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Irma Loredana Galgano

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Incendio nella fabbrica di Prato: arrivano le prime condanne

13 martedì Gen 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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8 anni e 8 mesi per omicidio colposo plurimo, incendio colposo, omissione dolosa delle cautele antinfortunistiche e antincendio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Questa la condanna in primo grado per Lin You Lan, titolare della ‘Teresa Moda’, l’azienda di confezioni di Prato nella quale il 1° dicembre 2013 si sviluppò l’incendio che causò la morte di 7 operai e di due feriti, gravemente ustionati. 6 anni e 10 mesi per sua sorella, Lin You Lin, e suo marito, Hu Xiaoping.

Silvia Isidori, Gup del Tribunale di Prato, ha inoltre interamente riconosciuto il risarcimento del danno (50mila euro) chiesto dal Comune che si era prontamente costituito parte civile.

La Procura aveva chiesto 10 anni per la titolare e 8 per gli altri due imputati mentre la difesa l’assoluzione e ora ha già fatto sapere che ricorrerà in appello.

Per quel tragico incendio, che si sviluppò nel capannone sito nella zona industriale di Macrolotto, è in corso anche un altro processo, quello che vede come imputati i fratelli Giacomo e Massimo Pellegrini, proprietari dell’immobile.

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https://luciogiordano.wordpress.com/2015/01/13/incendio-nella-fabbrica-di-prato-arrivano-le-prime-condanne/

© 2015, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Bologna. Solidarietà al sindaco anti-cemento. Le indagini vanno avanti

12 lunedì Gen 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Sarebbe un noto commercialista di Bologna l’autore della frase «vuole finire sotto la macchina?» indirettamente rivolta a Isabella Conti, sindaco di San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna, rinominata ‘sindaco anti-cemento’ per aver bloccato il mega progetto edilizio della frazione di Idice. Il motivo di tanto astio sarebbe dovuto alle mancate fidejussioni di alcune cooperative coinvolte nell’operazione in conseguenza proprio dello stop imposto dalla Conti, la quale a seguito di queste frasi ha deciso di rivolgersi ai Carabinieri per denunciare il clima intimidatorio venutosi a creare.

I Procuratori di Bologna hanno iniziato con le audizioni il giorno 8 gennaio proprio con il sindaco. Il verbale con la deposizione del primo cittadino è stato secretato e lei non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito, contrariamente al Camellini che è stato pronto a rispondere alle domande della stampa, dichiarando la sua innocenza. Il Procuratore aggiunto Valter Giovannini e il sostituto Rossella Poggioli procedono comunque con l’indagine a carico di ignoti.

Ancor più prontamente delle dichiarazioni del commercialista Camellini è giunta la manifestazione di solidarietà da parte del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Il 12 febbraio è previsto il Consiglio Comunale di San Lazzaro che dovrebbe esprimersi sulla decadenza del Piano Operativo Comunale (POC) e quindi, eventualmente, sulla decadenza dei diritti edificatori dell’area agricola dove dovrebbe altrimenti sorgere un ‘parco abitativo’ di oltre 260mila metri quadri con quasi 600 appartamenti, piano che era stato approvato dalla precedente giunta sempre del Partito Democratico, cui appartiene il sindaco Conti e cui appartengono coloro che potrebbero mettere in dubbio il voto, avendo al contrario le opposizioni già manifestato la loro intenzione di voto favorevole.

Insomma una contraddizione tutta interna al partito se consideriamo anche che il governo Renzi ha approvato il Decreto Lupi sull’urbanistica definito da un gruppo di 45 urbanisti la strada che porta «definitivamente allo scatafascio. […] Da un lato il governo annuncia lo stanziamento di 7 miliardi di euro per far fronte all’emergenza idrogeologica, dall’altro si agisce legiferando in senso opposto» e che «azzera il ruolo dei Comuni e non si preoccupa di coordinarsi con le altre leggi vigenti».

Dure le critiche anche da parte di Fai, Italia Nostra, e Legambiente la quale nel suo dossier lancia l’allarme sul consumo di suolo che in poco più di sessanta anni è passato dal 2,9% al 7,3%.

