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Irma Loredana Galgano

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Quirinale, M5S: No al Nazareno. Renzi dia i nomi

26 lunedì Gen 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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24 gennaio, questa la data scelta per l’incontro in Piazza del Popolo dei portavoce e dei sostenitori del Movimento Cinque Stelle dedicato all’onestà, una guerra bianca contro la corruzione e le mafie.

Una serata organizzata per ritornare a parlare di Mafia Capitale, uno scandalo con 37 arresti e oltre 100 indagati, che ha resi pubblici e ancor più evidenti i legami tra malavita organizzata e colletti bianchi, tra criminali incalliti ed esponenti di partiti politici.

Diversi i nomi noti che sono intervenuti: Fedez, Enrico Montesano, Claudio Santamaria, Claudio Gioè, Sabina Guzzanti, Dario Fo, Ferdinando Imposimato, Salvatore Borsellino e naturalmente Beppe Grillo.

«Per me l’onestà è l’onestà intellettuale. Non quella di chi ruba o non ruba perché si stanca anche di rubare. Non è quello. È parlare con persone leali. È la politica aperta: noi siamo questa.»

Il M5S è l’unica forza politica a essersi rifiutata di partecipare alle consultazioni per il PdR. Il portavoce Alessandro di Battista sul palco legge la lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, parole che invitano alla chiarezza e alla trasparenza, a un modo nuovo di governare il Paese, a una politica diversa, lontana dalle stanze chiuse dei palazzi.

La controproposta al rifiuto delle consultazioni al Nazareno è stata quella di rendere pubblica, da parte di Renzi, una rosa di nomi, in maniera tale da poter ascoltare anche la voce degli italiani in merito, prima delle votazioni e dell’elezione.

«Il Presidente della Repubblica non può essere di parte: la sua figura di garante dell’unità deve essere rappresentativa e condivisa. Lei invece ha già deciso che il Capo dello Stato sarà eletto dalla quarta votazione in poi, quando sarà sufficiente solo la metà più uno dei voti. In questo modo, il nome del nuovo Presidente sarà espressione del volere di un partito solo, quello suo e di Berlusconi: il partito del Nazareno».

Visto che da parte del Presidente del Consiglio non vi è stata risposta nella tarda serata di ieri, con un tweet, Beppe Grillo ha invitato il Partito Democratico a rendere pubblici i nomi dei candidati alla Presidenza della Repubblica.

«In quella sede si è visto con Silvio Berlusconi, francamente noi non veniamo. Piuttosto faccia i nomi pubblicamente e noi li faremo votare agli iscritti in rete».

Il Pd ha risposto per tramite del vicesegretario Debora Serracchiani «Niente consultazioni con i cinque stelle? Ce ne faremo una ragione. A Grillo, evidentemente, va bene votare insieme solo se votiamo i loro. Come per il giovane Di Maio, eletto vicepresidente della Camera con i voti del Pd».

Non dice però la Serracchiani quali sono i motivi per cui i nomi dei candidati al Quirinale debbano rimanere segreti né sembra rammentare che i Cinque Stelle già hanno affrontato in Parlamento l’iter di votazione di un Presidente della Repubblica e che quindi, probabilmente, vogliono evitare di ritrovarsi nella medesima situazione di allora.

Il portavoce Carlo Sibilia spera di ascoltare queste parole dal prossimo Presidente della Repubblica «l’onestà non puoi metterla in un decreto Legge. L’onestà devi farla entrare nel DNA di un paese intero».

Il vice presidente della Camera Luigi di Maio invece tira un po’ le somme di quello che è stata la Notte dell’Onestà ma soprattutto di ciò che deve significare in un paese civile la voce del popolo.

«Piazza del Popolo a Roma ieri sera è stata invasa da oltre 100.000 cittadini liberi. È stata una serata bellissima dove attori, cantanti, parlamentari della Repubblica e personalità come Salvatore Borsellino e Ferdinando Imposimato hanno ricordato il valore dell’onestà. Soprattutto quella intellettuale. La mafia oggi morirebbe di fame se non avesse politici corrotti che utilizzano i soldi delle tasse dei cittadini per far ingrassare le organizzazioni criminali. Se non ci fossero i politici corrotti, le organizzazioni criminali morirebbero di fame. Ed è per questo che basta non votare più le forze politiche coinvolte in ‪Mafia Capitale per liberare questo Paese. Sono tutte coinvolte, tranne il Movimento 5 Stelle.»

E ritorna anche sulla polemica riguardo una battuta di Beppe Grillo ritenuta offensiva per i napoletani.

«C’è qualche quotidiano che ha preso sul serio la battuta di Beppe sui napoletani. A quei giornalisti senza senso dell’umorismo consiglio di apprezzare i fatti. Questo è un Movimento in cui tanti napoletani svolgono ruoli importantissimi, a partire da me. Ridete alle battute ogni tanto!».

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© 2015 – 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Napoli. A rischio chiusura la scuola di ceramica di Capodimonte

25 domenica Gen 2015

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Per volere della giunta Caldoro lo storico istituto sorto in epoca borbonica è stato inserito nel processo di ridimensionamento e sarà accorpato con un altro istituto professionale, l’Isabella d’Este.

L’Istituto per l’industria e l’artigianato Caselli ha già presentato il ricorso al Tar per scongiurare il ridimensionamento approvato lo scorso 22 dicembre e già nel giugno 2013 aveva presentato richiesta di riconoscimento dello status di ‘indirizzo raro’.

La scuola occupa i locali storici all’interno del parco di Capodimonte che vennero assegnati da Ferdinando IV ed erano già la sede della prima Real Fabrica della Porcella istituita da Carlo di Borbone nel 1743. Ma la giunta Caldoro intende liberare lo spazio occupato dalla scuola e riutilizzarlo per altri scopi.

