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Irma Loredana Galgano

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Anche i disabili fanno sesso. Intervista a Marina Cuollo per “A Disabilandia si tromba” (Sperling&Kupfer, 2017)

14 venerdì Lug 2017

Posted by Irma Loredana Galgano in Interviste

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aDisabilandiasitromba, intervista, MaraMaionchi, MarinaCuollo, romanzo, SperlingKupfer

Anche i disabili fanno sesso. Intervista a Marina Cuollo

La paura verso ciò che non conosciamo condiziona le scelte e le azioni di ognuno al punto che si tende sempre a catalogare, ovvero “etichettare”, tutto e tutti ciò che ci circondano. Ma come si fa a sconfiggere la paura e il pregiudizio? Marina Cuollo lo ha fatto scrivendo un libro, A Disabilandia si tromba, edito quest’anno da Sperling&Kupfer. Un testo divertente che proprio grazie alla tagliente arma dell’ironia aiuta ad abbattere qualche pregiudizio e a conoscere, per non averne più timore, molti tabù.

Tabù, pregiudizi, preconcetti, ipocrisie e paure possono diventare molto “appiccicosi” ma la Cuollo sembra aver trovato la ricetta per “scollare il collante”. Ne abbiamo parlato nell’intervista che gentilmente ci ha concesso.

Poche cose sono così dure da scalfire quanto tabù e pregiudizi. Lei ha deciso di scrivere un libro proprio per abbatterne qualcuno. Perché lo ha fatto?

Posso girare la sua domanda senza nemmeno passare dal Via (quello del Monopoli. Ha presente?): perché non l’ho fatto prima, visto che ci pensavo da tutta la vita? Eh. Perché? Perché l’idea c’è sempre stata, o quasi, ma mancava il momento, il tempo e magari pure il metodo. Disabilandia è nato da un barattolo, uno di quelli da cucina, per intenderci, cioè da un pensiero facile-facile: quando non conosciamo il contenuto di un “boccaccio” (termine partenopeo che sta per contenitore di vetro con tappo) ci mettiamo un’etichetta. Su questo ci scrivo “sale”, su quest’altro “zucchero”. Et voilà.

Ho iniziato a scrivere a settembre. Sei mesi più tardi ho consegnato l’ultimo capitolo. Altri due e avevo il contratto di Sperling. Dall’idea del “boccaccio” alla firma con la casa editrice è passato relativamente poco ma mi sono serviti tre decenni per metterla a fuoco. L’ho scritto adesso (cioè l’anno scorso a dire il vero), perché non potevo non farlo. Avevo non solo voglia, ma bisogno di scriverlo.

Per raggiungere i suoi lettori ha scelto una delle lame più taglienti: l’ironia. Ridendo e sorridendo i suoi pensieri, affidati alle parole del libro, lambiscono e feriscono più di una spada. Viene da chiedersi come è possibile che nel Terzo Millennio siamo ancora così “diversamente civilizzati”. Le giro la domanda.

Se capita è possibile, direbbe il generale La Palice. L’uomo mica cambia: da duecentomila anni a oggi, sono diversi gli strumenti, le cosiddette facilities, ma le paure no. Quando vediamo qualcosa a noi sconosciuto, che non ci assomiglia, che non è come noi, per la paura che possa essere un T-rex ce la battiamo di corsa.

Per citare Disabilandia: «È la paura che ci muove. La paura di non sapere cosa ci sia dentro, o dietro, o vicino a quello che non conosciamo.»

Anche i disabili fanno sesso. Intervista a Marina Cuollo

Paura e pregiudizio vanno spesso a braccetto. A Disabilandia si tromba lo ha scritto per abbattere qualche pregiudizio, ma come ha sconfitto le sue paure?

E chi ha mai detto di averle sconfitte? Diciamo che ci sto lavorando. Il fatto è che le paure sono parte di noi, un meccanismo naturale che ci serve per sopravvivere. Funziona per associazione di idee: ancora una volta, ci fa stare lontani da quello che non conosciamo/riconosciamo e con questo sistema il nostro cervello separa. Bene, male; buono, cattivo; erbivoro o Tyrannosaurus rex; conosciuto quindi sicuro, ignoto dunque potenzialmente rischioso; pizza (uau!) e broccoli (via di corsa!).

