Comunicare o non comunicare qualcosa è stato da subito inteso come un efficace metodo per ottenere la ‘obbedienza’, piegando quella che oggi definiamo la ‘volontà popolare’. Re, imperatori, gerarchi, dittatori, maestri di setta, leader politici utilizzano e hanno utilizzato spesso la potente arma della ‘persuasione propagandistica’ per orientare la volontà popolare utilizzando il mezzo strategicamente ideato della ‘comunicazione di massa’.

Non è un caso che l’informazione sia indicata come il ‘quarto potere’ dopo, o prima a seconda dei punti di vista, quello esecutivo, legislativo e giudiziario.

Ricorre spesso la citazione esemplificativa, per avvalorare i concetti di ‘persuasione propagandistica’ e ‘comunicazione di massa’ e della loro efficacia, dell’ampio uso che ne hanno fatto due organizzazioni politiche che, da semplici movimenti legati alle ideologie predominanti dell’epoca si trasformarono in regimi totalitari con un larghissimo consenso tra la popolazione.

Fascismo e Nazismo basarono il loro sistema politico sul monopolio dell’informazione e sulle nuove tecniche di propaganda.

In Italia Benito Mussolini capì fin da subito l’importanza fondamentale della propaganda, in particolare attraverso la stampa, per affermare il suo potere. Il popolo italiano fu letteralmente ‘bombardato’ di messaggi volti a dimostrare la natura giusta e potente dell’ideologia fascista e con le cosiddette Leggi fascistissime del 1926 la stampa si ritrovò sottoposta a rigidissimi controlli e di fatto Mussolini affidò al Ministero della Cultura Popolare il compito di censurare tutti quei documenti ritenuti pericolosi o dannosi per il Regime.

In Germania Adolf Hitler unì al potere coattivo del terrore quello dell’attrazione, con una martellante propaganda condotta per mezzo radio, stampa, cinema, sistema scolastico ed educativo. In particolare il regime nazista si pose tra gli obiettivi quello dell’indottrinamento dei giovani in maniera tale da assicurarsi non solo il futuro, ma anche l’interpretazione del passato. Tutta la Storia fu rivista attraverso il messaggio ‘salvifico’ del nazismo, unica forza in grado di sconfiggere il marxismo e l’influenza dell’ebraismo nel mondo.

Ovviamente i regimi Nazista e Fascista non sono e non sono stati gli unici ad aver adottato le tecniche di manipolazione del pensiero collettivo attraverso il condizionamento dell’informazione, rappresentano forse solo i casi di cui più spesso si narra.

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«La parola è energia, ripetere una frase o una parola come avviene nei mantra, fa sì che essa acquisti una forza energetica abbastanza notevole. Questa energia investe le masse e, a seconda del grado di ricezione, diviene il pensiero delle stesse, come se i ricettori lo avessero pensato e generato dalla loro stessa mente» (White Wolf).

L’idea base del sistema scolastico adottato in molti paesi occidentali, tra cui l’Italia, della ripetizione ciclica degli argomenti e dell’obiettivo prefissato che tutti raggiungano lo stesso livello di conoscenza, apprendendo non solo la stessa quantità ma proprio le medesime nozioni, è messo in discussione da chi ritiene questo metodo omologatore e annientatore delle inclinazioni individuali di ognuno. Al pari della cultura di massa anche la ‘istruzione di massa’ viene inserita in quel sistema da cambiare. Istruzione di massa che non va intesa come la possibilità data a tutti, quindi alla massa, di accedere alla cultura, all’istruzione e alla conoscenza bensì come la volontà di livellare la cultura, l’istruzione e la conoscenza di tutti e di ognuno. Processo paragonabile quindi al ‘consumismo di massa’: vestire tutti allo stesso modo, mangiare gli stessi cibi, frequentare gli stessi luoghi, avere la stessa istruzione, le medesime conoscenze, la stessa cultura, gli stessi sogni, le medesime aspettative…

Attualmente sono circa 20.000 le scuole in tutto il mondo che hanno scelto di abbandonare lo schema rigido dell’istruzione omologativa abbracciando quello alternativo denominato ‘montessoriano’ in onore della sua ideatrice Maria Montessori. Indipendenza, libertà di scelta, rispetto per il naturale sviluppo fisico, psicologico e sociale, apprendimento per scoperta e ‘costruzione’ delle conoscenze sono i principi cardine su cui si basa questa forma di apprendimento ‘alternativa’ sicuramente diversa se non addirittura opposta al metodo ‘tradizionale’ più ampiamente diffuso e caldeggiato dai vari Stati.

