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Irma Loredana Galgano

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Piattaforma produzioni dal basso: il crowdfunding del libro e altro ancora

09 domenica Nov 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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 Produzioni dal Basso è la piattaforma per finanziare qualsiasi forma di autoproduzione senza filtri e senza alcuna intermediazione. Libri, musica, documentari, teatro, film, cinema, arte, cultura, dvd sono le principali categorie in cui poter inserire il proprio o sostenere un progetto altrui.

 È una delle prime piattaforme di crowdfunding nate in Europa ed è una delle più grandi community italiane di autoproduzione online. È basata sul doppio binario: reward-based e donation-based, ovvero predisposta sia per progetti che prevedono donazioni in cambio di ricompensa, le ‘donazioni modali’, sia per quelli che richiedono donazioni semplici, senza nulla in cambio.

 PdB opera dal 2005 per realizzare strumenti online che permettano la nascita di nuove comunità economiche che di volta in volta si costituiscono in modo spontaneo e volontario con lo scopo di realizzare un progetto. Sfruttando la neutralità delle rete non vengono posti filtri di alcun tipo proprio per garantire l’orizzontalità della piattaforma e la sua funzione cardine di disintermediazione.  Anche per questo viene chiesto a tutti i collaboratori che si impegnano nella promozione di un progetto di non far leva sulle facili speranze o sui sogni ma di essere molto onesti e realisti.

 La piattaforma Produzioni da Basso vuole promuovere relazioni interpersonali che si basino sulla cooperazione e sulla condivisione quali valori fondamentali per lo sviluppo di un modello economico al servizio dell’uomo, con la garanzia di avere alle spalle un team che costantemente monitora il mercato e la ricerca per mettere a disposizione degli utenti sempre sistemi efficienti e all’avanguardia.

 Una ricerca ISTAT condotta tra il 2010 e il 2011, i cui dati sono stati resi noti nel 2012, ha evidenziato, a fronte di un leggero aumento di copie di libri stampate, un netto calo del numero di lettori abituali che rappresentano meno del 50% della popolazione. Il numero di nuovi editori è inferiore a quello di coloro che hanno cessato l’attività. Quasi il 10% delle famiglie italiane dichiara di non possedere alcun libro in casa.

 È evidente quanto la situazione sia complessa e difficile e di come diventi sempre più arduo portare all’attenzione di un editore serio un progetto editoriale, soprattutto da parte dei un emergente che non può offrire garanzie certe sul buon esito dell’investimento. Ecco allora che nascono piattaforme come PdB, in Inghilterra e Stati Uniti diffuse da anni, che vengono incontro ai singoli che credono nella propria idea. Il progetto vero e proprio parte solo quando si è raggiunta la copertura finanziaria prevista al momento del lancio del crowdfunding, limitando in questo modo al minimo i rischi di fallimento ed evitando di finire in mano a pseudo-editori che fanno leva proprio sui sogni di ognuno chiedendo soldi in cambio di fumo.

 Attualmente sulla piattaforma Produzioni dal Basso sono presenti 393 progetti di musica, 248 di libri, 196 documentari, 174 opere teatrali, 325 tra film e cinema, 145 progetti artistici, 135 idee per DVD, 142 progetti culturali. Una dimostrazione inconfutabile del diffuso spirito creativo degli italiani che merita assolutamente di trovare la propria strada e diffusione senza dover necessariamente sottostare al volere del mercato o di editori a cui interessa solo il beneficio economico della cultura.

http://luciogiordano.wordpress.com/2014/11/07/piattaforma-produzioni-dal-basso-il-crowdfunding-del-libro-e-altro-ancora/

© 2014, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Finanziamenti pubblici alle scuole private: le nuove frontiere dell’ipocrisia

05 mercoledì Nov 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Scuola privata

«Finanziamenti pubblici alle scuole private» è un’espressione che appare sbagliata già solo a formularla. Se è privata perché finanziarla con i soldi pubblici?

Negli ultimi anni in Italia la scuola privata ha assistito a un netto calo delle iscrizioni, si parla di una media negli ultimi cinque anni di uno studente su cinque, ragion per cui è stato richiesto d’urgenza un intervento da parte dello Stato. Per l’anno scolastico 2013/2014 sono stati stanziati altri 223 milioni di euro che andranno a sommarsi ai 260 milioni già previsti per questo stesso anno. Il ministro Giannini ha definito questa una politica di «libertà effettiva di scelta educativa dei genitori».

Se avessero potuto scegliere probabilmente molti genitori avrebbero preferito avere i libri e altro materiale didattico gratis e non un’alternativa tra pubblico e privato. Per l’ingresso alla Scuola media, che è scuola dell’obbligo, ogni famiglia paga per ogni figlio mediamente € 200,00 tra libri, quaderni, penne, compassi, album da disegno, gomme, mine, righe, righelli e squadre… con 483 milioni di euro si sarebbero potute aiutare 2.415.000 famiglie e non sembra un aiuto da poco.

