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Irma Loredana Galgano

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Riscopriamo la partecipazione: Democrazia diretta o Communalism secondo Murray Bookchin

09 venerdì Ott 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Recensioni

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Democraziadiretta, Eleuthera, MurrayBookchin, NWO, ordinemondiale, recensione, RinnovamentoCulturaleItaliano, saggio

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Nella versione tradotta e curata da Salvo Vaccaro, Elèuthera ha pubblicato già nel 1993, e in ristampe successive,Democrazia diretta di Murray Bookchin, autore anche diL’Ecologia della libertà (The ecology of freedom).

Bookchin può a buon diritto essere considerato uno degli studiosi che maggiormente ha approfondito il tema della partecipazione dei cittadini alla vita sociale e politica delle comunità di cui fanno parte. È anche uno dei più “imitati” senza essere quasi mai citato.

«Il Communalism rappresenta una critica della società gerarchica e capitalista nel suo insieme.»

In Democrazia diretta Bookchin sottolinea la differenza tra l’economia di mercato «avida ed espansiva» e i mercati pre-capitalisti «non tesi all’accumulazione dell’altro». L’autore ricorda che nell’antichità la compravendita «lungi dall’essere esaltata, era percepita come opera del demonio e dunque il commercio era tenuto sotto controllo», oggi invece viene quasi idolatrata e la mentalità monetaria e speculativa, sebbene non inedita nella storia, diventa unica quando consegue una tale centralità: «persino la terra, un tempo rifugio di vecchi capitalisti dopo una vita dedicata al commercio, divenne semplicemente una merce tanto che il suo acquisto, in particolare nel Nuovo Mondo, non conferiva più alcuno status speciale al nuovo ceto mercantile».

E così da «associazione etica di mutuo soccorso», la comunità si trasforma in un «tessuto imprenditoriale teso alla concorrenza e alla manipolazione». Si potrebbe obiettare che pure nella comunità intesa come “associazione etica di mutuo soccorso” erano presenti predatori e di ciò l’autore tiene conto citando nel testo ad esempio i pirati e i briganti. Ma subito sottolinea la differenza tra questi, che consideravano intoccabili le proprie comunità, e i mercanti e gli industriali che le considerano invece territorio di conquista.

I pirati erano fondamentalmente degli anti-colonialisti. Si diventava pirata per vari motivi ma più di frequente per la miseria o per il desiderio di rivalsa contro i soprusi subiti come ceto meno abbiente.

Una nutrita schiera di briganti era costituita da pastori e contadini che si davano alla macchia come gesto di ribellione per le ingiustizie e lo sfruttamento subito.

Ci sono le eccezioni certo ma la Storia ci insegna che quando un popolo, o parte di esso, si ribella viene sempre additato come ingrato, ribelle, rivoluzionario, terrorista… dai governi, dai ceti alti, dalle gerarchie militari, ma a ben guardare il motivo da cui scaturiscono questi moti è un grande desiderio di riscatto sociale, un bisogno disperato di dignità per sé e soprattutto per i propri figli. Accadeva in passato e accade ancora oggi.

Per Murray Bookchin l’urbanizzazione rappresenta il modo con cui il processo destrutturante delle comunità ha assunto visibilità. «Mi riferisco a quello sviluppo industriale, commerciale e residenziale che chiamano centro urbano.» Gli effetti devastanti del capitalismo che maggiormente si osservano nei centri urbani per l’autore si possono così sintetizzare:

  • Dissolvimento di tutti i vincoli sociali.
  • Mercificazione di tutti i valori.
  • Monetizzazione di tutti gli ideali.
  • Sfide incontrollate del mercato con acquirenti e venditori anonimi.

Pienza, la cui progettazione fu affidata da papa Pio II a Leon Battista Alberti doveva rappresentare la città ideale, nella quale l’uomo potesse vivere in armonia con se stesso e con la natura. La modernità ha generato un’idea di urbanistica invece in cui l’uomo è a servizio della città e non il contrario.

Maurizio Pallante nel suo saggio Monasteri del terzo millennio cerca di focalizzare l’attenzione del lettore su un problema reale della modernità: «nelle società industriali, in particolar modo nelle città che ne sono il cuore, nessuno produce ciò che gli serve per vivere e tutti dipendono dal mercato per ogni esigenza». Ipotizziamo che per una qualsiasi ragione il ‘mercato’ non fosse più in grado di soddisfare le richieste degli acquirenti-consumatori. Cosa accadrebbe?

«Il nazismo, con il suo cianciare sull’auspicabilità di una Volksgemeinschaft germanica, svendette il contenuto utopico di questa aspirazione popolare al localismo comunitario in nome del “principio di leadership” con il quale subordinò completamente il localismo al centralismo, la comunità alla nazione, il conservatorismo tecnologico all’innovazione industriale, particolarmente quella finalizzata alla progettazione bellica e ai metodi di sorveglianza politica.»

Paradossalmente, ma neanche poi tanto, a ben guardare le intenzioni e soprattutto i risultati della politica comunista si sono rivelati non molto dissimili. Salvo Vaccaro nell’introduzione al testo di Bookchin li identifica soprattutto in due punti focali:

  • Massimo sostegno all’autorità centrale dello Stato.
  • Nazionalizzazione della proprietà come unica alternativa alle forme capitalistiche di proprietà privata.