Le iniziative e i blitz contro il consumo del suolo portate avanti da Legambiente hanno interessato anche il comune di San Lazzaro di Savena proprio nel timore che vengano «distrutti 300mila mq di terreno agricolo vergine per realizzare nuovi palazzi, centri commerciali, un centro sportivo e una scuola in mezzo alla campagna, senza alcun servizio di collegamento e trasporto».

https://luciogiordano.wordpress.com/2015/01/11/bologna-solidarieta-al-sindaco-anti-cemento-intanto-vanno-avanti-le-indagini/

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Ricostruzione fotografica del Progetto Edilizio di Idice

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Siamo tutti fratelli…

10 sabato Gen 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Nelle ultime 60 ore non solo gli organi di stampa ma anche la gran parte delle persone non ha fatto che ascoltare, raccontare, commentare, criticare quanto accaduto a Parigi nella sede del settimanale satirico “Charlie Hebdo”. Parole di sconforto ma anche parole forti, commenti ragionati e attacchi a oltranza. Tutto, si è sentito e letto di tutto e numerose sono state le manifestazioni di solidarietà non solo da parte dei giornalisti, che nel gesto hanno visto un attacco diretto alla libertà di stampa, ma anche da parte della gente che si è sentita tutta in pericolo, minacciata da questo ‘male oscuro’ chiamato terrorismo, il flagello del terzo millennio.
Umanamente anche a me è dispiaciuto per la morte delle 12 persone che si trovavano all’interno della redazione del giornale, per i poliziotti e i civili caduti durante gli scontri e anche per la morte dei ‘terroristi’ perché è chiaro come la luce del sole che sono anch’essi delle ‘pedine’, delle ‘vittime’ di un sistema marcio nel più profondo. Morti perché scelti per rappresentare ‘il terrorismo di matrice islamica’, simboli di un qualcosa molto più grande di loro, esattamente come i vignettisti del “Charlie Hebdo”.
Umanamente e contemporaneamente però a me è dispiaciuto per la morte di… si teme siano 2000 tra uomini, donne e bambini. Persone, abitanti la città di Baqa, nel Nord-Est della Nigeria, inseguiti per le strade o nella foresta, mutilati e uccisi dagli integralisti islamici Boko Haram. I cadaveri sono rimasti sulla strada o sul terreno perché nessuno trova il coraggio di esporsi, tra i sopravvissuti chi non è riuscito a fuggire si è nascosto e sta patendo la fame e la sete.
Ma tutti quelli che si sono indignati per vedere tutelato il loro diritto a scrivere, disegnare, colorare, raccontare, a mantenere intatti i propri privilegi e le proprie libertà mi chiedo perché mai non sentano forte il bisogno di indignarsi per difendere il diritto di queste persone a vivere?
Ebbene io sono molto indignata, perché penso a queste persone, alla loro sofferenza e al fatto che per loro non ci sia neanche un agente altro che 88mila poliziotti, elicotteri, ambulanze, psicologi… penso a quei bambini che sono rimasti uccisi e a quelli sopravvissuti, a ciò che li aspetta in questo mondo dove l’unico colore della pelle che non deve essere intaccato è il bianco.

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Charlie Hebdo. Uccisi gli attentatori. Forse morti 4 ostaggi

09 venerdì Gen 2015

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Quasi contemporaneamente i corpi speciali francesi, che da ore avevano circondato i luoghi ove si erano arroccati gli assalitori al giornale «Charlie Hebdo», hanno fatto irruzione riuscendo a liberare gli ostaggi, anche se quattro di loro sembra siano stati uccisi.  Durante l’azione hanno perso la vita sia i fratelli Kouachi, nel capannone della ditta di segnaletica stradale sita a Nord-Est di Parigi, sia Amedy Coulibaly che si era barricato in un negozio di alimentari nella zona orientale della capitale.

Voci insistenti affermano che i servizi segreti algerini avrebbero avvertito la Francia già il giorno 6 gennaio in merito al rischio di un imminente attacco terroristico e che il premier israeliano Netanyahu avrebbe dato ordine al Ministero degli Esteri e al Mossad di offrire al governo francese «ogni assistenza necessaria per combattere l’ondata di terrorismo a Parigi».

Intanto c’è chi coglie l’occasione per racimolare un po’ di contanti vendendo online i numeri storici della rivista satirica e le magliette con le immagini dell’attentato.

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https://luciogiordano.wordpress.com/2015/01/09/charlie-hebdo-uccisi-gli-attentatori-salvi-gli-ostaggi/

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Charlie Hebdo. Accerchiato anche un terzo attentatore, ora si cerca di negoziare

09 venerdì Gen 2015

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Amedy Coulibaly, questo il nome del presunto terzo terrorista del commando armato che ha fatto irruzione nella sede del settimanale satirico «Charlie Hebdo» due giorni fa, si è rifugiato all’interno di un negozio di alimentari nella zona Est di Parigi. Forte è il timore che all’interno del locale ci siano anche degli ostaggi e la tensione resta alta anche perché c’è il sospetto che il fuggitivo abbia con sé dell’esplosivo.

Intanto la polizia ha iniziato i negoziati con gli altri due attentatori che restano barricati all’interno di uno stabilimento locato a Nord-Est di Parigi. Nel corso di una trattativa telefonica con la polizia uno dei due avrebbe rimarcato la non volontà di arrendersi asserendo di preferire «morire da martire». Altissima la preoccupazione per l’ostaggio.