Distinguere serve al nostro istinto per riconoscere i pericoli. Il meccanismo mentale è lo stesso per tutti gli esseri viventi.

Il coraggio invece si acquisisce dopo, con l’esperienza. Ecco a cosa serve davvero Disabilandia: a fare esperienza.

I luoghi comuni sono come delle etichette che si mettono per riuscire a catalogare tutto ciò che ci circonda per meglio controllarlo. Lei scrive di essere stata letteralmente sommersa dalle etichette. Come è riuscita a scrollarsele di dosso?

Vedi risposta precedente: non ho scrollato le etichette, o almeno non tutte. Ho solo smesso di dare loro importanza. Come? Iniziando a riderne.

Per usare una metafora, la risata funge da solvente per la colla delle etichette. Se la colla perde aderenza, l’etichetta scivola giù.

Anche i disabili fanno sesso. Intervista a Marina Cuollo

Dalla sua in realtà non molto elevata “altezza” ha osservato il mondo e i suoi abitanti suddividendoli in varie categorie. Quale la migliore e quale la peggiore?

Nessuna. La mia categorizzazione è un paradosso, un’iperbole, una scelta stilistica. Quello che ho fatto con Disabilandia è stato marcare così tanto le etichette in modo che si rendessero più ridicole di quanto già non siano. Ridicole, sì, ma ripeto: istintive, così come è istintiva la paura verso l’ignoto alla base del bisogno di etichettare/distinguere.

Le mie “sotto-categorie” sono poi un modo per esorcizzare i luoghi comuni, mostrandoli ai lettori: un po’ come se avessi la pretesa di far vivere a chi mi legge esperienze diverse che di suo difficilmente vivrebbe.

La conoscenza è il rimedio segreto verso ogni paura insensata: quando capisci che è un broccolo e non un Tyrannosaurus rex, puoi smettere di tremare.

Mi permetta questa curiosità. Nonostante l’ironia e la simpatia che traspare dalle sue parole il pensiero che quanto da lei affrontato abbia lasciato profondi segni non si riesce proprio a domarlo e viene fuori lo stesso. Il libro è valso anche da valvola di sfogo?

Più che altro come uno show di quelli comici: scriverlo mi ha ammazzato dal ridere.

A tal proposito, proprio qualche settimana fa mi è capitata una di quelle situazioni a cui ho ripensato durante la stesura del libro. Una di quelle da far impallidire una statua di marmo.

La mia reazione istintiva è stata quella di ridere ripensando alle parole di Disabilandia.


Per la prima foto, copyright: Shinsuke Inque.

Articolo originale qui

© 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

La Storia come non l’avete mai letta… ma come avreste sempre voluto studiarla. “Manuale distruzione” di Roberto Corradi

01 giovedì Set 2016

Posted by Irma Loredana Galgano in Recensioni

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Manualedistruzione, recensione, RobertoCorradi, romanzo, SperlingKupfer

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Manuale distruzione. Dall’antichità a giovedì scorso (Sperling&Kupfer, 2016) di Roberto Corradi è “l’unico vero libro di Storia” in circolazione. Il solo manuale che racconta la Storia come non l’avete mai letta… ma come avreste sempre voluto studiarla.
Chi ha detto che la Storia è noiosa? Dipende dai fatti che scegli di raccontare e da quanto decidi di essere sincero nel commentarli. Se a questo aggiungi uno spiccato senso dell’umorismo, dell’ironia e dell’auto-ironia allora ottieni un “manuale d’istruzione” che insegna molte più cose di quanto non si è indotti a credere.
Manuale distruzione è un testo simpatico e originale, unico nel suo genere, carico della simpatia e dell’energia che ha e trasmette il suo autore e dell’umorismo mai volgare a cui Corradi ha abituato i suoi fan. È un libro che va letto con calma, ingerendone piccole dosi alla volta altrimenti si rischia seriamente di sentirsi male… dal ridere.

