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Irma Loredana Galgano

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Jurij Tynjanov, Il sottotenente Kiže

29 giovedì Gen 2026

Posted by Irma Loredana Galgano in Recensioni

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Bibliotheka, IlsottotenenteKiže, JurijTynjanov, Letteraturarussa, recensione, romanzo

Due banali errori di trascrizione, compiuti da un ignaro e ansioso scritturale di un reggimento russo durante il regno dell’imperatore Paolo I, ingenerano una serie di equivoci e incomprensioni di insospettabile effetto. Un ufficiale in carne e ossa viene dato per morto, e dovrà rassegnarsi alla sua nuova condizione, e un individuo inesistente, frutto di un banale lapsus di scrittura, sarà destinato a una favolosa carriera militare.

La storia si svolge nei primi anni dell’Ottocento. Il nuovo zar Paolo I, succeduto a Caterina II, si trova in uno stato di terrore e paranoia. La paura di essere mandati in Siberia spinge tutti a corte ad assecondare lo zar in ogni suo volere o dire, anche quando ciò di cui parla esiste solo nella sua mente. 

Il sottotenente Kiže di Jurij Tynjanov (Bibliotheka, 2025, 120 pp., €12) è un racconto che usa la potente arma dell’ironia per raccontare i meccanismi e la mentalità della burocrazia militare. 

Il profondo problema della separazione tra intellettuali e popolo, già denunciato da Gramsci nei Quaderni, viene ripreso da Rodari, il quale, grazie alla sperimentazione di modelli narrativi meno frequentati dall’intellettualità dell’epoca (filastrocche, fiabe, favole e racconti), si andava interrogando, insieme a Calvino, sul modo di “fare letteratura” negli anni ’50 -’60 del Novecento, rendendosi sostenitore di una cultura che potesse assurgere a veicolo di trasmissione di una visione del mondo percepita dagli occhi delle classi subalterne. La predisposizione ironica di Rodari, già evidente tra le righe delle prime filastrocche pubblicate nella rubrica per bambini dell’edizione milanese dell’Unità, spaziava dal non-sense alla denuncia sociale1. Elementi questi che si ritrovano pienamente nel racconto di Tynjanov.

Proprio mentre la dottrina estetica, che di lì a poco sarebbe diventata dominante assumendo il nome di realismo socialista, indicava nella rappresentazione della realtà come avrebbe dovuto essere la strada letteraria da seguire, Zoščenko ritiene invece proprio il racconto breve, denso, senza fronzoli, ironico e, nella sua estrema lucidità, tragico, il detentore di una funzione didattica della narrativa nonché il mezzo principale per parlare a un uomo nuovo in un tempo altrettanto nuovo2. L’eroe zoščenkiano diventa così il simbolo e il rappresentante per eccellenza di una rivoluzione culturale che abbracci sia l’aspetto sociologico che quello letterario3.

Lo stesso bisogno di raccontare la realtà vera e non quella ideale si ritrova nel racconto di Tynjanov, il quale rappresenta emblematicamente il mondo militare russo, con le sue regole e la sua rigidità, le sue iperboli e i suoi paradossi. 

Tynjanov propone per i processi letterari un modello dinamico e fluido di evoluzione, in nessun modo lineare. Egli introduce la parodia quale funzione e motore dell’evoluzione letteraria. La funzione parodica è diretta verso o contro un materiale o dispositivo che è giunto a convenzione, automatizzazione, ne svela l’epigonismo, ne detronizza la presunta autorità per generare un nuovo materiale o dispositivo4. Tynjanov segue il Bergson de Il riso (1899), per il quale la parodia più interessante avviene nella trasposizione dalla commedia alla tragedia e non dalla tragedia alla commedia, come generalmente si intendeva la parodia5.

Da profondo studioso qual è stato, Tynjanov ha dimostrato anche in questo racconto di conoscere a fondo la realtà e la storia del suo paese. Ritornano in questo libro alcuni aspetti che hanno caratterizzato il suo romanzo Kjuchlja (1925) dedicato al donchisciottesco e romantico poeta Kjuchel’beker, grande intellettuale legato al movimento rivoluzionario dei Decabristi, ufficiali che tentarono un colpo di stato contro lo zarismo nel dicembre del 1825. Gli ideali di fondo civili, patriottici e romantici si ritrovano anche nel racconto Il sottotenente Kiže anche se sono, solo in apparenza, alleggeritidall’ironia.

1P. Nigro, Ridere del potere: umorismo e ironia nell’opera di Gianni Rodari, in Letteratura e Potere / Poteri, ADI (Associazione degli Italianisti), Roma, 2023. 

2L. Ch. Skėtton, Ne do smecha. Problema tvorčeskoj ėvoljucii Michaila Zoščenko, in Literaturnoe obozrenie, 1995.

3N. Albanese, Michail Zoščenko. Racconti degli anni Venti, in M.C. Bragone, M. Caramitti, R. De Giorgi, L. Rossi, S. Toscano (a cura di), OpeRus: la letteratura russa attraverso le opere. Dalle origini au nostri giorni, Wojtek, 2023.

4B. Foschini, Karimir Malevič e Jurij Tynjanov: assoluta ribellione e opera fluida, in K. Revue trans-européenne de philosophie et arts, 9 – 2 / 2022.

5H. Bergson, Le Rire: Essai sur la signification du comique, Seuil, Parigi, 1991.


Articolo pubblicato su Satisfiction.eu


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