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Irma Loredana Galgano

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Francesco Bennardis, Il momento giusto

10 venerdì Lug 2026

Posted by Irma Loredana Galgano in Recensioni

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FrancescoBennardis, Ilmomentogiusto, recensione, romanzo, Sensibiliallefoglie

In una stanza d’albergo un messaggio riapre in Anna ferite mai guarite: il legame irrisolto con il fratello Marco, fatto di assenze, dipendenze e silenzi. La sua vita nomade riflette un’inquietudine che non trova pace. A raccontare è Valeria, sua figlia, che attraverso i ricordi della madre cerca di comprendere anche sé stessa e il proprio bisogno di libertà. L’arrivo di Emma, amore nuovo e luminoso per Anna, promette felicità ma incrina equilibri fragili, riaccendendo tensioni mai sopite. Quando un attentato a Parigi sconvolge ogni certezza, un viaggio improvviso da Torino diventa occasione di confronto e rivelazione. Tra paure e confessioni, i legami si trasformano e ciò che sembrava perduto trova nuove possibilità. Il ritorno a casa diventa per ciascuno dei personaggi un percorso di riconciliazione. Attraverso piccoli gesti e silenzi condivisi, madre e figlia trovano un nuovo modo di appartenersi, aprendo la possibilità di un legame finalmente autentico, capace di attraversare ciò che restava non detto e accoglie il bisogno di essere finalmente visti.

Il libro di Francesco Bennardis (Sensibili alle foglie, 2026, p. 128, €14) è un luogo di ricordi e di incontri che portano a ritrovamenti, fisici ed emotivi, e riconoscimenti. Quest’ultima sembra essere proprio la parola che meglio identifica l’intera vicenda narrata nonché i suoi protagonisti. La vita di Anna, raccontata attraverso le parole e i gesti di sua figlia Valeria, è stata segnata da abbandoni, fraintendimenti, lontananze, presenze e assenze, solitudini e speranze. Eppure la vera svolta, nell’esistenza emotiva degli affetti di Anna, si avrà nel momento in cui questi si ritroveranno a casa, dopo un lungo percorso di paure e fragilità, e finalmente si riconosceranno l’un l’altro.

Bennardis scrive una storia in cui i protagonisti hanno avuto bisogno di un grosso scossone emotivo per capire sé stessi e gli altri componenti della famiglia “allargata” e “variegata” di Anna. Leggendo il libro sembra quasi che all’autore la scrittura sia necessaria per sortire lo stesso effetto. Il romanzo Il momento giusto pur affrontando tematiche intime e sociali di un certo rilievo – si pensi al riconoscimento e alla conoscenza di sé stessi, alla consapevolezza del proprio orientamento sessuale, al trauma di dover affrontare un attentato terroristico – sembra ricondurre ogni volta il tutto allo stesso autore e, in diversi momenti del libro, il lettore si ritrova a pensare a quanto quel libro debba essere stato necessario, per l’autore. Una scrittura espressiva e terapeutica, una necessità per Bennardis, un aiuto per gestire le proprie emozioni nonché una vera e propria esigenza: raccontare la storia degli altri per ritrovare sé stessi, per riconoscere il proprio io.

«Non si scrive soltanto per esigenze letterarie, ma per la necessità che ha la vita di esprimersi. Chi scrive è una individualità che si rivolge alla scrittura perché teme di perdersi e la scrittura restituisce a costei o costui una dimora che si va costruendo in prima persona per un riscatto e per una riconciliazione oltre che con la vita con le nostre ferite» (M. Zambrano, Verso un sapere dell’anima, 1996).

Ritengo non ci siamo parole più adatte di quelle scritte da Maria Zambrano per descrivere cosa sembra rappresentare, nel profondo, per Bennardis la scrittura, la sua scrittura. 

Il momento giusto è un romanzo on the road nel quale i protagonisti, percorrendo i chilometri di strada del loro viaggio fisico ne attraversano molti altri intimi, situati nelle rispettive anime. Un viaggio che l’autore sembra affrontare in contemporanea con i suoi personaggi, o che ha già affrontato nel momento in cui decide di trasferire loro il racconto del proprio io. Un viaggio che lo ha condotto alla scrittura prima e alla scrittura di questo romanzo poi per riconoscersi e riconciliarsi.


Articolo pubblicato su Satisfiction.eu


© 2026, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Stragi di Ustica, Bologna e Irpinia, un viaggio nel dolore vero

17 martedì Gen 2017

Posted by Irma Loredana Galgano in Recensioni

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Tag

FrancescoBennardis, IlBuio, recensione, romanzo, Sensibiliallefoglie

Stragi di Ustica, Bologna e Irpinia, un viaggio nel dolore vero

Romanzo d’esordio di Francesco Bennardis, Il Buio (Sensibili alle Foglie, 2016) accompagna il lettore in un viaggio indietro nel tempo, nell’Italia del 1980 moralmente devastata dalle stragi di Ustica e alla stazione di Bologna, avvenute a poche settimane l’una dall’altra, e dal terremoto in Irpinia nel novembre dello stesso anno. E lo fa partendo da un dramma famigliare intimo personale che colpisce una giovane mamma e un giovane papà proprio nell’isola che da quell’anno in poi sarà ricordata per l’inabissamento del DC9, come macabro teatro della strage.