L’Istituto Caselli rappresenta una delle eccellenze formative in ambito artigianale, le cui manifatture hanno ottenuto riconoscimenti a livello mondiale e svolge anche attività promozionale del marchio Capodimonte garantendone al contempo la tutela.

Gli stessi studenti dell’istituto hanno fatto sapere che si mobiliteranno contro il provvedimento e organizzeranno manifestazioni e altro, coadiuvati da docenti e dirigenti.

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Gruppo in porcellana bianca di Capodimonte

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Caso Stamina, si patteggia. Vannoni e gli altri liberi di emigrare

25 domenica Gen 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Gli avvocati di Davide Vannoni, dopo settimane di trattative, avrebbero raggiunto un accordo con il procuratore a capo dell’indagine Raffaele Guariniello: un anno e dieci mesi se lo psicologo di Torino rinuncia al ricorso al Tar del Lazio contro le decisioni del Ministero della Salute e interromperà in via definitiva le sue attività in Italia. Ovviamente la decisione finale spetta al Tribunale torinese. La via del patteggiamento sarebbe la strada scelta da quasi tutti gli imputati del ‘processo Stamina’, 13 tra medici e professionisti, accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e alla somministrazione di farmaci pericolosi. Non si sa al momento se anche le persone e i medici legati agli Spedali Civili di Brescia, dove ha avuto sede laStamina Foundation, cercheranno anch’essi di patteggiare la pena. Interessato dalla vicenda giudiziaria anche il Tribunale di Trieste, dove si sta svolgendo il filone del processo che riguarda il medico Marino Andolina, accusato di peculato per aver utilizzato degli spazi dell’ospedale Burlo Garofalo per somministrare la ‘cura Stamina’.

Il Ministero della Salute, con un decreto, ha limitato le cosiddette ‘cure compassionevoli’ allo scopo dichiarato di evitare possibili truffe a danno dei malati e dei familiari. Per poter essere somministrate ai pazienti devono essere in avanzata fase di sperimentazione e devono portare un tangibile beneficio.

Permane comunque lo sconforto da parte dei tanti che avevano riposto le proprie speranze nella ‘cura Stamina’ e anche di coloro che se ne considerano delle vittime perché per loro, in questo processo, non è previsto alcun risarcimento. Eventualmente bisognerà farne richiesta in sede civile. Inoltre, va ricordato che se il patteggiamento andasse a buon fine le spese processuali non ricadrebbero sui ‘condannati’ ma resterebbero a carico della collettività.

Era il 2009 quando Davide Vannoni costituiva la Stamina Foundation con lo scopo di «riunire ricercatori di differenti Paesi altamente specializzati nell’ambito delle cellule staminali adulte». Vannoni non è un medico, è laureato in Lettere e insegna Psicologia Generale all’Università di Udine: al momento della fondazione della sua onlus non ha pubblicato alcuna ricerca scientifica sul ‘metodo’ proposto e dei relativi effetti sui pazienti.

Vannoni ritiene che la gamma di malattie che possono essere curate con il suo ‘metodo’ è molto ampia e dice di averlo sviluppato dopo aver trattato una emiparesi facciale causata da un’infezione virale.

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Le staminali sono cellule non ancora specializzate e quindi in grado di trasformarsi in diversi tipi di cellule del corpo. In effetti, ognuno di noi si sarebbe formato a partire da questo tipo di cellule che poi, durante la gestazione, si differenziano originando strutture e organi. Anche nei corpi formati e adulti sono presenti tipologie di staminali, ma meno versatili di quelle embrionali, ricavabili in diversi tessuti dell’organismo tra cui gli strati adiposi. Le cellule utilizzate da Vannoni sono ottenute attraverso prelievi di midollo osseo. Egli sostiene di impiegare cinque tipi diversi di staminali, le cui quantità sono calibrate in base ai risultati che si vogliono ottenere.

Quella attuale non è che l’epilogo della lunga vicenda giudiziaria che ha accompagnato la Stamina Foundation fin dalla sua nascita e che ha portato Vannoni a spostare i suoi laboratori da Torino a San Marino, a Trieste e poi a Brescia. Durante un sopralluogo disposto dal Pubblico Ministero Guariniello, cui parteciparono i NAS e ispettori dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), furono riscontrate numerose carenze igieniche, la scorretta conservazione di alcuni prodotti e l’assenza di misure di sicurezza adeguate nei locali che all’epoca, nel 2012, si trovavano negli Spedali Civili di Brescia. Successive indagini rilevarono scarsa chiarezza nei protocolli di terapia e mancanza di adeguato controllo sui pazienti, molti dei quali bambini. Fu disposta la sospensione dell’attività.

Il ‘caso Stamina’ è diventato una ‘vicenda italiana’ dopo che gli operatori di una trasmissione televisiva hanno accolto l’appello dei genitori di una bambina affetta da leucodistrofia metacromatica. Questi sostenevano che Sofia stava traendo giovamento dalla somministrazione della ‘cura’, ovvero di cellule staminali mesenchimali, e rifiutavano quindi di accettare passivamente la decisione ministeriale.

In contemporanea alla sospensione dell’attività per la Stamina Foundation fu ordinata infatti dal Ministero anche l’interruzione di tutti i trattamenti in atto. Molte famiglie però fecero ricorso alla magistratura per ottenere il permesso di proseguire la ‘terapia compassionevole’ con le staminali. Oltre 25 ricorsi sono stati accettati mentre in 4 casi i giudici omologarono il proprio parere a quello delle autorità sanitarie. Tra questi, il caso della piccola Sofia. Ma i genitori non demordono e, oltre agli appelli televisivi e incontri non risolutivi col Ministro Balduzzi, decidono per un cambio di residenza, un nuovo ricorso e la perseveranza viene a quel punto ripagata. Ottengono il permesso di proseguire con le staminali che a parer loro avevano iniziato a dare dei benefici.

