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Irma Loredana Galgano

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‘Daesh sta morendo, attacchi terroristici sono una reazione’, niente di più falso

17 domenica Lug 2016

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Le difficoltà che starebbe affrontando l’Isis e le varie giustificazioni alla politica interventistica.

16308470829_362b73d6b5_bUna delle motivazioni che si danno agli attacchi terroristici in territorio europeo è il fatto che lo Stato Islamico sarebbe in evidente difficoltà e quindi reagisce colpendo il nemico a casa sua. Niente di più falso.

Potrebbe anche essere vero che i ripetuti bombardamenti e le azioni sul campo abbiano militarmente segnato il Daesh e potrebbero anche riuscire a sconfiggerlo, ma ciò non necessariamente arresterebbe le stragi e gli attentati in Europa e di sicuro non fermerebbe l’avanzare dell’estremismo islamico.

Ci hanno già detto di aver sconfitto il terrorismo islamico

In seguito all’uccisione di Osama bin Laden e alla distruzione di gran parte delle cellule terroristiche che componevano al-Qaeda tutto l’Occidente, su input di capi di Stato, di governo e degli organi di stampa, ha creduto e affermato che il terrorismo islamico fosse stato sconfitto. Dovrebbe essere ovvio a tutti da tempo che non è così. Ora, potrebbe anche accadere che lo Stato Islamico venga definitivamente sconfitto, ma ciò non significherebbe la fine del terrorismo di matrice islamica.

Quando i capi di Stato e di governo europei ci raccontano che, per sconfiggere l’Isis, aumenteranno le azioni sul campo e i bombardamenti e noi sappiamo che ciò non si tradurrà in un arresto degli attentati in territorio europeo dovremmo quantomeno chiederci perché lo fanno.

Per il giornalista già europarlamentare Giulietto Chiesa ‘il terrorismo islamico è un prodotto diretto dell’azione coordinata degli occidentali che usano semplicemente i terroristi, che pure esistono, come manodopera che spesso non riesce a capire neanche per chi sta lavorando’. Il terrore verde (ovvero il terrorismo di matrice islamica) è una ‘ipostasi messa davanti agli occhi della gente per terrorizzarla e costringerla a rifugiarsi sotto l’ala protettrice degli Stati Uniti d’America’.

George W. Bush era presidente degli Stati Uniti d’America quando nel 2001 presentò al mondo intero la sua “crociata” contro il terrorismo per annientare al-Qaeda, ma anche per ‘trasformare il mondo musulmano al grido di esportare la democrazia’, come scrive Lilli Gruber in “Prigionieri dell’Islam”. Egli affermò che iniziava una guerra che sarebbe durata 50 anni. Se Bush ha profetizzato o calcolato che questa guerra al terrore islamico durerà 50 anni, non finirà certo con qualche bombardamento in più. Rieccoci a domandarci allora perché così ci viene raccontato.

Il ministro Pinotti in realtà, interrogata sui fatti di Nizza, ha ammesso che il motivo per cui la Francia viene colpita non è legato al suo intervento in Siria, anche l’Italia è presente e partecipa con un cospicuo contingente, bensì perché lì ‘c’è una comunità di stranieri più numerosa e presente da più tempo’.

Che gli attentati nascono nel cuore dell’Europa ormai dovrebbe essere chiaro a tutti, come il fatto che l’Isis non ha una struttura piramidale e una rete così estesa da governare cellule in tutto il mondo. Ciò che lo Stato Islamico si limita a fare è diffondere quanto più possibile le idee del suo progetto e rivendicare, qualora gli piacciano i modi e i risultati, attentati, attacchi e stragi che sono il frutto dell’odio e del rancore di singoli o piccoli gruppi che abbracciano, più o meno consapevolmente, una causa e la fanno propria.

 

© 2016 – 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Isis, gli obiettivi ‘troppo occidentali’ dei terroristi

17 domenica Lug 2016

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Viaggio tra le macerie degli attentati che stanno devastando l’intero pianeta.

weapons-1135513_960_720La sera del 14 luglio 2016 lungo la Promenade des Anglais di Nizza, Mohamed Lahouaiej-Bouhlel compie la sua “missione”. Ha fatto dei sopralluoghi, studiato un piano e atteso il momento giusto per agire. Era un franco-tunisino che viveva nella banlieue ed era un violento, secondo quanto afferma la sua ex moglie. Gli è bastato mettersi alla giuda di un camion, imboccare una strada piena di gente e compiere la strage. 84 morti, 130 feriti, centinaia di vite distrutte e migliaia di persone traumatizzate.

L’Europa intera è in stato di choc e continua a chiedersi come sia stato possibile che l’attentatore abbia agito praticamente indisturbato nonostante i posti di controllo, i blocchi e le telecamere. Come è stato possibile che sia riuscito a violare uno dei siti simbolo del benessere e della spensieratezza occidentali? Già. Uno dei punti focali risiede proprio in questo.

Europa: ‘non possiamo permettere che il terrorismo ci paralizzi’

La reazione dei governanti occidentali agli attentati è abbastanza univoca: più sicurezza, più soldati, più stato di emergenza, più controlli alle frontiere. Ma se gli attentatori sono dei residenti come pensano di individuarli con i controlli alla frontiera? Hollande come risposta agli attacchi di novembre aveva minacciato la chiusura delle frontiere. Versione poi ritrattata e spiegata come mera volontà di aumentare i controlli.

