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Irma Loredana Galgano

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Blog del Giovedì

10 giovedì Apr 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Acqua

L’acqua, come elemento primordiale e fonte di vita, ha sempre trovato largo riscontro nell’elaborazione letteraria.

Già nella mitologia greca la sua importanza biologica veniva riconosciuta nella raffigurazione gioiosa delle ninfe che, pur essendo mortali, erano dotate di longevità, onorate per essere le nutrici delle piante, degli animali e degli uomini e rappresentate come Naiadi, giovani fanciulle dalla fiorente bellezza, Potameidi, signore dei fiumi e dei ruscelli, Creniadi, ninfe delle fonti, o Lèmnadi, signore delle paludi e dei laghi. Nel Medioevo, l’acqua era evidentemente venerata dall’uomo in quanto segno della potenza e della bontà divina, ma anche perché indispensabile alla sopravvivenza, definita nelle Laudes Creaturarum di San Francesco d’Assisi «utile et humile et pretiosa et casta». In Chiare, fresche et dolci acque del Petrarca l’acqua, come anche gli altri elementi della natura, vivono la personificazione delle emozioni e dei sentimenti dello stesso autore, diventando al contempo muti testimoni di un conflitto insanabile che potrà comporsi solo con la morte. Permane il concetto di indissolubilità tra uomo e natura anche nella poetica del Foscolo il quale, in A Zacinto, riporta il motivo dell’acqua all’essenza della vita e il greco mar dove la sua Zante si specchia è lo stesso da cui, secondo la mitologia, nacque Venere, dea dell’amore e della vita, che con il suo sorriso rese belle e lussureggianti quelle terre. Ecco che l’immagine dell’acqua rimanda ancora una volta alla nascita e alla vita. Ne La pioggia nel Pineto D’Annunzio ricrea immagini suggestive e atmosfere magiche, coinvolgendo il lettore in un mondo di sensazioni meravigliose, facendogli “sentire” la pioggia, la musicalità del suo suono, facendogli vivere il bosco con la stessa intensità con cui egli stesso, nelle vesti di protagonista, lo vive, lo assapora e lo lascia andare rincuorato dall’abbraccio alla Grande Madre Terra reso possibile dall’acqua che è fonte di vita. Nella poesia di Montale il mare come metafora di vita, come bussola direzionale capace di dare un senso all’agire dell’uomo, come invito a esserci e realizzarsi nonostante le difficoltà dell’esistenza, è immagine frequente. L’analogia acqua-vita si ricollega a quella acqua-radici della poetica foscoliana, e mentre in questa l’acqua rimanda alle origini del poeta, in Montale essa rimanda alle origini profonde dell’io. 

Marcia Teophilo ci ricorda che oltre a ricoprire il 71% della superficie terrestre, l’acqua, per il 65%, è il costituente fondamentale degli esseri viventi. «È forse proprio per questo, perché l’acqua è vita, che ancora oggi continuiamo a cantarla, ma con un canto diverso, disperato e accorato, perché non più rivolto alle fresche sorgenti, alle fonti d’acqua pura, chiara e limpida, ma a una distesa oscura e torpida, fosca e inanimata, resa tale dall’uomo che, con essa, uccide la sua stessa vita».

Il giorno 22 marzo ricorre la Giornata Mondiale dell’Acqua (World Water Day) istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite con l’esplicito invito a tutti i Paesi di promuovere attività concrete e sensibilizzare l’attenzione del pubblico sulla critica questione dell’acqua, con particolare riferimento all’acqua dolce e alla sostenibilità degli habitat acquatici. L’Italia anche quest’anno ha risposto all’accorato appello, divenuto anche una direttiva dell’Agenda 21, organizzando svariate iniziative tra cui il Convegno Acqua e Ambientedell’Accademia Nazionale dei Lincei e dell’Università degli Studi di Trieste promosso con il contributo della Fondazione CR Trieste, durante il quale è stato ampiamente ribadito il concetto dell’importanza dell’acqua come base essenziale per lo sviluppo e l’esistenza della vita stessa e posto l’accento sul fatto che la nostra origine risale a creature unicellulari anaerobiche che si sono evolute nelle acque degli oceani del pianeta Terra circa 3.800.000.000 (tre miliardi e ottocento milioni) di anni fa.

Quanto fosse importante l’acqua per la vita e per la sopravvivenza ben lo sapevano le popolazioni primitive che sceglievano i siti per i loro piccoli insediamenti sempre in prossimità di ruscelli o fiumi, aiuto indispensabile per le attività quotidiane oltre che base per il loro sostentamento. Ben lo sanno anche quelle popolazioni che stretti hanno mantenuto i legami con i loro avi, come gli Arara di Volta Grande, abitanti di Belo Monte a Parà, in Brasile. La loro tribù è stanziata da sempre lungo il corso del Rio Xingu, uno dei grandi fiumi che attraversa la foresta Amazzonica, che nasce nello stato di Mato Grosso e confluisce poi nelle acque del Rio delle Amazzoni. La loro è una lotta ad armi impari, ma non vogliono arrendersi e portano avanti la loro protesta contro la costruzione della diga che andrebbe ad alimentare la centrale idroelettrica da 11.300 megawatt all’anno e che da sola coprirebbe il 30% dei consumi domestici brasiliani. Gli Arara non sono tribù isolate o arcaiche, sono persone che scelgono, nei limiti del possibile, di vivere seguendo le tradizioni e di rispettare il passato. I loro villaggi sono forniti di generatore e le capanne di schermi ultrapiatti e antenne paraboliche, ma preferiscono limitare il tempo di impiego di queste apparecchiature elettroniche a poche ore al giorno. Per loro il Rio Xingu è tutto: lo usano per pescare, per bagnarsi e come via di comunicazione, tra l’altro l’unica possibile avendo alle spalle la fitta foresta Amazzonica. Con la deviazione del fiume prevista per la costruzione della diga rimarrebbero completamente isolati anche per un periodo di sei mesi. Inoltre hanno timore che questo rappresenti solo l’inizio e che in futuro si costruiscano altre centrali stravolgendo così totalmente la biodiversità e l’ecosistema dell’area.