“Chi dice che Mary Quant abbia inventato la minigonna non tiene conto di almeno settecento anni di storia romana.”

Manuale distruzione è dedicato a Pipino il Breve “di cui ancora si sghignazza” e ha la prefazione firmata da Marco Presta il quale sintetizza alla perfezione il senso recondito del libro: “dare una risposta soddisfacente alla domanda «Come abbiamo fatto a ridurci in questo modo?».”
Corradi racconta quanto accaduto negli ultimi 200mila anni agli esseri “umani” che “dall’esigenza di indossare delle mutande che li coprissero così come erano coperti gli animali da pelliccia” sono arrivati al “compromesso di indossare proprio gli animali da pelliccia”.
Al pari di ogni grande autore o comico che si rispetti, Corradi trasmette al lettore molto più di ciò che traspare dalla semplice battuta. Uno sguardo lucido, a volte tagliente, alla Storia, quella vera, spesso faziosamente raccontata, addolcita, edulcorata. Un’opinione critica e realistica sui fatti recenti e passati che hanno cambiato il corso della Storia e il destino dei popoli. Una dimostrazione palese di quanto, a volte, sono i manuali veri a raccontare delle storie.

“E questi dei, sostanzialmente, copulavano. Copulavano, si risentivano, si facevano corrompere, dibattevano dei fatti loro: stava nascendo il concetto di Parlamento, che solo molti secoli dopo avrebbe avuto il suo massimo sviluppo in Italia.”

Manuale distruzione. Dall’antichità a giovedì scorso di Roberto Corradi è un libro molto spassoso, da leggere per ridere e sorridere ma anche per riflettere. Per imparare a guardare con occhio diverso, magari più critico, i libri che raccontano la Storia e i giornali che parlano dell’oggi. Un modo “leggero” per tentare di cambiare il domani perché gli “idioti” ci sono in ogni epoca e quasi sempre sono “quelli che devono firmare per cose che ci servono come l’aria”.

Roberto Corradi: classe 1976, romano, autore e attore scrive per la televisione, la radio e il teatro. Ha lavorato con Alberto Sordi, Enrico Montesano, Enrico Vaime, Lillo&Greg, Maurizio Battista, Marco Travaglio, Maurizio Costanzo, Marco Presta e Antonello Dose. Deve i suoi inizi a Corrado Mantoni. È noto per la trasmissione di Radio2 Il Ruggito del Coniglio e afferma di saper fare il pandoro. (fonte http://www.sperling.it)

Source: libro inviato al recensore da Fiammetta, che ringraziamo, per conto della Sperling & Kupfer.

L’articolo originale qui

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L’Italia infuocata dai rifuti nel libro-confessione di Gaetano Vassallo (Sperling&Kupfer, 2016)

31 giovedì Mar 2016

Posted by Irma Loredana Galgano in Recensioni

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Cosivihoavvelenato, DanieladeCrescenzo, GaetanoVassallo, Italia, italiani, mafia, romanzo, SperlingKupfer

 

L'Italia infuocata dai rifiuti nel libro-confessione di Gaetano Vassallo

Nel libro di Gaetano Vassallo una mappa dei rifiuti che attraverso l’Italia intera giungono nella Terra dei Fuochi e non solo. Il racconto di una vicenda personale, l’ascesa criminale del quarto figlio di una famiglia povera della provincia di Napoli, ma anche la storia di un Paese nel quale tutti, o quasi, sono bravi a chiudere un occhio e pagare una mazzetta.

Così vi ho avvelenato (Sperling&Kupfer, 2016) si apre con l’introduzione di Daniela de Crescenzo, giornalista de «Il Mattino», la quale scrive nei ringraziamenti un intenso messaggio: «La mia riconoscenza più profonda va però a tutti quelli che, magari anche leggendo le mie pagine, decideranno di fare qualcosa per cambiare. Finalmente».