La volta in cui la Francia non ha minacciato, ma chiuso la frontiera è un’altra. Era il luglio del 2015 quando oltre 50 sudanesi ed eritrei hanno resistito più di un mese arroccati sugli scogli dei Balzi rossi a Ventimiglia perché la Francia aveva chiuso le frontiere ai migranti, anche solo per il transito. Siamo a una manciata di chilometri dalla Promenade des Anglais, eppure il dramma umano che si consuma fa indignare solo parte dei residenti, infastiditi dalla presenza e dai fetori.

I cittadini europei indignati per il dramma consumatosi a Nizza sono stati molto più numerosi e leggendo i commenti e i post sui social ci si chiede cosa esattamente li abbia turbati: la morte di tanti innocenti o il pensiero di poter essere nel novero delle vittime?

Un cittadino europeo medio non pensa che nella sua vita possa finire annegato nel Mediterraneo perché caduto da un barcone pieno di relitti umani o pregare qualcuno di lasciarlo passare davanti a una frontiera transennata. Pensa invece che gli può capitare eccome di andare a cena in un ristorante, di trascorrere delle ore in un locale notturno, di prendere un aereo, una metro, un treno, un taxi, un autobus, di fare una passeggiata sul lungomare e che nessuno ha il diritto di attentare alla propria vita e a quella dei suoi famigliari. Giusto. Ma questo diritto è di tutti gli esseri umani o solo degli occidentali?

Quando gli ‘attentatori’ sono occidentali l’indignazione scompare

Durante l’incontro con una delegazione di quattro deputati francesi avvenuto a Damasco poche ore dopo l’attacco al Bataclan, stando a quanto riferito da un giornalista di Europe1, il presidente siriano Bashar al-Assad avrebbe detto: ‘la Francia ha conosciuto quello che in Siria viviamo da cinque anni’. Il 16 luglio 2016 un bombardamento su Aleppo ha causato 19 vittime tre civili di cui almeno 4 bambini.

Stando ai dati diffusi dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani (ONDUS) in 10 mesi, tra ottobre 2014 e agosto 2015, in Siria i bombardamenti aerei governativi hanno ucciso 5.500 civili di cui 1.122 minori e ferito 30 mila persone.

Fin quando i cittadini occidentali penseranno che i caduti, anche minori, in Siria, Afghanistan, Pakistan sono vittime di una guerra necessaria per far sì che l’Occidente fortifichi la sua botte di ferro e dia ai suoi cittadini la sicurezza di mangiare in un ristorante, ballare in un locale, passeggiare su un lungomare senza che qualcuno cerchi o attenti alla sua vita, allora dobbiamo anche mettere in conto l’eventualità, che sta diventando realtà, che i non occidentali pensino che i loro “nemici” questo diritto non l’abbiano più.

 

© 2016 – 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Italia: i pendolari con la vita appesa a un filo

13 mercoledì Lug 2016

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Cosa significa essere un pendolare in Italia? Il report di Legambiente e le riflessioni su un Paese che viaggia ancora su un binario troppo lento.

Lodi_ponte_Adda_tramMentre ancora rimbalzano sui siti della stampa di tutto il mondo le notizie, le foto e le storie delle vittime e dei sopravvissuti al drammatico incidente ferroviario avvenuto intorno alle 11 di ieri, 12 luglio 2016, sulla tratta ferroviaria Bari Nord tra Andria e Corato iniziano le critiche, le polemiche, le scuse e le promesse.

Parole che non servono e non serviranno se non verranno tradotte in azioni concrete. Gli aggettivi più ricorrenti utilizzati dai rappresentanti le istituzioni sono stati “inammissibile”, “inaccettabile”, “assurdo”, “surreale” riferendosi all’incidente e al numero di vittime ma lo scontro tra i due pendolari su una tratta ferroviaria a binario unico è stato davvero un fulmine a ciel sereno oppure lo si doveva mettere in conto e quindi adoperarsi per prevenirlo?

Si parla di gare d’appalto, di progetti di raddoppio della linea, di cantieri che stavano per iniziare i lavori… ma siamo nel 2016 e stiamo parlando di una linea ferroviaria alle porte di un capoluogo di regione che serve anche da collegamento con l’aeroporto.

Si può quantomeno affermare che “inammissibile” non è l’incidente accaduto che, in quanto tale, non ti chiede il permesso, accade e basta, ma lo è il ritardo con cui viaggia gran parte della ferrovia italiana, soprattutto al Sud.

Report Pendolaria 2015 di Legambiente: le 10 tratte peggiori

3 milioni di persone ogni giorno utilizzano i treni per recarsi sul luogo di lavoro o studio. La situazione italiana risulta sempre più divisa in due con, da una parte, l’Alta Velocità e i suoi servizi veloci e moderni e, dall’altra, un servizio ferroviario locale con una diffusa situazione di degrado.

I treni sono troppo vecchi: 3.300 treni in servizio hanno un’età media pari a 18,6 anni.

I treni sono pochi: tra il 2010 e il 2015 si stimano tagli pari al 6,5% nel servizio ferroviario regionale.

Rispetto al 2009 le risorse stanziate dallo Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 25%. In Italia negli ultimi 20 anni neanche un euro è stato investito dallo Stato per l’acquisto di nuovi treni.

Secondo le stime del report di Legambiente le 10 peggiori tratte ferroviarie italiane per pendolari sono:

Roma-Lido.

Alifana e Circumvesuviana.

Chiasso-Rho.

Verona-Rovigo.