Sarebbe stato emesso un ‘avviso di ricerca’ dalla prefettura di Parigi anche per Hayat Boumeddiene, fidanzata di Coulibaly, scomparsa subito dopo la sparatoria di ieri a Mountrouge.

Charlie Hebdo: prefetto Parigi, 'epilogo è vicino'

 

https://luciogiordano.wordpress.com/2015/01/09/charlie-hebdo-accerchiato-anche-un-terzo-attentatore-ora-si-cerca-di-negoziare/

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Charlie Hebdo. Gli attentatori braccati da 88mila uomini, hanno un ostaggio

09 venerdì Gen 2015

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Arroccati in un’azienda di segnaletica stradale nel Nord della Francia e braccati da 88mila uomini, Said e Chérif Kouachi, dopo la sparatoria che ha causato una ventina di feriti, avrebbero preso in ostaggio un dipendente della società.

Dopo due giorni di intense ricerche la cattura dei due attentatori starebbe quindi per volgere al termine ma per il momento resta ancora alta la tensione. Gli operai degli stabilimenti vicini si sarebbero tutti barricati all’interno dei capannoni e gli elicotteri della polizia sorvolerebbero già l’intera area.

Alcuni poliziotti erano già stati incaricati di perlustrare la zona, rurale e per la maggiore abitata da contadini, e sembrava che la ricerca fosse stata un buco nell’acqua ma poi questa mattina la segnalazione di un furto d’auto ha finalmente dato una svolta nell’indagine.

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https://luciogiordano.wordpress.com/2015/01/09/charlie-hebdo-gli-attentatori-braccati-da-88mila-uomini-hanno-un-ostaggio/

 

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Terra dei Fuochi. Don Patriciello non si arrende e dice: “Qui nulla è cambiato”

09 venerdì Gen 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Napoli. Non si arrende il parroco di Caivano e continua a raccontare lo strazio, le difficoltà e anche le ipocrisie della sua terra. «Niente è cambiato in Campania, nonostante gli spot che vogliono farci credere il contrario».

Presumibilmente egli si riferisce al messaggio pubblicitario girato a cura della Regione Campania nel quale si osservano un bambino con il nonno passeggiare per le campagne dell’hinterland partenopeo e immaginare un prossimo futuro dove queste ritorneranno a essere rigogliose, coltivate e ‘sane’. Il bambino promette al nonno che sarà lui stesso a salvare la terra. Ma per don Patriciello il ‘negazionismo’ non aiuta e a coloro i quali lo accusano di arrecare un ulteriore danno con le sue continue proteste risponde che «la mia terra è la mia mamma e se mia madre è malata non la guarisco di certo dicendo che sta bene».

Dice anche di aver rivolto un appello a Giorgio Napolitano invitandolo a recarsi in quella terra, tra la gente, di andare lì e «dichiarare i bambini morti ‘vittime innocenti dell’ecomafia’». Ma Giorgio Napolitano non ha risposto, lo stesso Giorgio Napolitano che nel 1997 era, con il Governo Prodi, Ministro dell’Interno con delega per il coordinamento della Protezione Civile. Lo stesso Giorgio Napolitano che attualmente è al suo secondo mandato come Presidente della Repubblica italiana, il medesimo che in quei luoghi vi è nato.

Il 1997 è una data importantissima per la Terra dei fuochi, in quanto è proprio allora che viene deciso di secretare le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmine Schiavone e tali sono rimaste per quasi venti anni, lo stesso arco temporale che il pentito considerava restasse da vivere alla sua gente. «Qui tra venti anni sono tutti morti», si legge nelle sue dichiarazioni.

 «CARMINE SCHIAVONE. La vicenda è iniziata nel 1988; all’epoca mi trovavo a Otranto e vennero da me l’avvocato Pino Borsa e Pasquale Pirolo, i quali mi fecero una proposta relativa allo scarico di fusti tossici e quant’altro. Poiché mi ero interessato dei rilevanti della superstrada in costruzione nonché del gruppo Italstrade e di altre società come la Ferlaino e la CABIB, che all’epoca stavano operando ai Regi Lagni, dissi che vi erano circa 240 ettari di terreno scavati alla profondità di 15-20 metri e assicurai che avrei parlato con tutti, anche perché facevo parte del reparto amministrativo del clan, non di quello militare. Andai allora a Casal di Principe, dove c’erano Mario Iovine e mio cugino; parlammo tutti e tre del fatto che avevo ricevuto una proposta relativa allo scarico di fusti e casse che venivano da fuori. Mi si rispose che sarebbe stato un buon business per far entrare nelle casse del clan soldi da investire, ma il paese sarebbe stato avvelenato, perché i rifiuti avrebbero inquinato le falde acquifere: infatti, molti degli scavi già realizzati erano limitrofi alle stesse falde acquifere».