La conseguente confusione generata dalle decisioni ritenute poco eque per i pazienti ha indotto il ministro ad emanare un decreto urgente col quale veniva concessa «eccezionalmente, la prosecuzione di trattamenti non conformi alla normativa vigente per i pazienti per i quali sono stati già avviati alla data di entrata in vigore del decreto».

Se da una parte in tanti scendono in piazza per chiedere la possibilità di impiego del ‘metodo Stamina’ per tutte le persone con malattie incurabili che ne facciano richiesta, dall’altro  esponenti della comunità scientifica esprimono pubblicamente le loro perplessità. Il Premio Nobel Shinya Yamanaka, presidente della Società Internazionale per la Ricerca sulle Cellule Staminali (ISSCR) si è dichiarato molto preoccupato per il «fatto che trattamenti basati sulle cellule staminali non sperimentati in modo adeguato siano immessi sul mercato. Non è chiaramente affermato nella letteratura scientifica che le cellule staminali mesenchimali abbiano alcuna efficacia nel migliorare le condizioni neurologiche».

I primi dati scientifici sul ‘metodo Stamina’ vengono pubblicati sulla rivista internazionale Neuromuscolar Disorders e riguardano il trattamento di 5 bambini affetti da atrofia muscolare spinale (Sma) in cura presso l’ospedaleBurlo Garofalo di Trieste. I risultati non sono incoraggianti, due bambini sono deceduti subito dopo le somministrazioni di staminali e gli altri hanno concluso il ciclo ma in condizioni di salute gravissime. Vannoni ha sempre rinnegato questi risultati asserendo che ciò si è verificato in quanto le misure delle diverse tipologie di cellule non sono state quantificate bene.

Quando invece a morire è la piccola Sofia, Vannoni punta il dito sulle istituzioni, per le leggi contraddittorie in materia di sperimentazione e somministrazione di ‘terapie compassionevoli’; pone l’accento sul tempo burocratico intercorso tra i due ricorsi avanzati dai genitori della bambina e sul conseguente ritardo nella somministrazione della cura. E si augura che non sia la prima di una lunga serie.

La lista che in breve tempo si allunga considerevolmente invece è quella dei pazienti insoddisfatti. Maggiore scalpore ha suscitato la storia di un commerciante di 54 anni, indicato nelle carte dell’inchiesta come la vittima numero 52, il quale dopo la somministrazione delle staminali ha avuto una crisi epilettica. Ha raccontato di non aver avuto tanto paura del dolore o dell’accaduto, quanto del fatto che gli operatori che lo sottoposero  alla ‘terapia’ dinanzi ai medici dell’ospedale civile di San Marino, dove è stato ricoverato con urgenza, in seguito hanno negato tutto.

«Erano imbarazzatissimi, negarono di avermi fatto un trapianto di cellule staminali. La prima volta che ho telefonato a Vannoni, mi ha assicurato che sarei guarito subito, al cento per cento.»

La polemica sul ‘caso Stamina’ si fa sempre più infuocata quando cominciano a trapelare indiscrezioni dalle indagini condotte dai NAS. «Nelle infusioni non c’è traccia di cellule staminali. Emerge anche il rischio di trasmissione di malattie infettive, dall’Hiv al morbo della mucca pazza.» Anche questa volta la replica di Vannoni non si fa attendere. «Siamo al ridicolo: il protocollo Stamina si basa sull’utilizzo di cellule staminali molto pure, che sono tra l’altro caratterizzate e documentate presso di Spedali Civili di Brescia. […] Questi presunti esperti non hanno trovato una proteina, il Cd105, che secondo parte della letteratura dovrebbe indicare la presenza di cellule staminali mesenchimali. Nelle nostre non c’è. Secondo molti scienziati la proteina indica solo che le staminali sono indirizzate a diventare osso. Ma noi non vogliamo che questo accada, noi le trasformiamo in neuroni, per questo la proteina non c’è.»

Il direttore del Laboratorio di cellule staminali dell’Università di Milano ipotizza dietro la vicenda Stamina «ciclopici interessi internazionali» che mirano al progressivo fallimento del nostro Sistema Sanitario Nazionale.

Le vittime del ‘metodo Stamina’ si sono così in breve ritrovate a dover gestire lo sconforto per il crollo inesorabile di tutte le speranze poste e alimentate nella ‘cura’ e con il dover fare letteralmente i conti di una vicenda che a qualcuno è costata quasi 40 mila euro, pagati in «due tranche: una di 27 mila e l’altra da 9» con tanto di suggerimento di «non rivelare all’ospedale di Torino le punture eseguite a Trieste dal dottor Marino Andolina», collaboratore di Vannoni.

Se Vannoni e gli altri imputati al processo sul ‘metodo Stamina’ dovessero accettare il patteggiamento e rinunciare all’esercizio della loro attività in Italia, nulla vieterebbe di farlo altrove. Sarebbe l’ennesimo pasticcio di questa triste vicenda iniziata proprio nel momento in cui lo psicologo Vannoni, insieme a un ricercatore russo e uno polacco, decisero di sviluppare un sistema diventato poi il ‘metodo Stamina’.

Staminali: Vannoni, domani consegno Protocollo a Iss

Davide Vannoni

 

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Campania. Obbligo del giubbotto catarifrangente di sera per gli immigrati

23 venerdì Gen 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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A Flumeri, piccolo comune dell’Alta Irpinia, il sindaco Angelo Lanza ha emanato un’ordinanza che subito ha attirato l’attenzione. «Utilizzo giubbotti catarifrangenti nelle ore pomeridiane e notturne da parte di cittadini extracomunitari ospiti delle strutture ricettive…»

Non sono mancate le accuse di razzismo che il primo cittadino ha subito respinto. «Non mi ha mai sfiorato l’idea di mettere in atto un provvedimento discriminatorio: l’ordinanza che ho firmato ha il solo obiettivo di evitare il ripetersi di incidenti sempre più frequenti su quella strada, alcuni dei quali anche recentemente hanno fatto registrare tragiche conseguenze».