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L’emblema della ‘comunicazione di massa’ potrebbe essere ben individuato nella televisione che, nella società contemporanea, ha raggiunto livelli di diffusione inauditi e anche oggi, che già la si comincia ad additare come mezzo inabilitante delle coscienze capace di bloccare e a volte inibire le capacità creative e critiche dell’individuo, rimane ancora il massmedia che quotidianamente raggiunge il più elevato numero di individui. Pier Paolo Pasolini parlava di «genocidio del pluralismo culturale» riferendosi ai danni dell’omologazione cui stava portando la ‘cultura di massa’ trasmessa dalla televisione. Tutti con gli stessi vestiti, con gli stessi ideali, con gli stessi sogni… non si può veramente credere che l’omologazione sociale e culturale sia semplicemente una moda, una tendenza, una caratteristica dei tempi moderni e non rappresenti invece ciò che effettivamente è, ovvero la diretta conseguenza di una politica volta a raggiungere potere sfruttando la comunicazione per ottenere consenso e il consumismo per ottenere profitto.

«Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che ‘omologava’ gli italiani. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre.»

Questo scriveva Pier Paolo Pasolini sulle pagine del Corriere della Sera il 9 dicembre del 1973. Da allora «i mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione)» hanno continuato inesorabilmente a comunicare e informare, a indottrinare e omologare.

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Dire apertamente alle persone che le si priva dell’informazione e della conoscenza avrebbe come diretta conseguenza lo stimolo in ognuno di loro a riappropriarsi del diritto negato, del servizio inatteso… lasciar invece credere loro di essere quotidianamente correttamente e ampiamente informati su tutto ciò che è necessario ed utile sapere provoca un senso di tranquillità ed anche sicurezza. È lo stesso principio su cui si basa il concetto di libertà. «Se dici alle persone che esse sono prigioniere di un sistema è pericoloso e controproducente perché può scatenare rivolte e ribellioni, mentre convincere gli stessi prigionieri di essere liberi e in democrazia elimina ogni forma avversa e ogni tentativo di ‘evasione’. L’importanza dell’informazione è fuori da ogni discussione. Informare deriva da in-formare, cioè ‘dare forma’. Ma dare forma a cosa se non alle coscienze?»

Nel 2007 la giornalista Naomi Klein pubblica il saggio Shock Economy  (Bur Rizzoli, 2008) nel quale collega disastri naturali, guerre e crisi economiche alle azioni di economia e finanza che anche e a volte soprattutto da tutto ciò guadagnano e anche molto. Il tutto reso possibile dallo ‘ebetismo’ dei popoli letteralmente ‘shoccati’ e per questo pronti ad accettare qualsiasi decisione governativa in nome di un riscatto e di un miglioramento che puntualmente latitano. Ruolo determinante in questa operazione di vero e proprio ‘terrorismo’ giocano i media che ‘scelgono’ di parlare o meno di un determinato argomento, di farlo ripetutamente, saltuariamente o ciclicamente.

«Cercare di spiegare cosa sono e come vengono praticate le cosiddette ‘tecniche di manipolazione mentale’ in una società quasi completamente controllata e manipolata come la nostra non è compito facile. Affermare che la nostra società – com’è strutturata – è una vera e propria gabbia mentale fa subito aizzare i paladini e difensori dei diritti civili, che sbandierano ai quattro venti termini come ‘libertà’ e ‘democrazia’, cercano immediatamente di tranquillizzarci tutti, soprattutto le loro coscienze. Forse non capiscono. Forse fanno finta di non capire, che parole bellissime come ‘libertà’ e ‘democrazia’ primo non significano granché e secondo vengono sfruttate e amplificate proprio dall’establishment economico-finanziaria (cioè i veri e propri Burattinai), proprio per dare a noi l’illusione di non essere in gabbia» (Marcello Pamio).

L’esser riusciti a far credere a una tale moltitudine di persone nel mondo che questo modo di vivere, di istruirsi, di informare, di nutrirsi, di sognare, di conformarsi sia l’unico sistema per raggiungere la crescita e il progresso che sono stati sempre identificati come gli unici e soli baluardi degni di essere perseguiti anche a costo di guerre, morti e distruzioni rappresenta una grande vittoria oppure una incommensurabile sconfitta, a seconda di quello che si vuol mettere sul piatto della bilancia. Potere e denaro nel primo caso, valori e cultura nel secondo. Ammettere che un altro modo è possibile non è così facile perché bisognerebbe per forza di cose confessare o sconfessare tanto e riscrivere non soltanto la storia del presente ma anche e soprattutto quella del passato.

«Uno degli aspetti più micidiale dell’attuale cultura è di far credere che sia l’unica cultura, invece è semplicemente la peggiore» (Silvano Agosti).