Dice anche, Carmine Schiavone, di aver prodotto le copie di  documenti già in mano alla DNA e alla DDA «riguardanti tra l’altro le amministrazioni provinciali di Massa Carrara e di Santa Croce sull’Arno e la Regione Campania; nella stessa documentazione figura l’elenco delle società e dei camion che trasportavano i rifiuti».

La trascrizione dell’audizione di martedì 7 ottobre 1997 di Carmine Schiavone davanti alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti e sulle Attività illecite a esso connesse, visionabile per intero online e scaricabile in formato pdf, si compone di 63 pagine nelle quali si legge la dettagliata descrizione del collaboratore dei meccanismi e delle operazioni volte al’interramento di fusti e rifiuti nocivi, con tanto di nomi, luoghi e riferimenti temporali.

Non si tira mai indietro Carmine Schiavone, neanche durante i sopralluoghi fatti e di cui racconta nel suo resoconto, non appare mai incerto o dubbioso. Racconta il tutto minuziosamente e dalla recente inchiesta sulla Terra dei fuochi emerge chiaramente che quanto da lui detto corrispondeva a verità. Allora rimane forte il desiderio di conoscere le risposte ai tanti perché si palesano inesorabili: perché non si è fatto nulla per quasi venti anni? Perché non si è fatto nulla per salvare una grande fetta di suolo italiano da uno scempio indicibile? Perché non si è fatto nulla per preservare tanti cittadini innocenti dall’esposizione continua e prolungata a sostanze tossiche e nocive? Perché non si è fatto nulla per preservare le falde acquifere del territorio? Perché non è stata vietata la coltivazione di quei terreni? Perché è stato deciso di secretare le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmine Schiavone?

Legambiente nel dossier Terra dei fuochi parla di ‘ecocidio’ e sostiene che basti dare uno sguardo ai numeri per rendersi conto della portata di ciò che è diventato «simbolo e paradigma dei traffici illeciti di rifiuti e dell’estrema pericolosità dell’ecomafia, che attenta all’ambiente e alla salute dei cittadini». A preoccupare non è solo quanto accaduto ma l’eredità per il futuro, la grande quantità di terreno dichiarato ormai ‘morto’ dai geologi.

Secondo la relazione dell’ARPAC, l’Agenzia per l’Ambiente della Regione Campania sono oltre 2000 i siti inquinati censiti tra le province di Napoli e Caserta. Prevedibile conseguenza di tutto ciò l’esito del lavoro di indagine svolto dall’Iss (Istituto Superiore di Sanità) «i continui smaltimenti illegali di rifiuti, con dispersione di sostanze inquinanti nel suolo e nell’aria, e l’inquinamento, già riscontrato, delle falde acquifere – utilizzate anche per l’irrigazione di terreni coltivati – sono in stretta correlazione con l’incremento significativo di diverse patologie tumorali. È proprio negli 8 comuni con il maggior numero di discariche di rifiuti censiti nell’ambito dello studio Sentieriche si registrano infatti i picchi maggiori: Acerra, Aversa, Bacoli, Caivano, Castelvolturno, Giugliano in Campania, Marcianise e Villaricca».

Ed è proprio da uno di questi paesi, Caivano, che don Maurizio Patriciello cerca di mantenere costante il livello di attenzione sulla situazione e sui rischi, ancora alti, per i cittadini. «La terra avvelenata avvelena i suoi figli, o attraverso la diossina che si respira nell’aria o con l’acqua inquinata delle falde. Papa Francesco lo ha detto con grande chiarezza: “Dio perdona sempre, l’uomo qualche volta, la natura non perdona mai”».

Il resoconto che il parroco fa della situazione nel suo paese è un quadro desolante di un territorio attaccato da ogni fronte: da uno Stato pressoché assente, da una vorace malavita e da una stampa sempre pronta a incolpare i luoghi e le persone. Come se Napoli non fosse l’Italia, come se le ditte del Nord che sversavano illegalmente nella ‘terra dei fuochi’ non fossero Italia, come se i siti inquinati da rifiuti rinvenuti in altre Regioni fossero comunque un’altra Italia.

«Quando penso alla paura mi vengono in mente le parole di Raffaele Cantone: “tra un camorrista e un colletto bianco è più facile difendersi dal primo”. […] L’anno scorso, come misura straordinaria, ci hanno inviato i militari, ma noi non li volevamo. La nostra richiesta fu quella di potenziare in maniera perenne le forze dell’ordine presenti sul territorio. Niente da fare e così l’italiano medio si sveglia il mattino e viene a sapere che in Campania è stato mandato l’esercito per affrontare e risolvere magicamente l’emergenza. Sarebbero dovuti arrivare 1000 militari per 2 anni… ecco l’italiano medio forse non sa che quei 1000 si sono ridotti a 100, per soli 12 mesi, per di più divisi tra Napoli e Caserta. 16 o 17 ragazzi a turno cosa possono fare in un territorio così esteso e così problematico?»