La via più facile, intrapresa dopo lo scandalo rifiuti nella Terra dei Fuochi, come ricorda anche lo stesso Vassallo nel testo, è stata quella di liquidare il tutto come un fatto legato alla camorra e alla Campania. Comprensibile. Non è facile ammettere che, potenzialmente, l’Italia è un’intera Terra dei Fuochi. Eppure il collaboratore di giustizia ha spiegato nei dettagli il meccanismo che consentiva a tutte le aziende, grandi e piccole, pubbliche e private, di mentire sullo smaltimento dei rifiuti, anche di quelli più tossici e pericolosi. «Ceneri, fanghi e amianto che continuate a cercare in Campania e che invece non hanno mai lasciato le regioni del Nord».

Bastava possedere il certificato di smaltimento, che Vassallo vendeva per 10 milioni di lire, e tutti gli obblighi di legge erano adempiuti. Anche se i rifiuti erano altrove, anche se i veleni finivano negli irrigatori o sparsi tra i campi coltivati. La scandalosa situazione della Terra dei Fuochi ha messo nell’ombra anche i disastri ambientali di Liguria e Toscana, per esempio. Senza pensare che è stato proprio per far fronte a queste emergenze che Vassallo e gli altri hanno cominciato a importare l’immondizia di tutti in Campania.

Ci vorranno anni per mappare i siti, ammesso che si riesca a farlo, e tanti ce ne vorranno anche per sapere se i terreni potranno rinascere, ma il motivo per cui tutto ciò è stato fatto è sempre stato chiaro. «Ingordigia di denaro». E aggiungerei, anche, per la sete di potere che vi è strettamente collegata. Vassallo, pur essendo indifendibile, su una cosa ha ragione: «Ho sbagliato, ma non da solo. La nostra terra l’abbiamo guastata in tanti: chi doveva controllare me e quelli come me è stato nostro complice».

L'Italia infuocata dai rifiuti nel libro-confessione di Gaetano Vassallo

Gaetano Vassallo in Così vi ho avvelenato descrive nel dettaglio, con tanto di nomi, la fitta rete di legami, a tutti i livelli, che gli hanno consentito di diventare il “manager dell’immondizia” avvelenando il territorio e chi lo abita e accontentando chi ci ha guadagnato come lui ma forse non pagherà mai per ciò che ha fatto. «Non è un caso se io sono finito in galera e lui in Parlamento», dice Vassallo parlando di uno dei tanti “onorevoli” a cui ha stretto la mano o per il quale ha svolto campagna elettorale. Lui, che prima di passare a Forza Italia è stato tesserato del PSI e ha frequentato la sezione centrale a Roma, in via del Corso, dove ha incontrato «molti esponenti di punta dei socialisti».

«La politica per me è sempre stata questo: una serie di comitati d’affari da finanziare. Allo stesso modo la pensavano tutti i casalesi, che hanno saputo utilizzare la politica, le sue vanità e il suo bisogno di denaro». Vassallo afferma che la camorra crea il politico e poi lo utilizza. Questi forse pensa di poter fare lo stesso, quando in campagna elettorale accetta l’appoggio e il pacchetto di voti gentilmente offerto durante le cene e gli incontri. Ma poi scopre qual è la posizione da seguire e la volontà da assecondare, pena la vita, e si “accontenta” del denaro.

Negli anni in cui Vassallo ha costruito la sua fortuna lavorare con i rifiuti era più conveniente, dal punto di vista legale, che trattare droga o armi. Non erano previste pene se non irrisorie e molti reati non erano proprio contemplati dal codice e anche quando il governo ha provato a fare la voce grossa, sequestrando e commissariando, per il “manager dell’immondizia” e per i suoi soci la pacchia è continuata. Provvedimenti che facevano acqua da tutte le parti, leggi aggirabili con facilità e agevolazioni di cui hanno potuto usufruire gli stessi per cui la macchina del commissariamento si era mossa. «I nostri affari continuavano a lievitare, eppure lo Stato ci aveva dichiarato ufficialmente guerra».

Lo Stato, quello stesso che a ogni occasione elargisce fiumi di fondi pubblici che seguono sempre la stessa direzione e finiscono sempre nelle stesse tasche. Mafiosi, criminali, onorevoli, tecnici e imprenditori pronti a ricevere e amministrare soldi e potere a qualunque costo. «Oggi, quando leggete che un imprenditore ride di una disgrazia, inorridite: pensate che sia un mostro, un’eccezione. Non è così: i guai degli altri hanno sempre portato denaro a chi ne sa approfittare».