In Italia i cittadini e gli attivisti della Valle di Susa si dicono molto preoccupati per l’impatto a livello idrico della grande opera della TAV. Il raddoppio della ferrovia Torino-Modane ha provocato la scomparsa di 13 sorgenti nel territorio di Gravere e di 11 nella zona di Mattie. Le gallerie dell’autostrada tra Exilles e la val Cenischia hanno fatto scomparire 16 sorgenti delle frazioni di Exilles. I lavori della centrale di Pont Ventoux, per una galleria di due metri di diametro, hanno prosciugato il rio Pontet, 2 sorgenti a Venaus, 2 a Giaglione, una decina nel territorio di Salbertrand, tra cui quella che alimentava l’acquedotto di Eclause. Stando ai dati forniti dal Rapporto Cowi redatto per conto della Commissione Europea «i due tunnel principali (il tunnel di base e il tunnel di Bussoleno), le discenderie, ecc. riceveranno un flusso cumulativo di acque sotterranee compreso tra 1951 e 3973 L/s nel caso stabilizzato. Ciò equivale a una portata compresa fra i 60 e i 125 Milioni di m3/anno, comparabile alla fornitura d’acqua necessaria a una città di circa 1 milione di abitanti. Il drenaggio delle acque sotterranee è tutt’altro che trascurabile comparativamente al ricarico totale delle acque sotterranee nelle zone situate lungo il tunnel». Forse temono, gli abitanti della Valle di Susa, che possa accadere quanto già successo per la costruzione della tratta alta-velocità Bologna-Firenze: per ventidue minuti di viaggio in meno sono stati spesi circa 1 miliardo di euro, sono spariti  o quasi 81 torrenti, 37 sorgenti, 30 pozzi e 5 acquedotti, per un totale di 100 Km di corsi d’acqua. Tenendo anche in considerazione quali potranno o potrebbero o saranno i rischi idrogeologici conseguenti a drastici cambiamenti di questa portata.

Acqua

Ancora in Italia, in Abruzzo, nell’agosto del 2007 700mila persone si ritrovano senz’acqua e contemporaneamente scoprono di aver bevuto e cucinato per trent’anni con acqua contaminata. Siamo a Bussi e il danno presumibilmente è stato causato dall’ex polo chimico Montecatini Edison e, stando alla Relazione dell’Istituto Superiore di Sanità, l’acqua «é stata indiscutibilmente, significativamente e persistentementecompromessa per effetto dello svolgersi di attività industriali di straordinario impatto ambientale in aree ad alto rischio per la falda acquifera e per le azioni incontrollate di sversamento» e poi «distribuita senza controllo, anche per fasce a rischio di popolazione e utenze sensibili come scuole e ospedali». Tra le sostanze riscontrate dalle analisi effettuate sui campioni di acqua figurerebbero anche il cloruro di vinilee il tricloroetilene. I periti dell’ISS convengono nel dire che «Ai consumatori delle acque è mancata ogni informazione rispetto ai potenziali rischi per la salute associati al consumo di tali acque e a cui pertanto era preclusa la possibilità di adottare misure specifiche di prevenzione e mitigazione di tali rischi».

La sentenza del 15 novembre del 2000 numero 11710 della Cassazione Penale – sezione III – così recitava: «Lo scarico di sostanze inquinanti o deturpanti in acque pubbliche, quali sono quelle del mare, dei fiumi o dei torrenti, integra certamente gli estremi del delitto di danneggiamento, comportando, anche nell’ipotesi di fatto occasionale e transitorio, il deterioramento di cosa mobile esposta per necessità alla pubblica fede e destinata ad utilità pubblica. Ai fini della ravvisabilità del dolo, nel reato che trattasi, non è necessaria la rappresentazione del fine di nuocere, essendo sufficiente la coscienza e la volontà di distruggere, deteriorare o rendere inservibili cose mobili o immobili altrui». Stando al Rapporto 2010 sull’acqua di rubinetto di Legambiente che riprende le vigenti normative italiane ed europee in merito sono previsti, per le acque destinate al consumo umano, due tipi di controllo analitico chimico-fisico e microbiologico: uno interno, responsabilità del Gestore del Servizio idrico integrato, l’altro esterno, effettuato dalle Asl e dalle Arpa territorialmente competenti. Sempre con riferimento alla normativa vigente è previsto un numero minimo di controlli annui  a seconda del volume di acqua distribuito ogni giorno. Viene preso in considerazione un acquedotto che eroga quotidianamente tra i 100 e i 1000 m3 di acqua e serve 5000 abitanti. In tal caso la norma individua 4 controlli all’anno di routine e 1 controllo all’anno di verifica.

È ancora una volta la saggezza di Marcia Teophilo a ricordarci che «l’uomo non è al di sopra della natura ma parte del suo insieme. […] Sono consapevole che la scienza accresce la conoscenza e sviluppa le potenzialità umane. Ma sappiamo anche dell’esistenza di pessimi consiglieri, uomini politici e potere economico, che dirigono un governo diverso da quello delle varie democrazie del mondo. Questi tendono a spingere la scienza e lo sviluppo verso interessi di un mercato oscuro e tragico». Osservando i diversi modi di rapportarsi con l’acqua delle diverse civiltà e culture che popolano o che hanno popolato la Terra,  sembra che minore sia il grado di “sviluppo civile e sociale” di un popolo e maggiore sia il suo rispetto per l’acqua. Un proverbio Sioux dice che «la rana non si ingozza mai di tutta l’acqua dello stagno in cui vive» forse perché è consapevole che se lo facesse non avrebbe più un posto dove vivere.

http://www.sulromanzo.it/blog/il-valore-culturale-dell-acqua

© 2014, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Blog del Giovedì

03 giovedì Apr 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Italiadecide

Lunedì 31 marzo, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, è stato presentato il Rapporto 2014 di Italiadecide, Il gran tour del XXI secolo – L’Italia e i suoi Territori, edito da Il Mulino, alla presenza delle più alte cariche dello Stato. Il lavoro, dedicato al turismo, è prosieguo di quelli fatti negli anni passati aventi per tema: le infrastrutture strategiche, l’energia, il ciclo dei rifiuti. Finalità dichiarata di Italiadecide – Associazione di Ricerca per la qualità delle Politiche pubbliche è infatti il promuovere un’analisi condivisa tra politica, amministrazioni, mondo scientifico e culturale per la soluzione dei problemi di fondo del nostro Paese.