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Grillo e Casaleggio incontrano Mattarella, rinnovata fiducia nel Garante della Costituzione

27 venerdì Feb 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Dopo Forza Italia, Sinistra Ecologia e Libertà, Lega Nord, oggi è stata la volta del Movimento Cinque Stelle, la cui delegazione ha incontrato il Presidente Mattarella per il giro di udienze concesse alle opposizioni in Parlamento.

«Oggi vi è stato l’incontro al Quirinale con il PdR Sergio Mattarella e la delegazione del M5S. L’incontro è stato cordiale e costruttivo e, da parte del M5S, si spera che in futuro ve ne siano altri. Al PdR è stato lasciato un breve documento riassuntivo delle nostre proposte che è riportato a margine di questo post. Vogliamo ringraziare il PdR per l’incontro, per la simpatia e per il permesso di portare al Quirinale una persona iscritta al M5S non eletta ancora in alcuna istituzione in rappresentanza di tutti gli iscritti ed attivisti che ogni giorno operano sul territorio per rendere migliore l’Italia. È la più giovane iscritta al M5s, è siciliana, nata nel 1996. Si chiama Maria Teresa. In alto i cuori», scrivono Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio nella nota pubblicata sul Blog al termine dell’incontro, durato un’ora, con il Presidente della Repubblica.

Una presenza, quella di Maria Teresa, molto significativa sia perché rappresentativa di tutti gli iscritti e attivisti, come ricordato dagli stessi fondatori del M5S, sia perché simboleggia il legame che Grillo, i portavoce, gli attivisti e gli iscritti non vogliono si sciolga mai. L’unione di tutti i cittadini, dentro e fuori le istituzioni che insieme percorrono questo oneroso cammino verso gli obiettivi del Movimento. Obiettivi sintetizzati in un documento che la delegazione ha provveduto a consegnare direttamente nelle mani di Mattarella.

In tutto sono 12 i punti principali:

  • Salvaguardare la forma di governo.

  • Arginare la prevaricazione governativa nel procedimento parlamentare.

  • Rispetto dell’Articolo 77 Cost. ovvero decretare d’urgenza quando sia effettivamente necessario.

  • Riforma costituzionale.

  • Riforma elettorale.

  • Lotta alla corruzione e alla mafia.

  • Soppressione vitalizi a mafiosi e condannati.

  • Reddito di cittadinanza.

  • Potenziamento del rinvio presidenziale delle leggi.

  • Supporto all’autonomia e all’indipendenza della magistratura.

  • Riforma della Rai.

  • Nomine dei giudici costituzionali in tempi rapidi.

Ad oggi il governo Renzi ha presentato alle Camere 28 decreti-legge e ha posto 34 questioni di fiducia, con un media rispettivamente di 2,3 e 2,8 al mese. Un’ingerenza dell’esecutivo, caratterizzata da decretazioni d’urgenza, maxiemendamenti e fiducie parlamentari, che sembrerebbe davvero eccessiva. Di sicuro lo è per i fondatori e i portavoce del M5S che chiedono anche a Mattarella di valutare la promulgazione della norma inerente la riforma della legge elettorale, in virtù dei profili di incostituzionalità puntualmente rilevati dal Gruppo Parlamentare Movimento 5 Stelle in Senato con la presentazione di una Questione Pregiudiziale.

Si ritorna a battere ancora una volta sulla necessità di calendarizzazione immediata del disegno di legge del Movimento 5 Stelle sull’istituzione del reddito di cittadinanza, misura sociale indispensabile per far fronte alla difficile condizione in cui versa un numero altissimo di cittadini, nonché sulla «dolosa inezia parlamentare dei disegni di legge» in materia di lotta alla corruzione e alla mafia. Stesso discorso viene fatto per la soppressione dei vitalizi parlamentari ai condannati.

Ampio spazio viene dato alla descrizione del punto sulla riforma della Rai, sulla necessità perentoria del cambiamento del servizio pubblico televisivo, promuovendo sinergie tra le attuali testate, diversificazione dell’offerta, aumento della qualità, razionalizzazione delle risorse, riduzione degli sprechi… misure che devono avere come obiettivo il «riposizionamento dell’offerta informativa della Rai nel nuovo mercato digitale e assicurare un rafforzamento dei principi di oggettività, imparzialità, completezza e lealtà dell’informazione», caratteristiche tutte che il servizio pubblico deve possedere. Al contempo bisogna totalmente evitare ed escludere le ingerenze dei partiti. «È necessaria una riforma della Rai per assicurare una vera indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo dal potere politico-parlamentare e, soprattutto, dal potere governativo».