«Il peso che Marx e i marxisti di ogni risma hanno dato al ruolo “progressista” dello Stato-nazione sebbene comprensibile nel contesto delle lotte popolari del diciannovesimo secolo contro i residui del feudalesimo, si sono rivelate a posteriori una rovina per la quale siamo ancora oggi penalizzati.»

Una possibile soluzione secondo Murray Bookchin è «una politica senza partiti», in considerazione anche di ciò che è successo dove questi hanno agito e fallito, ripetutamente, e invita il lettore a qualche riflessione su quanto accaduto e a tutti noto in paesi come l’ex Unione Sovietica dove il partito costituiva lo Stato stesso. Una politica di decentramento e di assemblee popolari quella auspicata dall’autore. Una politica che non sia un «sistema di rapporti di potere gestito per lo più in modo professionale da persone in ciò specializzate, i cosiddetti “politici”» bensì, com’era prima dello Stato-nazione, «gestione degli affari pubblici da parte della popolazione a livello comunitario».

«Oggi, quel che chiamiamo “politica” è in realtà governo dello Stato. Essa è professionismo, non controllo popolare; monopolio del potere da parte di pochi, non potere dei molti; delega a un gruppo “eletto”, non processo democratico diretto che comprenda il popolo nella sua totalità; rappresentazione, non partecipazione.»

Vaccaro ancora nell’introduzione si sofferma sul grande problema della collusione tra politici e poteri economico-finanziari, ricordando lo scandalo Watergate e quello Irangate, raccontando dell’ingerenza che hanno questi poteri, queste lobby, sui vari governi, inducendo il lettore a interrogarsi su quali siano o possano essere poi le conseguenze della loro influenza sulle decisioni che riguardano la popolazione della comunità che di fatto controllano.

La politica e la cittadinanza sono state, per Bookchin, le vittime di questo processo corrosivo che è il capitalismo, «ma possono rappresentare anche l’antidoto». Per l’autore è necessario dare agli ideali del localismo, del decentramento e dell’auto-sufficienza un significato più ampio e completo e propone le eco-comunità morali basate sul confederalismo che «non segna una chiusura della storia sociale bensì il punto di partenza di una inedita storia ecosociale segnata da una evoluzione partecipativa nella società e tra la società e il mondo della natura».

Secondo Bookchin, l’economia confederata di una comunità grande o piccola gestisce le proprie risorse in una fitta rete di relazioni intercomunitarie ed è una economia redistributiva, cioè capace di dare alle comunità secondo le loro necessità, al contrario delle cooperative di segno capitalista che affondano nell’equivoco dei rapporti di scambio.

In L’Ecologia della libertà Bookchin analizza i comportamenti dell’umanità verso la natura che vanno o andrebbero osservati all’interno di una cornice più ampia «in cui l’umano dispone dell’altro umano in senso prettamente politico, dando luogo a una specifica forma di vita che noi definiamo società». E tale costruzione sociale delinea il campo della politica che non deve o non dovrebbe essere l’arte del governare ma una «modalità di organizzazione sociale volontariamente progettata e costruita nel concorso conflittuale di soggetti consapevoli e rischiarati nel dialogo permanente di ragioni, argomentazioni e obiezioni critiche». Per questo Bookchin anche in Democrazia diretta ritorna sul concetto deragliante di classe politica eletta, quasi a voler identificare in modo professionale persone in ciò specializzate. Mentre per l’autore necessita un ritorno alla situazione pre-capitalista, quando «la popolazione gestiva la cosa pubblica in assemblee cittadine dirette».

Riscopriamo la partecipazione: Democrazia diretta o Communalism secondo Murray Bookchin

© 2015 – 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

“È arrivata la bufera” di Giulietto Chiesa (Piemme, 2015)

13 sabato Giu 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Recensioni

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Earrivatalabufera, GiuliettoChiesa, monocolooccidentale, NWO, Occidente, ordinemondiale, Oriente, paura, Piemme, recensione, saggio, terrore, Terrorismo

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Giulietto Chiesa, tra i più noti giornalisti italiani, ripropone con È arrivata la bufera il saggio Invece della catastrofe, pubblicato sempre con Piemme nel 2013, arricchito con I misteri di Parigi, inchiesta sui «buchi neri» nella ricostruzione ufficiale della strage attuata mediante l’assalto alla redazione della rivista satirica Charlie Hebdo e a un supermercato ebraico. Ed è proprio da questi ultimi fatti che si può partire per spiegare la «enorme crociata che sta investendo tutto il mondo».

Una spietata caccia al nemico resa possibile e giustificata dall’elevato livello di isteria che ha raggiunto “l’opinione pubblica” internazionale.

Dall’11 settembre del 2001 dilaga un radicato sentimento anti-islamico, praticamente in tutto il mondo occidentale, e una decisa convergenza di opinione che individua nel “terrorismo islamico” l’origine dei peggiori mali.  A seguito degli eventi di Parigi del 7, 8 e 9 gennaio di quest’anno di nuovo «osserviamo come sia in atto un formidabile tentativo di ripetere la successione di eventi manipolatori che mascherarono l’11 settembre e i suoi veri autori; che permisero di cancellare le tracce; che costrinsero i nostri occhi a guardare altrove, là dove erano accesi i riflettori, non là dove erano state fatte calare le ombre».