In effetti la scorsa settimana si è verificato un investimento mortale proprio lungo la strada che devono percorrere i ragazzi ospiti del centro accoglienza. La vittima è un imprenditore del posto.

«Da tempo avevo chiesto alla cooperativa di farsi carico della sicurezza dei nostri ospiti e di quella degli automobilisti, ma le sollecitazioni verbali sono cadute nel vuoto. Per questa ragione ho predisposto l’ordinanza».

La struttura alberghiera che ospita 44 immigrati richiedenti asilo si trova proprio lungo la Statale 91, strada mal illuminata la cui manutenzione è «stata trasferita alle competenze della Provincia […] Ho più volte sollecitato l’amministrazione provinciale a intervenire, segnalando i numerosi incidenti e investimenti che si verificano su quella strada. Hanno promesso interventi che ancora non vengono realizzati».

Le spiegazioni del sindaco Lanza non hanno convinto però il deputato di Sel Giancarlo Giordano che, con un’interrogazione orale urgente, ha chiesto al ministro Alfano quali iniziative intenda intraprendere al fine di favorire l’immediato ritiro e annullamento dell’ordinanza sindacale. «Se una misura del genere si rendeva necessaria per garantire la sicurezza lungo le strade comunali ci chiediamo perché indirizzarla a una precisa tipologia di persone, facendo così passare un messaggio per cui la presenza delle stesse (nel caso specifico richiedenti asilo), o la loro condotta, rappresenterebbe un elemento di pericolo per la pubblica e privata incolumità».

Lanza ribadisce di non aver potuto fare altrimenti «non essendo italiani non conoscono il codice della strada che, anche per i miei concittadini, impone una serie di precauzioni».

Sul fatto che i migranti ospiti a Flumeri possano non conoscere il codice della strada italiano si può anche convenire ma non si può certo credere che questi ragazzi non abbiano mai attraversato una strada mal illuminata o percorso un sentiero disagevole. Inoltre si può sempre spiegare loro come fare, esattamente come si è fatto quando qualcuno gli ha spiegato che prima di uscire, di sera, bisogna perentoriamente indossare il giubbotto catarifrangente.

Quello che si spera è che non si sia trattato di un tentativo di renderli facilmente identificabili, anche al buio.

Il Comando Provinciale Carabinieri di Avellino ha visto il rafforzamento dei controlli tesi a contrastare principalmente il fenomeno dei reati di natura predatoria e in particolare ai danni di edifici scolastici nelle aree di competenza e anche nel comune di Flumeri.

Se con l’ordinanza emanata il sindaco Lanza intendeva preoccuparsi della «sicurezza dei nostri ospiti e di quella degli automobilisti» rimane in questo modo immutato il pericolo per quei cittadini, che extracomunitari non sono, ma che egualmente transitano a piedi lungo la Statale 91.

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Milano, convegno sulla famiglia. Tra il pubblico don Mauro Inzoli accusato di pedofilia

22 giovedì Gen 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Mauro Inzoli, il sacerdote sotto accusa per abusi su minori, conosciuto come ‘don mercedes’ perché amante delle macchine di lusso, dei sigari, dei ristoranti alla moda e per le frequentazioni politiche,  è stato immortalato mentre se ne stava tranquillamente seduto ad ascoltare gli oratori del Convegno Difendere la famiglia per difendere la comunità tra i quali figura il leghista Maroni, governatore della Lombardia.

«Era un convegno aperto al pubblico, non conoscevo questa persona: l’unico rammarico è che il cerimoniale non mi abbia informato, altrimenti quella persona sarebbe stata allontanata perché non era opportuno che stesse lì».

È così siccome nessuno si è preso la briga di spiegare al governatore chi fosse il signore seduto proprio dietro di lui questi ha pensato bene di girarsi, sorridergli e stringergli la mano. E neanche nel momento in cui l’ha guardato dritto negli occhi lo ha riconosciuto né tantomeno si è ricordato di averlo già incontrato e forse di avergli già stretto la mano.

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In molti, speriamo in tantissimi, invece avremmo tanto voluto vedere il presidente della Regione che ospitava l’evento alzarsi in piedi e stringere la mano al ragazzo ventiduenne, cattolico, che pensando anche lui di partecipare a una manifestazione aperta al pubblico vi si è recato, ma non è stato altrettanto fortunato e benvoluto ed è stato allontanato dagli uomini della sicurezza.

«Quanti di voi hanno figli? Ve lo chiedo perché nessuno di voi sa se suo figlio è o non è eterosessuale.»

Una domanda e una presenza le sue ritenute evidentemente troppo scomode e ‘fuori luogo’.

Il sacerdote della diocesi di Crema, accusato di pedofilia, allontanato dal Vaticano, era seduto in seconda fila, dietro a Maroni e Formigoni, lecito quindi pensare che qualcuno nell’organizzazione fosse a conoscenza del fatto quantomeno che questi avesse espresso la sua volontà di partecipare all’evento o, a voler essere malpensanti, che sia stato addirittura invitato. Invece chi avrebbe dovuto spendersi in pubbliche scuse e spiegazioni si è limitato a dire che costui avrebbe occupato «spazi rimasti vuoti».

Raffaele Cattaneo del Nuovo Centro Destra, presidente del Consiglio Regionale già lunedì mattina si è apprestato a far diffondere una nota nella quale precisava e smentiva le voci secondo le quali era stato il suo ufficio ad accreditare Mauro Inzoli al convegno.