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https://luciogiordano.wordpress.com/2015/02/27/grillo-e-casaleggio-incontrano-mattarella-rinnovata-fiducia-nel-garante-della-costituzione/

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Programma Comune

24 martedì Feb 2015

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Indignatevi per la Barcaccia ma anche per tutto il resto

24 martedì Feb 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Feyenoord's supporters in Rome

Annamaria Ceroni, responsabile del servizio restauri della Soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ha affermato che, in seguito all’assalto dei tifosi olandesi del Feyenoord, la Fontana realizzata nel 1629 in travertino dal maestro Pietro Bernini, denominata La Barcaccia, «non tornerà mai più come prima. A parte che si è verificato un vero e proprio oltraggio a un’opera d’arte straordinaria, sono state individuate 110 scalfiture sul bacino di marmo. Ci sono scalfiture che non si possono riparare perché mancano i frammenti… molto piccole che con il tempo si levigheranno».

Mentre è ancora in corso lo scarica barile sulle responsabilità dell’accaduto che rimbalzano dal sindaco Marino, al ministro Alfano, al prefetto Pecoraro, al questore D’Angelo, al club Feyenoord che ha tenuto a far sapere di provare «sentimenti contrastanti. C’è disgusto per un gruppo di rivoltosi, tuttavia, questo non è un problema che i club possono risolvere», in Olanda una cittadina lancia una petizione online ‘ScusaRoma’  che lentamente raccoglie consenso e adesioni. Per Elisabeth Jane Bertrand è un’occasione per gli olandesi di dimostrare che la gran parte di loro prende le distanze dal comportamento dei tifosi del Feyenoord.

Con centinaia di messaggi, post e tweet, il popolo italiano, attraverso il web, reagisce all’oltraggio inteso come affronto all’Italia intera, oltre che al suo Patrimonio artistico e culturale.

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Gruppo di tifosi del Feyenoord dentro la Fontana a Piazza di Spagna

Certo è che vedere gente bivaccare, bere birra, orinare e lanciare bottiglie di vetro e bombe carta non è un bello spettacolo e il fatto che il tutto si sia svolto all’interno di una cornice artistica è solo un’aggravante e fors’anche un diversivo. Bisognerebbe prioritariamente interrogarsi sul perché tanti giovani, in buona salute e con un futuro davanti, scelgano di sballarsi a suon di tifo e di alcol. Cosa vogliono dimostrare esattamente? Non è la prima volta che si assiste a spettacoli del genere, in passato il bilancio è stato anche peggiore, con feriti gravi e morti, ammazzati in un nome di un male terribile: lo scontro tra tifoserie.

L’aver bighellonato all’interno della Barcaccia ha generato un maggiore risentimento ma avrebbe dovuto essere la stessa cosa anche se lo avessero fatto in una piazza vuota o in campo di grano. E il fatto che tanti italiani abbiano dimostrato tanto interesse per la Fontana del Bernini porta inevitabilmente a chiedersi cosa abbia davvero di tanto speciale tale opera rispetto alle altre, innumerevoli e preziose che compongono il nostro immenso Patrimonio artistico e culturale. Tutti questi italiani hanno veramente sentito il danno alla Barcaccia come una ferita inflitta all’Arte o si sono solamente sentiti offesi dal comportamento degli olandesi sul suolo italiano?

Perché se il loro livore è generato dal danneggiamento al valore incommensurabile di un grande pezzo del nostro Patrimonio artistico e culturale allora viene spontaneo chiedersi perché non si indignino in egual misura ogni qualvolta viene causato o subisce un danno un qualsiasi altro elemento del sempre nostro immenso Patrimonio artistico e culturale.

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Crolli di Mura romane a Pompei

«Tu che ti indigni – giustamente – perché un branco di olandesi ubriachi ha danneggiato la fontana di Bernini ricorda anche che un branco di italiani che non hanno sciarpe ma cravatte firmate e che non fanno scontri ma occupano il Parlamento, sta distruggendo Pompei. Non lo fanno con le spranghe, ma con le leggi. I muri vengono giù ma le spese militari salgono! Questa distruzione avviene in silenzio, i media non ne parlano. Ma avviene tutti i giorni. Sono gli hooligan al governo. Pensaci» (cit. Alessandro di Battista, portavoce alla Camera per il Movimento Cinque Stelle).

Nell’anno 1991 i finanziamenti effettivamente stanziati dal governo italiano per i Beni culturali ammontavano a 1.826 miliardi di vecchie lire, nella Legge di Stabilità approvata dall’attuale governo Renzi è «istituito nello stato di previsione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo il Fondo per la tutela del Patrimonio culturale, con una dotazione iniziale di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2016 al 2020».

Ora se si tiene in considerazione il fatto che il Patrimonio artistico e culturale italiano consta di:

  • 50 siti Patrimonio dell’umanità.

  • 46.025 beni architettonici sottoposti a vincolo.

  • 5.668 beni immobili architettonici.

  • 4.739 musei.

  • 110 archivi di Stato.