Chiesa spiega dettagliatamente il suo punto di vista, frutto di analisi approfondite, ricerche, studi e sopralluoghi, confronti e raffronti e sottolinea anche la facilità e a volte la faciloneria con cui viene attaccato e bollato di essere un ‘visionario’ al pari di tutti quelli che non digeriscono la ‘versione ufficiale’ elargita dai media, come ci si aspetta che debba essere. Interrogarsi sui «buchi neri», cercare di capire e dare un senso a qualcosa che appare o è poco chiaro invece è un qualcosa che dovrebbe essere fatto, in maniera naturale e istintiva, da ognuno soprattutto da noi occidentali che abbiamo fatto dell’informazione un baluardo dei tempi moderni.

Chi ha cercato come Chiesa di produrre una ricostruzione dei fatti dell’11 settembre 2011 che non fosse la «versione semplice, banale, destinata a occultare i fatti reali accaduti, a spostare l’attenzione dai veri attori e protagonisti verso un gruppo di capri espiatori, tutti già morti, o fatti variamente sparire, e quindi non in grado di difendersi» è stato bollato quindi come ‘visionario’ e ‘complottista’ e costretto a osservare genti, popoli, generazioni intere anche di giovanissimi che hanno pienamente ingerito e fatto proprio l’odio verso i terroristi che hanno privato il mondo occidentale delle Twin Towers e ucciso migliaia di americani, indicandoli per certo come degli estremisti islamici. Anche se nella gran parte dei casi la loro ‘conoscenza’ termina qui. Nessuno o quasi di loro si è mai chiesto eventualmente da cosa ha avuto origine questo sentimento di riscatto che smuove centinaia di giovani contro la prima potenza mondiale. Nessuno o quasi sembra interrogarsi su quali siano i motivi di fondo da cui scaturisce la volontà di creare uno Stato islamico. Nessuno o quasi sembra volersi interrogare sul ‘centrismo occidentale’ nel mondo. Nessuno o quasi sembra volersi chiedere fino a che punto le ‘versioni ufficiali’ siano reali.

«Che i servizi segreti israeliani fossero presenti a Parigi il 9 gennaio è un fatto assodato. È stata l’ANSA a mostrarci le immagini del Mossad mentre entrava in azione durante l’accerchiamento e l’assalto al supermercato kosher» e Giulietto Chiesa si chiede se sia normale un intervento diretto dei servizi segreti israeliani in un paese, come la Francia, «dotato di una Legione Straniera, sperimentato da decenni contro il terrorismo, impegnato da anni nella sovversione in tutto il Nord Africa (e non solo)» e se questo intervento fosse davvero necessario. Possibile che la Francia «non dispone di proprie forze per fare fronte a situazioni di emergenza interna? Chiunque capisce che tutto ciò non ha alcun senso». Chiesa avanza delle ipotesi, o meglio riporta le sue impressioni avute al momento: «Quasi che “qualcuno” avesse in mente di “orientare” l’interpretazione dell’attentato in senso antiebraico. Se i terroristi, uno o più, avessero occupato un grande magazzino Auchan, per esempio, la presenza del Moussad non sarebbe stata in alcun modo giustificata e giustificabile».

Lo scopo dello scritto I misteri di Parigi non sembra essere quello di trovare a ogni costo i colpevoli, i mandanti, i correi… bensì quello di analizzare i fatti, i dati e anche le impressioni per cercare di capire i motivi propulsori di certi comportamenti e accadimenti e soprattutto le conseguenze che ne deriveranno. Per Chiesa la prima e diretta ripercussione degli assalti di Parigi del gennaio 2015 sarà «ridurre le nostre libertà in nome della sicurezza», esattamente come è accaduto in seguito agli attentati di New York e Washington del settembre 2001.

Il politologo Aleksei Martynov ha dichiarato: «Ci sono persone che guidano il terrorismo islamico internazionale, e queste persone si trovano negli Stati Uniti d’America». Giulietto Chiesa aggiunge: «Personalmente non credo che siano solo negli Stati Uniti d’America, perché penso che si trovino anche in Israele, in Germania, in Francia, per fare solo alcuni esempi». È una sua opinione certo e lo precisa anche tuttavia, dopo aver letto il saggio, non si può fare a meno di interrogarsi per cercare di capire ed è esattamente questo l’insegnamento o il suggerimento che è nelle intenzioni dell’autore. «Questi eventi non accadono per niente. Avvengono perché si persegue un obiettivo strategico. Più grandi sono, più grande è l’obiettivo strategico. E sicuramente quella di Parigi è un’operazione destinata a segnare a lungo la storia futura dell’Europa e del mondo intero. Questo libro cerca di descrivere qual è l’obiettivo strategico.»

Invece della catastrofe è stato scritto da Chiesa alcuni anni fa ma ciò di cui parla sembra ed è riferibile alla contemporaneità nel modo più assoluto. È vero che l’autore in fase di riedizione ha provveduto a rivedere il saggio ma lo è anche il fatto che gli scenari da lui descritti non fanno altro che concretizzarsi o prospettarsi nell’immediato futuro e nell’accezione più drastica e tragica. Eppure una via per evitare ‘la catastrofe’ ci sarebbe, c’è. Ne parla Chiesa e ne parlano altri, ognuno piegando gli argomenti alle proprie opinioni o riflessioni, ma in ogni caso si tratta comunque di ‘alternative’ volutamente ignorate dai più.