Stando alla nota diffusa dal MIBACT, il Rapporto 2014 di Italiadecide svolge una ricerca inedita sul futuro del turismo in Italia, secondo quattro prospettive che lo collegano:

  • a un’economia territoriale che investe sulla qualità ambientale, sull’innovazione e sulla qualità della vita.
  • alla cultura e alla conoscenza del territorio.
  • al recupero dell’identità culturale italiana.
  • all’esigenza di reinterpretare l’identità culturale italiana per adattarla alla contemporaneità.

Durante la cerimonia di presentazione del Rapporto 2014 di Italiadecide Il gran tour del XXI secolo – L’Italia e i suoi Territori Laura Boldrini, attuale presidente della Camera dei deputati, ha dichiarato che «i numeri dello sviluppo turistico nei prossimi anni fanno intravedere grandi possibilità di crescita, ma spaventano anche un po’. Secondo le stime della World Tourist Organization, entro il 2030 il numero dei turisti internazionali su base annua passerà dagli attuali 900 milioni a 1.8 miliardi. Si tratta di cifre impressionanti, che sollevano il problema di come gestire questa massa enorme di persone, soprattutto se concentrate in pochissimi luoghi assurti allo status di attrazioni turistiche mondiali. Si può alleggerire questa pressione solo ampliando l’offerta turistica a mete alternative rispetto a quelle tradizionali».

Il Rapporto 2014 di Italiadecide viene pubblicato alla vigilia di EXPO 2015, considerato una straordinaria occasione per sperimentare i processi e le strategie di realizzazione di un turismo integrato e diffuso su tutto il territorio italiano. SecondoItaliadecide la crisi italiana è una crisi di unità territoriale che si può superare solo con una coerente azione di governo capace di ricomporre il legame tra nord e sud e di attivare una interazione positiva tra ministeri, livelli territoriali e settori produttivi. Non meraviglia la constatazione della crisi di unità territoriale italiana né il fatto che essa sia ormai di lunga data, ciò che sorprende piuttosto è che a dirlo siano persone che al governo, ai ministeri, alla presidenza della Repubblica, nelle istituzioni ci siano e ci siano stati anche in passato e che indichino proprio in questi luoghi la chiave di svolta.

La Boldrini, nel suo discorso alla presentazione del Rapporto 2014 di Italiadecide, ha sostenuto che “le politiche davvero cruciali per il turismo non sarebbero soltanto quelle specificatamente ‘turistiche’ ma anche quelle indirizzate a perseguire alcuni beni comuni che vanno a beneficio di tutti: dalla tutela ambientale e del territorio, alla legalità, alla qualità dei trasporti”.  È lecito chiamare ancora una volta in causa il governo, il parlamento, i ministeri, le istituzioni, le amministrazioni e la presidenza della Repubblica? Anche ai cittadini spetta indubbiamente fare la propria parte ma loro hanno facoltà di azione limitata al rispetto delle leggi e dei regolamenti ed è proprio da questi quindi che bisognerebbe partire.

http://www.sulromanzo.it/blog/il-rapporto-2014-di-italiadecide-in-vista-dell-expo-2015

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Blog del Giovedì

27 giovedì Mar 2014

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Made in Italy, Varsavia

La Camera di Commercio e Industria Italo-Polacca, in collaborazione con MT Polska e MT Targi e con il patrocinio di Unioncamere, organizza la prima edizione di MADE IN ITALY, matching point dedicato esclusivamente ad aziende italiane qualificate. La mostra si terrà a Varsavia, in Polonia, il 29-30-31 maggio 2014 e sarà suddivisa in 6 principali aree incontri, ciascuna con un numero definito di aziende:

  • Food&Wine(50 aziende).
  • Furniture (30 aziende).
  • Clothes (30 aziende).
  • Mechanics (30 aziende).
  • Tourism (50 aziende).
  • Services/Franchising (30 aziende).

L’Italia gode di un’ottima considerazione nel pensiero collettivo polacco e, a livello commerciale, si colloca al 4-5° posto. Gli elementi identificativi si sintetizzano nella cultura alimentare e artistica, nelle produzioni artigianali e nelle attrazioni turistiche, tutte comunemente indicate come Italian Lifestyle. Ragion per cui l’obiettivo che si pone la mostra MADE IN ITALY è quello di promuovere incontri, presentazioni e negoziazioni tra imprenditori italiani e potenziali partner polacchi. Il fine ultimo che si propongono gli organizzatori è il supporto all’incremento della penetrazione della piccola e media industria del made in italy nel mercato polacco.

La manifestazione MADE IN ITALY avrà luogo presso il Trade Fair and Congress Centre di Varsavia, il più moderno complesso polifunzionale polacco, che si estende su un’area complessiva di 15 200 mq. Presso la sede di Milano della Camera inoltre si trova la segreteria organizzativa dell’iniziativa fortemente voluta da italpolchamber poiché perfettamente in linea con la sua mission: contribuire allo sviluppo dell’interscambio economico e culturale fra Italia e Polonia.