  • 8.224 enti pubblici territoriali.

  • 12.388 biblioteche.

ci si rende conto da sé che l’importo dei Fondi stanziati non può essere assolutamente sufficiente a garantire un’adeguata opera di tutela, salvaguardia e conservazione, infatti le situazioni di minaccia e degrado, purtroppo, non mancano.

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Mausoleo dei Plauzi a Tivoli

Ripetuti sono stati i crolli nell’area archeologica della rinvenuta città di Pompei. E se in questo caso si è cercato di nascondere le responsabilità addossandole alle intemperie e agli agenti atmosferici che hanno o avrebbero inciso sull’accaduto, nel momento in cui L’Uccisione di Priamo del Canova, custodito all’Accademia delle Belle Arti di Perugia, è andato distrutto nel tentativo di staccarlo dal muro per portarlo in mostra ad Assisi la meteorologia non è proprio stato possibile tirarla in causa. Simile destino è spettato alla Gatta di Sant’Andrea, simbolo della città di Padova, che è andata distrutta nel momento in cui un furgoncino in manovra ha urtato la colonnina che la sorreggeva facendola schiantare al suolo.

Anche Villa Adriana a Tivoli, come Pompei, ha ricevuto il preavviso di allerta per una eventuale cancellazione dai siti Unesco Patrimonio dell’Umanità, sulla quale oltre ai crolli e al degrado incombono anche i pericoli di discarica e cementificazione.

Non appena si è potuto tirare un sospiro di sollievo per lo scongiurato pericolo dell’apertura della discarica di Corcolle, sita a meno di un chilometro dal complesso archeologico, un altro disastro è giunto a minacciare le architetture paesaggistiche di Villa Adriana, ovvero la costruzione di edifici a scopo abitativo nel lotto denominato Nathan. 180 mila metri cubi di cemento nella buffer zone, l’area verde che funge da cuscinetto per proteggere quella archeologica, definita con un accordo internazionale stipulato tra la Repubblica italiana e l’Unesco.

Ora, nel caso di Villa Adriana, è evidente che non c’entrano nulla le intemperie o le incurie e neanche la mancanza di fondi o di finanziamenti perché entra in gioco un meccanismo ben diverso, sono scelte precise che vengono prese in nome di ideali che sono molto lontani dalla cultura e dell’arte, della loro tutela e salvaguardia.

Gli stessi ideali e motivazioni che spingono un governo ad autorizzare «la spesa di 250 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2015 per interventi in favore del settore dell’autotrasporto» e che rappresentano oltre il doppio del fondo annuo stanziato per i Beni culturali, in uno Stato che alla luce di ciò dichiara chiaramente su cosa vuole puntare.

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Traffico autostradale

https://luciogiordano.wordpress.com/2015/02/24/indignatevi-per-la-barcaccia-ma-anche-per-tutto-il-resto/

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Firmato Accordo tra Italia e Svizzera. È la fine del Segreto Bancario

24 martedì Feb 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Firmato in Prefettura a Milano il Protocollo tra Italia e Svizzera che pone fine al segreto bancario tra i due Paesi.

Pier Carlo Padoan, ministro italiano dell’Economia e delle Finanze, ed Eveline Widmer-Schlumpf, capo del Dipartimento federale delle finanze della Confederazione Svizzera, hanno siglato l’accordo che consente di fatto alla Svizzera di uscire dalla black-list fiscale-finanziaria e ai contribuenti italiani che intendono avvalersi della voluntary disclosure per il rientro di capitali di beneficiare di condizioni più vantaggiose.

Il Protocollo, che ora dovrà essere ratificato dai rispettivi Parlamenti, va a modificare la Convenzione del marzo 1976 e «pone le basi per rafforzare la collaborazione tra i due Paesi e per contrastare il fenomeno dell’evasione e dell’infedeltà fiscale», secondo quanto si legge nel comunicato ufficiale, nel quale si precisa anche che alle autorità fiscali italiane verrà data la possibilità di «richiedere alla Svizzera informazioni, ivi comprese “richieste di gruppo”, anche su elementi riconducibili al periodo di tempo decorrente dalla data della firma, quindi da oggi».

Oltre al Protocollo i due ministri hanno firmato anche la road map che andrà a modificare l’accordo attualmente in vigore, che risale al 1974, in materia di tassazione dei frontalieri.

Il ministro Padoan ha affermato che «questo accordo si inquadra in un processo internazionale che è andato assumendo grande importanza nel corso degli anni sotto la guida dell’Ocse e del G20. Si pongono le condizioni per una maggiore trasparenza e fiducia tra i contribuenti e l’amministrazione. Si rende poi più amichevole ed efficiente la gestione delle questioni fiscali». Ha inoltre annunciato che è prevista per giovedì la firma dell’accordo, analogo a quello siglato in data odierna, con il Liechtenstein. Dopodiché è in programma la firma del Protocollo con il Principato di Monaco.