«Non corrisponde al vero la notizia apparsa quest’oggi in cui si afferma che la segreteria del presidente del Consiglio Regionale abbia accreditato don Mauro Inzoli. Gli accrediti istituzionali sono stati gestiti, come è noto, dalla Giunta Regionale e il convegno peraltro era aperto al pubblico. Gli unici accrediti effettuati dalla segreteria sono stati per la moglie del presidente e per i collaboratori che lo hanno accompagnato.»

Dunque non è stato l’ufficio della presidenza della Regione ad accreditare la presenza di ‘don mercedes’ al convegno sulla famiglia ma sarebbe stata la Giunta Regionale che è parimenti un organo istituzionale, eletto dai cittadini, pubblico e quindi a carico dei contribuenti, gli stessi contribuenti che pagano le campagne pubbliche o statali come dir si voglia a favore dell’integrazione razziale e della ricerca medica, e contro il bullismo, la violenza in generale, la violenza sulle donne, la pedofilia e  l’omofobia.

L’ex ministro della difesa, Ignazio La Russa, esponente del partito Fratelli d’Italia, in sala per seguire anche lui il convegno, in risposta alla domanda posta da Angelo Antinoro gli avrebbe urlato contro «culattone», almeno secondo quanto si evincerebbe da  un video che riprende i concitati momenti seguiti all’intervento del ragazzo.

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Ecco, ora al di là dei valori, delle idee, delle ideologie, del credo e di quant’altro di personale e relativo ognuno di noi ritenga sia il giusto o l’errato in questo mondo e nella società in cui viviamo penso che nel momento in cui si accetti di rivestire una carica pubblica, nel momento  stesso in cui ci si pone come guida e si accettino dei compensi in denaro per il compito svolto bisognerebbe valutare attentamente gli atteggiamenti  e le parole perché il messaggio lanciato da quanto accaduto in quell’auditorium, per esempio, è davvero scandaloso e riprovevole. Lo è dal punto di visto religioso e morale ma lo è ancor di più da quello laico e le istituzioni presenti hanno dimostrato di non essere assolutamente in grado di rappresentare degnamente la popolazione di un Paese civile, moderno e democratico del terzo millennio.

Aggredire anche se solo verbalmente un ragazzo poco più che maggiorenne la cui sola colpa è l’aver cercato di strappare la maschera dell’ipocrisia dal volto di chi cerca di addossare la responsabilità del decadimento di un’istituzione simbolo come la famiglia verso bersagli che responsabili non lo sono affatto proprio mentre si lascia passare un gravissimo messaggio di tolleranza verso chi invece realmente potrebbe rappresentare una minaccia e proprio per i componenti più deboli di un nucleo familiare.

Il 12 giugno 2014 il vescovo di Crema ha ricevuto il Decreto con le disposizioni del Santo Padre riguardanti il ‘caso del reverendo Mauro Inzoli’ diventate vincolanti a partire dal 25 giugno, giorno in cui sono state notificate al diretto interessato.

«In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale».

Per essere stato accusato di uno dei peggiori crimini che si possano commettere Mauro Inzoli è stato invitato alla preghiera, allontanato dalla diocesi di Crema, invitato a intraprendere una terapia psicologica e a esimersi dallo svolgere attività di accompagnamento o pastorali con minori. Qualora non dovesse ottemperare a queste disposizioni incombe su di lui la minaccia di «dimissione dallo stato clericale». E se le ottempera che succede? Sarà reintegrato? Potrà tornare a officiare messa e a confessare fedeli?

Luigi Amicone, direttore di Tempi, era tra i moderatori al convegno. Interrogato sulla presenza di Inzoli  ipotizza un atteggiamento ‘vendicativo’ del sacerdote. «È un libero cittadino e non mi risulta che abbia restrizioni alla circolazione da parte della giustizia italiana. Ma se come lui sa benissimo ha un problema molto serio aperto con la Chiesa, mi pare che non ci volesse un genio per capire che, se si voleva ferire la giornata di sabato, quello era il modo: presentarsi nelle prime file».

Classe 1950, prete dal 1976, Mauro Inzoli è stato: insegnante al seminario di Crema, rettore all’istituto Santa Dorotea di Napoli, parroco di Crema, esponente di primo piano di Comunione e Liberazione nella città lombarda, rettore del liceo linguistico sempre a Crema e presidente del Banco Alimentare e dell’Associazione Fraternità. Fino all’11 dicembre 2012 quando la Santa Sede dispone la sua dimissione dallo stato clericale, pena, sospesa in attesa del secondo grado di giudizio, per «profanazione dell’Eucarestia, attentato al Pontefice, abusi sessuali su minori, assoluzione del complice, induzione ad atti turpi in confessionale». Pena alleggerita nel verdetto definitivo del giugno 2014 emesso dopo aver accettato il ricorso presentato dallo stesso Inzoli.

In merito alla vicenda il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, ha chiesto un’indagine sull’«Associazione Fraternità, affidataria di minori in difficoltà», mentre il deputato di Sinistra Ecologia e Libertà, Franco Bordo, ha presentato un esposto in Procura corredato di documenti chiedendo di «valutare se i fatti e gli elementi sopra esposti siano meritevoli di approfondimenti investigativi e, qualora dall’esito degli stessi, dovessero emergere ipotesi di reato, che sia esercitata l’azione penale nei confronti di chiunque li abbia commessi o, a qualsiasi titolo, abbia concorso alla loro commissione».

