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Irma Loredana Galgano

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Blog del Giovedì

18 giovedì Set 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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I migliori corsi di Storia in Italia

Storia

In Italia, i migliori corsi di Storia sono attivi nelle Università di Bologna, Siena e Roma-Tor Vergata, almeno stando ai risultati della ricerca del Censis sulle migliori Lauree triennali 2013/2014. In realtà, non tutti gli Atenei citati hanno un corso di Laurea in Storia. Bisogna quindi supporre, ove questo manchi, che sia possibile far riferimento al corso di Laurea in Lettere con indirizzo Storico e affini essendo la classifica suddivisa in Gruppi e in quello Letterario Umanistico troviamo inseriti: Beni culturali, Disciplina delle Arti figurative, della Musica, dello Spettacolo e della Moda, Filosofia, Lettere, Storia, Tecnologie per la Conservazione e il Restauro dei Beni culturali.

Il corso di Laurea di primo livello in Storia dell’Università di Bologna dà accesso agli studi di secondo ciclo (Laurea specialistica/magistrale) e Master universitario di primo livello. Secondo quanto indicato sul sito dell’Alma Mater Studiorum il titolo conseguito dà o darebbe accesso ai seguenti sbocchi professionali:

·  Operatore didattico-culturale in ambito scientifico.

·  Assistente di redazione.

·  Amministratore pubblico.

La coordinatrice del Corso di Studi, la professoressa Francesca Cenerini, ha provveduto a sottoporre al vaglio delle Parti Sociali il Piano didattico, ma gli esiti della consultazione non sembrano incoraggianti considerando che stiamo parlando dell’Ateneo primo in classifica. «La metà degli Enti interpellati ritiene che i risultati di apprendimento attesi che il CdS (Corso di Studi, ndr.) si propone di raggiungere siano rispondenti al percorso formativo offerto e alle competenze richieste dalle figure professionali di riferimento. Le restanti Parti Sociali preferiscono non esprimere un’opinione in merito». Il responsabile editoriale della Casa editrice Zanichelli suggerisce di «inserire la conoscenza di una o più lingue straniere». In effetti già uno studio compiuto da AlmaLaurea nel 2000 rivelava una scarsa conoscenza della Lingua inglese da parte dei laureati al Corso di Storia, cosa quantomeno curiosa considerato che tra gli storici sono frequenti i periodi di studio all’estero.

L’Università di Siena prevede per l’Anno Accademico 2014/2015 il Corso di Scienze storiche e del Patrimonio culturale, triennale e ad accesso libero. Gli obiettivi formativi dichiarati sono quelli di formare laureati con competenze:

·  Storico-culturali.

·  Di tutela, valorizzazione, gestione e fruizione dei Beni culturali.

·  Di riflessione estetica.

È previsto inoltre l’apprendimento della Lingua inglese (livello B1) e dell’Informatica (Informatica applicata) nonché la possibilità di intraprendere stage e tirocini presso Istituzioni pubbliche e private attive nei diversi settori del Patrimonio culturale.

Leggendo il Piano formativo, le competenze attese e le capacità acquisite del Corso di Scienze storiche dell’Ateneo senese si ha l’impressione che tale materia di studio sia considerata propedeutica e complementare per la formazione di coloro che intendono operare nel settore dei Beni culturali, identificata quindi come un archivio di conoscenze del passato da acquisire per poter meglio salvaguardare, tutelare, conservare il nostro Patrimonio artistico e culturale. In realtà il fine della Storia sarebbe tutt’altro.

L’Università penultima in classifica, quindi quasi la peggiore per Corsi di Laurea triennali in ambito Letterario e Umanistico in Italia, sempre facendo riferimento alla Classifica del Censis, è quella del capoluogo pugliese, ovvero della città di Bari. Il Corso istituito in questo Ateneo è quello di Storia e Scienze sociali, ad accesso libero ma con Test di valutazione della preparazione iniziale. L’accostamento questa volta, almeno nelle intenzioni, sembra più pertinente, essendo la Storia frutto dell’attività sociale degli uomini, le cui azioni ricadono inevitabilmente sulla società in cui vivono, ed essendo le Scienze sociali per definizione propedeutiche le une alle altre. È inoltre auspicabile che la Storia la si cominci a studiare e scrivere utilizzando come lente di rifrazione una visione meno politica ed economica e molto più sociale, per non dire umana, del mondo che ci circonda, sia attuale che passato.

Ancora oggi si leggono libri di Storia, si studiano dispense e si ascoltano lezioni che parlano di come gli uomini e la loro esistenza dipenderebbe dall’Economia e dalla Politica, che raccontano di come uomini hanno deciso il destino di altri uomini secondo una Legge che si chiama “Potere” e tutti, indistintamente, dimenticano o nascondono una verità tanto semplice quanto fondamentale, ovvero che «la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra» (Seattle-Duwamish). Un luogo ove quotidianamente si insegnasse ciò, dove giorno dopo giorno si rileggesse il racconto dell’agire passato seguendo un nuovo e innovativo filo conduttore… ecco questo sarebbe un superlativo Corso di Storia in Italia altrimenti, onestamente, l’uno sembra valere l’altro.

http://www.sulromanzo.it/blog/i-migliori-corsi-di-storia-in-italia

 

© 2014, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Blog del Giovedì

11 giovedì Set 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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I migliori corsi di Lettere in Italia

Laurea in lettere

I migliori corsi di Lettere in Italia afferiscono alle Università di Bologna, Siena e Roma Tor Vergata, almeno secondo la classifica Censis 2013/2014“ Lauree Triennali” (Gruppo Letterario Umanistico). Svetta in cima l’ateneo bolognese con un punteggio medio, che tiene in considerazione la progressione di carriera e i rapporti internazionali, pari a 101.0, seguito da quello toscano con 99.0 e dall’università capitolina, 98.5. In coda le Università del Salento (74.5), di Bari (73.5) e Salerno (68.0).

La classifica delle migliori Lauree Triennali rispecchia quasi per intero quella, sempre del Censis sui migliori Atenei 2013/2014, ad eccezione dell’Università Tor Vergata che in questo caso è ferma in ottava posizione, nella sezione dei Grandi Atenei. L’Alma Mater Studiorum e l’Università di Siena invece conquistano anche qui i primi posti, rispettivamente nel gruppo “mega” e in quello “medi”.

Gli obiettivi formativi dichiarati dall’Università Tor Vergata per chi sceglie il Corso di Laurea in Lettere sono:

  • Conoscenza di base in ambito letterario, linguistico, storico, geografico e storico-artistico.
  • Utilizzo in forma scritta e orale dell’italiano e di un’altra lingua comunitaria.
  • Conoscenza e capacità di utilizzo di strumenti e metodologie informatiche.
  • Conoscenza elementare della lingua latina.
  • Acquisizione di capacità critiche nella lettura di un testo.
  • Nozioni generali e capacità di ricerca bibliografica.

È vero che si parla di primo livello e non di specialistica ma è vero pure che si tratta di un Corso di Laurea e leggere termini come “conoscenza di base”, “conoscenza elementare”, “nozioni generali” se non altro fa rabbrividire in virtù anche del fatto che parliamo del terzo miglior corso di Laurea in Lettere in Italia.

L’accesso ai Corsi di Laurea in Lettere e Filosofia dell’Università Tor Vergata in Roma prevede la partecipazione a un test di valutazione i cui risultati comunque non precludono l’effettiva iscrizione al corso essendo la sua finalità puramente di giudizio. Svariati sono i servizi offerti dall’Ateneo per gli studenti in merito a:

  • borse di studio in denaro.
  • posti alloggio.
  • contributi alloggiativi.
  • altre borse di studio.
  • agevolazioni per fasce di utenza disagiate.
  • servizio bus navetta.
  • noleggio vetture con autista.

L’accesso al Corso di Studi Letterari e Filosofici dell’Università di Siena è libero. Gli obiettivi formativi auspicati sono grosso modo gli stessi dell’Ateneo romano, si riscontra solo una maggiore enfasi nella distinzione tra i vari indirizzi di studio (classico, moderno, filosofico, demo-etno-antropologico). Anche il Corso di Laurea in Lettere dell’Università di Bologna, convenzionato con l’Université de Haute-Alsace, prevede un accesso libero.