Il presidente del Consiglio affida la sua esultanza riguardo l’accordo ai social network «Oggi siglato l’accordo con la Svizzera sul segreto bancario: miliardi di euro che ritornano allo Stato». I conti sono presto fatti: i depositi di capitali italiani all’estero ammonterebbero a 150 miliardi di cui l’80% sarebbe proprio nei conti svizzeri. Dal rientro di anche solo una parte le casse dello Stato guadagnerebbero diversi miliardi di euro.

E proprio mentre vanno avanti le trattative e gli accordi tra Stati in materia di trasparenza una nuova tegola si abbatte sul colosso bancario HSBC. Stuart Gulliver, amministratore delegato, avrebbe nascosto 7,6 milioni di dollari in conti segreti attraverso una società anonima di Panama e mantenuto la residenza fiscale a Hong Kong, dove ha la sua sede l’HSBC. Gulliver, parlando del sistema di evasione scoperto nella filiale di Ginevra della sua banca grazie alle rivelazioni dell’ex-dipendente Hervé Falciani, ha commentato «alcuni dei nostri ritengono che le pratiche del nostro private bank in passato siano state fonte di vergogna e dannose per la nostra reputazione. Penso che l’utilizzo del termine vergogna sia ragionevole».

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Eveline Widmer-Schlumpf e Pier Carlo Padoan

https://luciogiordano.wordpress.com/2015/02/23/firmato-accordo-tra-italia-e-svizzera-e-la-fine-del-segreto-bancario/

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Marigliano (NA), Multato per aver regalato un panino a un disabile

19 giovedì Feb 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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A Marigliano, alle porte di Napoli, un salumiere è stato multato dagli agenti della Guardia di Finanzia per non aver emesso regolare scontrino dopo aver confezionato e regalato un panino a un disabile.
Gigi trascorre sempre le sue giornate tra la salumeria di Salvatore, il tabaccaio affianco e il bar dei dintorni. Ognuno di loro regala qualcosa al ‘ragazzo di 60 anni’ che si preoccupa se fanno qualche minuto di ritardo all’apertura e tiene loro compagnia. Una presenza silenziosa, discreta, riservata che si è molto spaventata dinanzi alle insistenti richieste dei tre uomini delle Fiamme Gialle. Non avendo idea di cosa fosse questo scontrino fiscale tanto reclamato Gigi, in lacrime, è scappato via.
Salvatore Picardi, 30 anni, ex caporale dell’esercito ricorda le parole del generale: «la legge deve essere sempre e comunque rispettata, ma chi la fa rispettare deve avere cuore». Lui non si sente un evasore e rifiuta di sentirsi tale solamente per aver compiuto un gesto di umanità nei confronti di una persona bisognosa.
Racconta anche Salvatore di essere stato difeso dagli altri clienti presenti, che si sono rivolti in maniera ostile agli agenti della GdF, e dagli altri commercianti accorsi, come accade sempre a Napoli e dintorni ogni qualvolta la 
routine viene spezzata da piccoli o grandi accadimenti. In quegli stessi luoghi che hanno generato l’usanza del ‘caffè sospeso’. Entrando nel bar per consumare un espresso, alla cassa se ne pagavano due, l’altro era per il cliente successivo, chiunque fosse. Un gesto che richiama un grande senso di civiltà e di rispetto verso il prossimo, una grande catena di solidarietà umana che non si riuscirà a spezzare neanche con le fredde e rigide regole fiscali che sembrano essere studiate per colpire sempre e comunque gli ultimi.
Salvatore afferma con una punta di amarezza: «questa non è l’Italia a cui ho giurato fedeltà. In questi casi non servono le parole, io continuerò a fare gesti come questo. Non so se altri continueranno a farlo, però. Certi comportamenti possono scoraggiare anche la solidarietà. Comunque non credo assolutamente che regalare un panino sia evasione».
Per le Fiamme Gialle lo scontrino va comunque emesso, se poi lui preferisce regalarla quella merce è una scelta personale che non interessa il fisco e quindi lo Stato. Ovvio, allo Stato non interessa avere un cittadino con un grande senso civico ma solo un contribuente che magari, volendo, può fare beneficenza per qualche Onlus indicata e propagandata per i cui importi versati potrà anche godere, forse, di un’agevolazione fiscale purché il tutto riguardi versamenti che vadano a sommarsi ad altri versamenti, che si accumulino in conti correnti, che generino flusso di denaro e spostamento di capitali a livello internazionale… ecco questo potrebbe rendere Salvatore un benefattore agli occhi di tutti, ma aiutare quotidianamente una persona in difficoltà offrendole accoglienza e cibo fa di lui, nel nostro Paese, un evasore.