La Repubblica Italiana stando ai documenti ufficiali è uno Stato laico. La gran parte delle scuole private operanti in Italia è cattolica. È un qualcosa che stona già solo a pensarlo. Non ha senso maggiormente in considerazione delle condizioni disastrose in cui versa la scuola pubblica, sia dal punto di vista della didattica che da quello delle strutture. In teoria il Governo dovrebbe impiegare ogni possibile risorsa, fino all’ultimo euro disponibile, per migliorare la qualità del servizio scolastico pubblico e degli edifici dove questo viene praticato. Dovrebbe impegnarsi al massimo per garantire a tutti i giovani italiani la possibilità di frequentare scuole adeguate a livello europeo, almeno, e non sprecare tempo e risorse nel trovare giustificazioni a comportamenti e decisioni che sono evidentemente e palesemente tentativi di rattoppo destinati al fallimento certo.

I sostenitori del contributo pubblico alla scuola privata sembrano concordare in pieno con la linea indicata dal ministro Giannini, o sarà vero il contrario, per cui finanziare il privato con soldi pubblici serve a garantire ai genitori una scelta “libera”. E dove starebbe questa libertà? Non si può neanche più ipotizzare che consista nella possibilità di garantire ai propri figli un’istruzione migliore perché recenti studi hanno sfatato anche questo mito ormai.

In tutta onestà, ritengo che la vera libertà sarebbe poter garantire a tutti gli italiani in età scolare obbligatoria la possibilità di frequentare la scuola pubblica, di possedere i libri di testo e altro materiale didattico, di avere accesso alle attrezzature informatiche, ai laboratori scientifici, a palestre, mense e al trasporto gratis. Poi, avendone possibilità, ogni famiglia potrà decidere o scegliere con tutta la libertà del caso, se lo ritiene necessario, di integrare la formazione pubblica dei propri figli con corsi o studi privati, a pagamento.

Aiutare finanziariamente le scuole private è un’operazione che in concreto non contribuisce a creare un’alternativa per la famiglia media italiana che non potrà comunque permettersi il pagamento di una retta mensile e tutti gli altri oneri e costi aggiuntivi, rappresenta quindi solo un sostegno a favore dei privati titolari dell’istituto. Inoltre una reale e concreta alternativa si avrebbe allorquando ci fosse la possibilità di scelta per i genitori tra diversi istituti, alcuni pubblici e altri privati, tutti laici o anche religiosi, ma in questo caso dovrebbero essere in numero tale da coprire almeno le più grandi religioni del mondo (cristianesimo, ebraismo, islamismo, buddhismo, induismo, taoismo, animismo, shintoismo…) altrimenti non è libertà di scelta ma condizionamento.

Ed ecco allora che i finanziamenti pubblici alla scuola privata sembrano rappresentare davvero la nuova frontiera dell’ipocrisia.

http://www.sulromanzo.it/blog/finanziamenti-pubblici-alle-scuole-private-le-nuove-frontiere-dell-ipocrisia

© 2014, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Fabiola Gianotti direttore del Cern: terza volta per un italiano, prima per una donna

05 mercoledì Nov 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Fabiola Gianotti è stata nominata direttore generale del Cern di Ginevra. È la terza volta che viene nominato un italiano, dopo Carlo Rubbia e Luciano Maiani, ed è la prima in assoluto che una donna riceve questo incarico al laboratorio europeo di fisica delle particelle.

La fisica Fabiola Gianotti succede al tedesco Rolf-Dieter Heuer, direttore del Cern dal 2009. Romana di nascita, è entrata a far parte del Cern nel 1987. Dal 1999 ha lavorato come coordinatrice di quello che è considerato il più grande esperimento scientifico mai realizzato: ATLAS, portato avanti grazie alla collaborazione di oltre 3000 studiosi provenienti da 38 Paesi diversi.

Insieme a Joseph Incandela, in qualità di portavoce dell’Esperimento ATLAS, il 4 luglio 2012 ha annunciato pubblicamente le prime osservazioni su una particella compatibile con il bosone di Higgs.

«Il bosone di Higgs è una particella molto speciale che non appartiene alle due classi in cui si suddividono le altre particelle: quelle di materia, che sono i costituenti fondamentali dell’atomo, e quelle di interazione, che trasmettono l’Interazione elettromagnetica, quella debole e quella forte. Il bosone di Higgs è diverso perché ha il compito di dare massa a tutte le altre particelle e, se così non fosse, il nostro Universo non esisterebbe e ovviamente non esisteremmo neppure noi» e ancora «Il meccanismo di Higgs entrò in azione dopo un centesimo di miliardesimo di secondo dalla esplosione del Big Bang e diede massa ad alcune particelle lasciandone altre senza massa. Dal Modello Standard, che è l’insieme delle nostre conoscenze che finora meglio descrivono la composizione della materia e le forze che fanno interagire le particelle, sapevamo che ci sono particelle come il fotone che non hanno massa ma sono pura energia e viaggiano alla velocità della luce e altre invece che hanno massa. La ragione era un mistero. Adesso abbiamo capito che questo fatto dipendeva dalle differenti interazioni che queste particelle avevano con il bosone». Sono state le parole usate da Gianotti per introdurre l’importante scoperta del team di ATLAS.

http://luciogiordano.wordpress.com/2014/11/04/fabiola-gianotti-direttore-del-cern-terza-volta-per-un-italiano-prima-per-una-donna/

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Università. Guerra a Baronati e Concorsi truffa. Libera e ANA chiedono ai Rettori il Whistleblowing

02 domenica Nov 2014

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L’Associazione antimafia Libera e l’Autorità nazionale anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone condurranno insieme la battaglia contro nepotismo, baronati, concorsi truccati e clientelismo nel mondo accademico nostrano.