In 22 anni sono stati sversati nella Terra dei Fuochi circa 10 milioni di tonnellate di rifiuti tossici e nocivi, oltre 410 mila camion che hanno viaggiato verso le province di Napoli e Caserta. Dal 1991 al 2013 sono state censite ben 82 inchieste per traffico di rifiuti che hanno incanalato veleni provenienti da ogni angolo del Paese per essere interrati direttamente nelle discariche legali e illegali del terreno che si estende tra Napoli Nord e Caserta Sud, ma non solo. Inchieste che si sono concluse con 915 ordinanze di custodia cautelare, 1086 denunce e 443 aziende coinvolte, la maggior parte delle quali con sede sociale nel Centro e nel Nord Italia.

Nel dossier di Legambiente si leggono le varie tipologie di rifiuto:

  • Scorie metallurgiche.

  • Polveri di abbattimento fumi.

  • Morchia di verniciatura.

  • Reflui liquidi contenenti metalli pesanti.

  • Terre inquinate provenienti da attività di bonifica.

  • Rifiuti di stabilimenti petrolchimici.

  • Fanghi conciari.

Nel comunicato stampa per introdurre la Manifestazione #fiumeinpiena tenutasi a Napoli nel novembre 2013, Legambiente scrive: «82 inchieste che in questi 22 anni raccontano, in definitiva, di un sistema criminale mafioso-imprenditoriale che s’è potuto muovere agevolmente grazie alla protezione e complicità di una rete di colletti bianchi, uomini politici, funzionari pubblici, massoni e faccendieri di ogni risma. Un sistema ecomafioso».

Don Patriciello dichiara di portare avanti la sua ‘lotta’ tutti i giorni e di farlo a partire dai ragazzi, nelle scuole. È fondamentale non rimanere con le mani in mano ad aspettare che si avveri L’Apocalisse prospettata da Giovanni Balestri, il quale dice di aspettarsi il peggio per il 2064 quando il percolato avrà raggiunto la falda acquifera profonda tra Napoli e Caserta. Ecco allora spiegato il perché il parroco di Caivano si dichiara contrario al ‘negazionismo’. Non è di alcuna utilità l’inezia nella speranza, certamente vana, che la situazione migliori o meglio ancora si risolva come per magia e la Terra dei Fuochi torni a essere o diventi un’isola biologica. Bisogna agire, bonificare, attivarsi per risolvere la situazione ed evitare che questa peggiori, lì come in qualsiasi altro sito inquinato d’Italia.

https://luciogiordano.wordpress.com/2015/01/08/terra-dei-fuochi-don-patriciello-non-si-arrende-e-dice-qui-nulla-e-cambiato/

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Indignarsi, ma per ogni tipo di ingiustizia

08 giovedì Gen 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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È innegabile che quanto accaduto a Parigi ieri sia una cosa orribile, ma non perché sono morti dei giornalisti, non perché sono morti degli occidentali… bensì perché delle persone hanno scontato con la vita delle colpe o delle responsabilità che non erano neanche loro.

È vero che la libertà di stampa e sopratutto di informazione deve rappresentare un diritto inviolabile, ma lo è anche che il compito di un giornalista deve essere quello di informare su tutto con il più alto grado di imparzialità che gli riesce altrimenti non possiamo parlare di informazione ma di condizionamento mediatico.
La satira è satira è vero anche questo però bisogna ricordare che quando questa non va a colpire solo i colpevoli, ma anche le vittime bisognerebbe, per onestà intellettuale, ‘ironizzare’ anche sul rovescio della medaglia.
Non so se sia giusta o meno tutta questa mobilitazione planetaria a sostegno del giornale satirico duramente colpito, non so se sia credibile o meno tutta questa crociata a favore della libertà di stampa portata avanti da giornalisti e testate che volontariamente tacciono verità fondamentali, accadimenti reali e situazioni critiche solo perché queste avvengono nei luoghi ‘lontani’, ‘diversi’… ‘musulmani’.
È giusto indignarsi per una morte violenta. È umano dispiacersi per delle persone che hanno subito un duro attacco, un’aggressione armata, una violenza brutale… ma è doveroso farlo sempre, per chiunque, altrimenti è pura ipocrisia.
Il Che diceva “siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo”.

https://luciogiordano.wordpress.com/2015/01/08/indignarsi-ma-per-ogni-tipo-di-ingiustizia/

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Parigi, irruzione armata nella sede di “Charlie Hebdo”: 12 morti.