All’Alma Mater Studiorum parlano di “solida formazione di base” prevalentemente «nelle materie letterarie, linguistiche, storiche, artistico-archeologiche», indicando poi le possibili variabili in relazione soprattutto agli ambiti di studio più specifici, relativamente alla tipologia di curriculum scelto dallo studente (classico, moderno, culture letterarie europee). «Gli studi vengono condotti attraverso l’acquisizione di competenze sia teoriche che metodologiche e applicative che consentono al laureato triennale di:

  • Leggere e interpretare documenti di tipologia varia.
  • Redigere testi e documenti destinati all’editoria.
  • Elaborare percorsi didattici destinati all’insegnamento dell’italiano in contesti migratori.
  • Tradurre un testo latino e greco.
  • Leggere un reperto archeologico.
  • Interpretare criticamente un’opera visiva, un testo letterario (anche in lingua straniera), una fonte storica.
  • Organizzare, catalogare e rendere fruibili informazioni o prodotti culturali».

Anche l’Ateneo bolognese garantisce agli studenti meritevoli o bisognosi borse di studio, esoneri, premi e incentivi, prestiti fiduciari, collaborazioni retribuite, assegni di tutorato, alloggi e residenze, servizio mensa e convenzioni con locali. Inoltre l’Università fa parte del Consorzio AlmaLaurea e conseguentemente del percorso AlmaOrièntati. Viene offerta agli studenti l’opportunità di svolgere tirocini presso aziende, enti pubblici e studi professionali, sia curriculari, ovvero contemporanei al percorso di studi, sia extra-curriculari (formativi e di orientamento) per i laureandi e i neo-laureati. Va menzionato anche il servizio Job Placement, istituito con l’obiettivo di facilitare l’inserimento dei laureati nel mondo del lavoro.

Un’indagine svolta da «Repubblica» nel 2004 evidenzia che su 100 laureati del gruppo letterario del 1995, 86.3 avrebbero riconfermato la loro scelta contro una media nazionale di 85.8. Stando invece ai risultati del sondaggio di AlmaLaurea 2013 solo il 20.8% dei laureati al primo ciclo di Lettere al migliore corso in Italia, a un anno dalla Laurea, si dichiara soddisfatto e ritiene la propria laurea efficace per il proprio lavoro. Ci ha sorpreso non poco riscontrare una percentuale pressoché identica (20.5%) in riferimento ai laureati del corso ultimo in classifica, ovvero quello tenuto dall’Università degli studi di Salerno e addirittura inferiore a quella relativa all’Università di Bari, penultima in classifica, che riporta un 36.6%.

Sul sito dell’Ateneo pugliese non si trovano molte informazioni in merito al corso di Lettere mentre su quello campano c’è una lunga e dettagliata analisi delle competenze iniziali richieste, anche in virtù del fatto che è previsto un test di autovalutazione, degli obiettivi formativi e delle capacità acquisite al termine del percorso di studi che, tra l’altro, non sembrano essere molto dissimili da quelle dell’Università bolognese. Inoltre i professori della Hippocratica Civitas Studium Salerni dedicano una sezione all’enumerazione degli stati professionali conferiti dal titolo:

  • Scrittori e assimilati.
  • Tutor, Istruttori e Insegnanti nella formazione professionale e in campo linguistico.
  • Tecnici dei servizi ricreativi, culturali, di informazione e di orientamento scolastico e professionale.
  • Tecnici delle attività turistiche e ricettive.

Stando al già citato sondaggio AlmaLaurea sui laureati al primo ciclo in Lettere nel 2013, a un anno dal conseguimento del titolo, il 91.6% si è iscritto alla specialistica, sia per l’Ateneo bolognese che per quello salernitano. Il 5.7% laureatosi all’Alma Mater Studiorumsvolge un lavoro stabile contro il 9.5% dei laureati all’Hippocratica Civitas Studium Salerni. È evidente a questo punto che non basta consultare i dati di una classifica o un sondaggio e che bisogna mettere in conto svariati fattori, oggettivi ma anche soggettivi, per determinare quali siano i migliori corsi di Lettere in Italia.

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© 2014, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Blog del Giovedì

28 giovedì Ago 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Come affrontare l’Università nel migliore dei modi?

Studenti universitari
Esistono varie teorie su come affrontare l’Università nel migliore dei modi. Alcune invitano alla calma, altre alla determinazione, di sicuro c’è che il carico di lavoro e stress sarà elevato, quindi forse la cosa migliore da fare, per non lasciarsi prendere dal panico, è procedere per gradi. Valutare di volta in volta gli step da superare e cercare di adattarsi mantenendo sempre costanti i punti fermi predeterminati: disciplina, studio, metodo.

Per coloro che hanno scelto un corso di Laurea che lo prevede, c’è il test pre-selettivo di ingresso, per altri ci sarà il test meramente valutativo, per altri ancora direttamente l’iscrizione, poi il pagamento delle tasse che già potrebbero generare dei risentimenti. Soffermandosi a leggere il bollettino per il versamento, in genere un pre-stampato, ci si potrebbe sentire presi in giro dalle diciture “contributi versati per l’Ateneo”, “tassa statale di iscrizione” e “tassa regionale per il diritto allo studio universitario”. Risulta quantomeno curioso il fatto che un giovane italiano e conseguentemente anche la sua famiglia per esercitare un diritto siano costretti a versare un copioso obolo allo Stato, un altro alla Regione e poi ancora un altro all’Ateneo. Però, purtroppo, si deve fare. Per ora.

Il passaggio successivo sarà organizzare un piano di studi valido e adeguato alle attitudini di ognuno. In questo potrà tornare utile una chiacchierata con qualche studente che già frequenta il corso di Laurea scelto, in grado quindi di dare dei consigli preziosi sui vari esami e relativi docenti. Una volta sistemato ciò, se si è uno studente fuori sede, bisogna concentrarsi sull’alloggio e in particolare sulla propria camera che sarà anche l’area studio. Il consiglio è di creare da subito un ambiente confortevole, con una scrivania o un tavolo per lo studio preferibilmente prospiciente il balcone o la finestra in maniera tale non solo da poter godere della luce naturale ma anche di un affaccio sul mondo che in genere non guasta.

Quello che non bisogna mai fare è lasciarsi sopraffare dall’ansia di portare a termine gli studi in un tempo irragionevolmente breve; è consigliabile invece concentrarsi su un esame alla volta, magari due se sono di differente difficoltà e pensare al poi solo quando diventerà ora. Il “piano di studio” deve essere regolare e sistematico quanto il “piano di studi”. Organizzare la propria giornata in maniera tale da avere a disposizione, sempre, almeno tre o quattro ore da dedicare allo studio, al ripasso, alla ricerca o all’approfondimento. Questo eviterà senz’altro di arrivare sotto esame con un grave ritardo sul programma. Se debbano poi essere ore del mattino, del pomeriggio o della sera è sicuramente una scelta personale e in parte condizionata dagli orari dei corsi da seguire.

Tenere sempre presente, fin dal primo momento, che l’Università non è la scuola superiore. Bisogna cavarsela da soli, magari con un piccolo aiuto da parte degli amici, qualche suggerimento di un collega conosciuto in coda da qualche parte, ma sostanzialmente si è da soli e anche se i professori danno la loro disponibilità a confrontarsi con i vari problemi degli studenti durante l’orario di ricevimento il rapporto con loro non potrà mai essere informale e costante come con gli insegnanti delle superiori.

Cercare di adattarsi quanto prima al nuovo ambiente magari approfittando delle giornate in cui ci si reca per commissioni per fare dei giri esplorativi all’interno del campus universitario, per rendersi conto degli spazi e degli ambienti. Potrà tornare utile nel momento dell’insediamento effettivo, quando il tutto sarà molto più affollato e caotico. Aiuterà inoltre a lasciarsi alle spalle l’atteggiamento da teen-ager maturando che potrebbe portare la giovane matricola a finire nel mirino di qualche goliardico gruppo di studenti veterani.