La prima edizione di MADE IN ITALY sarà articolata in una due giorni di meeting pre-organizzati (giovedì 29 e venerdì 30) e una giornata dedicata alla diffusione al grande pubblico dell’immagine e delle eccellenze italiane (sabato 31), per cui è ancora in fase di verifica la possibilità della vendita diretta dei prodotti in mostra. Il Presidente della Camera di Commercio e Industria Italo-Polacca, Lorenzo di Meo, ha dichiarato che particolare rilievo sarà dato al settore del food&wine, con una serie di workshop, meeting e cooking show. La Polonia è l’unico Paese, fra quelli comunitari, che ha un continuo trend in crescita, sia per i consumi interni sia per gli investimenti. Visto il periodo di difficoltà attraversato dalle aziende italiane è stato quindi ritenuto necessario creare opportunità di incontro internazionale e favorire l’interscambio economico tra Italia e Polonia nella speranza che i dati polacchi influenzino positivamente quelli italiani.

http://www.sulromanzo.it/blog/il-made-in-italy-in-fiera-a-varsavia

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Blog del Giovedì (anticipo)

19 mercoledì Mar 2014

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Made in Italy

Sabato 14 marzo, presso la Sala Italia dell’Agenzia nazionale del Turismo in Roma, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della Campagna Promozionale 2014 Made in Italy,promossa per rilanciare e valorizzare il turismo italiano. A presenziare all’evento: Pier Luigi Celtipresidente ENIT, Andrea Babbi direttore generale ENIT, Franco Pomilio presidente dell’agenzia di pubblicità Pomilio Blumm, Mikaela Bandiniamministratore delegato dell’agenzia Can’t Forget Italy.

Slogan della Campagna Promozionale 2014 Made in Italy, promossa dall’ENIT, è una vacanza fatta su misura per te. L’intento è quello di valorizzare la combinazione di luoghi, prodotti, simboli e valori, ovvero un po’ tutto ciò che rientra, nell’immaginario collettivo del turista straniero, nell’italian style. Da qui l’idea dell’agenzia Pomilio Blumm dell’utilizzo dell’etichetta Made in Italy, abbinando così il patrimonio storico, artistico, culturale, ambientale con  l’enogastronomia e la manifattura d’eccellenza del nostro Paese. Per rendere più facilmente individuabili dai potenziali turisti i punti della campagna promozionale è stato aperto il sitohttp://www.italy.travel/it/, dove è possibile visionare tutto il materiale informativo  nonché reindirizzarsi al portale italia.it, ai siti delle Regioni e a quello dell’EXPO 2015.

All’interno della conferenza stampa è stato presentato il video Le Piazze d’Italia, realizzato dall’agenzia Can’t Forget Italy. Il video, girato da 10 videomaker stranieri e italiani, riporta le immagini di tante piazze italiane sparse in tutte le 19 Regioni nonché le 2 Province autonome. «È stato scelto per raccontare l’Italia con un linguaggio nuovo, adatto al web, affinché sia condivisibile su tutti i canali social» dichiara il direttore generale dell’ENIT Andrea Babbi, che tiene anche a precisare: «È una campagna aperta, perché sia il video che i vari strumenti pubblicitari utilizzati seguono le regole del “copyleft”, consentendo così alle regioni e agli operatori privati di personalizzarli, magari aggiungendo altre immagini per sponsorizzare le loro azioni promozionali all’estero fatte assieme all’Agenzia Nazionale del Turismo».

Secondo quanto dichiarato da Mikaela Bandini, titolare dell’Agenzia di Matera Can’t Forget Italy, che ha realizzato il filmato, «i protagonisti sono sia i cittadini comuni che i turisti di passaggio». Le immagini sono accompagnate dal ritmo incalzante del brano Fuga, composto ed eseguito dal musicista sardo Paolo Fresu e dalla voce del testimonial Giancarlo Giannini. Da straniera che vive in Italia la Bandini pone l’accento sul fascino esercitato dagli italiani sul resto del mondo. «Le storie visive di Can’t Forget Italy mettono le persone al centro perché sono gli italiani che sono parte integrante dell’esperienza di viaggio in questo Paese, rendendo speciali e unici questi luoghi per molti di noi stranieri».

Il direttore generale Babbi sostiene che per rilanciare il turismo in Italia bisogna porre «molta attenzione all’elemento del costo e della facilità del trasporto». Se l’obiettivo è far aumentare il numero di visitatori puntando sulla convenienza economica forse la prima cosa da auspicare è l’abolizione della tassa di soggiorno, reintrodotta nel 2011, che sicuramente non è vantaggiosa né accattivante per il turista. Per quanto concerne la facilità del trasporto, beh… se la destinazione del turista sono le maggiori città o le più celebri località forse, ben sopportando ritardi e ingorghi, non dovrebbero esserci carenze, ma se si vuol immaginare un viaggio che abbracci anche le zone interne, lontane dai grandi centri ci sarebbe ancora molto da lavorare.

Il punto è che si fatica a comprendere la necessità di una produzione video come Le Piazze d’Italia e anche della campagna promozionale di cui fa parte. L’Italia è conosciuta in tutto il mondo, anche il marchio Made in Italy lo è. Secondo il Ministero degli esteri è il terzo brand al mondo per notorietà, dopo Coca-Cola e VISA. Se i turisti stranieri non vengono più in Italia preferendo altre mete non è certo perché non sanno cosa visitare. Bisognerebbe valutare piuttosto le condizioni in cui versano le mete del turismo, delle strutture ricettive, dei trasporti appunto e della mobilità in generale. La certificazione del Made in Italy, secondo le intenzioni dei fondatori dell’Istituto,   deve essere una garanzia dell’eccellenza del prodotto che ha ottenuto il riconoscimento. Stesso discorso andrebbe fatto per il turismo se l’intenzione è di farlo passare come un nuovo prodotto Made in Italy.

http://www.sulromanzo.it/blog/mibact-ed-enit-presentano-il-turismo-made-in-italy

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Blog del Giovedì

13 giovedì Mar 2014

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Movio, Mostre Virtuali OnLine

È stata fissata per il prossimo 19 marzo la Giornata di presentazione di MOVIO e delle mostre virtuali realizzate con questo software. Grazie al contributo finanziario della Fondazione Telecom Italia, l’ICCU (Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche) ha potuto realizzare MOVIO che sarà presentato alla Biblioteca nazionale centrale a Roma. Dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo fanno sapere con una nota che sono ancora aperte le iscrizioni allaConferenza del 19 marzo, mentre sono già chiuse le iscrizioni ai corsi del 20 e 28 marzo.