Il vescovo Oscar Cantoni ha scritto che «in nome della verità, in questi anni, sono state eseguite rigorose ricerche, che hanno comportato pazienti e sofferti confronti con le persone che hanno riferito i fatti. La Chiesa ha preso atto della situazione, ha condiviso le sofferenze riportate, ha aiutato le vittime a ritrovare serenità e speranza». Quindi se ci sono delle vittime presumibilmente c’è stato anche un reato. E se la pena più dura che si poteva infliggere al colpevole per rimediare al suo comportamento è «una vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza» si può facilmente dedurre che partecipare a un pubblico convegno in tribuna d’onore non è certo un atteggiamento che si confà alla richiesta di ‘riservatezza’. Se veramente interessato solo alla discussione e al dibattito intorno a cui verteva l’incontro il soggetto invitato ‘all’umile riservatezza’ avrebbe anche potuto seguirlo in diretta streaming come altri hanno fatto.

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Palestina. Ad Aprile si apriranno le porte alla CPI de L’Aia

18 domenica Gen 2015

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Avigdor Lieberman, ministro degli esteri israeliano, ha definito ‘scandalosa’ la decisione della Corte Penale Internazionale de L’Aia di condurre un esame preliminare sull’operato bellico del suo Paese nei ‘territori occupati’.

Oltre a ufficiali israeliani potrebbero ricevere l’attenzione della Procura anche rappresentanti palestinesi, con particolare riferimento al lancio di razzi sulla Striscia di Gaza.

«Decisione scandalosa il cui unico scopo è giudicare e arrecare danno al diritto di Israele di difendersi contro il terrore. […] La stessa Corte che non ha trovato motivo di intervenire in Siria dove ci sono stati più di 200 mila morti, o in Libia o in altri posti, trova appropriato ‘esaminare’ il più morale esercito del mondo in una decisione basata interamente su considerazioni anti israeliane. […] Israele agirà nella sfera internazionale per ottenere lo smantellamento della Corte Penale Internazionale, che rappresenta l’ipocrisia e mette le ali al terrore».

Per Lieberman la decisione presa da Abu Mazen «sancisce la fine degli accordi di Oslo», siglati tra Israele e Olp nel 1993, che posero le basi degli obiettivi a lunga scadenza da raggiungere, compreso il ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania e il riconoscimento del diritto dei palestinesi all’autogoverno in quei territori.

 “Il più morale esercito del mondo”.

“Lo smantellamento della Corte Penale Internazionale, che rappresenta l’ipocrisia e mette le ali al terrore”.

La Corte Penale Internazionale ha giurisdizione per tutti gli atti compiuti da individui in merito a crimini di guerra e crimini contro l’umanità e ha la facoltà di indagare su fatti successivi al 2002, anno in cui è effettivamente entrato in vigore lo Statuto di Roma. A ratificarlo 122 Paesi ma ciò che pesa molto è l’assenza dei governi statunitense e israeliano.

Non è un caso quindi che le posizioni di questi coincidano anche nel criticare la decisione del governo di Ramallah. «Un atto controproducente» secondo la Casa Bianca.

Netanyahu dal canto suo, dinanzi a un elettorato che si sposta sempre più a destra e in previsione delle elezioni anticipate di marzo, non può mostrare alcun tentennamento o cedimento e ha scelto il pugno duro «non permetteremo che i soldati e gli ufficiali dell’Idf vengano trascinati all’Aia. Sono i leader dell’Anp a dover essere giudicati per l’alleanza con i criminali di guerra di Hamas». Alle dichiarazioni hanno fatto seguito velate minacce di taglio dei fondi all’Autorità Nazionale Palestinese costretta a vivere di aiuti internazionali e di fondi stanziati da Israele, in base a quanto stabilito dal Protocollo di Parigi del 1995. Il congelamento degli stanziamenti si concretizza nell’impossibilità di pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e tutto ciò provoca inevitabilmente rabbia e insofferenza nella popolazione.

Quanto sta accadendo e le motivazioni di tanto livore da parte di Tel Aviv e Washington lo spiega molto bene Robert Fisk su Counterpunch: «Da anni i palestinesi chiedono giustizia. Sono andati alla Corte dell’Aia per vedere smantellato il muro dell’apartheid. Hanno vinto, ma Israele se n’è fregato. Ogni palestinese sano, dovremmo pensare, avrebbe già abbandonato da tempo queste iniziative pacifiche. Eppure questi palestinesi disgraziati persistono, dopo gli insulti più umilianti, nel ricorrere al diritto internazionale per risolvere il conflitto con Israele. Gli Stati Uniti, ovviamente, hanno rifiutato di aderire alla Corte Penale. E per una buona ragione: come gli israeliani, Washington teme che i propri soldati e i propri funzionari governativi saranno accusati di crimini di guerra. Pensate al waterboarding, a Abu Ghraib, al rapporto sulle torture della Cia».

Dall’8 luglio 2014 a oggi, “il più morale esercito del mondo” ha causato la morte di 2.101 palestinesi di cui 967 erano civili, 493 bambini e 641 miliziani. Nello stesso frangente di tempo i ‘terroristi’ palestinesi hanno ucciso 69 israeliani (4 civili, 1 bambino e 64 militari). Le vittime del ‘terrorismo islamico’ hanno fatto più notizia degli oltre 2000 ‘terroristi’ uccisi.

Ora immaginiamo che tra i 641 miliziani palestinesi uccisi ci fossero dei pericolosi terroristi, le domande che bisogna porsi sono queste: è lecito sacrificare 1460 persone? Quali sono in concreto le colpe di questi presunti terroristi? Se l’aver ucciso 5 civili nell’ultimo anno rende i militari palestinesi dei terroristi l’aver ucciso 1460 civili nello stesso periodo di tempo cosa rende l’esercito israeliano?