Per comprendere il tutto bisogna partire nuovamente dalla comunicazione, dai sistemi di comunicazione-informazione che giocano un ruolo determinante nella formazione e sull’influenza dell’opinione pubblica. «Se noi non sappiamo è perché non siamo stati informati. Qualcuno che sa, anche se non tutto, anche se non ha capito bene, c’è» ci dice Chiesa, il quale si chiede anche come sia possibile che «pur essendo ormai incommensurabilmente più informati di quanto non lo fossero le generazioni precedenti, non sappiamo le cose più importanti per la nostra stessa esistenza umana, è cioè che ci stiamo suicidando?» La risposta sembra venire da sé: «il sistema dell’informazione-comunicazione che ci circonda, ci pervade, ci accudisce, ci diverte, è quello stesso che ci nasconde le verità fondamentali della realtà in cui viviamo».

Il saggio Invece della catastrofe porta il lettore a cercare la spiegazione degli eventi e delle parole allargando il raggio di riflessione a 360° evitando nettamente di barricarsi dietro posizioni o arroccamenti. Gli eventi come le parole sono legati, consequenziali, non facilmente scindibili e quindi anche gli accadimenti devono essere spiegati tenendo presente questa logica. Abitando un pianeta unico non si può pensare e agire locale, limitatamente ai propri interessi e a al proprio ‘benessere personale’ senza confrontarsi con gli interessi e il benessere degli altri. Il primo mito assolutamente da sfatare è quello del progresso o della crescita infinita, incompatibile con un ‘pianeta finito’.  I procedimenti suggeriti poi da Chiesa sono simili a quelli auspicati dai promotori della Decrescita Felice con la differenza che l’autore rifiuta l’uso dell’aggettivo ‘felice’.  La sua posizione sembra essere dettata dalla perentoria necessità di smettere di fingere di non vedere, cessare i tentativi di abbellimento o di alleggerimento che dovrebbero servire a far ingoiare con più facilità la pillola della certezza che se non si cambia, se non si costringono i governi a prendere seri e risoluti provvedimenti, il nostro pianeta, la nostra casa, collasserà.

«Ora abbiamo bisogno di una “apocalisse”. La parola biblica, come ci viene trasmessa dall’evangelista Giovanni, piegato sul suo scrittoio sull’isola di Patmos, significa “rivelazione”: togliere ciò che impedisce di vedere. Per noi moderni la parola ha assunto il senso di “catastrofe”» e Chiesa sottolinea come la situazione attuale riunisca in sé entrambi i significati: «Se non “vedremo”, andremo alla “catastrofe”. E dovranno essere in molti, e non in pochi, a vedere».

Giulietto Chiesa affronta temi ‘scottanti’ come la moneta, la finanza, le multinazionali e le potenze mondiali, il terrorismo, l’anti-terrorismo, i poteri dei vari stati e degli organismi internazionali, cita i classici, i contemporanei e se stesso ma lo fa con un linguaggio diretto, ai più comprensibile, chiaro, che cerca di essere più efficace possibile per arrivare alla ‘massa’, quella stessa massa tenuta per lo più all’oscuro della ‘conoscenza’ mai come ora che viviamo l’era dello spettacolo e della spettacolarizzazione, l’epoca che ha creato ‘la fabbrica dei sogni’ e di ciò ancora si vanta. È prevedibile e quasi scontato che vada incontro a critiche e accuse. Si può non essere pienamente concordi con il punto di vista dell’autore, si può ritenere alcune cose una forzatura e altre analisi sublimi ma la lettura di È arrivata la bufera è fuori di dubbio auspicabile e dal maggior numero di persone, non foss’altro per stimolare lo spirito critico e razionale troppo spesso pigro e latente nella ‘opinione pubblica’ dell’attuale sistema di comunicazione-informazione e oserei aggiungere anche di quello dell’insegnamento scolastico.

“È arrivata la bufera” di Giulietto Chiesa

© 2015 – 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

“Sono i deboli le prime vittime dell’evasione fiscale”. Intervista a Angelo Mincuzzi

14 sabato Mar 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Interviste

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AngeloMincuzzi, Chiarelettere, HerveFalciani, intervista, LaCassafortedegliEvasori, NWO, ordinemondiale, saggio

 

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La cassaforte degli Evasori, scritto a quattro mani daHervé Falciani e Angelo Mincuzzi ed edito dalla casa editrice Chiarelettere, è il libro che racconta «la verità dell’uomo che ha svelato i segreti dei paradisi fiscali». Rendendo pubblica la cosiddetta ‘Lista Falciani’ è stato sferrato un duro colpo al segreto bancario svizzero. 100mila nomi di cui 7.499 italiani: politici, imprenditori, capitani d’industria, uomini d’affari, vip… «in banca esisteva una struttura per aiutare i clienti a evadere le tasse e io volevo impadronirmi delle prove» (cit. Hervé Falciani). Angelo Mincuzzi è un giornalista italiano, caporedattore e inviato de «Il Sole 24 Ore», autore di importanti inchieste su politica ed economia.