Risale agli inizi del Duemila il lungo percorso di analisi del web culturale portato avanti dal MIBACT in sinergia con l’ICCU e l’ICAR (Istituto Centrale per gli Archivi), iniziato con l’adesione al Progetto MINERVA, potenziato con INTERNET CULTURALE e con l’apertura del portale CULTURAITALIA e culminato con la realizzazione di MOVIO. Il tutto va inquadrato nelle linee guida prefissate per il raggiungimento dei punti dell’Agenda digitale europea, una delle sette iniziative faro della strategia EUROPA 2020, che fissa obiettivi per la crescita dell’Unione Europea da raggiungere appunto entro il 2020. E va inoltre considerato come contributo italiano al Progetto europeo INDICATE.

La realizzazione di mostre virtuali online va sicuramente considerata come un valore aggiunto per musei, archivi, biblioteche,soprintendenzee in generale per tutti gli istituti culturali italiani, per la possibilità loro data di mettere in risalto i capolavori presenti nelle collezioni, ma anche di valorizzare i beni meno noti o invisibili, ovvero quelli che normalmente non è possibile esporre pubblicamente.

Sono da considerarsi sicuramente vantaggi delle mostre virtuali online:

  • la possibilità di fruire nel tempo una mostra la cui apertura al pubblico può essere molto limitata.
  • la possibilità di godere anche gratuitamente, o comunque a costi ridotti, di un bene culturale locato in qualsiasi parte della Terra.
  • la possibilità da parte dell’utente di sentirsi un fruitore attivo della proposta espositiva.
  • i possibili risvolti positivi sull’indotto turistico.

D’altro canto è pur vero che l’insieme delle percezioni sensoriali ed emotive scaturite dalla partecipazione fisica a una mostra non potrà facilmente essere sostituito da una sequenza di immagini seppur di alta qualità. Bisogna tenere presente che il software MOVIO è uno strumento operativo indirizzato non solo alla creazione di mostre virtuali online e quindi destinato al visitatore finale, ma anche a tutte le figure professionali che operano nel settore (curatori museali, archeologi, storici dell’arte, archivisti, bibliotecari, grafici, web designer, redattori web, tecnici informatici e via discorrendo) e che potranno utilizzarlo per creare collaborazioni e sinergie.

http://www.sulromanzo.it/blog/movio-mostre-virtuali-online

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06 giovedì Mar 2014

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Cultural Heritage

Sul sito del Ministero dei  Beni e delle Attività culturali e del Turismo è possibile visionare il pre-annuncio dell’iniziativa congiunta di JPI Cultural Heritage e Global Change relativa al finanziamento di progetti che hanno come oggetto il patrimonio culturale. La call di Heritage Plus si prefigge come scopo progetti di ricerca transnazionali che vertano su tre temi principali:

  • Salvaguardia del patrimonio culturale tangibile e del suo correlato significato intangibile.
  • Strategie sostenibili per la protezione e la gestione del patrimonio culturale.
  • Uso e riuso del patrimonio culturale.

La call di Heritage Plus sosterrà i progetti di ricerca interdisciplinari basati sulla collaborazione tra Stati. Ogni progetto deve essere composto da almeno tre gruppi di ricerca, ognuno operante in un Paese diverso e dovrà avere una durata massima di 36 mesi. La call di Heritage Plus per la presentazione dei progetti preliminari si aprirà il 3 marzo 2014, mentre il termine ultimo di consegna è fissato per il 28 aprile 2014. Il budget totale è di 9 milioni di euro.

Possono presentare domanda di finanziamento i ricercatori che operano nei Paesi che hanno aderito alla Heritage Plus Call e che sono:

  • Belgio
  • Francia
  • Lituania
  • Polonia
  • Spagna
  • Cipro
  • Israele
  • Olanda
  • Portogallo
  • Svezia
  • Danimarca
  • Italia
  • Norvegia
  • Romania
  • Regno Unito

Per agevolare i ricercatori e i partner interessati a creare sinergie è stata istituita una mailing list di posta elettronica (l’Heritage Plus). Per poter usufruire di questo servizio è necessaria una preventiva iscrizione consigliata comunque in data successiva al 10 marzo 2014. Tutte le informazioni relative al finanziamento di progetti internazionali di tutela del patrimonio culturale saranno pubblicate sul sito del MIBACT, sui relativi siti di ogni Paese aderente, nonché sul sito di  JPI Cultural Heritage.

http://www.sulromanzo.it/blog/pre-annuncio-del-cultural-heritage-9-milioni-di-finanziamento-per-progetti-internazionali

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27 giovedì Feb 2014

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Villa Adriana

Il 21 febbraio il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo ha pubblicato il questionario per la valutazione d’impatto sui valori culturali del sito UNESCO di Villa Adriana a Tivoli. Sarà possibile rispondere ai quesiti online e partecipare in prima persona alla valutazione delle problematiche, relative all’impatto sul Patrimonio Ambientale e Culturale che avrebbe la cementificazione della buffer zone del sito, entro domenica 9 marzo.

Appena scongiurato il pericolo dell’apertura di una discarica a meno di un chilometro dal complesso, nel sito di Corcolle individuato dal Piano dei Rifiuti della Regione Lazio, un altro disastro incombe sulle architetture paesaggistiche di Villa Adriana: la costruzione di edifici a scopo abitativo nel lotto denominato Nathan. 180mila metri cubi di cemento nella buffer zone, ovvero l’area verde che funge da cuscinetto per proteggere quella archeologica, definita con un accordo internazionale tra la Repubblica Italiana e l’UNESCO.

Al termine della seduta numero 36 dell’UNESCO, tenutasi a San Pietroburgo, è stato comunicato allo Stato italiano l’impegno di produrre entro il 1 febbraio 2014 una relazione sullo stato di conservazione della proprietà e successivamente, con scadenza da definirsi, la valutazione delle problematiche relative all’impatto sul Patrimonio, di cui fa parte il questionario online, in ogni caso preventivamente a qualsiasi progetto di sviluppo previsto nella zona cuscinetto, compresa la lottizzazione del Comprensorio di Ponte Lucano.