Lo strumento scelto è il whistleblowing, già impiegato da anni nei paesi anglosassoni, che consente a tutti i cittadini di segnalare illeciti e abusi in completo anonimato, senza il rischio quindi di esporsi a ritorsioni.

Il 22 Ottobre è stato inaugurato l’indirizzo di posta elettronica ‘protetto’ whistleblowing@anticorruzione.it che potrà essere utilizzato da tutti i pubblici dipendenti per segnalare illeciti all’interno delle Pubbliche amministrazioni.

Libera e ANA hanno lanciato un appello ai rettori delle Università affinché quanto prima possano convergere verso detto indirizzo riservato anche le segnalazioni provenienti dai diversi Atenei.

Nell’ultimo rapporto di Transparency International sull’educazione scolastica il ‘Metodo Italia’ viene citato come esempio «di radicato familismo all’interno degli atenei» e non è certo una cosa di cui andare fieri. Stando ai dati di una ricerca tutta italiana su 57 Università monitorate sono stati riscontrati 18 casi di assunzione o avanzamento di carriera di parenti del Rettore o di un Preside di Facoltà. Molto scalpore ha destato anche l’inchiesta di «Repubblica» dell’Ottobre 2008 che ha svelato la presenza di almeno un parente assunto nella Facoltà di Medicina dell’Università di Palermo per ben 58 professori. 21 per la Facoltà di Giurisprudenza. 23 in quella di Agraria e 18 a Ingegneria. Dati che si riferiscono sempre al medesimo Ateneo.

È vero che non può essere una colpa ‘a prescindere’ l’essere un ‘figlio di’ e che non è detto che si vada avanti solo per merito della ‘raccomandazione’ però è pur vero che se costoro sono tanto meritevoli per conoscenze e attitudini possono anche far valere il proprio essere professionale altrove, evitando così di finire nel mirino delle critiche, da parte loro immotivate.

Il whistleblowing può essere utile per informare tempestivamente le autorità su diverse tipologie di rischio: pericoli sul luogo di lavoro, frodi, danni ambientali, negligenze mediche, illeciti finanziari, minacce, casi di corruzione o concussione e via discorrendo. È del 2008 il primo studio dell’Alto Commissario sui whistleblowers incentrato prevalentemente sull’analisi e descrizione degli aspetti relativi alla protezione dei ‘collaboratori civici’ o ‘pentiti’.

L’articolo 9 della Convenzione civile sulla corruzione firmata a Strasburgo il 4 Novembre 1999 impone «l’introduzione da parte di ciascuno Stato nel proprio diritto interno di un’adeguata tutela in favore dei dipendenti che denuncino in buona fede alle autorità competenti fatti di corruzione di cui abbiano giusti motivo di sospetto». Mentre nell’articolo 33 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, adottata dall’Assemblea Generale nel Dicembre 2003 si legge: «Ogni Stato dovrà prevedere all’interno del proprio sistema giuridico nazionale misure appropriate finalizzate alla protezione degli informatori. Misure contro ogni trattamento ingiustificato per chiunque riporti in buona fede e su basi ragionevoli alle competenti autorità qualunque fatto riguardante violazioni».

Il fatto che ancora nel 2014 delle libere Associazioni debbano essere costrette a elemosinare pubblicamente il consenso dei ‘magnifici rettori’ delle Università e lanciare una Petizione per sensibilizzare l’opinione pubblica la dice lunga su quanto ancora ci sia da lavorare e da cambiare per raggiungere un sistema e un’organizzazione civile e trasparente nel nostro Paese.

L’iniziativa di Libera, Gruppo Abele e ANA a favore del whistleblowing nei 66 Atenei pubblici italiani è sostenuta anche da Cgil, Cittadinanzattiva, LINK Coordinamento universitario, Movimento Studenti di Azione Cattolica e Federazione Universitaria Cattolica Italiana, Centro Iniziativa Democratica Insegnanti, Forum Nazionale Giovani, Unione degli Studenti, Rete della Conoscenza.

http://luciogiordano.wordpress.com/2014/11/02/universita-whistleblowing-guerra-a-baronati-e-concorsi-truffa/

 

 

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All’Expo 2015 servono volontari

01 sabato Nov 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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È in arrivo un bando per selezionare 140 giovani volenterosi di svolgere il servizio civile in Expo 2015. Ad annunciarlo il sottosegretario al Welfare Luigi Bobba e il commissario unico e amministratore delegato di Expo Spa Giuseppe Sala.

Durante la conferenza stampa Sala ha ricordato anche l’esistenza di un ulteriore progetto votato per i giovani, ideato per dare loro una ‘opportunità di lavoro’ facendo i volontari tra i padiglioni. Non si guadagna ma si può imparare una ‘professione’ «come quella di steward, hostess o responsabile eventi».