Reggio Calabria-Taranto.

Messina-Catania-Siracusa.

Taranto-Potenza-Salerno.

Novara-Varallo.

Orte-Foligno-Fabriano.

Genova-Acqui Terme.

In Puglia la situazione più critica è quella delle linee di Ferrovie del SudEst, ma in generale è necessario un rinnovo del parco rotabile vista l’età media di 23 anni.

La “assurda” vita di un pendolare italiano

Osservando le foto e leggendo le storie delle vittime e dei sopravvissuti all’incidente ferroviario accaduto in Puglia non si può non pensare a tutte queste vite spezzate dalla necessità di prendere un treno per recarsi a lavoro o a scuola. Un viaggio boomerang compiuto quotidianamente da milioni di italiani, migliaia nella stessa Puglia. Le stesse persone forse che per prime hanno avvertito l’esigenza di recarsi nei punti designati per donare il sangue, dare il loro contributo per alleggerire in qualche modo una tragedia che colpisce tutto il Paese.

Inevitabile interrogarsi sull’utilità delle Grandi Opere che assorbono ingenti somme di denaro pubblico togliendolo alle “piccole” infrastrutture, che invece potrebbero concretamente contribuire a migliore la condizione di milioni di italiani.

Per la portavoce alla Camera per il M5S Paola Taverna ‘finite le scuse resterà solo la vergogna di chi la coscienza l’ha messa a tacere da tempo’ e ha accettato anche se finge di non farlo che ‘in Italia nel 2016 su un solo binario viaggiano 2 treni in senso opposto, il premier arriva in elicottero e domani il Ministro dei trasporti ci spiegherà come mai nell’agenda del Governo c’è il progetto di merci che viaggiano veloci e non quello di vite umane che viaggiano sicure’.

 

© 2016 – 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Bari: Incidente ferroviario, le ricerche continuano, trovata scatola nera

13 mercoledì Lug 2016

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Sono andate avanti tutta la notte le ricerche tra le lamiere: si ipotizza un errore umano.

Sale a 27 il bilancio dei morti del grave incidente ferroviario di Bari, ritrovata scatola nera, si ipotizza errore umano

Per tutta la notte si è continuato a cercare tra le lamiere dei due treni che ieri si sono scontrati frontalmente sulla linea Bari Nord, tra Corato e Andria poco dopo le 11 al chilometro 51 della linea gestita dalla società privata Ferrotramviaria. I vigili del fuoco e gli altri soccorritori sono stati supportati anche dalle unità cinofile nella ricerca tra i resti accartocciati di quelli che erano i primi vagoni dei due convogli.

Il comandante dei vigili del fuoco ha spiegato che si andrà avanti fino a quando non si avrà la certezza che non ci sono più persone tra le lamiere ma, fino alle 7 di questa mattina, ‘non sono stati recuperati né individuati altri corpi’.

La Polfer ha ritrovato la scatola nera, intatta, del treno partito da Corato, mentre è stato rinvenuto solo un pezzo dell’altra. La procura di Trani, che intanto ha aperto un fascicolo a carico di ignoti, sta valutando tutte le ipotesi, compreso un guasto, ma la pista più accreditata sarebbe quella di un errore umano.

Il procuratore aggiunto, Francesco Giannella, ha sottolineato che questa è ancora la fase conoscitiva dell’inchiesta e che è difficile quantificare l’entità complessiva della tragedia. ‘Non conosciamo il numero dei passeggeri perché non è un aereo e non abbiamo una lista’ ha riferito alla stampa Giannella.

Si tratta comunque di un disastro tra i più gravi mai accaduti in Italia. L’impatto tra i treni, che viaggiavano a una velocità di 100-110 chilometri orari è stato violentissimo. Uno dei treni ha solo due dei quattro vagoni rimasti intatti, l’altro addirittura solo l’ultimo. I convogli si sono letteralmente sbriciolati. Pezzi di lamiere sono stati rinvenuti a decine di metri di distanza dal luogo dell’incidente, tra gli ulivi che dominano la campagna pugliese che corre lungo i binari della ferrovia.

Una ferrovia da rifare e per la quale erano previsti lavori di raddoppio dal 2008, ma i cantieri di rifacimento erano appena iniziati.

La visita di Renzi e lo strazio delle famiglie

Già ieri, nel tardo pomeriggio, la visita e il sopralluogo di Matteo Renzi e Graziano Delrio. Il presidente del Consiglio non ha rilasciato dichiarazioni alla stampa, ma ha preferito scrivere il suo messaggio sui social network.

‘Accanto alle famiglie delle vittime e a tutto il popolo pugliese in questo momento di dolore atroce. Voglio che risuoni forte il grazie degli italiani per la professionalità dei soccorritori che hanno reso meno pesante un bilancio di morti comunque assurdo e inaccettabile’ scrive Renzi sul suo profilo Facebook.

“Assurdo” è l’aggettivo che utilizza anche Luigi Di Maio il quale, sempre sui social, si sfoga per le conseguenze dei ritardi e dell’arretratezza dell’Italia: ‘Aspettiamo che la magistratura faccia il suo corso, ma con la tecnologia odierna e le soluzioni a disposizione è assurdo che possano continuare ad accadere tragedie del genere’. Chiede inoltre che venga fatta chiarezza sulla dinamica dell’incidente e auspica che il ministro Delrio riferisca quanto prima in aula.