L’inadempienza da parte dello Stato italiano comporterebbe, oltre la cancellazione di Villa Adriana dall’elenco dei siti UNESCO, di cui fa parte dal 1999, anche un grave danno ambientale e paesaggistico al complesso archeologico, nonché un controsenso vista la propensione di voler vedere annoverati sempre più siti nell’elenco dei Beni Patrimonio dell’Umanità nonostante l’Italia sia già la prima classificata con ben 49 beni iscritti.

L’Area di Villa Adriana è un sito archeologico di proprietà dello Stato italiano, dipendente dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, che è un organo periferico del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. Costruita per volere dell’imperatore Publius Aelius Hadrianus (Adriano) tra il 118 e il 138 d.C. si estendeva lungo un’area di almeno 120 ettari, di cui oggi solo 80 sono proprietà demaniale, la restante parte è ancora privata. L’area attualmente fruibile dai visitatori si estende per circa 40 ettari. I 30 edifici principali non sono tutti aperti al pubblico e lo stesso vale per i percorsi sotterranei. Il tempo, gli agenti atmosferici, i lavori di restauro bruscamente interrotti, l’incuria e gli atti di vandalismo, oltre ovviamente ai rifiuti e alla cementificazione, minano nel profondo un’area dal valore inestimabile.

Ma qual è la situazione dei restanti 48 Beni Italiani Patrimonio dell’Umanità? Stando a un dossier di Legambiente, già nel 2011 almeno la metà dei siti Unesco italiani era afflitta da situazioni critiche più o meno gravi. I motivi principali andrebbero ricercati, sempre secondo l’associazione ambientalista, principalmente nell’abusivismo edilizio e nell’eccessiva urbanizzazione. Nel concetto di abusivismo edilizio si potrebbe far rientrare l’abuso che dell’edilizia viene fatto, mentre nell’eccessiva urbanizzazione gli attivisti ambientalisti annoverano l’esubero di automobili e traffico che normalmente gravita intorno e dentro i siti.

Per citare alcuni esempi, viene posto l’accento:

  • sul Colosseo, il più famoso monumento italiano nel mondo, che funge da spartitraffico a quella sorta di autostrada che è diventata via dei Fori Imperiali, lungo la quale transitano circa 2000 automobili l’ora.
  • sui cortili della Reggia di Caserta, capolavoro assoluto del Vanvitelli, che sono diventati un grande parcheggio per dipendenti e funzionari, nonostante sia presente un enorme parcheggio sotterraneo antistante il Palazzo Reale.
  • sul centro storico di Siena asfissiato dall’elevato flusso veicolare nelle aree prossime, nonostante le ZTL, e privo di adeguate piste ciclabili.
  • sul villaggio industriale di Crespi d’Adda minacciato dalla costruzione di una struttura grattacielo alta 100 metri nel parco divertimenti Minitalia che lederebbe il paesaggio nonché il panorama.
  • sul centro storico di Napoli, dove a problemi come traffico, inquinamento atmosferico, rifiuti, microcriminalità e atti vandalici va ad aggiungersi l’aumento dei parcheggi autorizzati con la conseguenza che sempre più piazze di rara bellezza architettonica, come Piazza Municipio, Parco Castello, Piazza Trieste e Trento, diventano un tappeto di automobili parcheggiate.

Per altri siti, la situazione è addirittura più critica.

Quando si chiede a chi di dovere il motivo di questa situazione si tirano sempre in ballo i finanziamenti, scarsi, che non basterebbero mai. Nel 2005, i fondi destinati a Villa Adriana erano 1 608 000 euro, mentre nel 2011 sono calati a 370 000 suddivisi in due tranche. È vero che i numeri sono impressionanti se si considera che in Italia sono presenti:

  • 49 siti Patrimonio dell’umanità;
  • 46 025 beni architettonici sottoposti a vincolo;
  • 5668 beni immobili architettonici;
  • 4739 musei (di cui 400 statali e il resto dipendente da altri soggetti pubblici o privati);
  • 110 archivi di Stato;
  • 8224 enti pubblici territoriali;
  • 12 388 biblioteche.

(Andrebbero poi aggiunti i beni ecclesiastici e privati presenti sul territorio italiano). Ma lascia perplessi anche il fatto che per il 2014 è previsto un ulteriore taglio di 10 milioni di euro (facendo calare l’importo complessivo destinato ai beni culturali, paesaggistici e ambientali a 37.6 milioni di euro). Paradossalmente poi si verificano anche situazioni in cui per disorganizzazione e mala gestione non si riesce a rispettare i termini di legge e viene meno il diritto di poter usufruire dei finanziamenti stanziati. E sembra proprio la legge della contraddizione a farla da padrone considerando che il nostro Paese può vantare di essere il secondo contribuente complessivo dell’UNESCO dopo il Giappone. Infatti l’Italia versa annualmente 12 milioni di euro a titolo di contributo ordinario e oltre 40 milioni di dollari come contributo volontario extrabilancio.

Ci si interroga su quali siano i motivi per cui il nostro Paese debba elemosinare i finanziamenti per il suo vastissimo Patrimonio e al contempo continuare a versare i contributi volontari. Forse si potrebbe, almeno temporaneamente, sospendere il versamento di quest’ultimi, seguendo la politica adottata dagli Stati Uniti, e impiegare i 40 milioni di dollari annui per risanare i nostri Beni culturali, ambientali, paesaggistici e architettonici e poi magari in un secondo momento riprendere il finanziamento volontario che serve a finanziare progetti di recupero e restauro in tutto il mondo. Allo stesso modo ci si chiede se sia veramente necessario formulare e compilare un questionario online per rendersi conto dei danni che arrecherebbero un complesso residenziale o una discarica costruiti a ridosso di Villa Adriana.

http://www.sulromanzo.it/blog/e-online-il-questionario-mibact-sulla-valutazione-di-villa-adriana-ma-in-che-condizioni-sono-gl

© 2014, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Blog del Giovedì

20 giovedì Feb 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Mibact, reti di imprese, turismo

Lo scorso 7 febbraio il MIBACT ha pubblicato il bando per la concessione di contributi a favore delle reti di impresa operanti nel settore turistico finalizzato a:

  • promuovere e sostenere i processi di integrazione tra le imprese;
  • supportare i processi di riorganizzazione della filiera;
  • migliorare la specializzazione e la qualificazione del comparto;
  • accrescere la capacità competitiva e innovativa dell’imprenditorialità nazionale.