Occasioni da non perdere insomma.

Nel Piano finanziario di Expo 2015 si legge: «oneri capitalizzati per 177 mln di €; costi di gestione 1.277 mln di € da coprire con i ricavi previsti; investimenti in infrastrutture  1.746 mln di € di cui 1.486 mln a carico del Governo, 218 mln della Regione Lombardia, 109 mln della Provincia di Milano, 218 mln del Comune di Milano, 109 mln della Camera di Commercio di Milano e 260 mln di privati». Sintetizzando si può quindi riassumere dicendo che, ammesso si riesca a incassare quanto necessario per coprire i costi di gestione, 1.486 mln di € sono per certo a totale carico dei cittadini italiani.

Sul Bilancio consuntivo al 31 Dicembre 2013 la voce ‘costo per il personale e collaboratori a progetto’ incide sul dare del Conto economico per l’ammontare complessivo di 12.3 mln di € di cui oltre 7.5 mln per ‘stipendi e salari’.

Ora, in considerazione della elaborata articolazione del Bilancio nonché dell’abbondante investimento preventivato per la realizzazione dell’Expo, si può agevolmente supporre che tra le 155 persone attualmente dipendenti della Spa c’è o c’è stato qualcuno a cui sia venuto in mente di considerare la voce necessaria di ‘personale in loco’. Non possiamo certo immaginare che i dirigenti, i quadri e gli impiegati di Expo Spa siano degli sprovveduti che non sapevano sarebbero occorsi dei collaboratori da impiegare alla biglietteria, all’ingresso, all’ufficio informazioni, in giro tra i padiglioni e via discorrendo.

Quindi le alternative restano due: o hanno fatto male i calcoli oppure avevano già programmato di ‘sfruttare’ manodopera a basso o costo zero.

I volontari del Servizio civile all’Expo avranno diritto a una indennità mensile di partecipazione che, presumibilmente, equivarrà a quella data normalmente ovvero €14.46 al giorno. Considerando che è richiesta una presenza costante di 7 ore, la retribuzione sarà di €2.06 l’ora.  Per chi farà il Servizio civile perché per gli altri ‘volontari’ forse neanche questo.

Sul sito dell’Expo 2015 si legge: «Potrai maturare un’esperienza che non inizia e non finisce con Expo ma continua e ti permetterà di guadagnare diverse competenze!» Certo.

Non può valere neanche l’attenuante del ‘piuttosto che niente’ in quanto questi giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni ‘sprecheranno’ o ‘sprecherebbero’ 12 mesi della loro vita per «entrare in contatto con Paesi e con Organizzazioni della Società civile che parteciperanno all’evento» facendo loro da steward, hostess o organizzando ‘eventi’ quando dovrebbero invece poter avere la possibilità di continuare o ultimare i propri studi, migliorare la propria professionalità e relazionarsi con membri o enti della Società civile in merito alle proprie attitudini, conoscenze o ambizioni professionali.

Sorgono anche altri dubbi e perplessità riguardo questa accanita ricerca di volontari giovani da ‘impiegare’ all’Expo. Non sarà per caso che dopo tanti scandali, presunte tangenti, ipotetici imbrogli, supposte mazzette e appalti che non ‘appaltano’ bene qualcuno sta cercando di ‘lavarsi la faccia’ buttando avanti al carro ragazzi innocenti e incensurati?

http://luciogiordano.wordpress.com/2014/11/01/allexpo-2015-servono-volontari/

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Greenpeace in Parlamento contro lo ‘Sblocca Italia’

30 giovedì Ott 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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«Abbiamo provato ad aprire uno striscione alla Camera dei Deputati, durante la votazione della fiducia sul decreto ‘Sblocca Italia’, per dirlo a tutti: “No trivelle, Sì rinnovabili”! Oggi abbiamo deciso di portare il messaggio nostro – e di decine di migliaia di persone e comitati locali – direttamente dove vengono prese le decisioni, e abbiamo scelto di farlo proprio durante la votazione della fiducia sul decreto ‘Sblocca Italia’. Volevamo dirlo forte e chiaro: i nostri mari sono dei cittadini italiani. Non sono un far west in mano ai petrolieri! Matteo Renzi, che parla sempre di futuro e innovazione, sta infatti legando il nostro Paese alle fonti fossili, energia del passato, attaccando le rinnovabili e ignorando le potenzialità dell’efficienza energetica. A pagare le conseguenze di queste scelte in termini ambientali ma anche economici e di occupazione saranno, ancora una volta, i cittadini.» (Greenpeace Italia)

 Una manciata di attivisti di Greenpeace Italia stamattina si è recata in Parlamento e, nel momento in cui veniva introdotta la votazione per il Decreto ‘Sblocca Italia’, ha tentato di aprire uno striscione. Una forma assolutamente innocua di protesta per amplificare la voce di migliaia di cittadini e centinaia di comitati che sono nella maniera più assoluta contrari all’intensificazione dell’estrazione petrolifera e assolutamente favorevoli all’introduzione sempre maggiore di fonti alternative di energia.