Intanto doveva cominciare intorno alle 9 di questa mattina il lavoro di riconoscimento delle vittime presso il Policlinico di Bari. Un’operazione che si prospetta complessa e straziante viste le condizioni in cui versano molti dei corpi recuperati tra le lamiere accartocciate e sbriciolate dei treni coinvolti nel drammatico incidente. Il professor Francesco Introna, dell’Istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari, ha reso noto che, in Istituto, si trovano 22 cadaveri e un altro sarà spostato da uno degli altri ospedali, ma sottolinea che ‘le cifre ufficiali le diffonde la Prefettura’.

I resti umani ritrovati tra le lamiere di una locomotrice apparterrebbero a uno dei macchinisti, mentre l’altro, seppur gravemente ferito, sarebbe ancora vivo. Non si conosce invece la sorte dei due capotreni.

 

© 2016 – 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Disastro ferroviario a Bari, 23 morti e oltre 50 feriti: forse un guasto

12 martedì Lug 2016

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Scontro in aperta campagna tra due treni tra Andria e Corato, scenario surreale con vagoni sbriciolati.

end-588614_960_720È destinato purtroppo ad aggravarsi il bilancio dello scontro frontale tra due treni sulla linea Bari Nord, avvenuto tra le cittadine pugliesi di Andria e Corato: si contano 23 morti e oltre 50 feriti ricoverati tra i vari ospedali della zona. L’ipotesi sulla causa è un guasto al sistema di controllo. I treni viaggiavano a una velocità di circa 100 chilometri orari. La procura di Trani ha aperto un fascicolo, a carico di ignoti, per omicidio plurimo colposo, mentre il presidente Sergio Mattarella parla di ‘tragedia inammissibile’.

Inammissibile, ma accaduta e per la quale ci sarà tutto il tempo di effettuare analisi, valutazioni, critiche e commenti. Per il momento ciò che conta è riuscire a mettere in salvo quante più persone possibili, dare degna sepoltura alle vittime e conforto ai sopravvissuti, sostenere i familiari ed evitare sciacallaggi.

Sarebbe poi opportuno evitare sprechi di parole e avviare seri progetti per evitare, in modo concreto, simili sciagure. Il governo dovrebbe riferire già domani in aula sull’accaduto.

La dinamica dello scontro frontale

L’impatto frontale è avvenuto all’inizio di una curva sul binario unico della linea Bari Nord all’altezza di Andria-Corato, una zona di aperta campagna dove sono in atto anche i lavori per il raddoppio. La società ferroviaria privata che gestisce la tratta, la Ferrotramviaria, ha fatto sapere che uno dei due macchinisti è morto mentre l’altro risulta disperso.

Treni carichi di pendolari, studenti e viaggiatori diretti all’aeroporto di Bari Palese: il primo partito da Andria e diretto a Corato, il secondo da Corato e diretto ad Andria. Si ipotizza un guasto ai sistemi che regolano le coincidenza, infatti uno dei treni doveva essere in stazione e solo l’altro in transito.

In zona è stato allestito un campo per il primo soccorso medico dove viene anche distribuita dell’acqua. Un bambino di pochi anni è stato estratto vivo e trasportato in elicottero in un vicino ospedale. Ogni treno era formato da quattro vagoni. Nell’impatto sono rimaste coinvolte le prime due carrozze di ogni treno. Un disastro ferroviario che purtroppo andrà annoverato tra i più brutti mai accaduti in Italia.

La querelle tra Renzi e Saviano

Matteo Renzi ha affermato che c’è ‘assoluta richiesta di capire i responsabili e fare totale chiarezza. Non ci fermeremo finché non chiariremo’.

Gli fa eco Roberto Saviano sui social: ‘il presidente del Consiglio dice che cercherà i responsabili dell’incidente ferroviario di Barletta, credo che quelli dovrebbe individuarli la magistratura. A Renzi spetterebbe il compito di rendere il servizio ferroviario, che è abbandonato, trascurato, sottodimensionato, dignitoso. Muoversi in Puglia, Calabria, Campania, Basilicata, in Sicilia è un’impresa da avventurieri’.

Ed è ancora più triste il fatto che per accendere i riflettori sullo stato di degrado o abbandono in cui versa le rete ferroviaria dell’Italia meridionale sia dovuta accadere una tragedia così ‘inammissibile’.

http://it.blastingnews.com/bari/2016/07/disastro-ferroviario-a-bari-23-morti-e-oltre-50-feriti-forse-un-guasto-001011509.html

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Immigrazione, il ponte invisibile delle discriminazioni razziali che lega Italia e USA

12 martedì Lug 2016

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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La protesta a Fiumicino, l’omicidio di Fermo e le stragi americane legate dal comune denominatore della discriminazione per razza

loraquotidiano.it_2015-02-11_10-18-50-500x366A Fiumicino i cittadini supportati dall’opposizione al Comune scendono in strada per protestare contro i probabili nuovi arrivi al centro di accoglienza all’Isola Sacra. Le motivazioni addotte riguardano la crisi occupazionale e sociale, il costo per i richiedenti asilo che andrebbe ad azzerare i contributi per le famiglie in difficoltà e l’aumento delle tensioni sociali e della microcriminalità, che si ritiene abbia raggiunto già livelli intollerabili.