Irene e Antonio perdono tragicamente il loro unico figlio, Flavio, e sprofondano in un buio talmente fitto da impedire loro finanche di vedersi, di toccarsi…  e convinti che il loro amore sia finito si lasciano. Proprio nel momento in cui Irene pensa di non riuscire a trovare la forza per andare avanti trova la sua luce in quelle stragi, in quei morti senza una ragione. Le ricerche e i tentativi di documentarsi su quanto accaduto a Ustica e a Bologna la impegnano al punto che, quasi senza rendersene conto, si riavvicina ad Antonio e alla vita. Non perché abbia superato il dolore o la perdita bensì perché vuole dare al dolore e alla perdita un senso.

La sera del 23 novembre la terra trema e la scossa si sente anche a Ustica. Ma l’epicentro è lontano. Piccoli paesi arroccati sull’Appennino meridionale interamente rasi al suolo. Migliaia i morti. I feriti. I dispersi. I sepolti ancora vivi. Ed è proprio per loro che Irene ritrova in se stessa una forza e una determinazione che credeva aver perduto per sempre. Perché se per le vittime di Ustica e Bologna non c’era nulla che potesse fare, per i terremotati d’Irpinia determinante poteva essere il suo aiuto, unito a quello dei tanti volontari che hanno fatto scoprire allo Stato Italia il valore di sentirsi una Nazione. Uno schiaffo ben assestato alle istituzioni che si sono mostrate assenti, distanti inefficienti… «Fate Presto!» è stato l’urlo amplificato dai titoli a caratteri cubitali di giornali e telegiornali ma i soli a essere stati celeri e recatisi in tempi brevi sul posto sembrano essere stati solo loro, giornalisti di tv e quotidiani. «Dove sono le ruspe, i mezzi di soccorso, le unità mediche?».

Stragi di Ustica, Bologna e Irpinia, un viaggio nel dolore vero

Già, “dove sono?”. In tanti se lo sono domandato. Il fotogramma simbolo della tragedia avrebbe dovuto essere non il dipinto di Warhol ma le parole di un sopravvissuto che tenta di estrarre un ferito dalle macerie con mezzi di fortuna e redarguisce il cine-operatore che gli chiede se può rivolgergli qualche domanda. «Perché non lascia la telecamera e viene ad aiutarmi?», la sua risposta. Il cronista non lo fa e restano solo i perché.

«In quell’urlo sento la voce di tutti quei bambini, quella di Flavio, delle piccole vittime dell’aereo che è precipitato, dei bambini uccisi dalla bomba a Bologna. Tutti quei bambini che sono lì; tra loro potrebbe essercene qualcuno come Flavio che aspetta solo d’essere salvato».

Ma l’Italia è così, un Paese strano che «scorda in fretta e sembra più attratto da storie di morti recenti, senza essersi preoccupato d’aver dato prima giustizia e riposo a quelle precedenti». Un Paese che sembra rispecchiare alla perfezione il Mondo. Perché non fanno più “abbastanza notizia” i bambini di Aleppo, quelli della Striscia di Gaza, dello Yemen, di Accumoli, Amatrice, Castel Sant’Angelo… dell’incidente ferroviario in Puglia, quelli africani che ormai hanno smesso di essere “notizia” o “servizio” da telegiornale per diventare solo i protagonisti di spot pubblicitari raccimola-soldi. Quegli stessi bambini che in tanti si sono vantati, per anni, di aver “adottato a distanza” sono i fratelli, le sorelle, i cugini, le cugine o sono proprio gli stessi che tentano disperati i viaggi della speranza a bordo di mezzi di fortuna e, se sopravvivono, diventano improvvisamente ingombranti, fastidiosi e, di recente, anche pericolosi. La pena e la pietà valgono solo a debita distanza?

Francesco Bennardis ha scritto un libro commovente nel tentativo di dimostrare che non è questo il modo corretto di vivere in questo mondo e che solo la solidarietà umana può vincere il dolore, anche quello più profondo. Si piange leggendo Il Buio, si piangono quelle lacrime silenziose che sgorgano come sangue dalle ferite, lacerano il desiderio di ricacciarle indietro e si fanno strada tra la rabbia e il dolore che si provano pensando alle calamità, alle tragedie, agli incidenti, agli attentati ma soprattutto alle ingiustizie. Prime tra le azioni crudeli e criminali a restare impunite o peggio a diventare delle pene scontate tramite risarcimenti monetari e finanziamenti a fondo perduto.

Stragi di Ustica, Bologna e Irpinia, un viaggio nel dolore vero A buon diritto Il Buio di Francesco Bennardis può essere considerato un grande esordio letterario perché egli non ha semplicemente raccontato una storia ma un Paese. Ha inventato una trama per legarla all’ordito della Storia italiana del 1980, alle stragi di Ustica e Bologna, al terremoto in Irpinia. Ha narrato di un dolore per dare la voce a tanti altri rimasti inascoltati o muti. Ha raccontato la morte e l’ingiustizia per lanciare un messaggio di speranza per la vita. Ha ridato al romanzo la funzione educativa auspicata dal Manzoni. E lo ha fatto con una grande umiltà di scrittura e di linguaggio.

http://www.sulromanzo.it/blog/stragi-di-ustica-bologna-e-irpinia-un-viaggio-nel-dolore-vero

© 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

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