https://luciogiordano.wordpress.com/2015/02/19/marigliano-na-multato-per-aver-regalato-un-panino-a-un-disabile/

 

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Uber, la rivolta dei taxi

19 giovedì Feb 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Nella giornata di ieri ha avuto luogo a Torino la manifestazione nazionale dei tassisti contro Uber. Svoltasi senza particolari tensioni nella mattinata, già nelle prime ore del pomeriggio la protesta è degenerata con il lancio di uova contro la sede dell’Autorità dei Trasporti e l’aggressione a due cameraman di Sky, costretti a rifugiarsi in un bar. A conclusione della riunione con la delegazione sindacale, il presidente dell’Autorità dei Trasporti Andrea Camanzi ha ribadito di aver fissato per giovedì mattina l’incontro con i vertici di Uber.

Un muro contro muro quello tra tassisti e la società californiana che sembrerebbe destinato a irrigidirsi sempre di più. Proprio nel giorno dello sciopero nazionale indetto dai primi infatti la seconda risponde abbassando del 20% le proprie tariffe.
La rabbia dei tassisti è stata rivolta anche ai colleghi in servizio fermi nelle piazze: «Venite con noi a manifestare».
Valter Drovetto, vice segretario nazionale Ugl Taxi, tenta di sintetizzare la loro posizione e fare il punto sulle richieste: «Chiederemo di essere ricevuti da sindaco e prefetto. Chiediamo legalità e rispetto delle regole, chi costa meno è perché non paga le tasse e fa tariffe a discrezione, rispetto a noi che abbiamo il tassametro piombato. Uber effettua un servizio senza rispettare tutte quelle garanzie che da sempre ci vengono richieste. In questo modo si danneggiano 100mila tra tassisti e autonoleggiatori. Uber deve fermarsi». Intanto i tassisti a Torino minacciano: «Siamo pronti a bloccare tutta l’Italia». 500 auto bianche incolonnate hanno intasato via Nizza e via Biglieri nel capoluogo piemontese.

Ma alla Uber sono veramente degli ‘abusivi’ che praticano la ‘concorrenza sleale’ permettendosi di adottare tariffe vantaggiose perché non pagano le tasse oppure sono il risultato di ricerche innovative nel settore e di studi volti a ottimizzare costi e lavoro per ottenere un servizio adeguato ai tempi e alla clientela?

Imperativo della società californiana è quello di «evolvere il modo in cui si muove il mondo». Fondata nel 2009 attualmente è presente in 70 città e riscontra un trend sempre in crescita. «Collegando gli autisti con i clienti grazie alle nostre app, rendiamo le città più accessibili, creando nuove opportunità per i clienti e occasioni di lavoro per gli autisti».

A inizio gennaio un’auto Uber è stata danneggiata da un gruppo di tassisti furibondi davanti a un teatro di Torino, che stanno facendo una dura campagna contro il servizio di car pooling al punto che molti autisti Uber rifiutano di rilasciare interviste o essere ripresi per paura di ritorsioni. «Non ti nego che alcuni di noi driver sono terrorizzati dai tassisti. La maggioranza degli utenti Uber non prenderebbe mai il taxi, ma utilizzerebbe il car sharing o i mezzi pubblici.» Stando alle dichiarazioni di un autista Uber quindi il loro lavoro non sottrae clienti alla categoria tassisti e sarebbe un servizio rivolto verso un’utenza di fascia economica più bassa che in alternativa usufruirebbe di mezzi pubblici o parimenti convenienti. «Tutto avviene tramite app, non c’è scambio di denaro contante. Gli utenti vedono addebitato sulla loro carta di credito l’importo della corsa che mediamente va dal 40% al 70% in meno rispetto ai taxi. Un quinto di quanto pagato va a Uber e la restante parte al driver. Il servizio funziona da poco, quindi non so fare una media, ma direi che ricevo dai 500 ai 1500 euro al mese, a seconda di quanto tempo ci dedichi. Non è un vero e proprio stipendio, ma aiuta a pagare le spese della macchina.»

Ma i tassisti non ci stanno, chiedono l’intervento del ministro Lupi ed espongono striscioni che urlano all’abusivismo causa del loro ‘soffocamento’.

È dalla scorsa estate che va avanti la protesta dei tassisti contro il ‘metodo Uber’ ma il focolaio si è riacceso più fervido che mai dopo la sentenza del giudice di pace Giovanni Gualandi, il quale ha accolto il ricorso presentato da un driver che era stato multato dalla polizia municipale di Genova come tassista abusivo.