Durante la scuola superiore si è avuto il tempo di metabolizzare l’arrivo dell’esame finale per ben cinque anni, ora che si è giunti all’Università i tempi sono molto più stretti e ricorrenti. Preparatevi ad alti e bassi, ritorni ciclici di stress e ansia. Uno dei disturbi più frequenti tra gli studenti universitari sono gli attacchi di panico legati all’ansia da esame. Diverse correnti di pensiero, basandosi su studi e ricerche, asseriscono che una moderata ansia prestazionale favorisca migliori risultati rispetto a una completa assenza o a livelli eccessivi di ansia. Bisognerebbe però capire bene cosa si intende per eccessivi livelli e quando una reazione normale e del tutto comprensibile diventa o possa diventare un disturbo serio o patologico. Di sicuro non bisogna mai arrivare a pensare che la prestazione (in questo caso l’esito e la votazione dell’esame) coincida con il valore personale della persona che si è.

Secondo un’indagine svolta dall’Università di Padova sugli immatricolati 2013-2014, quasi la metà di loro intende svolgere un lavoro saltuario o continuativo durante il percorso di studi e ciò ovviamente rende più difficoltoso l’organizzazione del tempo a disposizione dello studente anche se, in generale, dedicare alcune ore della giornata ad attività definibili extra-accademiche non può che essere positivo. Chi non sarà costretto o non vorrà lavorare potrà dedicare questo spazio alla coltivazione di un hobby o alla pratica di uno sport.

In ogni caso bisogna sempre e comunque valutare le opzioni e la tempistica secondo quelli che sono i propri ritmi e le proprie necessità, evitare quanto più possibile i condizionamenti ed essere sempre pronti a una riorganizzazione del “programma di lavoro” qualora questo dovesse risultare inadatto per affrontare l’Università nel migliore dei modi.

http://www.sulromanzo.it/blog/come-affrontare-l-universita-nel-migliore-dei-modi

© 2014 – 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Blog del Giovedì

21 giovedì Ago 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Quali sono le migliori università in Italia?

Università

Per riuscire a individuare correttamente quali sono le migliori Università in Italia bisogna preventivamente fare qualche riflessione su cosa rappresentano nel nostro Paese istruzione e cultura.

«Il diritto all’istruzione è un diritto fondamentale», principio sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dai Paesi membri delle Nazioni Unite fin dal 1948. Ora che siamo nel Terzo Millennio dovremmo anche aggiornare il concetto di “istruzione come diritto fondamentale” che sembra essere rimasto ancorato a retaggi temporali e culturali del secolo passato. L’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani continua asserendo che «ognuno ha il diritto ad avere un’istruzione. L’istruzione dovrebbe essere gratuita, almeno a livelli elementari e fondamentali». Oggi questo non basta più. Bisognerebbe garantire a tutti i giovani cittadini di una Nazione una formazione adeguata ai tempi, che consenta loro non solo di scrivere e leggere nella propria lingua ma di affrontare in maniera adeguata la globalizzazione, un’istruzione che permetta loro di vivere appieno il mondo che li circonda e non marginalmente solo il proprio Paese. Tutto ciò dovrebbe essere adeguato alle inclinazioni personali di ognuno e ovviamente gratuito.

In Italia abbiamo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e delle Ricerca (MIUR) il cui compito è l’amministrazione del sistema scolastico nazionale. Nel nostro Paese quindi possiamo vantare la presenza di un servizio di istruzione pubblico, cioè dello Stato, usufruibile da ogni cittadino. Perché allora lo studio è sempre più a carico della famiglia o di chi per essa?

Stando ai dati del Rapporto dell’OCSE Education at a Glance 2013 l’Italia è:

  • Ultima per percentuale di spesa pubblica destinata all’Istruzione.
  • Quart’ultima per rapporto studenti/docenti.
  • In quattordicesima posizione per spesa cumulativa per studente.
  • In decima posizione per le tasse universitarie (terza in Europa).
  • Quarta per percentuale di spesa privata (seconda in Europa).
  • Penultima per percentuale di laureati nella fascia più giovane (25-34 anni).

Molto interessante è stato visionare il grafico di comparazione tra i costi e i benefici pubblici di un laureato italiano. A fronte di una spesa equivalente a circa 40 000 dollari americani si ottengono benefici per l’equivalente di oltre 200 000 dollari americani. Inoltre tra coloro che hanno conseguito la laurea si osserva una minore probabilità di disoccupazione.

  • 79% – Tasso di occupazione dei laureati italiani (media OCSE 84%).
  • 75% – Tasso di occupazione dei diplomati italiani (media OCSE 84%).
  • 58% – Tasso di occupazione per chi si è fermato alla media inferiore (media OCSE 58%).

Alla luce dei risultati della ricerca condotta dall’OCSE si chiariscono anche quelli relativi alla classifica delle Top 800 Università del mondo di QS World University Rankings, nella quale infatti figurano 26 Atenei italiani ma solo a partire dalla 188° posizione. Una prolungata politica votata alla riduzione sistematica e costante dei finanziamenti e delle risorse da impiegare per l’istruzione e la formazione dei giovani non poteva non avere delle conseguenze, evidenti nel confronto con altre realtà contemporanee nelle quali lo studio e la ricerca costituiscono una fetta ben superiore del 9% della spesa pubblica, cosa che accade in Italia.

Gli Atenei italiani presenti nella classifica Top Universities di QS World e QS Stars sono:

· Università di Bologna (188°).

· Università La Sapienza di Roma(196°).

· Politecnico di Milano (230°).

· Università di Milano (235°).

· Università di Pisa(259°).

· Università di Padova (267°).

· Università degli studi di Roma – Tor Vergata (320°).

· Politecnico di Torino (370°).

· Università di Firenze (379°).

· Università di Napoli Federico II (397°).

· Università di Torino (399°).

· Università degli studi di Pavia (411°).

· Università di Trento (441°).

· Università Cattolica del Sacro Cuore (451°).

· Università di Genova (451°).

· Università di Milano – Bicocca (491°).

· Università di Siena (501°).

· Università di Trieste (501°).

· Università di Perugia (601°).

· Università di Modena (651°).

· Università Ca’ Foscari di Venezia (701°).

· Università di Catania (701°+).

· Università degli studi Roma Tre (701°+).

· Università di Bari(701°+).

· Università di Brescia (701°+).

· Università di Verona (701°+).

Il punteggio della classifica delle Top 800 Universities of the world è stato ottenuto dalla media dei punteggi acquisiti nelle sei categorie (ateneo, rettore, corpo docente, docenti internazionali, studenti internazionali, menzione per facoltà), la classifica 2014 «Sole24Ore» sulle migliori e peggiori Università italiane invece suddivide gli Atenei in “pubblici” e “privati” e li valuta tenendo conto di ben 12 indicatori (sostenibilità, borse di studio, attrattività, stage, mobilità internazionale, dispersione, efficacia, voto degli studenti, occupazione, qualità scientifica, competitività nella ricerca e qualità dei dottorati).

Le 20 migliori Università italiane secondo la classifica 2014 «Sole24Ore» sono:

Atenei Statali.

1.      Verona.

2.      Trento.

3.      Milano Politecnico.

4.      Bologna.

5.      Padova.

6.      Marche Politecnico.

7.      Venezia Ca’ Foscari.

8.      Milano Bicocca.

9.      Siena.

10.  Torino Politecnico.

Atenei non Statali.