Partiamo dalle conseguenze. Dal 2010 a oggi l’inchiesta ‘Lista Falciani’ si è sviluppata sottobanco in diversi Paesi europei, all’interno di Procure che hanno continuato a indagare sui dati e sui nomi. Gli sviluppi però sono molto variabili e strettamente dipendenti dalle leggi di ogni Stato. Quale sarà l’esito in Italia?
L’esito in Italia purtroppo credo che sia già scritto, nel senso che i vari fascicoli che sono stati aperti dalle Procure sono stati poi chiusi, archiviati, quasi tutti per problemi legati sia alle leggi sia alle prescrizioni, che spesso hanno tempi molti rapidi. Ma anche ai condoni che ci sono stati negli ultimi anni. Per cui non si poteva procedere. La Procura che sta lavorando ancora è quella di Torino, che dispone di materiali nuovi, materiali che sono stati chiesti e ottenuti dai giudici della Procura anticorruzione di Madrid, per cui credo che gli sviluppi potrebbero arrivare da Torino.

Il whistleblowing si sta diffondendo a macchia d’olio sia nel settore pubblico che in quello privato ed è sicuramente uno strumento utile per rassicurare i lavoratori intenzionati a denunciare garantendo loro l’anonimato. Ed è proprio grazie alla diffusione di simili piattaforme che lo stesso Hervé Falciani si è dichiarato convinto del fatto che swiss-leaks rappresenti in realtà solo la punta di un grosso iceberg. Secondo lei gli istituti bancari e finanziari lasceranno che ciò accada?
Sicuramente no. Faranno qualcosa per evitare che questo accada, perché in gioco ci sono miliardi e miliardi di euro e quindi la gestione di questi soldi è una questione molto importante per le banche. I mezzi che queste usano sono soprattutto quelli di lobbing, di pressione verso i politici per far approvare delle leggi che contengano delle scappatoie. Delle leggi che magari a prima vista possono sembrare dei passi avanti nella lotta al segreto bancario ma che in realtà hanno delle falle, dei buchi che consentono poi alle banche di poter utilizzare degli strumenti per continuare a fare ciò che hanno sempre fatto.
Questo lo si vede molto bene dai documenti interni della HSBC, perché nel 2005 fu approvata una Direttiva europea sul risparmio per tassare i guadagni delle persone fisiche, allora i gestori della HSBC proponevano ai clienti di trasferire i soldi da conti intestati a loro individualmente, quindi alla persona fisica, a delle società, società panamensi il più delle volte o domiciliate nelle Isole Vergini britanniche, perché in questo modo non avrebbero pagato la ritenuta fiscale, non avrebbero pagato questa imposta europea sul risparmio. Quindi come si vede, fu approvata una legge che serviva a far pagare le tasse ma il rimedio all’interno delle banche fu trovato in maniera molto rapida.

La Lista Falciani conta 100mila nomi di clienti della Banca Svizzera HSBC che secondo lo stesso Falciani «cercano il segreto, per nasconder qualcosa». Gli italiani sono 7.499. Politici, uomini d’affari, capitani d’industria, vip e imprenditori vari… ce n’è per tutti i gusti e per tutti gli importi. Alcuni hanno asserito di aver già provveduto a regolare i conti con il fisco, altri di non essere i diretti titolari e di esserne stati all’oscuro fino alla pubblicazione della lista, altri ancora accusano Falciani di essere un truffatore. Le recenti leggi italiane, come ad esempio lo scudo fiscale, a parer suo giocano a favore o contro questi sistemi di deposito e spostamento di capitali?
Gli scudi fiscali così come stati approvati nel 2009 e anche prima, sempre dai governi Berlusconi – Tremonti, non hanno fatto altro che favorire l’evasione fiscale. Perché innanzitutto si sono dimostrati un flop per i soldi che sono stati recuperati, secondo hanno dato un salvacondotto agli evasori fiscali. Gli evasori dichiarando quello che avevano, rimanendo anonimi tra l’altro, avevano questo salvacondotto nel senso che pagavano il 5% o il 6% a seconda dei condoni di imposte e non erano più perseguibili, né fiscalmente né penalmente e gli effetti appunto si sono visti sulla lista Falciani, per cui appunto, come dicevo prima, i magistrati non hanno potuto far niente.
La nuova voluntary disclosure dell’ultimo governo è sicuramente molto meglio rispetto ai condoni del passato però in qualche modo è sempre una sanatoria. Alla fine non fa altro che perpetrare il principio secondo cui i grossi evasori o comunque chi commette un reato alla fine, in qualche modo, la fa franca. Mentre i cittadini onesti sono costretti a pagare fino all’ultimo centesimo.
Rispetto ai cittadini onesti che se non pagano un euro vengono multati con una cifra sproporzionata i grandi evasori, quelli che portano i soldi all’estero e che quindi hanno più soldi, riescono in qualche modo a farla franca o comunque hanno un trattamento privilegiato. Ci sono due pesi e due misure.