Il lancio di razzi all’interno di un territorio delimitato, ristretto e abitato non può trovare piena giustificazione e piena assoluzione nella motivazione che lì forse, può darsi si trovavano dei terroristi perché poi succede, come in effetti accade, che per cercare di colpire il tuo bersaglio ne uccidi altri mille. Ammesso che lo scopo sia veramente questo. In rete girano una miriade di video che mostrano genitori disperati per l’uccisione dei propri figli, bambini anche in tenerissima età che però non sono rimasti feriti dal crollo di una palazzina o dal lancio di una granata o dallo scoppio di un razzo… no, sono cadaveri che hanno un foro di proiettile in mezzo alla fronte o in pieno petto e allora qualche dubbio sorge e anche qualche interrogativo, perché per uccidere un bambino di due, tre o quattro anni non basta neanche sparare ad altezza uomo, no devi mirare più in basso e se lo colpisci in piena fronte o in pieno petto vuol dire che l’hai guardato dritto negli occhi e come è possibile allora che non ti sei accorto che ne era il terrorista che stavi cercando?

Se il popolo ebreo è un’etnia totalmente e profondamente buona, incapace di far del male al prossimo, di ribellarsi anche a chi infligge loro torture atroci come quelle subite nei lager allora queste centinaia di migliaia di palestinesi morti dal 1948 a oggi chi li ha uccisi?

Israele-Palestina: bombardamenti e lanci di missili

Bombardamenti a Gaza

© 2015 – 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Palestina, la CPI avvia indagine preliminare per crimini di guerra. Israele grida allo scandalo

17 sabato Gen 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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palestina

La Corte Penale Internazionale de L’Aia ha avviato un’indagine preliminare per verificare se in Palestina siano stati commessi dei crimini di guerra. I tempi potrebbero essere lunghi, ma Nabil Abuznaid, capo della delegazione palestinese, ha dichiarato di avere «fede nel sistema giudiziario». Ai pubblici ministeri spetterà il compito di valutare le prove dei presunti crimini commessi, la competenza della stessa Corte e il procedimento migliore da intraprendere affinché sia tutelato «l’interesse della giustizia».

L’Autorità Nazionale Palestinese ha fatto domanda di adesione al Trattato del CPI il 31 dicembre e il 7 gennaio Ban Ki-moon, segretario generale dell’ONU, ha confermato l’ingresso ufficiale per il prossimo aprile ma già al momento dell’adesione al Trattato di Roma il Presidente palestinese Abu Mazen aveva fatto pervenire alla Corte un documento con il quale autorizzava l’apertura di procedimenti di inchiesta per presunti crimini di guerra commessi nei territori palestinesi occupati a partire dal 13 giugno 2014.

Il ministro degli esteri israeliano, Avigdor Lieberman, ha bollato la decisione come «scandalosa» in quanto avrebbe come unico scopo quello di «arrecare danno al diritto di Israele di difendersi contro il terrore».

«Nessuno stato o individuo può fermare ciò che abbiamo messo in moto, e alla fine della verifica seguirà un’inchiesta vera e propria» è stata la risposta di Riyad al-Maliki, ministro degli Esteri palestinese.

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Gran Bretagna, tagli alle cure anticancro

16 venerdì Gen 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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antitumorali

Il Servizio Sanitario Nazionale Britannico, stando alle dichiarazioni rilasciate dal tory Lord Maurice Saatchi a The Telegraph, avrebbe deciso di ridurre i fondi per le cure anticancro, escludendo dal rimborso una dozzina di farmaci potenzialmente salvavita. A essere interessati dall’eventuale taglio sarebbero i farmaci più innovativi che ancora non hanno ricevuto l’approvazione del Nice, l’equivalente della nostra Agenzia del Farmaco, finanziati attraverso il Cancer Drugs Fund, il fondo stanziato dal Governo inglese proprio per le cure in attesa di approvazione o rifiutate perché il costo è troppo elevato per la loro efficacia.

Lord Maurice Saatchi, vedovo della scrittrice Josephine Hart, deceduta a causa di una tumore nel 2011, sostiene che «si tratta di cure che offrono un’ultima possibilità di allungare la vita a pazienti con patologie molto diffuse, come lo sono il tumore al seno, alla prostata o all’intestino. Il Fondo offre loro una possibilità, una speranza. I tagli creeranno ansia in migliaia di persone che già soffrono per la malattia». Il sito de The Telegraph pubblica per esteso l’elenco dei farmaci che non saranno più rimborsati, all’incirca la metà dei 25 finanziati.

Se dovesse avere seguito, questa sarà certamente una scelta politica che troverà pochi consensi e molti malumori in considerazione anche dell’elevato numero di cittadini inglesi affetti da neoplasie, purtroppo. Situazione non molto dissimile da quella italiana, dove, secondo i dati forniti dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), ogni giorno si scoprono 1.000 nuovi casi di cancro. Circa 365.000 persone che ogni anno, per ogni giorno si ritrovano a dover affrontare una dura sfida che li porterà allo sconforto, nella paura più buia, che genererà in loro sentimenti contrastanti e nella quotidiana lotta per la sopravvivenza lo Stato dovrebbe loro spianare la strada almeno per ciò che riguarda assistenza medica, sanitaria e terapeutica lasciandoli così liberi di affrontare i propri tormenti e trovare la forza di andare avanti, comunque. E invece anche in Italia da tempo si discute dell’elevato costo delle terapie e del timore che presto non si riesca più a garantire per tutti i malati un’assistenza sanitaria gratuita e in parte è già così.

Secondo i ricercatori dell’Institute for Healthcare Informatics entro il 2017 l’oncologia rappresenterà la prima voce di spesa farmacologica nei Paesi industrializzati.

Ricercatori statunitensi e italiani concordano nel sostenere che occorre una riorganizzazione delle linee guida ospedaliere, una riduzione degli sprechi e un’ottimizzazione generale per evitare che alla fine gli esosi costi ricadano sui malati.