1.      Milano San Raffaele.

2.      Milano Bocconi.

3.      Roma Luiss.

4.      Roma Campus Biomedico.

5.      Bolzano.

6.      Castellanza Liuc.

7.      Milano Cattolica.

8.      Aosta.

9.      Roma Lumsa.

10.  Napoli Suor Orsola Benincasa.

A risultati pressoché analoghi a quelli finora analizzati ha portato lo studio condotto dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR). Nel Rapporto sullo stato del Sistema Universitario e della Ricerca 2013 si leggono infatti valutazioni simili a quelle effettuate dall’OCSE. Vengono inoltre censiti i componenti del personale universitario che, tra professori, ricercatori, personale non strutturato e personale tecnico-amministrativo, si compone di 135 055 unità. Gli immatricolati totali nello stesso anno sono stati 270 000. Se escludiamo il personale tecnico-amministrativo ne risulta un rapporto di 1:3.

Una parte dello studio di indagine, quella relativa alla qualità della Ricerca in Italia, era già stata pubblicata lo scorso anno. Per individuare i migliori Atenei è stata compiuta una suddivisione disciplinare in 14 aree scientifiche e delle strutture universitarie in tre grandi categorie (Grandi, Medi, Piccoli). Questa pubblicazione è importante in quanto ha costituito la base di analisi per la ripartizione dei Fondi Nazionali di finanziamento alla Ricerca ma lo è anche perché può rappresentare una valida guida nella scelta di uno studente.

Anche il Censis ha adottato un criterio simile per stilare la sua Classifica delle Università 2013-2014 suddividendo gli Atenei in Mega, Grandi, Medi, Piccoli e Politecnici e valutandoli in base ai servizi, alla spesa per borse di studio e altri interventi, alla struttura, al web, all’internazionalizzazione. Riportiamo i risultati prendendo in considerazione soltanto le prime tre posizioni per ogni gruppo.

MEGA

1.      Bologna.

2.      Padova.

3.      Pisa.

GRANDI

1.      Pavia.

2.      Calabria.

3.      Parma.

MEDI

1.      Siena.

2.      Trieste.

3.      Sassari.

PICCOLI

1.      Camerino.

2.      Teramo.

3.      Tuscia.

POLITECNICI

1.      Milano.

2.      Torino.

3.      Venezia.

Margherita Hack sosteneva che «La scarsa considerazione che la nostra classe politica e in particolare quella più recente riserva all’istruzione, all’università e alla ricerca è la conseguenza del basso livello culturale della gran maggioranza degli eletti in Parlamento». È opinione di chi scrive che un’adeguata formazione e una solida base culturale siano indispensabili per ogni individuo, indipendentemente dal tipo di lavoro o professione deciderà o sarà costretto a svolgere nella propria vita, che i mezzi per portare avanti tale processo debbano essere forniti in maniera costante dalle Istituzioni il cui compito principale è quello di tutelare la vita, la salute, la mente e la dignità dei propri cittadini. Martin Luther King affermava: «La speranza di vedere tutte le genti ottenere oltre ai pasti per il corpo, istruzione e cultura per la loro mente e dignità, uguaglianza e libertà per il proprio spirito».

Sembra ovvio e scontato che avendone possibilità, soprattutto economica, uno studente opterà per qualche grande e rinomato Ateneo per portare avanti e a compimento il suo percorso di studio scolastico anche per l’eventualità di riuscire in tal mondo a inserirsi presto e al meglio nel mondo del lavoro, ma il consiglio che sento di rivolgere ai ragazzi più o meno giovani che intendono iscriversi a un corso di Laurea universitario e magari tentennano per l’elevato costo è quello di valutare senza riserve e pregiudizi pure gli Atenei più piccoli o considerati inferiori in quanto anche lì sarà facile trovare docenti preparati e colleghi con cui condividere il meraviglioso percorso che vi condurrà attraverso sentieri nuovi, diversi, approfondimenti di tematiche e realtà finora sconosciuti, di analisi della vita e del mondo da nuove e varie angolazioni e allora sarà chiaro il senso della conoscenza che non è solo e non è tanto una questione economica ma mentale e civile. Parafrasando John Lubbock, «La cosa importante non è tanto che ad ogni giovane debba essere insegnato, quanto che ad ogni giovane debba essere dato il desiderio di imparare, conoscere… sognare» e solamente a questo punto si potrà essere certi di aver individuato quale sia e di aver scelto la migliore Università in Italia e nel Mondo.

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Blog del Giovedì

07 giovedì Ago 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Come scegliere l’università giusta?

Università giusta

Una volta deciso di voler proseguire gli studi bisogna scegliere l’università giusta che abbia il Corso di Laurea a cui vorremmo iscriverci, che abbia tutti i servizi di cui avremo o potremmo avere bisogno, che si trovi locata in un posto consono… valutazioni che se il maturando non ha fatto per tempo si ritrova a dover fare nel breve lasso temporale che va dalla fine degli esami all’iscrizione al primo anno o ai test pre-selettivi.

La scelta dell’Ateneo perfetto non è cosa facile proprio perché i fattori da valutare sono molteplici:

  • Tipologia e Organizzazione dei Corsi di Laurea.
  • Ambiente e Localizzazione, che andranno a incidere sul costo della vita.
  • Strutture e Servizi (Laboratori, Biblioteche, Mensa, Alloggi).
  • Agevolazioni per gli studenti (Borse di studio, Assegni per libri, Buoni mensa…).

Mentre la scelta relativa alla localizzazione è discrezionale, nel senso che preferire la grande o la piccola città del Nord, del Centro, del Sud Italia o estera dipende dalle preferenze e dai gusti dello stesso studente, per gli altri punti ci sono dei parametri più oggettivi da poter seguire.

Molto utile a questo proposito può essere la classifica delle top 800 Università del mondo del QS World University Rankings. Nel 2013 il podio è detenuto ancora dal Mit (Massachusetts Institute of Technology), da Harvard e da Cambridge. E comunque tra le prime 10 si leggono solo Università inglesi e americane e tra le prime venti posizioni ben 11 Atenei sono americani. Per ritrovare un nome italiano, benché in risalita rispetto al 2012, bisogna scorrere fino al 188° posto dove troviamol’Alma Mater Studiorum di Bologna. Al 196° l’Università La Sapienza di Roma, al 230° il Politecnico di Milano, al 235° l’Università degli Studi di Milano e al 259° l’Università di Pisa.

Ancora più recente la classifica 2014 de «Il Sole 24 Ore» limitata all’analisi dei soli atenei italiani suddivisi in “statali” e “non statali” e basata su dodici indicatori (stage, voto degli studenti, borse di studio, mobilità internazionale, qualità scientifica, qualità dei dottorati, competitività della ricerca, livelli di occupazione, sostenibilità, attrattività, efficacia, dispersione). In questo caso l’Università bolognese risulta essere quarta, preceduta da Verona, Trento e dal Politecnico di Milano. Per quanto riguarda invece le Università non statali i punteggi più alti li hanno raggiunti il San Raffaele di Milano, la Bocconi sempre a Milano, la Luiss e il Campus Biomedico a Roma.

Dallo scorso anno è disponibile online il Percorso AlmaOrièntati di Alma Laurea messo a punto da un team di psicologi, statistici e sociologi con il contributo di educatori e responsabili dell’Orientamento negli Istituti di Istruzione superiore, dei servizi territoriali e delle Università aderenti al consorzio. Il questionario, che è diventato anche un’applicazione per smartphone, è suddiviso in quattro sezioni per consentire all’utente di:

  • Riconoscere i propri punti forti e/o deboli.
  • Apprendere le caratteristiche del mondo universitario e del mercato del lavoro.
  • Identificare il corso di Laurea più prossimo alle proprie attitudini.
  • Individuare la tipologia di lavoro verso cui si è inclini.

Tenendo in considerazione il dato che uno studente su cinque in Italia abbandona il corso di studi prescelto solamente dopo il primo anno, la scelta dell’Università non è onere da poco visto anche il concorrere di svariati fattori che vanno a incidere sulla decisione finale. Può ritornare utile in tal senso partecipare alle Giornate di Orientamento organizzate dai vari Atenei. Anche in questo però nel nostro Paese non c’è omologazione. Molto apprezzati dagli studenti sembrano essere il Centro di Ateneo per l’Orientamento (Caot) dell’Università degli studi di Salerno e i Gruppi di Orientamento dell’Università di Verona.