 La reazione non è mancata. Gli uscieri hanno strappato di mano lo striscione agli attivisti ‘invitandoli’ insistentemente ad abbandonare l’aula.

 Come banditi, con le mani alzate, i ragazzi si sono appropinquati all’uscita, in silenzio, scortati dagli uscieri e da scrosci di applausi provenienti, presumibilmente, dalle forze di opposizione.

 Non mancheranno di certo le polemiche. Violazione del regolamento. Mancanza di rispetto per le Istituzioni. Disordine. Scompiglio e parapiglio. Se ne diranno tante su questi ragazzi e sul loro gesto, provocatorio senz’altro ma ben motivato e avvalorato dal fatto che gli ‘onorevoli’ che si sono mostrati stizziti in realtà sono dei dipendenti dei cittadini, anche di tutti coloro che sono contrari al «far west delle trivelle», impersonati per l’occasione dagli attivisti di Greenpeace Italia.

 Certo che la situazione in Italia è veramente sull’orlo del baratro se ci si ritrova a pensare, in una situazione del genere: beh, meno male almeno che non le hanno prese!

 

 

 

 

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La scuola pubblica prepara meglio della scuola privata. È vero?

29 mercoledì Ott 2014

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Per anni è stata una leggenda metropolitana tra le più dure da scalfire: la scuola privata è migliore di quella pubblica. Oggi qualche dubbio comincia a insinuarsi e alcuni studi tendono addirittura  a ribaltare il risultato portando in testa la scuola pubblica, che diventerebbe così migliore di quella privata. Il punto però è: la scuola italiana, pubblica o privata, prepara adeguatamente i propri alunni?

Secondo un’indagine condotta dalla Fondazione Agnelli su oltre 1000 Istituti di Istruzione secondaria di secondo grado, dislocati tra Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Calabria, e 145.000 diplomati «nonostante la presenza di alcune realtà di chiara eccellenza, la performance della maggior parte delle scuole non statali è deludente rispetto a quelle statali». L’obiettivo della ricerca è stato quello di studiare a ritroso le carriere universitarie (esami, voti, crediti) e verificare la provenienza degli studenti in maniera tale da «trarre indicazioni utili sulla qualità delle “basi” formative acquisite e dunque sul lavoro svolto presso le scuole superiori di origine».

Anche i dati della ricerca condotta nell’ambito del Programme for International Student Assessment (PISA) dell’OCSE risalgono al 2012 come per lo studio della Fondazione Agnelli. E anche in questo caso il “vantaggio” della scuola privata non è poi così scontato.

«Gli studenti che frequentano scuole private tendono a conseguire risultati significativamente migliori nelle rilevazioni PISA rispetto agli studenti che frequentano scuole pubbliche; ma gli studenti delle scuole pubbliche che provengono da un contesto socio-economico simile a quello delle scuole private tendono ad andare egualmente bene»; inoltre «Paesi con un’alta percentuale di scuole private non ottengono risultati migliori in PISA».

L’analisi PISA dell’OCSE ha inoltre focalizzato l’attenzione sul fatto che, in sostanza, il vantaggio delle scuole private è per la gran parte dovuto agli alti livelli di autonomia nel definire il curriculum e dal background socio-economico degli studenti che frequentano queste scuole.

Sia dallo studio della Fondazione Agnelli che da PISA è emerso quindi che incide molto sul rendimento o meglio sul risultato scolastico di uno studente la situazione socio-economica della famiglia di origine. Perché?

Sintetizzando i dati emersi fino a questo momento possiamo affermare che, in una scuola privata, potenzialmente si può lavorare meglio e di più in quanto si hanno maggiori possibilità economiche e di conseguenza materiali e quant’altro possa servire a completamento della formazione. Però è pur vero che gli standard di valutazione sono arbitrariamente fissati e quindi potrebbero non coincidere con quelli “pubblici” rendendo a questo punto meno attendibile un confronto diretto. Per quanto riguarda la scuola pubblica invece all’eterogeneità dei frequentanti dovrebbe però contrapporsi un’omogeneità di materiali e offerta formativa. Se si hanno gli stessi insegnanti e si studia sugli stessi libri perché mediamente ottengono risultati migliori coloro che provengono da uno status familiare socio-economico più elevato? Per il calcolo delle probabilità non è pensabile che ciò sia dovuto a una sempre maggiore corrispondente capacità intellettiva e di apprendimento. È più probabile infatti pensare che ciò sia dovuto alla superiore possibilità di informazione, documentazione e studio extrascolastico e forse, spiace dirlo, anche a qualche pregiudizio nella valutazione dei meriti. In questo caso però verrebbe proprio meno il cardine, il principio base su cui deve perentoriamente fondarsi una scuola pubblica.

Leggendo i risultati di un’indagine ISTAT del 2010, basata anche su rilevazioni dell’OCSE, si resta un po’ perplessi, a tratti sconcertati: «In particolare, per le competenze in lettura, uno dei cinque benchmark selezionati nella strategia di Lisbona, il punteggio medio nella scala di competenze degli studenti italiani (469) è di 23 punti inferiore alla media internazionale (492). […] Il quadro è peggiore per le competenze in matematica. […] Anche per la literary scientifica il ritardo appare considerevole: 25 punti in meno del valore medio OCSE. […] La posizione dell’Italia, non dissimile da quella di Grecia e Portogallo, è lontana dai livelli di eccellenza della Finlandia». Precisiamo che questi dati sono riferiti ai ragazzi di 15/16 anni che hanno appena concluso il ciclo obbligatorio di studi.