Siti di Medicina Naturale e Alternativa però mettono l’accento sulla scarsa considerazione data dai Governi, compreso quello italiano, alle cure ‘alternative’ messe appunto da ricercatori «osteggiati dalla medicina ufficiale». L’elenco proposto è molto lungo e vario ed effettivamente scorrendolo si realizza la quasi totale assenza di diffusione e comunicazione in merito e forse andrebbe messa in conto anche questa opzione, ovvero la possibilità di portare avanti una ricerca staccata dalle grandi multinazionali del farmaco e che magari afferisca direttamente allo Stato.

https://luciogiordano.wordpress.com/2015/01/15/gran-bretagna-cure-anticancro-troppo-costose-bisogna-ridurre-la-spesa-pubblica/

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Ultim’ora: Greta e Vanessa sono libere

16 venerdì Gen 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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greta_ramelli_vanessa_marzullo

20:00 Sarebbe atteso già per questa notte l’arrivo dell’aereo che riporterebbe Greta e Vanessa in Italia, a Ciampino. Pubblicato anche untweet sull’account del Governo italiano per confermare la liberazione delle due volontarie rapite ad Aleppo lo scorso 31 luglio «sono libere, torneranno presto in Italia». Ad attenderle ci sarà il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Prosegue anche il lancio di ‘cinguettii’ da parte di profili ritenuti vicini ai ribelli che rivelano sarebbe stato pagato un riscatto di 12 milioni di dollari. Ma l’intelligence smentisce.

18:51 Annunciata in aula alla Camera dal ministro Boschi la liberazione di Greta e Vanessa. «Sono state liberate e torneranno presto a casa.» Lungo applauso dei deputati al termine della lettura del comunicato da parte del Ministro.

18:34 Le due volontarie italiane, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, rapite in Siria lo scorso 31 luglio sarebbero state rilasciate, almeno secondo quanto si apprende da diversi tweet lanciati da account che afferiscono a ribelli della zona. Le autorità italiane non smentiscono la notizia ma neanche la confermano, finora è giunto alla stampa solamente un «no comment». Sulsocial intanto gira il tweet che le vedrebbe per la giornata di domani in Turchia.

https://luciogiordano.wordpress.com/2015/01/15/ultimora-greta-e-vanessa-sono-libere/

greta-e-vanessa

 Greta Ramelli e Vanessa Marzullo

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Pesticidi. ISPRA: “Uomini, animali e ambiente esposti a un cocktail di sostanze dagli effetti sconosciuti”

15 giovedì Gen 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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L’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Ricerca ambientale (ISPRA) ha reso noti i risultati del Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque 2014, stilato sulla base dei dati forniti dalle Regioni e dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente.

Per il biennio 2011-2012 cui il Rapporto fa riferimento, sono stati  esaminati 27.995 campioni provenienti da 19 Regioni e Province autonome. È stata riscontrata la presenza di 175 sostanze diverse nelle acque superficiali e sotterranee italiane, in quantità e concentrazioni variabili, spesso in basse percentuali ma in diffusione ampia.

Le sostanze maggiormente riscontrate sono gli erbicidi, seguiti a ruota da fungicidi e insetticidi. In ogni caso sono stati trovati pesticidi nel 56,9% dei 1.355 punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 31% dei 2.145 punti di monitoraggio di quelle sotterranee. Per 253 punti di monitoraggio delle acque superficiali e per 152 di quelle sotterranee la concentrazione dei pesticidi supera i livelli di qualità ambientale.

Nei campioni spesso era presente una miscela di sostanze che in alcuni casi raggiungeva un totale di 36 differenti tipologie. L’ISPRA ha tenuto a precisare che «l’Uomo, gli altri organismi e l’Ambiente sono pertanto esposti a un ‘cocktail’ di sostanze chimiche di cui non si conoscono adeguatamente gli effetti, per l’assenza di dati sperimentali. Come segnalato anche dai comitati scientifici della Commissione Europea, il rischio derivante dall’esposizione a miscele di sostanze è sottostimato dalle metodologie utilizzate in fase di autorizzazione, che valutano le singole sostanze e non tengono conto degli effetti cumulativi».

Anche Legambiente ha svolto un’indagine sull’uso e relative conseguenze dei pesticidi e anche il suo Rapporto fa riferimento all’anno 2012. «Un terzo dei campioni di frutta e verdura analizzati (dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e uffici pubblici regionali competenti) presenta residui di fitofarmaci, e aumentano i campioni da record, con tanti, fino a nove, principi attivi presenti contemporaneamente.

  • 9 residui trovati su un campione di uva.
  • 8 residui trovati su un campione di vino.
  • 6 residui trovati su un campione di mele.
  • 5 residui trovati su un campione di arance.
  • 5 residui trovati su un campione di pere.

La normativa fissa limiti per la protezione della salute solo sui singoli residui, non per gli effetti di più composti contemporaneamente (multiresidui). Ci sono avvertenze per i rischi dell’interazione tra più medicinali insieme ma non per sostanze pericolose come i pesticidi.»

Stando alle stime, negli ultimi 10 anni c’è stato un calo del 9,1% nelle vendite di fitofarmaci che raggiunge il 30,2% per i prodotti più pericolosi etichettati come molto tossici e tossici. Eppure la diminuzione dell’impiego tarda a dare esiti positivi nei monitoraggi che addirittura registrano un aumento delle sostanze rinvenute. Ciò può essere dovuto al fatto che le sostanze pesticida usate in agricoltura trovano largo impiego anche nei settori non agricoli dove però non ci sono monitoraggi e statistiche di confronto dati. Ma la causa principale è certamente riferibile alla persistenza di queste sostanze che soprattutto per le acque sotterranee originano una contaminazione ambientale spesso irreversibile.

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