Inserimento nel mondo del lavoro, preparazione, articolazione dei corsi di Laurea, servizi e benefit vari, vicinanza o lontananza dal proprio luogo di origine, costi diretti e indiretti… ma il parametro di riferimento che non andrebbe mai sottovalutato è il proprio istinto, è da questo che bisogna lasciarsi guidare nella scelta dell’Università giusta che, con ogni probabilità, risulterà essere differente per ogni singolo studente.

http://www.sulromanzo.it/blog/come-scegliere-l-universita-giusta

 

© 2014, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Blog del Giovedì

31 giovedì Lug 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Sbocchi professionali per laureati in Lingue

Laureati in lingue

Gli sbocchi professionali per i laureati in Lingue sono abbastanza noti:

  • Operatore linguistico in ambito Turistico-culturale.
  • Traduttore e Revisore di testi in lingua straniera.
  • Produttore e Programmatore di eventi interculturali.
  • Mediatore socio-culturale.
  • Interprete/Traduttore.
  • Docente di Lingue e Letterature straniere.
  • Assistente linguistico nelle Istituzioni italiane all’estero e nelle rappresentanze diplomatiche e consolari.
  • Consulente per le lingue e i dialetti.
  • Consulente nella ricerca medica per logopedia, audiologia, rieducazione alla parola, neurolinguistica.

Il punto però è che praticamente ogni voce dell’elenco è una professione a se stante e la Laurea in Lingue non prepara a nessuna di queste in particolare.

Sandra Bertolini, presidente dell’Associazione Italiana Traduttori e Interpreti (Aiti), nel corso di un’intervista per «L’Avvenire», ha posto l’accento su come la crisi, di fatto, abbia ulteriormente complicato il lavoro dei professionisti del settore per la diminuzione degli incarichi, la richiesta di riduzione delle tariffe e la concorrenza sleale compiuta per mano di chi, per ovviare la mancanza di occupazione, sfruttando vecchie conoscenze linguistiche, si è improvvisato traduttore o interprete. I corsi per la formazione in tal senso non mancano, anzi abbondano per numero e varianti. Ancora la Bertolini sottolinea che ciò è dovuto al fatto che in Italia queste professioni non sono regolamentate con un ordine o albo e quindi non è previsto un percorso rigidamente fissato dallo Stato  che preveda un’abilitazione tramite apposito esame. Ecco che ancora una volta si riscopre la carenza di un’adeguata normativa e si ripete quanto detto per i laureati in Scienze archeologiche, in Conservazione dei Beni Culturalie in Storia dell’Arte.

La conclusione dell’intervento della presidente di Aiti  è tutto sommato ottimistica, in quanto è sua opinione il perdurare delle opportunità professionali. Suo suggerimento è di evitare di credersi o atteggiarsi a “tuttologi” cercando invece di studiare e specializzarsi quanto più possibile e solo a esperienza acquisita magari cercare di ampliare conoscenze e competenze ad altri settori. Che le possibilità occupazionali ci siano nonostante tutto è confermato dalla classifica stilata da Almalaurea che pone la Laurea in Lingue e Letterature straniere al 6° posto con una percentuale di occupati dell’80,4 e un guadagno medio di 937 €. Basta anche solo dare uno sguardo all’elenco della Società di Selezione internazionale Michael Page delle 10 Professioni più richieste del 2013 per rendersi conto di quanto sia importante e direttamente o indirettamente coinvolta l’ottima conoscenza delle lingue, in particolare di quella inglese.

Gli operatori di mosalingua.com invece, seguendo tre semplici criteri, hanno individuato le 7 lingue straniere più utili per un italiano, inglese a parte naturalmente. Sulla base della diffusione nel mondo, dell’interesse dal punto di vista economico e politico e della vicinanza geografica le lingue che un italiano dovrebbe conoscere per comunicare senza intoppi in tutti i contesti lavorativi sono:

  • Francese.
  • Tedesco.
  • Cinese.
  • Spagnolo.
  • Russo.
  • Arabo.
  • Giapponese.

Su italiansinfuga.com e sul portale online del Corriere dell’Università si trovano indicazioni e riferimenti per opportunità di lavoro e stage in Italia e all’estero che possono risultare utili ai giovani laureati in Lingue alla ricerca di sbocchi professionali nel loro settore di studi.

http://www.sulromanzo.it/blog/sbocchi-professionali-per-laureati-in-lingue

 

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Blog del Giovedì

24 giovedì Lug 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Sbocchi professionali per laureati in Scienze Archeologiche

Archeologia

In Italia i laureati in Scienze Archeologiche oltre a doversi barcamenare tra sbocchi professionali disponibili con scarsità devono anche confrontarsi con una legislazione pressoché inesistente che tuteli i loro diritti di lavoratori e definisca i termini della loro professione. Qualcosa però sembra si stia muovendo…

I laureati in Scienze Archeologiche possono svolgere attività professionali  presso Sovrintendenze, Musei, Biblioteche, Cineteche,Parchi archeologici e via discorrendo, nonché presso Consorzi, Aziende, Organizzazioni operanti nel settore dei Beni Culturali. Vengono solitamente indicati come possibili sbocchi anche il settore dell’editoria specializzata, l’organizzazione di eventi o viaggi culturali, la gestione di programmi di cooperazione internazionale e l’attività libero-professionale.

Il professor Fabrizio Benente nel suo resoconto sulla situazione attuale dei giovani laureati, dottorati e ricercatori in Archeologia mostra con chiarezza le difficoltà esistenti relative alla ricerca di un lavoro in ambito accademico, pubblico e privato.

Partendo dai compensi risibili (circa 800 € per un borsista e 1100 € per un assegnista di ricerca), per i fortunati che li ricevono, «inefficaci di fronte alla massa di materiale (libri, articoli, partecipazioni a convegni) e strumenti di lavoro (personal computer, software, macchine digitali e altro) che per altro sono richiesti per il continuo aggiornamento della propria preparazione» per arrivare alla discrasia tra formazione universitaria e mondo del lavoro statale, «manca ancora una normativa che stabilisca chiaramente le diverse possibilità di accesso alle carriere statali con i nuovi titoli di studio, acquisiti dopo i quattro livelli dell’istruzione universitaria: i tre anni di base, il biennio, la scuola di specializzazione, il dottorato di ricerca», passando per l’analisi della situazione lavorativa nel settore privato, «il lavoro dell’archeologo dipendente è generalmente inquadrato nel contratto nazionale degli Edili […]. Problema aperto è la mancanza di una precisa definizione professionale dell’archeologo, ossia il noto irrisolto problema dell’albo professionale, la mancanza di una gerarchia che definisca precise qualifiche, compiti e competenze e che consenta una minima differenziazione tra tecnici e operatori di scavo e, più in generale, tra il personale impiegato su uno scavo».

Le conclusioni cui giunge Benente non sono molto incoraggianti ma di sicuro realistiche: «L’ultimo decennio ha visto la formazione/creazione di una corposa massa di lavoratori, con una media ampiamente sotto i trent’anni, spesso con diploma di laurea o titolo di specializzazione, che non sono tutelati sindacalmente, che non usufruiscono di forme contrattuali che garantiscono equi trattamenti, che non hanno maturato – questo è importante – una minima coscienza dei diritti minimi (contributi pensionistici, soglia retributiva, diritti a permessi e ferie, trattamenti di trasferta) e che ritengono generalmente che lavorare in archeologia sia “un privilegio” o che, nella più rosea delle visioni, sono perfettamente coscienti di accettare sacrifici, in virtù di una forma di vocazione laica per la ricerca scientifica». Per il professor Benente un segnale positivo giunge dal Veneto, dove «con l’autorevole intervento dell’Avvocatura dello Stato, si è tentata la sperimentazione di convenzioni tra Soprintendenza e Direzione di scavo, affidata a un archeologo professionista».