07 mercoledì Gen 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Secondo «Le Monde» sarebbero 3 gli attentatori che, armati di kalashnikov,hanno fatto irruzione nella sede parigina del settimanale satirico «Charlie Hebdo», diretto da Stephane Charbonnier e dove lavoravano i vignettisti Georges Wolinski, Jean Cabut e Bernard Verlhac. «France info» li annovera tutti tra le vittime e parla di almeno 20 feriti di cui 5 in maniera grave.

L’attentato non è stato ancora ufficialmente rivendicato ma sui social compaiono diversi messaggi di esultanza tra i sostenitori dei jihadisti dello Stato islamico. Tra tutti spicca quello scritto da un utente Twitter «sono finiti per sempre i tempi in cui agli insulti all’Islam in Europa si rispondeva solo con manifestazioni di condanna di milioni di persone».

Già dal 2006 le vignette del settimanale parigino hanno destato non poche polemiche, in particolare per una serie di caricature del profeta Maometto e nel 2011 la sede ha subito un primo violento attacco che non provocò vittime. La redazione fu comunque distrutta dal lancio di una molotov.

Stando alle dichiarazioni di un giornalista sopravvissuto all’attentato odierno «gli assalitori sapevano che alle 10:00 di mercoledì era in corso una riunione di redazione, per questo hanno attaccato» altrimenti, spiega, «non avrebbero trovato così tante persone nell’edificio».

3.000 agenti di polizia sarebbero stati impiegati per dare la caccia agli attentatori fuggiti a bordo di un’auto che è stata poi rinvenuta nel 19°arrondissement di Parigi.

In Italia il Ministro Alfano avrebbe convocato il Comitato di analisi strategica Antiterrorismo per oggi alle 16:30 per esaminare ‘con grande attenzione’ la minaccia terroristica alla luce dell’attacco avvenuto a Parigi e negli Stati Uniti il Presidente Obama, per tramite del portavoce Josh Earnest, ha dichiarato di essere «determinato ad aiutare la Francia a catturare i responsabili. La Francia è una coraggiosa alleata e sappiamo che non sarà intimidita da questo atto terribile». La cancelliera Merkel invece lo definisce «atto abominevole che non è soltanto un attacco alla vita dei cittadini francesi e alla loro sicurezza. È anche un attacco alla libertà di parola e di stampa, elementi fondamentali della nostra cultura libera e democratica. Non lo si può giustificare in nessuna maniera».

La vignettista Coco, presente all’attacco, afferma che gli attentatori «parlavano perfettamente francese e hanno rivendicato di essere di Al Qaeda».

In un video del 19 novembre lo Stato islamico aveva fatto appello ai ‘lupi solitari’ transalpini di colpire la Francia in risposta ai raid  in Siria e Iraq. L’appello era diretto ai ‘musulmani francesi’ con esplicito invito a espatriare per unirsi all’Isis. Ulteriori minacce sarebbero arrivate alla Francia da Al Qaeda per l’offensiva in Mali.

C’è già chi parla di ‘vignetta profetica’ quella pubblicata dal direttore di «Charlie Hebdo» nella quale si legge “Ancora nessun attentato in Francia?” mentre un talebano risponde “Aspettate. Abbiamo tempo fino a fine gennaio per farci gli auguri”.

http://luciogiordano.wordpress.com/2015/01/07/parigi-irruzione-armata-nella-sede-di-charlie-hebdo-12-vittime-hollande-attentato-terroristico/

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McDonalds giapponesi nella bufera per plastica rinvenuta nei ‘nuggets’

07 mercoledì Gen 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Bloccata la vendita dei bocconcini di pollo in tutti i 3.100 punti vendita McDonald sparsi per il Giappone dopo che, stando a quanto riferito dal portavoce della filiale giapponese del gruppo americano, «un cliente a Misawa lo scorso sabato ha rinvenuto in un nugget un pezzo di questo materiale non commestibile» aggiungendo che studieranno «come possano verificarsi questi episodi».

McDonald avrebbe immediatamente ordinato di bloccare la vendita di nuggets provenienti dalla stessa filiera di produzione, presumibilmente gli stabilimenti della Thailandia visto che il gruppo ha dovuto interrompere l’importazione e la vendita nell’arcipelago di tutti i prodotti contenenti pollo provenienti dalla Cina.