A Fermo il gip ha confermato la custodia cautelare per Amedeo Mancini per l’omicidio di Emmanuel Chtidi Nnamdi con la motivazione che è ‘un soggetto pericoloso: è altamente probabile che, se messo in libertà, gli si ripresenterà l’occasione di molestare e o aggredire altri soggetti extracomunitari’. Il giudice sembra non nutrire dubbi sul fatto che non si è trattato di legittima difesa in quanto ‘l’indiziato ha inferto il pugno letale dopo essersi avvicinato nuovamente’ e sull’aggravante dell’odio razziale.

Stando alle statistiche diffuse dal dipartimento della Giustizia americano l’83% delle vittime bianche sono state uccise da bianchi e il 93% delle vittime afroamericane da neri.

Il 61,5% dei decessi a seguito di un arresto sono causati da morte violenta, ovvero omicidio.

In assoluto la polizia americana miete più vittime tra i bianchi caucasici (42,1%), a seguire neri (31,8%) e ispanici (19,7%). Ma in proporzione al numero di cittadini saltano in cima alle statistiche gli afroamericani considerando che i bianchi rappresentano il 63,7% della popolazione mentre i neri il 12,2%.

Le unità speciali della polizia vengono impiegate con un rapporto di 2:1 sui neri rispetto ai bianchi, ovvero il doppio delle volte.

Cosa alimenta il fuoco distruttivo dell’odio razziale?

‘Non si tratta di una questione che riguarda i neri, o gli ispanici. Riguarda noi tutti’ ha detto il presidente Barack Obama. In effetti se si considera che, dall’inizio dell’anno, gli uccisi dalla polizia statunitense sono 566 e che non tutti sono neri si comprende benissimo come sia questo un grave problema sociale americano. Gli agenti morti in servizio sono 58.

La notte scorsa a Dallas si è tenuta una veglia in ricordo dei 5 poliziotti uccisi lo scorso 8 luglio da Micah Xavier Johnson. Il capo della polizia ha definito i poliziotti caduti in servizio i suoi ‘cinque supereroi’. È fuor di dubbio molto triste quanto accaduto agli agenti in servizio e forse non è neanche esagerato chiamarli eroi ma è doveroso come veniva considerato dalla società civile americana il riservista nero dell’esercito Micah Johnson prima della sua esplosione di rabbia?

È stato scritto che il suo obiettivo era ‘uccidere bianchi, perché li odiava. E soprattutto poliziotti bianchi’. Bisognerebbe interrogarsi sul perché.

Se in una società l’odio razziale verso i bianchi viene tendenzialmente considerato come più grave dell’odio verso le minoranze dovrebbe essere chiaro a tutti che c’è un problema di fondo che rende marcio tutto il resto.

Tornando in Italia, la causa scatenante del litigio tra Nnamdi e Mancini è l’offesa da quest’ultimo rivolta alla moglie del primo. ‘Scimmia africana’ avrebbe detto rivolgendosi alla vedova di Emmanuel.

Immaginiamo che il tutto non fosse degenerato nella tragedia che invece è stata e che Nnamdi e sua moglie avessero “incassato” l’offesa in silenzio. Bisogna chiedersi quanto, in Italia, siamo tolleranti verso questo genere di violenze in considerazione del fatto che sono arrivate nel nostro Parlamento senza conseguenza alcuna degna di rilievo.

Nel luglio 2013, durante un comizio il senatore di Lega Nord Roberto Calderoli paragonò l’allora ministro per l’Integrazione a un orango e per il Senato si trattava di diffamazione sì ma istigazione all’odio razziale no. Cècile Kyenge affermò che il vero problema era nel messaggio devastante che ‘dalle istituzioni arriva ai nostri ragazzi e giovani’. Come a dire ‘chi semina vento raccoglie tempesta’.

http://it.blastingnews.com/opinioni/2016/07/immigrazione-il-ponte-invisibile-delle-discriminazioni-razziali-che-lega-italia-e-usa-001011099.html

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Vatileaks, Promotori chiedono 4 condanne e 1 assoluzione: il prezzo libertà di parola?

06 mercoledì Lug 2016

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Al processo Vatileaks 2 i promotori di giustizia chiedono condanna per Chaouqui, Vallejo Balda, Maio e Nuzzi mentre viene assolto Fittipaldi

maxresdefaultHa avuto luogo ieri, 4 luglio, l’udienza per le requisitorie e le richieste dei promotori di giustizia, Roberto Zannotti e Gian Pietro Milano, nel processo che vede imputati Francesca Immacolata Chaouqui e monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, ex membri della Commissione referente di studio e indirizzo sull’organizzazione delle strutture economico-organizzative (Cosea), Nicola Maio, loro ex collaboratore, e dei giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi.

Si avvia così verso la conclusione il processo, iniziato lo scorso novembre, istruito contro il trafugamento e la diffusione all’esterno del Vaticano di documenti riservati.

I promotori di giustizia vaticani, che equivalgono ai nostri pubblici ministeri, hanno chiesto tre anni e nove mesi per Chaouqui, tre anni e un mese per monsignor Vallejo Balda, un anno e un mese per Maio, un anno per Nuzzi e l’assoluzione per insufficienza di prove per Fittipaldi.

Oggi e domani sono previste altre due udienze che dovrebbero concludersi con il pronunciamento della sentenza.

Nella nota diffusa, subito dopo l’udienza di ieri, da padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, si legge che per Chaouqui, Vallejo Balda e Maio è stata richiesta la ‘condanna per il reato di associazione criminale’ mentre Nuzzi e Fittipaldi ‘erano accusati per concorso nella divulgazione di documenti’, accusa mossa per la pubblicazione dei rispettivi libri “Via Crucis” e “Avarizia”.