Alessandro de Rosa e Milena Saponara, rispettivamente Presidente e Vicepresidente della Confederazione Nazionale Archeologi Professionisti (CNAP), a seguito degli Stati Generali dell’Archeologia. 2014 tenutisi a Sant’Agata de’ Goti, hanno reso pubblico il loro intervento del 30 Aprile. «Poiché siamo convinti che l’archeologo professionista sia l’avanguardia della tutela, dunque della ricerca, abbiamo deciso di affiancare l’azione concreta alle parole, perseguendo la strada della Normativa UNI, che ci permette di “agire dal basso” e autodefinirci».

Nell’intervento di De Rosa e Saponara viene inoltre posto l’accento sul fatto che la modifica del Codice dei Beni Culturali che contempla le diverse figure professionali che operano sui Beni Culturali (Pdl362 – Proposta Madia/Ghizzoni/Orfini) sia solamente l’inizio e che gli elenchi non obbligatori che seguiranno, stabiliti presumibilmente su requisiti di titoli di studio, non terranno in giusta considerazione un fattore imprescindibile qual è l’esperienza. Il percorso da loro intrapreso, in collaborazione con CIA(Confederazione Italiana Archeologi) e FAP (Federazione Archeologi Professionisti), è quindi considerato determinante per stabilire «chi è archeologo e che cosa può fare».

La premura del CNAP nasce anche in virtù dell’avvento, negli ultimi dieci anni, dell’archeologia d’emergenza prima e dell’archeologia preventiva poi. «Finalmente si potrà mettere ordine al caos in cui operiamo al di fuori di Ministero e Università oltre, cosa non da poco, a dare riferimenti precisi alle committenze, agli altri professionisti che spesso lavorano al nostro fianco. Inoltre anche Ministero e Università avrebbero un chiaro interlocutore in chi opera nell’archeologia d’emergenza, nell’archeologia preventiva: l’archeologia pubblica». La tutela professionale quindi non è importante solo per ragioni di etica e di dignità ma anche perché da essa dipende la tutela del nostro immenso patrimonio artistico e culturale che rappresenta la nostra storia. Proprio per questi motivi le associazioni aderenti hanno organizzato lo scorso 11 Gennaio a Roma la Manifestazione Nazionale 500 NO al MIBACT in segno di protesta al Progetto Ministeriale 500 Giovani per la Cultura per l’irrisorio compenso che equivale a 3,50 € all’ora.

Anche sul portale online officinarcheologica.it si tracciano i riferimenti a situazioni di lavoro che rasentano lo sfruttamento contariffe sotto i limiti di sopravvivenza, pagamenti a 90 giorni, quando elargiti, acquisto del materiale necessario (scarpe antinfortunistiche, caschetto, lavagnetta, palina, trowel ecc.) a carico dell’archeologo, apertura di Partita IVA, stipula polizza assicurativa, nessun contributo versato, nessuna tutela per gravidanza, infortunio o malattia.

Vogliamo segnalare inoltre ArcheoJobs, un sito dove poter scambiare informazioni e consigli sugli studi come anche sul lavoro, postare il proprio curriculum e visionare bandi, offerte di lavoro, opportunità per stage… utilissimo per i laureati in scienze archeologiche che non hanno desistito e sono ancora alla ricerca di uno sbocco professionale nel settore.

http://www.sulromanzo.it/blog/sbocchi-professionali-per-laureati-in-scienze-archeologiche

 

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10 giovedì Lug 2014

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Sbocchi professionali per laureati nelle Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo

Discipline Arte, Musica, Spettacolo

Anche i laureati in Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo si saranno posti o si stanno ponendo la domanda: quali sono gli sbocchi professionali che consente di avere il mio corso di laurea?

Nel momento in cui bisogna scegliere il percorso di studi da seguire e districarsi nel labirintico mondo dei corsi di laurea, cercando di far conciliare quelle che sono le proprie passioni con le attitudini, le capacità e valutando anche attentamente quelle che saranno le prospettive future, ovvero gli sbocchi occupazionali, gli atenei sembrano sempre pronti a venire incontro agli studenti.

L’Università di Bologna indica tra i possibili sbocchi per i laureati nelle discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo le seguenti professioni:

  • Assistente alla Progettazione e alla Realizzazione di Progetti culturali.
  • Operatore didattico-culturale.
  • Autore di testi di divulgazione.
  • Collaboratore di redazione.

Tutte le professioni si riferiscono ai settori artistico, musicale e cinematografico e quindi protese verso gli Enti e/o le Istituzioni che operano in detti campi (Musei, Teatri, Archivi, Compagnie artistiche, Festival, Radio, Televisioni, Cineteche, Editoria di settore e via discorrendo). L’Alma Mater Studiorum bolognese inoltre negli anni ha portato avanti anche le consultazioni con le parti sociali, composte dalla Fondazione Cineteca, Regia Accademia Filarmonica, Teatro S. Lazzaro, MAMBO, Musei Civici di Arte Antica aventi tutte sede a Bologna o dintorni, e i risultati relativi a quella più recente, avvenuta nell’Ottobre 2013, sono favorevoli e incoraggianti in relazione al corso di studio e alle professioni indicate.

Altre Università, come ad esempio la Roma Tre asseriscono che il coso di Laurea in discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo prepari alle professioni di:

  • Specialisti in discipline artistico-espressive.
  • Registi.
  • Direttori artistici.
  • Sceneggiatori.
  • Organizzatori di Fiere ed Esposizioni.
  • Tecnici dell’organizzazione della produzione radiotelevisiva, cinematografica e teatrale.

Stando all’elenco fornito da Atlante delle Professioni coloro i quali hanno conseguito una Laurea DAMS (L-3) possono svolgere la professione di:

  • Addetto o Addetta alle Pubbliche Relazioni.
  • Bibliotecario o Bibliotecaria.
  • Copywriter.
  • Critico o Critica d’Arte.
  • Dialoghista e Paroliere.
  • Direttore artistico o Direttrice artistica.
  • Direttore o Direttrice di produzione.
  • Informatore o Informatrice turistica.
  • Organizzatore o Organizzatrice di eventi.
  • Progettista multimediale.
  • Redattore o Redattrice editoriale.
  • Regista.
  • Sceneggiatore o Sceneggiatrice.
  • Operatore museale.

Ma cosa succede veramente nel momento in cui un laureato in discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo esce dal mondo universitario e cerca di inserirsi in quello lavorativo?

L’Università degli Studi di Torinoin collaborazione con il gruppo di ricerca di Atlante delle Professioni ha condotto uno studio i cui risultati sono stati raccolti nel fascicolo Orientarsi nel mercato del lavoro.

Nella sezione relativa ai laureati in DAMS, riprendendo anche rilevamenti dell’ISTAT, viene evidenziato il fatto che i giovani laureati (sotto i 35 anni) occupati al Nord Italia sono poco più di 11 mila e rappresentano il 2% della forza lavoro laureata. Il tasso di occupazione di questi specialisti è tra i più bassi, di 7 punti inferiore al tasso di occupazione medio dei laureati (73%). Il 64% svolge una professione tecnica e specialistica, mentre il 33% lavora in ambito impiegatizio, del commercio o dei servizi. Le retribuzioni variano a seconda della professione svolta. Restauratori e disegnatori dipendenti arrivano a guadagnare mediamente €1.700.

I giovani laureati nell’area delle Discipline culturali e artistiche lavorano in prevalenza nel settore dei servizi alle imprese, dell’istruzione, del commercio e dell’industria. Solo il 57% ha un lavoro dipendente, mentre il 22% lavora con contratti di collaborazione e un ulteriore 21% svolge un’attività autonoma. Le occasioni occupazionali a tempo indeterminato riguardano 6 lavoratori su 10, gli altri hanno un contratto a termine. Anche l’uso del part-time è molto diffuso, si parla di un 28% contro una media complessiva dei laureati occupati del 15%.