A fine luglio 2014 infatti il gruppo americano ha dovuto affrontare un’altra ‘crisi’ in seguito alla scoperta che il fornitore cinese avrebbe inviato prodotti scaduti e mal conservati tra cui figurava anche la carne utilizzata per confezionare i Chicken McNuggets. Nonostante dalla McDonald si sono affrettati a far sapere di aver definitivamente troncato i rapporti con il fornitore cinese e di essersi indirizzati verso ditte alternative thailandesi, i giapponesi, da sempre attenti alla qualità del cibo, hanno dimostrato di non gradire simili errori facendo registrare al colosso un crollo del 25% dei ricavi nel successivo mese di agosto.

Questi eclatanti episodi generano uno scompenso maggiore ma è sicuramente una tendenza continuativa, ormai, quella del calo di gradimento riscontrato da McDonalds, come dalle altre catene di fast food , in quanto i consumatori tendono sempre più ad associare il cibo proposto nei loro ristoranti ad abitudini alimentari sbagliate e poco salutari. Se il cibo fast era considerato ‘gustoso e conveniente’ fino a qualche anno fa, ora i gusti e l’orientamento dei consumatori stanno cambiando e clienti sempre più numerosi chiedono cibo ‘fresco e funzionale al mantenimento della salute’.

Il calo delle vendite non riguarderebbe soltanto l’area asiatica ma anche la madrepatria del cheeseburger. Negli Stati Uniti si registrerebbe infatti una discesa costante negli ultimi 13 mesi che invano si è cercato di arginare con politiche ‘innovative’ come l’impiego di uova da allevamenti ‘non in gabbia’.

Numerose sono le associazioni di consumatori che da anni portano avanti campagne di informazione che vorrebbero riuscire nell’intento di veder limitato al massimo il consumo di cibo fast, che spesso viene definito junk, in favore di un’alimentazione più sana e genuina.

Sarebbero almeno 16 le diverse tipologie di additivi riscontrati nel cibo servito nei vari fast food e molto insistenti le voci che vorrebbero il 70% delle carni impiegate consistenti in scarti di macellazione. La cosiddetta pünk slime, la poltiglia rosa ottenuta dalla triturazione di ciò che rimane dalla macellazione e dalla disossatura sarebbe impiegata in percentuali variabili per comporre la carne macinata prima di essere surgelata. Per evitare il ripetersi e il protrarsi di casi di escherichia coli, i grandi colossi del fast food preferiscono servire solo carne ben cotta e i produttori di questa impiegano la tecnica del lavaggio della ‘melma rosa’ con l’ammoniaca. Procedimenti questi che si rendono quasi indispensabili nel momento in cui si consumano ‘parti’ potenzialmente contaminate dalle feci degli animali macellati.

Altro motivo di sconforto per i fautori del mangiar sano sono le tovagliette colorate e propagandistiche adagiate sopra i vassoi che pur dovendo accogliere del cibo sono prodotte con materiale ‘non per alimenti’. La domanda che ci si pone è perché vengano impiegati materiali non adatti a contenere cibo in locali che dovrebbero essere dei veri e propri ristoranti? Non vale neanche l’attenuante che gli alimenti non entrano direttamente in contatto con la tovaglietta essendo riposti in appositi contenitori, perché è molto probabile che un contatto lo abbiano, soprattutto se il vassoio è destinato a bambini, cui è pressoché impossibile imporre dei limiti del genere «se prendi due patatine e dopo averne mangiata una ti viene sete, non riporre la patatina avanzata sulla tovaglietta ma nell’apposito contenitore, in quanto la tovaglietta che si trova nel vassoio con il tuo pranzo non è idonea a contenere del cibo».

Il motivo per cui si viene a creare un tale paradosso può essere ricercato, per quanto riguarda l’Italia, nella legislazione che vieta di scrivere o stampare la carta destinata a uso alimentare in quanto gli inchiostri possono cedere sostanze nocive (Decreto Ministeriale 21-03-1973). Pare esista un solo tipo di inchiostro che abbia superato tutti i controlli e ottenuto il visto ma che venga impiegato da un ristretto numero di aziende tra le quali non sembrano figurare i fast food. Anche le direttive europee sull’argomento prevedono che gli articoli di cui si prevede ragionevolmente che possano essere messi a contatto con prodotti alimentari o che trasferiscano i propri componenti ai prodotti alimentari nelle condizioni d’impiego normali o prevedibili devono essere sicuri per i consumatori (regolamento europeo 1935/2004).

Se la tovaglietta nel vassoio con il cibo non può entrare in contatto con questo, allora per quale motivo si trova lì? Se è per una questione igienica, ovvero per isolare gli alimenti dal vassoio non sarebbe meglio igienizzare questo magari lavandolo dopo ogni utilizzo? O forse lo scopo è tutt’altro e riguarda i tanti disegni e le numerose scritte che vi si possono osservare e leggere e che rappresentano un’azione pubblicitaria in piena regola? Quindi, la tovaglietta sarebbe un prodotto per il marketing dell’azienda che la utilizza.