Tra gli obiettivi del bando si annovera la riorganizzazione della filiera turistica nonché l’aggregazione tra le imprese. Infatti, una condizione sine qua non per la partecipazione è l’essere parte di un raggruppamento di piccole e medie imprese costituite con forma giuridica di contratto di rete, ovvero come A.T.I. (Associazioni Temporanee di Imprese costituite o ancora da costituire),Consorzi o Società Consortili anche in forma di Cooperativa.

La domanda di partecipazione al bando, unitamente agli allegati e alla documentazione richiesta, dovrà essere inviata entro il 9 maggio 2014, esclusivamente tramite posta elettronica certificata (PEC) del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. Alla domanda di partecipazione bisognerà allegare:

  • Contratto di Rete, ovvero copia dell’Atto Costitutivo o dello Statuto;
  • Autocertificazione di idoneità di tutte le imprese costituenti la rete;
  • Scheda di proposta progettuale e progetto;
  • Nulla osta della Regione e dichiarazione relativa agli aiuti de minimis eventualmente ricevuti;
  • Liberatoria sulla privacy e copie dei documenti di identità;
  • Dichiarazione sostitutiva della certificazione antimafia e DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva).

La rete d’impresa esistente o costituita deve essere formata da non meno di 10 piccole e medie imprese e recare un oggetto sociale o una finalità di aggregazione coerente con gli obiettivi del bando; inoltre almeno l’80% dei partecipanti alla rete deve essere rappresentato da imprese turistiche, in possesso quindi del codice primario ATECO 2007.

I finanziamenti, che saranno concessi in regime di fondo perduto, ammonteranno a euro 200 000 per ciascuna rete, a margine di progetti che prevedano una spesa totale di almeno euro 400 000.

L’impresa che presenterà la domanda di partecipazione al bando per la concessione di contributi a favore delle reti di impresa operanti nel settore turistico, inviando la richiesta alla PEC del MIBACT, sarà indicata come capofila e risulterà essere il referente amministrativo per l’erogazione del contributo; avrà, inoltre, il compito della ripartizione dell’ammontare tra le varie imprese componenti l’aggregazione.

http://www.sulromanzo.it/blog/dal-mibact-otto-milioni-di-euro-alle-reti-di-impresa-operanti-nel-settore-turistico

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Blog del Giovedì

13 giovedì Feb 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Michelangelo, Il potere dello sguardo

Al Museo delle Cappelle Medicee è stata allestita la mostra Il potere dello sguardo, organizzata dal MIBACT con la collaborazione della Soprintendenza del Polo Museale Fiorentino e del gruppo editoriale UTET Grandi Opere – FMR, che offre la possibilità di visionare le immagini del fotografo d’arte Aurelio Amendola.

La mostra Il potere dello sguardo fa parte della serie di eventi in programma per celebrare l’anniversario dei 450 anni dalla morte di Michelangelo Buonarroti che cade il prossimo 18 febbraio. L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 15 marzo e si compone di 23 fotografie, in bianco e nero, dell’artista Aurelio Amendola, tutte stampate in grandi dimensioni, raffiguranti le sculture della Sagrestia Nuova di San Lorenzo, il David e i Prigioni.

La direttrice del Museo delle Cappelle Medicee, Monica Bietti, afferma che «l’arte di Aurelio Amendola è capace di restituire con occhio indiscreto la penetrazione nei più segreti incanti della materia e restituirle quel contatto epidermico che solo Michelangelo può aver avuto con il marmo da cui sono uscite le figure».Le opere dei grandi artisti affascinano ininterrottamente gli studiosi e i curiosi fin dalla loro creazione. Innumerevoli, infatti, sono i tentativi di approfondire e variare la loro conoscenza, per comprendere fino in fondo i motivi che hanno mosso le mani creative e il messaggio che gli autori hanno voluto trasmettere attraverso i loro capolavori.

Il gruppo editoriale UTET Grandi Opere – FMR, che ha curato anche il catalogo della mostra Il potere dello sguardo, si occuperà della realizzazione di un volume di pregio, a tiratura limitata e numerata, intitolato Michelangelo. La dotta mano. Ricca rassegna iconografica dell’opera scultorea di Michelangelo che rivive attraverso 83 scatti dell’artista Aurelio Amendola, prosieguo naturale del viaggio per immagini dell’arte michelangiolesca rappresentato dalla mostra organizzata dal MIBACT in collaborazione con laSoprintendenza del Polo Museale Fiorentino allestita nella parte centrale della Cripta delle Cappelle Medicee, nella Tribunetta di destra e in quella di sinistra presso il Museo delle Cappelle Medicee.

http://www.sulromanzo.it/blog/il-mibact-mette-in-mostra-le-opere-di-michelangelo-al-museo-delle-cappelle-medicee-attraverso-l

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06 giovedì Feb 2014

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Turismo Italia

Lo scorso 27 Gennaio Simonetta Giordani, sottosegretario del Ministero dei Beni Culturali con delega al Turismo, è stata ospite di Comunicattivo in onda su RadioUno insieme al presidente di Astoi Nardo Filippetti, per illustrare il piano di rilancio del Turismo Italiano.

Secondo l’ONT, ovvero l’Osservatorio Nazionale del Turismo, che si basa su dati CISET, Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica, l’Italia nel biennio 2013-2014 registrerà un trend di ripresa come destinazione turistica internazionale, anche se inferiore a quello registrato dalle principali destinazioni concorrenti europee. Infatti, stando ai monitoraggi mensili della bilancia dei pagamenti fatti dalla Banca d’Italianel mese di ottobre 2013, si è potuto registrare un saldo netto positivo in aumento di 6.3 punti percentuali rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

L’Italia si classifica al quinto posto tra le mete preferite a livello mondiale dopo Francia, Spagna, USA e Cina e, secondo le statistiche, la situazione dovrebbe rimanere immutata per almeno i prossimi cinque anni. Il quadro che si presenta alla vista degli osservatori, però, non è così roseo e il Sistema Turismo Italia presenta svariate falle. Il sottosegretario Giordani ritiene l’offerta turistica inadeguata ai tempi e insoddisfacente la posizione nella classifica mondiale anche in virtù del fatto che il nostro Paese ha il più ampio patrimonio culturale e paesaggistico del mondo.