Per Fittipaldi duro attacco alla libertà di stampa

‘Felice’ si è dichiarato sui social Emiliano Fittipaldi, non appena è terminata l’udienza di ieri 4 luglio, ma al contempo ‘sconcertato’. Innegabile la sua gioia per l’assoluzione dovuta alla mancanza di prove sufficienti e necessarie per un’incriminazione e difficile da nascondere anche il rammarico per la situazione giudiziaria del suo collega Gianluigi Nuzzi, per cui invece i promotori di giustizia hanno chiesto un anno.

Ma ciò che ha lasciato basito Fittipaldi è l’insinuazione fatta in udienza riguardo il fatto che i giornalisti sarebbero colpevoli di aver ‘condizionato psicologicamente’ le fonti. Rifiuta di accettare anche questa di accusa Fittipaldi e afferma di non aver influenzato nessuno ma di aver fatto solo il proprio dovere raccogliendo documenti e notizie da oltre una dozzina di fonti sulle ‘spese e gli sprechi dei faraoni (così li chiama Francesco) del Vaticano’.

Che Vatileaks 2 non serva per dimenticare gli scandali

Dall’inizio del processo definito Vatileaks 2 la stampa si è molto concentrata sui retroscena, veri o presunti, degli imputati. Sulla ipotetica relazione tra Chaouqui e Vallejo Balda, sui presunti ricatti subiti da quest’ultimo, sulle supposte appartenenze altalenanti a organizzazioni criminali o servizi segreti della Chaouqui e sembra essere passato in secondo piano quello che è il filone principale dell’inchiesta, il processo numero uno di cui tutti sembrano ricordare solo ‘l’attico di Tarcisio Bertone’ mentre in realtà c’è molto altro che non andrebbe dimenticato.

Scrive, ad esempio, in “Avarizia” Emiliano Fittipaldi che il monsignore gli chiede di scrivere un libro perché ‘Bergoglio deve sapere che lo Ior, nonostante abbia utili per decine di milioni con il fondo per opere missionarie, ha regalato quest’anno la miseria di 17 mila euro. Per tutto il mondo’. Papa Francesco deve sapere anche che ‘i salesiani investono in società in Lussemburgo, i francescani in Svizzera, che diocesi all’estero hanno comprato società proprietarie di televisioni porno’.

Quello che c’è da sapere e che viene riportato nei libri di Fittipaldi e Nuzzi, avallato dai documenti e dalle testimonianze, è davvero tanto e riguarda una quantità enorme di denaro e beni che appartengono o apparterrebbero alla Chiesa Cattolica e quindi a tutti i suoi fedeli, soprattutto i più bisognosi e invece si sta ancora a dibattere su coloro che, svolgendo il proprio mestiere, hanno voluto che tutto ciò non restasse un segreto.

http://it.blastingnews.com/cronaca/2016/07/vatileaks-promotori-chiedono-4-condanne-e-1-assoluzione-il-prezzo-liberta-di-parola-001000859.html

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Ipocrisie e contraddizioni nella lotta infinita contro la violenza sulle donne

03 domenica Lug 2016

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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La lotta aumenta, ma la violenza sulle donne anche: parliamo delle contraddizioni e delle ipocrisie sempre in agguato.

maxresdefaultBasta uno sguardo alle pagine dei giornali per leggere due titoli inquietanti: ‘Lecce, cosparge di alcool la convivente e le dà fuoco davanti ai figli’, ‘Prato, armato di mazza da baseball va in cerca dell’ex fidanzata’. Questi articoli sono il racconto infinitesimale della abnorme quantità di violenza che ogni giorno si consuma ai danni di donne e bambini nel nostro Paese.

Una piaga che dovrebbe essere una priorità combattere, soprattutto per uno Stato che si dichiara “democratico e occidentale”, dove questi termini vengono impiegati nel linguaggio comune come sinonimi e simboli di libertà, progresso, evoluzione.

Violenza sulle donne: lasciamo parlare i numeri

I dati dell’indagine condotta dall’Istat nel 2015 sulla violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia sono davvero inquietanti.

6 milioni e 788 mila donne hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. La violenza fisica è più frequente per le donne straniere mentre quella sessuale per le italiane. I partner attuali o gli ex commettono le violenze più gravi. Notevole è la percentuale dei minori che hanno assistito a episodi di violenza subiti dalla propria madre.

Gli unici indici confortanti riguardano il calo di violenza sia fisica che sessuale se si prende in considerazione il periodo tra il 2010 e il 2015. Si ipotizza ciò sia dovuto a una maggiore informazione, al lavoro sul campo svolto dalle associazioni, alla migliore capacità delle donne di prevenire questo fenomeno e a un clima sociale di maggiore condanna della violenza.

Le donne vittime di femminicidio in Italia però nel primo semestre del 2016 sono già 60 e, anche se non si può fare di un singolo caso un quadro generale, quanto accaduto alla giovane 22enne Sara di Pietrantonio sotto gli occhi indifferenti dei passanti non avvalora certo la tesi di un clima sociale più rigido verso la violenza.

Come non convince l’esiguo numero di condanne e pene scontate rispetto al numero di crimini commessi.