Tra i clienti della HSBC si contano almeno 2.000 commercianti di diamanti. Michael Gibb ha affermato che «i diamanti sono legati a conflitti e violenze. La facilità con cui possono essere convertiti in strumenti di guerra è sorprendente». In Belgio sarebbero già in corso delle indagini relative a questi tipi di traffici. In queste situazioni, al di là della gravità economica, finanziaria e legale di dette operazioni, entra in gioco anche l’aspetto umano o umanitario, la coscienza, il senso civico di responsabilità che dovrebbe gravare come un macigno e che invece viene scansato come un moscerino per far largo all’avidità, agli interessi… è scontato ma neanche poi tanto affermare che bisogna agire per cambiare le cose, esattamente come avete fatto voi. Che idea si è fatto di tutta questa situazione?
In Belgio è in corso un’indagine molto delicata e molto importante sul commercio dei diamanti. Potremmo dire ‘diamanti insanguinati’ perché nel libro spieghiamo il meccanismo che veniva usato per commercializzare i diamanti insanguinati, attraverso triangolazioni in Africa e a Dubai, il tutto chiaramente avveniva grazie ai canali messi a disposizione dalla banca. Tant’è vero che in Belgio la banca è sotto inchiesta per riciclaggio. Ma non è l’unico Paese che ha messo sotto inchiesta per riciclaggio la banca, lo ha fatto anche la Francia, lo ha fatto anche l’Argentina, l’India sta lavorando in maniera molto veloce su questo fronte e anche la Svizzera recentemente, dopo lo scandalo, dopo la diffusione delle liste il mese scorso ha aperto un’inchiesta per riciclaggio aggravato nei confronti della HSBC e addirittura hanno perquisito, con un’azione eclatante che in Svizzera è davvero eccezionale, la sede di Ginevra della HSBC in cerca di documenti per trovare queste prove di riciclaggio.
Le inchieste che sono in corso in diversi paesi del mondo stanno mettendo in evidenza come attraverso i canali della HSBC, ma voglio aggiungere una cosa che è importante: questo non riguarda solo la HSBC perché questi meccanismi li potremmo ritrovare in tutte le grandi banche internazionali. Chiudo questa parentesi… hanno messo in evidenza come questi canali venissero utilizzati da trafficanti di diamanti, trafficanti di droga, mafiosi, dittatori e così via… quindi è una cosa enorme quella che si è messa in moto.

Per la lista di nomi trafugata alla HSBC Hervé Falciani ha ricevuto delle denunce e nei suoi confronti sono stati spiccati dei mandati di cattura, è stato in prigione anche se questo si è rivelato un boomerang contro chi lo voleva fermare e lui si dichiara sempre più intenzionato ad andare avanti. Invece per lei, che comunque lavora insieme a Falciani dal 2010 per la realizzazione del libro, quali sono state, se ce ne sono state, le conseguenze della sua decisione?
Non ci sono state conseguenze nel senso che io continuo a fare liberamente il mio lavoro di giornalista. Questi cinque anni sono stati caratterizzati da momenti anche di difficoltà, io sono stato seguito, il mio telefono è stato controllato e per comunicare dovevamo utilizzare delle precauzioni di un certo tipo, dovevamo insomma stare molto attenti perché Falciani era in costante pericolo. Tant’è vero che a un certo punto per alcuni mesi si è dovuto nascondere, è stato protetto con una persona che lo seguiva costantemente. Le difficoltà sono state più che altro quelle.
La spinta che mi ha portato a occuparmi di questa vicenda per cinque anni è l’amore verso la verità, cioè cercare di capire effettivamente cosa era successo e raccontarla. Perché, per tutte le cose che abbiamo detto prima, questa è una storia che ha moltissime implicazioni.
Questo libro noi lo abbiamo dedicato ai deboli perché l’evasione fiscale ha come prime vittime loro, perché non fa altro che drenare risorse che dovrebbero essere utilizzate per costruire ospedali, scuola, assistenza ai disabili… risorse che ci sono in realtà ma che vengono nascoste nei paradisi fiscali da chi ha molti soldi ma comunque non li vuole condividere con la comunità nella quale vive. Tra i documenti della banca risulta chiaramente come i clienti della HSBC preferissero perdere i soldi in operazioni finanziarie sbagliate a volte anche venire truffati dai gestori ma la cosa che non volevano assolutamente era pagare le tasse su quei soldi. Ecco io questa la trovo una cosa aberrante, credo che in ogni Paese, soprattutto in Italia dove l’evasione fiscale è una piaga enorme, le coscienze debbano svegliarsi perché l’evasione fiscale distrugge il tessuto democratico di un paese. E deve essere una priorità la lotta all’evasione.

Il recente Accordo siglato da Italia e Svizzera avrà dei concreti sviluppi positivi in materia di trasparenza bancaria?
Rappresenta sicuramente un passo avanti ma non è la fine del segreto bancario. Io trovo molto ingenui i titoli dei giornali che sono stati fatti in questi giorni sulla fine del segreto bancario tra Italia e Svizzera. Ingenui e fuorvianti, perché non si può pensare che questo accordo metta fine all’evasione fiscale quando ci sono interessi miliardari in gioco. I soldi, come dice qualcuno, sono come l’acqua, trovano sempre una fessura nella quale incanalarsi e questo è il motivo per cui l’evasione fiscale continuerà e non smetterà. Questo per quanto riguarda l’ingenuità e fuorvianti in quanto lasciar credere che d’ora in poi sarà impossibile evadere le tasse e che quindi non hanno più nulla da temere, questi soldi rientreranno in Italia… ecco non si fa un’operazione di verità dicendo questo. Basta vedere quello che succede in queste grandi banche internazionali per capire che, come dicevo prima, le scappatoie le hanno già trovate e ne troveranno ancora. Probabilmente sarà più costoso evadere le tasse, quindi forse i piccoli evasori saranno scoraggiati, ma la grande evasione che è in grado di spendere soldi per creare strutture societarie e fondazioni nei paradisi fiscali continuerà a esserci… dovrà solo pagare un po’ di più. Le banche riceveranno solo più benefici, probabilmente, perché chiederanno più soldi ai clienti per creare queste strutture societarie nei paradisi fiscali.