 I cibi serviti nei fast food, chiamati anche junk food (cibo spazzatura) sono spesso messi all’indice per:

  • L’elevata densità energetica.

  • Il basso quantitativo di acqua, sali minerali e vitamine.

  • Il notevole apporto di grassi saturi, idrogenati, colesterolo, saccarosio, alcol.

  • Il basso quantitativo di fibre alimentari.

  • L’alta razione di cloruro di sodio.

  • La scarsa concentrazione di grassi essenziali.

Sono notoriamente indicati come rischi concreti e tangibili della frequente alimentazione con cibo da fast food: l’incremento di peso, l’alterazione del metabolismo lipidico (ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia), glucidico (iperglicemia e diabete) e pressorio ematico (pre-ipertensione e ipertensione).

Una ricerca condotta dal Dipartimento di Salute Pubblica dell’Università della California, pubblicata sul Bulletin of the World Health Organization e condotta per 25 Paesi, ha messo in relazione l’aumento di peso con la crescita dei Paesi industrializzati e  con le politiche di libero mercato attuate dai Governi. I ricercatori hanno considerato quante volte in un anno una persona acquista in un fast food (azione definita ‘transazione’). Le transazioni sono poi state messe in relazione con l’andamento medio del BMI (Indice di massa corporea) per il periodo compreso tra il 1999 e il 2008. Il numero di transazioni è aumentato nel tempo passando da 26,61 a 32,76 e parallelamente il BMI è passato da 25,8 a 26,6. Il coordinatore della ricerca, Roberto de Vogli, sostiene che «se i Governi non si decidono ad assumere al più presto provvedimenti severi lasciando che il marketing continui ad agire nel silenzio, l’obesità crescerà ancora in tutto il mondo, con conseguenze disastrose tanto sulla salute quanto sulla produttività economica».

Studi della FAO condotti tra il 2002 e il 2008 nei medesimi 25 Paesi segnalano che l’apporto calorico pro-capite è passato da 3.432 a 3.437 il che significa che è ulteriormente aumentato rispetto al numero di calorie sufficiente per vivere in salute (2.500 per gli uomini e 2.000 per le donne).

Abituare le persone, soprattutto giovani e giovanissimi, ad alimentarsi presso i fast food rappresenta per molti un fattore diseducativo in quanto si abitua il palato a sapori molto dolci, salati e ‘unti’ e che, conseguentemente, non accetterà più volentieri cibo privo di eccessivo condimento.

Ovviamente, i titolari e i gestori dei vari fast food negano fermamente tutte le accuse rivolte al cibo servito, continuando imperterriti a garantire la qualità e a parlare addirittura di biologico o, come nel caso italiano, di prodotti tipici locali.

Life Hunter Tv ha condotto un singolare esperimento invitando noti esperti gastronomici ad assaggiare cibo fast biologico e a confrontarlo con quello classico. I buongustai ignoravano l’inganno e, fidandosi del loro interlocutore, hanno creduto di mangiare davvero cibo fast bio definendolo «dal gusto molto ricco. […] Certamente questo piatto ha un gusto migliore e il fatto che sia biologico di sicuro è una buona cosa».

Nessuno nega che il cibo da fast food sia saporito e gustoso, ma non sono certo queste le caratteristiche che ne determinano la qualità dal punto di vista nutrizionale. Secondo gli autori della singolare intervista «se dici alle persone che un prodotto è biologico, automaticamente loro crederanno che lo sia». Da ciò si deduce quanto facile sia ‘ingannare’ il consumatore anche quando questi è un ‘esperto buongustaio’. Però è anche vero che un ‘inganno’ non può durare a lungo.

Il fotografo newyorkese Sally Davies, avendo appreso che i prodotti del McDonald non ‘vanno a male’ il 1° aprile del 2010 inizia un esperimento: mette su un piatto un menù Happy meal (il menù dedicato ai bambini) per vedere in quanto tempo si sarebbe decomposto e documentando il tutto con delle foto. Dopo 679 giorni, ovvero dopo quasi 2 anni, i segni di decadimento del panino e della porzione di patate sono ridottissimi. L’intera sequenza di scatti è visibile sulla pagina Flickr del fotografo.

In casa abbiamo o possiamo procurarci del cibo quale carne macinata cotta alla piastra e patatine fritte e possiamo tutti sperimentare che la loro decomposizione è certamente più breve di un lasso temporale di 679 giorni, per cui il sospetto che al cibo fast o junk vengano aggiunti dei conservanti è forte, come la curiosità di sapere quali effetti essi producano nell’organismo che ingerisce tali sostanze.

http://luciogiordano.wordpress.com/2015/01/06/mcdonalds-giapponesi-nella-bufera-per-plastica-rinvenuta-nei-nuggets/

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