Secondo Euromonitor, sono almeno dieci anni che l’Italia perde in competitività a livello internazionale e ammonta a circa un decennio il gap tecnologico del Sistema Turismo Italia. Ancora pochi giorni fa, infatti, il sottosegretario Giordani si premuniva di presentare al pubblico di RadioUno la grande innovazione che dovrebbe risollevare il turismo italiano: il portale online italia.it che nelle intenzioni deve diventare un vero e proprio portale di ingresso virtuale nel nostro Paese, deve contenere un calendario unico degli eventi, un collegamento con social network e blog nonché essere un ponte di collegamento con tutti i portali regionali. Sembrerebbe una buona iniziativa anche se lascia perplessi la tempistica tardiva.

Un ulteriore progetto del MIBACT per rilanciare il Turismo Italiano è il costituendo registro digitale delle imprese turistiche adottato in via sperimentale in occasione dell’EXPO 2015 che consentirà a tutti gli operatori, anche i più piccoli, di presentarsi direttamente ai visitatori in concordanza con la linea che il Ministero vuole seguire che è quella della disintermediazione adottata presumibilmente per favorire la qualità e la competitività.

Nardo Filippetti, presidente di Astoi, agli stessi microfoni parla di domanda e di offerta che corrono velocissime sul web, di prodotti che rispondano alle aspettative che si sono andate a creare e tentativi di andare incontro alle esigenze che sono state stimolate e ci si augura che tutto ciò vada nella medesima direzione indicata da associazioni ambientaliste quali Legambiente che si è attivata, insieme all’Ente Parco delle 5 Terre, per promuovere le varie forme del Turismo Ambientale, settore in forte ascesa come dimostra anche il costante aumento di richieste per ottenere la certificazione Ecolabel, marchio di qualità ecologica, istituito dall’Unione Europea per identificare i prodotti e i servizi rispettosi dell’ambiente.

Tra le iniziative di Legambiente e del Parco delle 5 Terre va annoverato il corso di Alta Scuola di Turismo Ambientale organizzato in collaborazione con Vivilitalia, rivolto a tutti i professionisti del settore, pubblico e privato. Il turismo può rappresentare una straordinaria possibilità di sviluppo se tutti gli operatori, le amministrazioni locali, le piccole e medie imprese si dotassero delle competenze necessarie per offrire un prodotto assolutamente sostenibile, che valorizzi le risorse e il territorio, nonché ovviamente il patrimonio culturale.

A partire dalla seconda metà del secolo scorso si è assistito a una sempre costante crescita del fenomeno cosiddetto turismo di massa che rientrava appieno nell’ottica sociale e culturale del consumismo di massa che ha dettato le direttive di crescita dei successivi 50 anni fino a quando l’economia reale e quella virtuale non hanno cominciato a collassare pressate dall’impossibilità di raggiungere limiti irraggiungibili. Egual considerazione va fatta per il turismo, o meglio per la vacanza che veniva spacciata come un comunissimo bene di consumo e non come dovrebbe essere considerata, ossia un’esperienza di arricchimento sociale, culturale, ambientale e perché no anche gastronomico.

Una tale pressione sull’ambiente e sul patrimonio culturale non poteva non generare effetti negativi, controproducenti e a volte irreversibili. Per esemplificare basti ricordare la massiccia cementificazione delle coste italiane. Ma vanno presi in considerazione anche i danni relativi all’uso eccessivo delle risorse naturali, delle risorse idriche, dell’habitat naturale in zone estremamente delicate o sensibili, alla biodiversità marina e terrestre, per arrivare all’inquinamento ambientale e atmosferico e all’impatto sui cambiamenti climatici. Le stime parlano di un’incidenza del settore turistico di circa il 5% per le emissioni di gas a effetto serra. Si presenta, quindi, come necessario e urgente promuovere un turismo sostenibile, inteso come turismo sviluppato secondo i principi dello sviluppo sostenibile.

Insomma non un turismo che crei un prodotto atto ad attirare frotte di viaggiatori famelici bensì un territorio che offra al turista tutto il suo patrimonio culturale, artistico e ambientale preservato e conservato integro nel tempo per fare assaporare ogni volta sensazioni nuove considerando anche la quantità di variabili che si riscontrano sul territorio italiano. E tutto questo andrebbe di pari passo con lo sviluppo della green economy e l’intensificarsi delle coltivazioni biologiche volte alla riscoperta di antichi sapori sempre apprezzati.

Il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, in occasione dell’incontroL’Italia che piace nell’estate del 2012: il turismo ambientale ed enogastronomico, organizzato insieme alla fondazione Univerde, ha manifestato la sua gioia per l’imponente crescita del settore che superava i 5 miliardi di fatturato. Secondo un’indagine della stessa Coldiretti, per il 35% degli italiani il successo di una vacanza dipende proprio dal cibo, solo in seconda posizione troviamo le visite a musei e mostre con il 29% e a scendere gli acquisti (16%), la socializzazione (12%), lo sport (6%), e il gioco d’azzardo (2%).

Nulla vieta di affiancare al buon cibo un’ottima offerta culturale nel pieno rispetto dell’ambiente e del territorio. Confidiamo, quindi, che il piano di rilancio del turismo italiano del sottosegretario Giordani abbia messo in conto la stretta correlazione con il territorio e che l’offerta alla domanda di cui parlava il presidente Filippetti si baserà anche sulla logica del buonsenso e non solo su quella del profitto. Perché se è vero che l’ospitalità è un fattore determinante per il turismo lo è anche il fatto di poter e di dover vivere nel pieno rispetto del proprio territorio e deve essere questo il primo valore trasmesso dal sorriso dell’accoglienza.

http://www.sulromanzo.it/blog/il-mibact-punta-al-rilancio-del-turismo-italiano

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