Violenza sulle donne: l’ONU condanna l’Italia

Il 25 giugno scorso, durante l’incontro tenutosi a Ginevra della Commissione per i diritti umani dell’Onu, lo Special Rapporteur delle Nazioni Unite per il contrasto della violenza sulle donne, Rashida Manjoo, pur riconoscendo gli sforzi del nostro governo sottolinea il fatto che le leggi e le politiche adottate, comprese il Piano di Azione Nazionale contro la violenza, ‘non hanno portato a una diminuzione di femminicidi o sono stati tradotti in un miglioramento della condizione di vita delle donne e delle bambine’.

La Manjoo sottolinea inoltre il fatto che ‘femmicidio e femminicidio sono crimini di Stato’ e l’incapacità di prevenirli, di proteggere e tutelare la vita delle donne da parte delle pubbliche istituzioni equivale alla loro “tolleranza” da parte dello Stato.

Violenza sulle donne: meglio abolire le campagne ipocrite e contraddittorie

Il rapporto “Rosa Shocking 2. Violenza e stereotipo di genere: generazioni a confronto e prevenzione”, condotto dall’associazione We World Onlus insieme a Ipsos Italia, lascia emergere un dato preoccupante. Il 32% dei ragazzi di età compresa tra i 18 e i 29 anni sostiene che la violenza vada gestita ‘all’interno delle mura domestiche’. Il 25% ritiene la violenza sulle donne ‘giustificata’ dal troppo amore oppure dall’elevato ‘livello di esasperazione’ al quale gli uomini sarebbero indotti da certi comportamenti femminili.

Andrebbero assolutamente vietate le immagini e i video che ritraggono la donna come oggetto, sottomessa e parimenti bisognerebbe evitare di condurre campagne contro la violenza utilizzando immagini di donne indifese, piene di lividi, messe all’angolo; qual è il senso di tutto ciò? Che risultati si pensa di ottenere? Davvero ci si illude che mostrando la paura, il terrore e la vergogna si riesca a intenerire l’animo di uno stalker, di uno stupratore o di un assassino?

Non la paura, ma la forza andrebbe mostrata. La forza di uno Stato che infligge pene esemplari tanto per cominciare.

 

© 2016 – 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Da Orlando a Dacca passando per Istanbul: Ramadan di sangue per tutti gli ‘infedeli’

02 sabato Lug 2016

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Il mese sacro del Ramadan è stato puntellato da attacchi terroristici violenti e spietati. Dove condurrà la ‘guerra agli infedeli’?

ChirurgicalOperation15thCentury-1Il 12 giugno si è consumata l’atroce strage al Pulse club di Orlando, pochi giorni fa l’attentato all’aeroporto Ataturk di Istanbul, e ieri sera l’assalto terrorista al ristorante Holey Artisan di Dacca, capitale del Bangladesh. Gli attentatori non sembrano avere una rotta predefinita né un piano preordinato, se non quello di uccidere quanti più “infedeli” possibile. I sopravvissuti all’assalto di Dacca hanno raccontato di aver assistito a terribili scene di massacro di tutti coloro che non fossero in grado di recitare a memoria versi del Corano, il libro sacro dei musulmani.

La sequenza di attacchi così geograficamente lontani tra loro, ma ad una distanza temporale piuttosto breve, lasciano sempre più spazio all’ipotesi avanzata da coloro i quali ritengono che queste cellule terroristiche siano distaccate dalla “grande” organizzazione dello Stato Islamico, il quale però si riserverebbe la possibilità di rivendicare gli attentati solo dopo che questi hanno avuto luogo, e in funzione di quanto possono tornare utili ai suoi scopi.

Attentato a Dacca: almeno 10 le vittime italiane

Per tutta la notte si è sperato che il numero delle vittime non aumentasse, che la polizia bengalese riuscisse a liberare tutti gli ostaggi e che gli italiani sul posto fossero riusciti a mettersi in salvo. Non è stato così, purtroppo: 20 ostaggi sono morti, torturati e trucidati a colpi di “lame affilate”, probabilmente di machete, e gli italiani che hanno perso la vita sarebbero almeno 10.

Le notizie non sono state ancora tutte verificate e anche Matteo Renzi, nel messaggio diffuso questa mattina, ha preferito rilasciare le sue dichiarazioni con le dovute cautele: “Abbiamo seguito tutta la notte gli eventi, sperando in esiti diversi. Ora un velivolo della Presidenza è in volo verso Dacca. Notizie ufficiali verranno date prima alle famiglie delle vittime”. Secondo il Premier non bisogna “arretrare davanti alla follia di chi vuole disintegrare la vita quotidiana”.

Il punto è che non si conosce la fonte del pericolo fino al momento in cui questa “esplode” letteralmente, dando libero sfogo alla rabbia accumulata contro chi non segue la legge di Allah.

Le due facce di un mondo violento

Il terrorismo estremista di matrice islamica nasce prevalentemente come reazione alle azioni militari ed economiche del mondo occidentale, e più si è cercato di sconfiggerlo con l’intervento armato, più si è vista aumentare la sua violenza. L’intero Occidente ha creduto – o si è illuso – che la morte di Osama Bin Laden avesse condotto alla fine di al-Qaeda e del terrorismo islamico. Niente di più sbagliato. Lo Stato Islamico ne è la dimostrazione più palese.

Alcuni opinionisti affermano che l’intensità e la frequenza di questi attacchi terroristici da parte dell’Is siano il segnale della sua paura di essere sconfitto, un sintomo di debolezza. Ammesso che sia vero, cosa garantisce che una volta abbattuto l’Isis, il terrorismo islamico non riaffiorerà ancora più forte sotto altre sembianze, con un altro nome e sempre più sostenitori?