Se si interrogano i ragazzi sui responsabili della situazione attuale risponderanno in coro che è colpa degli insegnanti, quest’ultimi diranno che i tempi sono cambiati, è difficile lavorare, non c’è collaborazione né partecipazione da parte degli alunni come delle loro famiglie. I dirigenti diranno che loro danno il massimo e di più non possono, perché, fino a quando continueranno a tagliare i fondi, taglieranno anche le gambe o le ali… Nelson Mandela affermava che «c’è un solo modo per svelare l’anima di chi governa una comunità: osservare come tratta i bambini e gli insegnanti».

Non c’è bisogno di focalizzare neanche troppo per rendersi conto che la scuola, come l’istruzione in generale, in Italia sembra essere diventata un peso in quanto assorbe risorse senza generarne, questo almeno agli occhi di chi considera fondamentale non la cultura, non il sapere, non la conoscenza bensì la crescita economica come indice di benessere di uno Stato democratico.

È chiaro a questo punto che la priorità non è stabilire se sia la scuola pubblica migliore di quella privata o il contrario ma trovare un modo per rendere la scuola italiana, preferibilmente pubblica, competitiva sul piano internazionale e in grado di fornire ai suoi studenti una formazione adeguata.

http://www.sulromanzo.it/blog/la-scuola-pubblica-prepara-meglio-della-scuola-privata-e-vero

 

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Cremona. Scandalo Mense Scolastiche. Mangia solo chi paga.

25 sabato Ott 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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 In Italia chi sceglie di iscrivere i propri figli alla scuola pubblica deve preventivare di accollarsi le spese relative ai libri e altro materiale didattico, ai gessetti, ai fogli per la stampante, alla carta igienica. Ricadono sulla famiglia anche i costi per il trasporto e la refezione. Raddoppiando, triplicando o quadruplicando l’ammontare complessivo a seconda del numero di figli ci si rende conto di quanto sia onerosa per le private tasche dei cittadini l’istruzione pubblica del nostro Paese.

 A Casalmaggiore, un comune di 15.000 abitanti della provincia di Cremona, per arginare il buco in bilancio di circa €70.000 dovuto a insolvenze protratte nel pagamento della retta, il sindaco Filippo Bongiovanni ha imposto un provvedimento da subito oggetto di critiche: l’accesso al servizio mensa è precluso a coloro che non hanno saldato il conto. Come al ristorante. Già. Solo che in qualsiasi locale è diritto di ogni cliente lamentarsi per il cibo servito e rimandare indietro i piatti non graditi o il vino che sa di tappo. Cosa succede invece nei ‘ristoranti’ in cui devono nutrirsi i nostri figli?

Non è la prima volta che il servizio mensa di Casalmaggiore fa notizia. Nell’Aprile del 2013 tutti i quotidiani locali hanno riportato la notizia delle segnalazioni effettuate dai genitori in merito al rinvenimento di vermi nei piatti serviti in mensa, una volta pizza con insalata e un’altra pasta. L’allora assessore alla Cultura dichiarò: «Hanno trovato un vermiciattolo nell’insalata, come a volte capita anche sulle nostre tavole». Certo. Se le verdure non sono ben lavate. Per la pasta però non può valere lo stesso ragionamento.

Molti dei genitori con figli iscritti in quella scuola elementare hanno poi costituito una Commissione Mensa che ha svolto anche dei sopralluoghi in refettorio. A fine Aprile 2013 la Commissione ha lanciato una petizione, chiusa con 170 sostenitori, per «chiedere al Comune, che gestisce la Mensa Scolastica, di seguire le ‘Linee di indirizzo Nazionale per la ristorazione scolastica’ del 29 Aprile 2010 e ‘Le Linee Guida della Regione Lombardia per la ristorazione scolastica’ dell’Agosto 2002».  In particolare veniva richiesto di attendere al capitolo n° 6 delle Linee di Indirizzo Nazionale:  «bisogna porre particolare attenzione, oltre alla corretta gestione del servizio, anche alla qualità dei prodotti. […] La valutazione della qualità dell’offerta può concernere elementi caratterizzanti le priorità che si intendono perseguire; tra queste si suggeriscono le seguenti: alimenti di filiera corta (Km0), alimenti DOP, IGP, STG, utilizzo di prodotti alimentari a ridotto impatto ambientale (alimenti provenienti da produzione biologica e produzione integrata), prodotti del mercato equo e solidale per alimenti non reperibili nel mercato locale». Durante il sopralluogo nel centro cottura la Commissione Mensa dei genitori di Casalmaggiore aveva riscontrato la presenza in dispensa di:

  • Minestrone surgelato proveniente dal Belgio.
  • Latte proveniente dalla Germania.
  • Passata di pomodoro di provenienza ‘Extra Regione Lombardia’.
  • Olio extra vergine di oliva di provenienza non italiana in bottiglie di plastica ‘a perdere’.