L'Italia infuocata dai rifiuti nel libro-confessione di Gaetano Vassallo

“I guai degli altri hanno sempre portato denaro a chi ne sa approfittare” e il 23 novembre del 1980 la terra tremò, in Irpinia, con migliaia di vittime e di sepolti vivi che per ore, per giorni addirittura, sprigionavano flebili lamenti nella speranza che la terra che li aveva inghiottiti sibilasse la loro voce e indicasse ai soccorritori la via per liberarli. Solo che ad ascoltarli non c’erano i soccorritori ma solo i loro parenti, stremati dalla paura e dal dolore, che hanno scavato a mani nude, spesso invano. E mentre ciò accadeva in Irpinia, da Roma giungevano le scuse per non aver capito la gravità dell’accaduto. «Dalle nostre parti non ci furono vittime: i nostri morti vennero dopo, quando si trattò di dividere quella magnifica torta chiamata “ricostruzione”. 60 miliardi (di lire, ndr) da dividere tra costruttori, politici e clan».

In appendice al testo viene riportata anche la consulenza tecnica del geologo Giovanni Balestri, datata Firenze, 1° giugno 2010, che riporta la classificazione e la datazione degli sversamenti di rifiuti effettuati nelle località Masseria del Pozzo, Schiavi, San Giuseppiello (Giugliano); nei terreni siti lungo la SP Trentola-Ischitella (Trentola) e a Torre di Pacifico (Lusciano); nei siti posti sotto sequestro a Castel Volturno e nei precedenti sequestri effettuati in località Scafarea (Giugliano). Il geologo Balestri ha calcolato che, se non si provvede per tempo a sminare il territorio dai veleni sepolti, entro il 2064 saranno compromesse anche le falde acquifere. «E allora non ci sarà più niente da fare».

L'Italia infuocata dai rifiuti nel libro-confessione di Gaetano Vassallo

“E allora non ci sarà più niente da fare”. Una ragione in più per fare tutto il possibile affinché le falde acquifere vengano preservate dalla contaminazione. Questo potrebbe essere il cambiamento di cui parla la De Crescenzo, potrebbe essere il segnale, reale e tangibile, di uno Stato che ha deciso di cambiare, di abbattere l’impunità e la corruzione. Di salvare la nazione partendo dal territorio. Di aiutare la popolazione donandole il giusto ambiente in cui vivere. Utilizzare denaro e potere per qualcosa che sia di pubblica utilità. Perché se i veleni sparsi nei terreni “infuocati” dell’Italia intera bruciano le falde acquifere neanche il potere e il denaro potranno servire e il nostro sarà un Paese vinto dall’immondizia.

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«Dai rifiuti veniva un miliardo (di lire, ndr) al mese e nessuno voleva rinunciare alle azioni della “Monnezza SpA”». Se non fosse stato costretto, forse neanche Gaetano Vassallo lo avrebbe fatto eppure, da un giorno all’altro, la sua vita è cambiata e da “manager dell’immondizia” si è ritrovato collaboratore di giustizia prima e carcerato poi, messo alle strette dalle accuse che si era fatto da solo. Neanche lui forse aveva mai immaginato di diventare autore di un libro dove racconta tutto ciò che aveva fatto per lasciarsi la povertà alle spalle. Così vi ho avvelenato di Gaetano Vassallo, con Daniela de Crescenzo, è un libro urticante ma è necessario leggerlo. Conoscere per capire. Forse questo è l’unico modo per non sbagliare, ancora.

http://www.sulromanzo.it/blog/l-italia-infuocata-dai-rifiuti-nel-libro-confessione-di-gaetano-vassallo

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“Reality Crime” di Lafani e Renault (Sperling&Kupfer, 2014)

27 mercoledì Ago 2014

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FlorianLafani, GautierRenault, racconto, RealityCrime, recensione, SperlingKupfer, thriller

“Reality Crime” di Florian Lafani e Gautier Renault

Reality Crime
La casa editrice Sperling & Kupfer con Reality Crime di Lafani e Renault lancia la nuova collana di “thriller a puntate”, disponibile solo in formato e-book. In lingua italiana è reperibile nella versione tradotta da Claudia Lionetti. Il primo episodio della serie è gratuito, gli altri tre sono acquistabili online a € 1,99 ciascuno, prezzo accattivante anche se va tenuto presente che parliamo di testi brevi che hanno una lunghezza media di trenta pagine.