In fondo, mentre media e classe dirigente occidentali vogliono convincere tutti che l’unico e solo nemico comune da abbattere è legato all’Isis, i terroristi in realtà non hanno un obiettivo univoco, se non il mondo occidentale in generale. Colpiscono tutti i posti “contaminati” dalla presenza degli infedeli.

Ciò su cui bisognerebbe riflettere a fondo è il motivo per cui questo sedicente Stato Islamico, come viene definito, sia in realtà sempre più “seducente” anche tra gli stessi occidentali. Forse l’Occidente dovrebbe iniziare col fare ammenda delle proprie colpe e responsabilità, anche passate, e tentare nuove strategie, perché ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che un gruppo estremista assetato di sangue e di vendetta non lo si riesce a fermare con la violenza che, stando ai fatti accaduti in questi anni, diventa solo un’aggravante della numerosa serie di attentati e guerre che stanno infiammando il nostro pianeta.

http://it.blastingnews.com/opinioni/2016/07/da-orlando-a-dacca-passando-per-istanbul-ramadan-di-sangue-per-tutti-gli-infedeli-00995923.html

© 2016, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Eurofan e Euroscettici: non è una questione di età ma di conto in banca

02 sabato Lug 2016

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Riflessioni sul voto referendario inglese, sulle irregolarità elettorali austriache e sull’acceso dibattito che ne è derivato.

world-1264062_960_720-1Sembrano lontani anni luce i tempi in cui l’Europa unita politicamente, oltre che dal punto di vista geografico, veniva descritta come la grande rivoluzione che avrebbe traghettato i popoli del vecchio continente verso il futuro.

Un futuro fatto di ricchezza e prosperità economica, un’evoluzione dal punto di vista sociale e un notevole passo avanti per la vecchia e frammentata Europa nello scacchiere geopolitico internazionale. Il grande passo che avrebbe reso tutto più agevole e fruibile era la creazione e l’adozione, da parte di tutti gli stati membri, di una moneta unica che avrebbe abbattuto, una volta per tutte, le poche barriere rimaste.

Questo racconto lo abbiamo ascoltato da più voci. Ciò che poi in realtà è accaduto, che è storia, è tutt’altro.

L’Unione Europea sulla carta non ha portato cambiamenti o coesioni dal punto di vista sociale. I legami tra i popoli che vi sono e che c’erano erano preesistenti. Le migrazioni interne al continente per motivi professionali, di lavoro, di studio e di svago sono sempre esistite. Gli europei si spostano per lavoro o altro anche fuori dai limiti dell’Unione.

Il Regno Unito di Gran Bretagna che forse non ci ha creduto mai fino in fondo oppure si è meglio fatto due conti in tasca, ha scelto di alzare dei paletti intorno a questa ‘grande rivoluzione’ e già quando tutti gli stati membri hanno adottato la moneta unica ha preferito conservare la sua amata sterlina. Una scelta che si è rivelata abbastanza saggia nel tempo ma che comunque non è bastata a preservare il popolo inglese dai continui ‘salassi’ imposti dall’Unione.

‘Con il Brexit hanno vinto i vecchi contro i giovani’ è un falso

Andrea Coccia, dalle pagine de Linkiesta, smentisce punto per punto tutte le falsità che hanno riempito le colonne della stampa italiana e non solo riguardo l’esito referendario sulla Brexit.

Innanzitutto tutto ciò che è stato detto riguardo il conflitto generazionale che sarebbe alle spalle e alla base del risultato elettorale. Per Coccia è tutto ‘falso come una banconota da 30 euro’.

I dati utilizzati in supporto della tesi del conflitto tra vecchi e giovani si sono basati su un’indagine condotta, una settimana prima del voto, da YouGov su 1652 persone di cui gli over 65 erano 73. Avete letto bene. Tutto quello che è stato scritto dalla stampa e detto nei dibattiti pubblici sulle ‘famiglie inglesi spezzate dal voto’ era basato sul sondaggio cui hanno partecipato neanche 2000 inglesi e 73 ‘vecchi’.

Le uniche riflessioni plausibili sono quelle basate sui dati ufficiali del voto, sul confronto con precedenti votazioni e sull’analisi socio-economica dei bacini elettorali. Il Guardian ha compiuto un’analisi di questo tipo e ne è emerso che il dualismo non è imputabile all’età anagrafica degli elettori bensì al livello scolastico, allo status sociale e alla ricchezza procapite. Non una ‘guerra’, se così la si vuol definire, tra giovani e vecchi ma tra ricchi e poveri.

Le elezioni annullate in Austria

Un altro brutto rospo da ingoiare per gli Eurofan è l’annullamento delle elezioni austriache avvenuto lo scorso 22 maggio a causa di irregolarità riscontrate in 14 circoscrizioni elettorali.

Non si può parlare di veri e propri brogli ma solo di mancato rispetto delle procedure elettorali. Il regolamento prevede di aspettare l’esito del voto nei seggi prima di iniziare il conteggio dei dati giunti per posta due settimane prima del voto. In base al racconto di diversi testimoni ascoltati dalla Corte Costituzionale è una procedura non regolare ma che ‘si è sempre fatto così’. Evidentemente nel Paese qualcosa è cambiato o sta cambiando e il ‘si è sempre fatto così’ non regge più neanche in Austria.

http://it.blastingnews.com/opinioni/2016/07/eurofan-e-euroscettici-non-e-una-questione-di-eta-ma-di-conto-in-banca-00995543.html

© 2016, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

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