Viene naturale interrogarsi su cosa succede nelle altre mense scolastiche italiane.

Un anno fa, nell’Ottobre 2013, nella bufera erano finiti gli operatori dell’Agec (Agenzia Gestione Edifici Comunali) di Verona in seguito alle dichiarazioni dell’assessore Gianni Benciolini e alla diffusione mediatica di alcune parti delle intercettazioni della Guardia di Finanza.

«I ghe dà da mangiar la sabbia… al posto della carne (ndr. ‘da mangiare verrà data della sabbia al posto della carne)» è il passaggio delle intercettazioni che ha avuto eco maggiore e che ha allarmato i genitori al punto che in tanti hanno ritirato i propri figli dalla mensa e altri hanno ovviato mandandoli a scuola con il pranzo pronto nello zaino. L’assessore è stato oggetto di aspre critiche e denunciato per procurato allarme. Il Presidente e il Direttore generale dell’Agec di Verona in un’intervista a «infoOggi» hanno commentato: «Non è una denuncia intimidatoria, o persecutoria, ma la logica conseguenza delle deliranti dichiarazioni di Benciolini rese ai media. […] Non si scherza e non si fanno speculazioni politiche sulla pelle dei minori. Il diritto di cronaca di ogni cittadino e dei politici che lo rappresentano è sacrosanto, ma deve essere utilizzato cum grano salis e soprattutto giustificato da situazioni reali e provate».

Il consigliere Benciolini ha presentato due esposti alla Procura di Verona, il primo nel Novembre 2013 e il secondo nell’Aprile 2014 e ha dichiarato pubblicamente: «Ho chiesto e ottenuto i verbali dei sopralluoghi effettuati. La documentazione che mi è stata data riguarda solo alcuni mesi ma ci sono già moltissime irregolarità. Le irregolarità riportate nell’esposto potrebbero ora essere state regolarizzate, ma c’erano, sono tutti documenti ufficiali. […] Queste sono le irregolarità ufficiali. Poi ci sono quelle non ufficiali, dei genitori, che segnalano la presenza di scarafaggi e unghie nel cibo. Ma si tratta di un’altra storia. […] L’insistenza con cui viene mantenuto il servizio mi fa pensare che in ballo ci siano interessi di altro tipo. Si tratta comunque di un bando da 10 milioni di euro in tre anni».

 Il 20 Giugno 2014 gli ispettori della Asl 5 di Torino chiudevano il centro cottura della Camst di Moncalieri avendo riscontrato diverse violazioni alle norme di igiene e sicurezza. I controlli sono stati la conseguenza delle denunce dei genitori, in particolare dopo l’intossicazione di quattro bambini di un plesso elementare, tre di loro finiti in ospedale. L’assessore all’Istruzione prontamente dibatte: «Cambia pagina, da oggi, la ristorazione scolastica torinese. Inaspriremo le verifiche a tappeto, a tutti i livelli. Ho chiesto al dipartimento di Agraria e Veterinaria di fare da coordinatore della filiera dei controlli». Ma il capitolato della gara d’appalto alla Camst non è stato messo in discussione. Ancora l’assessore Pellerino precisa che «Non è stata fatta una gara al massimo ribasso, la sicurezza alimentare di 45mila bambini e bambine è una nostra priorità».

 Un’inchiesta della Procura di Napoli del 2013 ha puntato i riflettori su una grossa società appaltatrice fornitrice di servizi per mense scolastiche e ospedaliere operante in Campania e Basilicata. L’indagine si è conclusa con oltre 50 indagati e un’ipotesi accusatoria di associazione a delinquere. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare, agli alunni di numerose scuole sarebbero stati forniti alimenti rosicchiati dai topi o in pessimo stato di conservazione; acqua di rubinetto al posto di acqua minerale; carne di bovini importata dalla Polonia anziché carne di bovini di razza piemontese come previsto dal capitolato d’appalto.

Quelli finora citati sono solo alcuni degli esempi di scandali, noti e meno noti, successi negli ultimi anni nel nostro Paese che vanta in tutto il mondo il primato unico della buona tavola, della buona cucina e dell’immagine stereotipata di ‘pizza e mandolino’.  Ora, onestamente, quanti di voi che hanno bambini e ragazzi in età scolare mandano volentieri e senza riserve i propri figli a ‘nutrirsi’ alla mensa scolastica? Quanti di voi pagano volentieri la retta pur sapendo cosa si nasconde o si potrebbe celare dietro le porte chiuse delle cucine? Quanti di voi mangerebbero il cibo servito?

Visto il protrarsi di ‘scandali’ e di ‘emergenze’ avremmo dovuto assistere a una mobilitazione perenne per costringere chi di dovere a ottemperare le direttive nazionali e regionali che prevedono l’impiego di materie prime di ottima qualità, di provenienza certa e garantita e dal sapore inconfondibilmente genuino. Invece l’alimentazione dei bambini e degli adolescenti resta spesso ancorata e dipendente ai meccanismi e alle procedure non sempre limpidissime di queste colossali gare d’appalto che muovono milioni di euro e sempre in direzione delle stesse società.