“Sono i deboli le prime vittime dell’evasione fiscale”. Intervista a Angelo Mincuzzi

© 2015 – 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Neuroschiavi, la Manipolazione del Pensiero attraverso la Ripetizione

27 venerdì Feb 2015

Posted by Irma Loredana Galgano in Articoli

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Comunicazione, monocolooccidentale, neuromarketing, Neuroschiavi, NWO, ordinemondiale

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«Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo» (Johann Wolfgang von Goethe).

Marco della Luna e Paolo Cioni nel libro Neuroschiavi (Macro Edizioni, 2009) pongono l’attenzione sulle tecniche di manipolazione mentale collettiva e individuale e soprattutto sulla conoscenza che è il miglior sistema per «restare o ritornare liberi».

La ‘comunicazione’ da sempre ha costituito per l’uomo il principale strumento di ‘sviluppo sociale’, comunicazione spesso identificata con la ‘educazione’. Educare attraverso la comunicazione impiegando parole, suoni o immagini.

Comunicare o non comunicare qualcosa è stato da subito inteso come un efficace metodo per ottenere la ‘obbedienza’, piegando quella che oggi definiamo la ‘volontà popolare’. Re, imperatori, gerarchi, dittatori, maestri di setta, leader politici utilizzano e hanno utilizzato spesso la potente arma della ‘persuasione propagandistica’ per orientare la volontà popolare utilizzando il mezzo strategicamente ideato della ‘comunicazione di massa’.

Non è un caso che l’informazione sia indicata come il ‘quarto potere’ dopo, o prima a seconda dei punti di vista, quello esecutivo, legislativo e giudiziario.

Ricorre spesso la citazione esemplificativa, per avvalorare i concetti di ‘persuasione propagandistica’ e ‘comunicazione di massa’ e della loro efficacia, dell’ampio uso che ne hanno fatto due organizzazioni politiche che, da semplici movimenti legati alle ideologie predominanti dell’epoca si trasformarono in regimi totalitari con un larghissimo consenso tra la popolazione.

Fascismo e Nazismo basarono il loro sistema politico sul monopolio dell’informazione e sulle nuove tecniche di propaganda.

In Italia Benito Mussolini capì fin da subito l’importanza fondamentale della propaganda, in particolare attraverso la stampa, per affermare il suo potere. Il popolo italiano fu letteralmente ‘bombardato’ di messaggi volti a dimostrare la natura giusta e potente dell’ideologia fascista e con le cosiddette Leggi fascistissime del 1926 la stampa si ritrovò sottoposta a rigidissimi controlli e di fatto Mussolini affidò al Ministero della Cultura Popolare il compito di censurare tutti quei documenti ritenuti pericolosi o dannosi per il Regime.

In Germania Adolf Hitler unì al potere coattivo del terrore quello dell’attrazione, con una martellante propaganda condotta per mezzo radio, stampa, cinema, sistema scolastico ed educativo. In particolare il regime nazista si pose tra gli obiettivi quello dell’indottrinamento dei giovani in maniera tale da assicurarsi non solo il futuro, ma anche l’interpretazione del passato. Tutta la Storia fu rivista attraverso il messaggio ‘salvifico’ del nazismo, unica forza in grado di sconfiggere il marxismo e l’influenza dell’ebraismo nel mondo.

Ovviamente i regimi Nazista e Fascista non sono e non sono stati gli unici ad aver adottato le tecniche di manipolazione del pensiero collettivo attraverso il condizionamento dell’informazione, rappresentano forse solo i casi di cui più spesso si narra.

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«La parola è energia, ripetere una frase o una parola come avviene nei mantra, fa sì che essa acquisti una forza energetica abbastanza notevole. Questa energia investe le masse e, a seconda del grado di ricezione, diviene il pensiero delle stesse, come se i ricettori lo avessero pensato e generato dalla loro stessa mente» (White Wolf).

L’idea base del sistema scolastico adottato in molti paesi occidentali, tra cui l’Italia, della ripetizione ciclica degli argomenti e dell’obiettivo prefissato che tutti raggiungano lo stesso livello di conoscenza, apprendendo non solo la stessa quantità ma proprio le medesime nozioni, è messo in discussione da chi ritiene questo metodo omologatore e annientatore delle inclinazioni individuali di ognuno. Al pari della cultura di massa anche la ‘istruzione di massa’ viene inserita in quel sistema da cambiare. Istruzione di massa che non va intesa come la possibilità data a tutti, quindi alla massa, di accedere alla cultura, all’istruzione e alla conoscenza bensì come la volontà di livellare la cultura, l’istruzione e la conoscenza di tutti e di ognuno. Processo paragonabile quindi al ‘consumismo di massa’: vestire tutti allo stesso modo, mangiare gli stessi cibi, frequentare gli stessi luoghi, avere la stessa istruzione, le medesime conoscenze, la stessa cultura, gli stessi sogni, le medesime aspettative…

Attualmente sono circa 20.000 le scuole in tutto il mondo che hanno scelto di abbandonare lo schema rigido dell’istruzione omologativa abbracciando quello alternativo denominato ‘montessoriano’ in onore della sua ideatrice Maria Montessori. Indipendenza, libertà di scelta, rispetto per il naturale sviluppo fisico, psicologico e sociale, apprendimento per scoperta e ‘costruzione’ delle conoscenze sono i principi cardine su cui si basa questa forma di apprendimento ‘alternativa’ sicuramente diversa se non addirittura opposta al metodo ‘tradizionale’ più ampiamente diffuso e caldeggiato dai vari Stati.