Certo i dati relativi non sono molto confortanti ma è vero anche che questi non sono molto distanti dalla media di diverse altre facoltà e quelli che sembrano essere i problemi del corso di laurea in Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo sono forse i problemi di tutto l’apparato universitario italiano di cui non si riesce a ridurre l’enorme abisso che ancora lo separa dal mondo del lavoro. Di conseguenza pure i laureati in Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo si ritrovano molto lontani dagli sbocchi professionali cui invece dovrebbero poter accedere più agevolmente.

http://www.sulromanzo.it/blog/sbocchi-professionali-per-laureati-nelle-discipline-dell-arte-della-musica-e-dello-spettacolo

 

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Blog del Giovedì

03 giovedì Lug 2014

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Sbocchi professionali per laureati in Conservazione dei Beni culturali

Conservazione Beni culturali

La questione degli sbocchi professionali per i laureati in Conservazione dei Beni culturali, vista nella prospettiva dell’inserimento nel mondo del lavoro in Italia dei giovani laureati nel settore indicato, non può che generare stupore e, al tempo stesso, irritazione.

In Italia sono presenti:

  • 50 siti Patrimonio dell’umanità.
  • 46 025 Beni architettonici sottoposti a vincolo.
  • 5 668 Beni immobili architettonici.
  • 4 739 Musei.
  • 110 Archivi di Stato.
  • 8 224 Enti pubblici territoriali.
  • 12 388 Biblioteche.

Inoltre ricordiamo che tutti i Beni artistici, mobili e immobili, afferenti allo Stato pontificio sono in realtà affidati alle cure dello Stato italiano che ha in carico anche l’onere della loro salvaguardia.

L’importo complessivo destinato ai Beni culturali, paesaggistici e ambientali dal Governo per il 2014 è pari a 37.6 milioni di euro. Diciamolo pure: una miseria. In pochi anni il finanziamento indirizzato verso quello che dovrebbe essere il motore del nostro Paese si è più che dimezzato e ciò rappresenta un chiaro segnale politico. Non reggono più neanche le solite scuse riguardanti la crisi o la carenza di fondi perché innumerevoli sono stati gli scandali di sperperi protratti verso opere inutili, attività al limite del lecito e via discorrendo.

È di questi giorni la notizia dell’approvazione della legge di modifica al Codice dei Beni culturali e del paesaggio in materia di professionisti dei Beni culturali e per l’istituzione dei relativi elenchi. In particolare si fa espresso riferimento a:

  • Archeologi.
  • Archivisti.
  • Demoetnoantropologi.
  • Antropologi fisici.
  • Restauratori di Beni culturali.
  • Collaboratori di restauratori di Beni culturali.
  • Esperti di diagnostica e di scienze e tecnologia applicate ai Beni culturali.
  • Storici dell’arte.

Come si è anche solo potuto credere di riuscire a preservare il nostro straordinario Patrimonio artistico, culturale e paesaggistico quando ancora oggi, nel 2014, si cerca di definire i termini di una legge che dovrebbe indicare i parametri delle conoscenze richieste a dette figure professionali, istituire gli albi professionali relativi e disciplinare la materia?

Il ministro Dario Franceschini ha dichiarato: «Non può esserci piena tutela e valorizzazione del patrimonio culturale se non si valorizzano le competenze di chi vi opera quotidianamente». Infatti finora non c’è stata.

Nel 2007 il Rapporto di Civita La formazione vale un Patrimonio parlava «di uno strutturale “eccesso di offerta” nel settore dei Beni culturali, considerato parte del più ampio settore della Cultura, […] e di un certo pessimismo rispetto alla qualità della formazione fornita dall’Università italiana, complici la recente riforma e il moltiplicarsi delle classi di laurea attinenti al settore dei beni culturali che impediscono, in molti casi, l’approfondimento e la specializzazione adeguata».

Pur consapevoli dei limiti relativi al fatto che si tratta di un singolo caso vogliamo comunque riportare l’esempio di Patrizia, laureatasi nel 2004 con il massimo dei voti a Venezia in Conservazione dei Beni culturali settore archeologico, la quale ha raccontato la sua storia su italianialondra.com. Dopo tanti esami, studio ed esperienza sul campo come volontaria nei cantieri di scavo riusciva a trovare lavoro solo come commessa. Nel 2006 ha deciso di trasferirsi a Londra e dopo 5 settimane, durante le quali ha seguito come volontaria (Curatorial Assistant) i lavori al Museum of London, è stata assunta. Ha lavorato come archeologo nei cantieri della City per due anni passando poi all’analisi degli edifici storici e diventando presto una Senior Standing Building Archaeologist. Onestamente non pensiamo che le difficoltà di Patrizia, come di tanti altri laureati di trovare lavoro in Italia nel campo delle loro competenze, sia dovuta alla scarsa preparazione.

Sul sito ticonsiglio.com e sul portale online del centro per l’impiego della Provincia di Rimini si possono trovare indicazioni relative alle figure professionali maggiormente richieste dagli operatori nel settore della Conservazione dei Beni culturali e i riferimenti alle Istituzioni museali e simili per eventualmente rispondere a un bando o un’offerta di lavoro e per inoltrare i curriculum.

Sono numerose le posizioni lavorative da poter occupare all’interno delle Istituzioni museali come diversi sono gli ambiti di settore:

  • Ricerca, cura e gestione delle collezioni (Conservatore, Catalogatore, Responsabile servizio prestiti e movimentazione opere, Restauratore, Assistente alle collezioni).
  • Servizi e Rapporto con il pubblico (Responsabile servizi educativi, Educatore, Coordinatore accoglienza e custodia, Responsabile servizi di documentazione, Responsabile biblioteca).
  • Ambito amministrativo, finanziario, gestionale e delle relazioni pubbliche (Responsabile amministrativo e finanziario, Responsabile della segreteria, Responsabile ufficio stampa e pubbliche relazioni, Responsabile per lo sviluppo, Responsabile sito web).
  • Ambito strutture e sicurezza (Responsabile strutture e impianti, Responsabile rete informatica, Responsabile della sicurezza, Progettista).

Nel caso specifico delle professioni museali mancando ancora una legislazione governativa si fa riferimento alla Carta Nazionale delle Professioni museali redatta nel 2004 da ICOM Italia in sinergia con le Associazioni Museali italiane e ICOM Internazionale, a cui ha fatto seguito nel 2008 la stesura del Manuale europeo delle Professioni museali.

Anche il neolaureato in Conservazione dei Beni culturali che decide di orientarsi verso l’insegnamento si ritrova ingarbugliato in un groviglio tale da scoraggiare anche il più deciso dei determinati. Le classi di laurea per i laureati in Conservazione e Restauro dei Beni culturali sono la 12/S e LM/11  che, fermo restando il computo dei crediti formativi richiesti, danno accesso potenziale all’insegnamento alle classi di concorso:

  • 39/A Geografia.
  • 43/A Italiano, storia ed educazione civica, geografia nella scuola media.
  • 50/A Materie letterarie negli istituti di istruzione secondaria di II° grado.
  • 51/A Materie letterarie e latino nei licei e nell’istituto magistrale.
  • 52/A Materie letterarie, latino e greco nel liceo classico.
  • 61/A Storia dell’arte.

Insomma, oltre al dover comunque passare dall’imbuto dei Tirocini Formativi Attivi prima di eventualmente poter pensare di dedicarsi all’insegnamento continuativo, ci si ritrova magari a doversi mettere in lizza per materie poco e per niente conosciute. Nel novero delle classi di concorso sono stati tenuti in considerazione solo i corsi di laurea istituiti presso la Facoltà di Lettere e completamente ignorati quelli che invece si svolgono alla Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali.

Lavinia de Ferri ha lanciato online una petizione per vedere riconosciuto ai laureati in Conservazione e Restauro dei Beni culturali il diritto di accesso anche alle classi di concorso:

  • 59/A Scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali nella scuola media.
  • 60/A Scienze naturali, chimica e geografia, microbiologia.
  • A/54 Mineralogia e Geologia.
  • A/13 Chimica e Tecnologie chimiche.

 Sostenendo che «la richiesta di questa integrazione è anche supportata dal fatto che molte delle persone che escono dai corsi di studi afferenti alla classe 12/S o LM/11 proseguono il percorso formativo vincendo Dottorati di Ricerca in discipline scientifiche».