 Nel 2008 un’indagine Ismea ha rilevato che costituivano appena il 6% i pasti biologici serviti dalle mense scolastiche. È stimato che in Italia, ogni giorno vengano serviti 2,4 milioni di pasti nelle mense scolastiche di cui meno della metà sono biologici nonostante le Linee Guida Nazionali è da oltre un decennio ormai che danno indicazioni in tal senso.

Oggi in Italia tutti i servizi pubblici stanno o sono già diventati a tutti gli effetti ‘prestazioni a pagamento’ e questo viene fatto passare come ineluttabile per la crisi, per la carenza di fondi e via discorrendo. Quando però si portano avanti progetti senza avere una solida copertura finanziaria ma basandosi sul contributo dell’utenza dato per certo può succedere, come accaduto a Casalmaggiore, che questo venga meno e ci si ritrovi con un buco in bilancio, altrimenti detto ‘debito’, che ricadrà egualmente sulla stessa utenza. Allora perché invece di imporre dei servizi pubblici a pagamento che non soddisfano né le aspettative né le tasche degli utenti non si procede a un preventivo lavoro di analisi dettagliata e di soluzioni alternative in base alle necessità e alle casse di ogni singolo comune?

Tutti, indistintamente, dichiarano di avere a cuore i bambini, i ragazzi, la loro salute e la loro alimentazione eppure il numero elevato di ‘emergenze’ e ‘scandali’ tende quasi a farli diventare norma e spesso l’idea di sospendere e eliminare il servizio mensa viene etichettata come impensabile non per il nutrimento dei piccoli, che mangerebbero comunque, ma per una questione di ore lavorative, di classi, di numero di insegnanti e di fondi. Allora le reali preoccupazioni sono altre? Eppure i bambini e i ragazzi non sono lo scotto da pagare per incassare lo stipendio o il finanziamento ma sono il cuore dell’Istituzione scolastica, sono il reale motivo per cui essa esiste e dovrebbero essere loro a prendere le decisioni. Avete mai chiesto a un bambino o un ragazzo cosa  pensa del cibo offerto dalla mensa? La risposta dovrebbe indurre a un’attenta riflessione.

© 2014 – 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Sciopero Usb. I lavoratori insorgono. Renzi “Licenziato per giusta causa”

24 venerdì Ott 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Oggi a Roma durante lo Sciopero generale dell’Unione Sindacale di base (Usb) i manifestanti hanno palesato il loro dissenso per le azioni di governo mirate a «testare quanto la gente può resistere a morire di fame», sostiene un partecipante.

A scendere in piazza sono stati i lavoratori di diverse municipalizzate laziali, delle poste e dei trasporti. Non sono mancati i dipendenti della Compagnia aerea ‘Meridiana’, a rischio licenziamento. L’azienda ha calcolato circa 1600 esuberi e lo scotto maggiore lo pagherebbe la Sardegna dove ben 900 persone sono a rischio.

Unanime il coro di protesta con l’esternazione del timore di «finire come la Grecia». Sono in tanti a sostenere di voler «lavorare, i quarantenni vanno a casa, e al posto nostro prendono giovani sottopagati, questa è la politica industriale del governo, Renzi sta calpestando la dignità dei lavoratori abolendo l’art.18».

Sempre per la giornata di oggi era previsto il tavolo coi Sindacati al Ministero del Lavoro e per domani è indetto lo Sciopero della CGIL, manifestazione a cui, secondo la testimonianza di una lavoratrice, parteciperanno anche i ‘cassintegrati’ della Meridiana che da quattro anni ormai chiedono a gran voce che venga esaudito il loro desiderio di lavorare.

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32.000 Giovani americani danno spettacolo al Far Hills Horse Race

23 giovedì Ott 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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All’annuale corsa ippica di Far Hills nel New Jersey a dare spettacolo sono stati i 32.000 giovani e ricchi che si sono scatenati all’esclusivo party “stars, stripes and plaid”, postando gli scatti dei momenti “migliori” con Instagram.

Fiumi di alcool sono entrati nelle vene dei ragazzi anche attraverso bottiglie-mitra e bicchieri-blocchi di ghiaccio. E così al grido di “whiskey on the rocks” e sotto la vigile sorveglianza di 100 poliziotti i giovani ricchi hanno potuto scatenarsi pur sentendosi protetti e al sicuro. Ma davvero questi 100 poliziotti non avevano di meglio da fare?

Si dichiarano soddisfatti gli organizzatori e anche i partecipanti. Unico neo è il non aver raggiunto la capienza massima registrata gli altri anni, ovvero 35.000 presenze, e si interrogano ora se non sia stato a causa dell’aumento della quota di partecipazione, passata da $60 a $100. Beh, che dire, ci hanno lanciato un bel rompicapo.

Probabilmente hanno infranto molti tabù con i loro festeggiamenti sfrenati i ragazzi a Far Hills ma hanno anche contribuito a rafforzare delle certezze, in primis che l’eleganza, il buonsenso e il buongusto non sono assolutamente una questione di conto in banca.

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