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L’emblema della ‘comunicazione di massa’ potrebbe essere ben individuato nella televisione che, nella società contemporanea, ha raggiunto livelli di diffusione inauditi e anche oggi, che già la si comincia ad additare come mezzo inabilitante delle coscienze capace di bloccare e a volte inibire le capacità creative e critiche dell’individuo, rimane ancora il massmedia che quotidianamente raggiunge il più elevato numero di individui. Pier Paolo Pasolini parlava di «genocidio del pluralismo culturale» riferendosi ai danni dell’omologazione cui stava portando la ‘cultura di massa’ trasmessa dalla televisione. Tutti con gli stessi vestiti, con gli stessi ideali, con gli stessi sogni… non si può veramente credere che l’omologazione sociale e culturale sia semplicemente una moda, una tendenza, una caratteristica dei tempi moderni e non rappresenti invece ciò che effettivamente è, ovvero la diretta conseguenza di una politica volta a raggiungere potere sfruttando la comunicazione per ottenere consenso e il consumismo per ottenere profitto.

«Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che ‘omologava’ gli italiani. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre.»

Questo scriveva Pier Paolo Pasolini sulle pagine del Corriere della Sera il 9 dicembre del 1973. Da allora «i mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione)» hanno continuato inesorabilmente a comunicare e informare, a indottrinare e omologare.

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Dire apertamente alle persone che le si priva dell’informazione e della conoscenza avrebbe come diretta conseguenza lo stimolo in ognuno di loro a riappropriarsi del diritto negato, del servizio inatteso… lasciar invece credere loro di essere quotidianamente correttamente e ampiamente informati su tutto ciò che è necessario ed utile sapere provoca un senso di tranquillità ed anche sicurezza. È lo stesso principio su cui si basa il concetto di libertà. «Se dici alle persone che esse sono prigioniere di un sistema è pericoloso e controproducente perché può scatenare rivolte e ribellioni, mentre convincere gli stessi prigionieri di essere liberi e in democrazia elimina ogni forma avversa e ogni tentativo di ‘evasione’. L’importanza dell’informazione è fuori da ogni discussione. Informare deriva da in-formare, cioè ‘dare forma’. Ma dare forma a cosa se non alle coscienze?»

Nel 2007 la giornalista Naomi Klein pubblica il saggio Shock Economy  (Bur Rizzoli, 2008) nel quale collega disastri naturali, guerre e crisi economiche alle azioni di economia e finanza che anche e a volte soprattutto da tutto ciò guadagnano e anche molto. Il tutto reso possibile dallo ‘ebetismo’ dei popoli letteralmente ‘shoccati’ e per questo pronti ad accettare qualsiasi decisione governativa in nome di un riscatto e di un miglioramento che puntualmente latitano. Ruolo determinante in questa operazione di vero e proprio ‘terrorismo’ giocano i media che ‘scelgono’ di parlare o meno di un determinato argomento, di farlo ripetutamente, saltuariamente o ciclicamente.

«Cercare di spiegare cosa sono e come vengono praticate le cosiddette ‘tecniche di manipolazione mentale’ in una società quasi completamente controllata e manipolata come la nostra non è compito facile. Affermare che la nostra società – com’è strutturata – è una vera e propria gabbia mentale fa subito aizzare i paladini e difensori dei diritti civili, che sbandierano ai quattro venti termini come ‘libertà’ e ‘democrazia’, cercano immediatamente di tranquillizzarci tutti, soprattutto le loro coscienze. Forse non capiscono. Forse fanno finta di non capire, che parole bellissime come ‘libertà’ e ‘democrazia’ primo non significano granché e secondo vengono sfruttate e amplificate proprio dall’establishment economico-finanziaria (cioè i veri e propri Burattinai), proprio per dare a noi l’illusione di non essere in gabbia» (Marcello Pamio).

L’esser riusciti a far credere a una tale moltitudine di persone nel mondo che questo modo di vivere, di istruirsi, di informare, di nutrirsi, di sognare, di conformarsi sia l’unico sistema per raggiungere la crescita e il progresso che sono stati sempre identificati come gli unici e soli baluardi degni di essere perseguiti anche a costo di guerre, morti e distruzioni rappresenta una grande vittoria oppure una incommensurabile sconfitta, a seconda di quello che si vuol mettere sul piatto della bilancia. Potere e denaro nel primo caso, valori e cultura nel secondo. Ammettere che un altro modo è possibile non è così facile perché bisognerebbe per forza di cose confessare o sconfessare tanto e riscrivere non soltanto la storia del presente ma anche e soprattutto quella del passato.

«Uno degli aspetti più micidiale dell’attuale cultura è di far credere che sia l’unica cultura, invece è semplicemente la peggiore» (Silvano Agosti).

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