Valerio Giacopinelli, socio della Cooperativa radio taxi e presidente della Fita, commenta duramente la sentenza del giudice: «Speravamo che il Tribunale potesse confermare quello che diciamo da tempo e cioè che gli autisti di quella società svolgono la nostra professione abusivamente. Ma così non è stato. È chiaro che ora tutto si complica. Noi andremo avanti. Una cosa è certa: questa sentenza avrà delle conseguenze. E nel futuro potrebbero verificarsi problemi di ordine pubblico che coinvolgeranno non soltanto la nostra categoria ma anche gli autisti Ncc, quelli del servizio di noleggio auto con conducente». “Problemi di ordine pubblico” che non si sono fatti attendere.

Proprio al termine dell’incontro tra i sindacati dei tassisti e i vertici della Prefettura genovese, con i rappresentanti di Fita Cna e Casa Artigiani, la tensione in strada si è fatta insostenibile e alcuni tassisti hanno rivolto la propria rabbia verso quattro giornalisti, due della testata Secolo XIX, e per calmarli è dovuta intervenire la polizia.

Un crescendo di frustrazione, rabbia e insoddisfazione che aveva portato i rappresentanti di Fita Cna e Casa Artigiani ad abbandonare il tavolo di discussione.

Nelle motivazioni il giudice Gualandi ha precisato di aver accolto il ricorso in quanto «la polizia municipale ha contestato all’interessato un’infrazione dell’articolo 86 del codice della strada e non dell’articolo 85 (che si riferisce alla professione di Ncc, cioè auto a noleggio con conducente) del medesimo testo», quindi per il giudice di pace «se Uber volesse mettersi in regola, dovrebbe presentare la documentazione necessaria per essere assimilato a una compagnia che offre servizi Ncc».

Il driver della Uber non andava quindi multato come ‘tassista abusivo’ bensì come ‘autista Ncc non in regola’. Ed è ancora una volta Valerio Giacopinelli a spiegare la posizione dei tassisti: «chiederemo che venga fatta applicare la legge. Una norma c’è, e non contempla la possibilità di trasformare la propria auto in un mezzo per il trasporto di persone».

E mentre i tassisti si scontrano e protestano la Uber Genova lancia un’offerta sui social che suona quasi come una contromossa alla manifestazione: «con il codice VIALIBERAGENOVA l’azienda offre una corsa gratis nel capoluogo ligure».

Benedetta Arese Lucini, general manager Uber in Italia, si dichiara soddisfatta della sentenza del giudice Gualandi: «La motivazione della sentenza conferma che il servizio offerto da Uber non è in nessuna maniera un taxi abusivo. Infatti se il servizio di taxi è un trasporto pubblico (sebbene non di linea), e come tale obbligatorio, caratterizzato da tassametro, partenza da piazzole riservate ed utenza indifferenziata, Uber è cosa del tutto diversa. Uber è condivisione volontaria della propria auto per esigenze di mobilità privata all’interno di un social network (anche se le verifiche e le garanzie a favore degli utenti sono – in termini di sicurezza – addirittura maggiori che nel servizio taxi). Permane comunque la necessità di provvedere ad una nuova ed organica normativa del settore del trasporto e della mobilità, che tenga conto delle nuove tecnologie che di fatto lo hanno già rivoluzionato, a vantaggio della collettività e per una maggiore vivibilità delle nostre città».

Indipendentemente dalle ragioni e dalle opinioni di ogni singolo o categoria, ciò che va assolutamente recriminato è la violenza con cui gruppi, si spera sparuti e isolati, di tassisti hanno assalito i giornalisti che assistevano alle manifestazioni di Genova e Torino con l’unico scopo di documentare e raccontare gli eventi. Anche in virtù del fatto che, mentre concentrano tutte le loro ire verso la società Uber, in Italia, come in Europa, come nel resto del mondo, il car pooling è un fenomeno in continua e costante crescita e viene inserito nell’ambito della cosiddetta ‘mobilità sostenibile’.

Secondo un’indagine di settore condotta per l’Italia nel 2012, in un anno i posti auto condivisi hanno raggiunto quota 100mila, con una crescita delle offerte del 138%. Una tendenza abbracciata soprattutto dalle grandi città come Roma e Milano e, a livello regionale, da Emilia, Toscana e Lombardia. Lo studio sottolinea inoltre che la maggior richiesta proviene da giovani di età compresa tra i 25-34 anni, seguiti a ruota dai 18-24enni. Il motivo più comune per cui si dichiara di scegliere il car pooling è «ridurre le spese e ottimizzare i costi».

Uber, che si colloca tra il car sharing e il classico servizio taxi rappresenta innegabilmente un sistema innovativo che potrebbe realmente far sembrare obsoleto il metodo delle auto bianche o quantomeno aprire un mercato storicamente chiuso.

 

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