Se è la Ricerca l’interesse di un neolaureato allora prima di volgere lo sguardo all’estero conviene dare un’occhiata alla sezione bandi del sito dell’Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali (ICVBC) del CNR. Altrimenti può tornare utile il portale scambieuropei.com.Si può cercare anche altrove e si può trovare un’opportunità anche più lontano ma rimane il fatto che detenendo il 40% del Patrimonio artistico mondiale l’Italia dovrebbe tagliare per prima il traguardo, dando opportuno spazio ai laureati in Conservazione dei Beni culturali, e non arrancare sempre sulla “lettiga” dei perdenti.

http://www.sulromanzo.it/blog/sbocchi-professionali-per-laureati-in-conservazione-dei-beni-culturali

© 2014, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

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26 giovedì Giu 2014

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Sbocchi professionali per laureati in Geografia

Geografia

Gli sbocchi professionali per laureati in Geografia teoricamente sarebbero davvero numerosi. Quello che non si riesce a comprendere fino in fondo è il perché in Italia questi si riducano ai soliti:

  • Impieghi presso Enti pubblici e privati.
  • Incarichi presso editoria specializzata.
  • Impieghi nel Turismo.

Nel settore turistico… ancora? Possibile che nel nostro Paese anche ai laureati in Geografia venga proposta come alternativa professionale l’impiego a vario titolo nel Turismo oppure presso Enti pubblici e privati operanti nel settore culturale (musei,fondazioni e via discorrendo) quando ci sono lauree specifiche in tal senso che sfornano continuamente disoccupati?

Un’altra cosa che non si riesce a comprendere è il motivo per cui viene sempre passato nel dimenticatoio il fatto che la Laurea in Geografia sia o dovrebbe essere una laurea tecnica e non umanistica. I geografi sono coloro che hanno il compito di studiare, descrivere e rappresentare la Terra sia dal punto di vista della configurazione della sua superficie sia per quanto riguarda i fenomeni fisici, biologici e umani che la interessano. La Geografia si divide in:

  • Geografia Fisica.
  • Geografia Matematica.
  • Geografia Umana.
  • Geografia Politica.
  • Geografia Economica.
  • Geografia di genere.

Coloro i quali concludono positivamente il percorso di Laurea in Geografia o similare dovrebbero quindi poter scegliere di svolgere la professione di:

  • Idrografo.
  • Glaciologo.
  • Biogeografo.
  • Climatologo.
  • Pedologo.
  • Paleogeografo.
  • Geomorfologo.
  • Geografo dei litorali costieri.
  • Geografo ambientale.
  • Oceanografo.
  • Cartografo.
  • Geografo astronomico.
  • Geomatico.
  • Geodeta.
  • Geografo antropico.
  • Geografo politico.
  • Geografo economico.
  • Geografo di genere.

In Italia i laureati in Geografia non riescono neanche a insegnare.

La classe di concorso definita dal Miur per l’insegnamento della Geografia è la 39/A che dà però il diritto o meglio la possibile eventualità a insegnare negli Istituti Tecnici Commerciali, in quelli per la formazione dei Periti aziendali, negli Istituti Tecnici Nautici, in quelli per il Turismo e negli Istituti Professionali. In tutte le altre tipologie di istituto scolastico, comprese la scuola media e quella primaria, la Geografia viene accorpata all’insegnamento della Lingua e Letteratura italiana e alla Storia. Addirittura dopo l’abilitazione conseguita con i TFA del 2013 molti laureati in Geografia che insegnavano come supplenti non abilitati si sono ritrovati senza lavoro mentre altri hanno subito una ricollocazione come insegnanti di sostegno o di italiano e storia, come si legge nel contributo di Silvi Fuschiotto sul sito dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia.

Spirito di adattamento sembra essere la linea guida suggerita dal Governo Italiano. Sul portale governativo di supporto alla ricerca di un impiego cliclavoro.gov si trovano anche delle offerte per l’estero, nella fattispecie la Germania, per laureati in Scienze, Geografia e Architettura. Viene specificato inoltre che «la forza lavoro è disponibile nei seguenti settori: organizzazione di eventi, servizi di pulizie, medicina omeopatica, docenza di lingue e letteratura». Ora, fermo restando che tutte le tipologie di lavoro sono dignitose e altrettanto dicasi per i corsi di laurea, vogliamo almeno sottolineare che quanto si legge è ambiguo o quantomeno un po’ confusionario.

C’è poi chi cerca in completa autonomia di adattare le proprie passioni e le proprie conoscenze a quelle che potrebbero essere le richieste e le necessità della società attuale, nella speranza di riuscire a svolgere delle mansioni gratificanti non tanto e non solo dal punto di vista economico quanto da quello spirituale, ovvero veder realizzato il sogno di ogni studente: la concretizzazione, la materializzazione nella realtà in cui si vive delle conoscenze acquisite sui libri, nelle aule, durante le lezioni… Nella testimonianza raccolta da Monica di Maio per UrbanoCreativoNews, Andrea d’Anna, geografo, laureato in Scienze e Culture dell’Ambiente e del Paesaggio con un Master in Progettazione del Paesaggio, racconta il suo sogno di fare “il giardiniere del mondo” «nonostante la diffidenza verso la professione (di geografo, ndr.), le sfide che attendono gli esseri umani sono complicate ed è necessario ripensare il proprio posto nel pianeta, il proprio modo di vivere. Io ho studiato per migliorarmi e allargare le mie vedute, il mio sapere e ora voglio continuare a studiare l’ambiente per abbracciare nuovi modi di vivere e progettare il futuro».

Altri invece devono piegarsi a una differente tipologia di adattamento che li porta in luoghi lontani, generando quella che tanto coreograficamente viene definita “La fuga dei cervelli all’estero”. Geograficamente ha pubblicato per intero la lettera di Laura Edgarda Lombardi: laureata in Geografia e Processi territoriali, inoccupata per evidenti carenze di possibilità ha partecipato al Programma Comunitario Leonardo da Vinci che le ha offerto la possibilità almeno di un tirocinio che lei ha svolto a Rethymno, nell’isola di Creta. Non è stata un’esperienza di lunga durata e non si è trattato neanche di un vero e proprio lavoro ma Laura si mostra entusiasta dell’esperienza vissuta anche perché «è veramente stimolante essere riconosciuti come geografi!». Su «Il Fatto Quotidiano» invece lo scorso settembre Chiara Carbone ha raccontato la storia di Giacomo Giorli il quale dopo una Laurea in Scienze Naturali si è trasferito a Honolulu per un Dottorato di Ricerca in Oceanografia. «Avevo delle possibilità di dottorato anche in Italia, ma senza essere stipendiato non me lo potevo permettere. Qui è diverso. In tutti gli Stati Uniti non si fa un dottorato senza un’adeguata copertura economica. Nelle Università di questo Paese sei assunto dal dipartimento in cui ti trovi e fai parte dello staff accademico». Un approccio al mondo del lavoro ma soprattutto a quello della ricerca, al primo strettamente interconnesso, diametralmente opposto a quello italiano. «Negli Stati Uniti credono molto nel lavoro svolto, vige la politica “quello che facciamo, poi ce lo ritroviamo”. E per farlo si investe molto sui giovani, anche stranieri. Io a 32 anni sono considerato praticamente vecchio».

“Investire sui giovani” e “Fermare la fuga di cervelli all’estero” sono slogan che sentiamo ormai ripetutamente non solo in campagna elettorale. Il punto è che con le sole parole, senza che queste si traducano in fatti concreti, in leggi, in decreti, la situazione non cambia. Non cambia. Inoltre con i provvedimenti recenti, come quello relativo all’insegnamento, addirittura peggiora. È vero che i laureati in Geografia devono abituarsi a tenere le spalle belle larghe, in nome di Atlante che regge da solo sulle sue il peso del Mondo, ma è vero anche che se questo mondo diventa sempre più pesante per l’ingordigia di pochi i tanti poi non ce la fanno più e lasciano la presa.

http://www.sulromanzo.it/blog/sbocchi-professionali-per-laureati-in-geografia

 

© 2014, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

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