È un esperimento, quello tentato da Sperling & Kupfer, che tutto sommato si presenta come la trasposizione digitale dei romanzi cartacei a puntate del secolo scorso. Infatti Reality Crime #1 e #2 non danno informazioni sufficienti per comprendere appieno lo sviluppo e soprattutto l’epilogo della vicenda: per avere il quadro chiaro il lettore interessato dovrà per forza comprare gli altri e-book. Vista la lunghezza complessiva dell’opera, che supera di poco il centinaio di pagine, chi vi scrive avrebbe di gran lunga preferito leggerlo in versione integrale piuttosto che a spizzichi e bocconi.

L’incipit di Reality Crime #1 ci porta a conoscere la vita apparentemente ordinaria di Colin, professore universitario di origini inglesi ma trapiantato in Giappone, e di sua moglie Yukio. Una relazione extraconiugale dell’uomo sembra innescare una serie di eventi nefasti che lo condurranno in una specie di prigione in mezzo al nulla, ostaggio delle sue paure prima che dei suoi carnefici. Colin Stearl si ritroverà, suo malgrado, recluso in qualche punto imprecisato nel Territorio del Nord del bush australiano che invece era stato il luogo prescelto da George, un altro personaggio, per cercare di salvarsi dalla malattia che lo aveva colpito e la cui causa, il proprio lavoro, poteva essere annientata solo con un totale isolamento in un luogo non contaminato dagli eccessi della “civilizzazione selvaggia”.

Se da un lato Colin sarà costretto a fare i conti col fatto che la vita può essere altrettanto dura e crudele quanto la guerra da cui ha cercato per anni, inutilmente, di fuggire, Georgescoprirà che, purtroppo, anche i luoghi più remoti non sono sfuggiti all’ingordigia dei fomentatori del “progresso a ogni costo” che nella realtà si concretizza con un’estesa cementificazione e con l’inquinamento del suolo, dell’aria e delle falde acquifere circostanti.

Reality Crime

Sull’intera vicenda incombe minacciosa la figura enigmatica di Alban M., titolare dell’account social prima e del sito internet poi su cui viene postato il video incriminante della segregazione e dell’uccisione dei prigionieri, tra i quali c’è Erasmus, amico di Tom, community manager di una società londinese, il quale è tra i primi a lanciare l’allarme di quanto sta accadendo proprio perché contattato dal suo amico. Nel momento in cui sarà tragicamente chiaro a tutti che non si tratta di uno scherzo, entrerà in gioco anche la GCHQ, l’unità operativa inglese contro la cybercriminalità.

Il ritmo della narrazione di Reality Crime è molto incalzante; in poche sequenze Lafani e Renault riescono a catturare l’attenzione del lettore e a mantenerla per l’intera sezione. Disorienta un po’, invece, il continuo e repentino altalenare da una scena all’altra, da un capo all’altro del mondo. A chi legge viene dato appena il tempo di entrare nella scena, figurarsi i protagonisti, assaporare la storia che già il tutto viene interrotto in modo brusco per essere trasportato altrove o perché la sezione del libro è terminata. Questo dispiace perché la vicenda e la capacità espositiva degli autori hanno un potenziale altissimo.

Nel libro di Florian Lafani e Gautier Renault la realtà virtuale diventa teatro di un crimine reale e il social Facebook la piattaforma del macabro lancio pubblicitario dello stesso. Tutto ciò induce il lettore a porsi degli interrogativi sulla funzione sociale delle community e sul fatto che si possano postare video integrali di delitti commessi o in atto senza che un preventivo controllo tuteli magari dei minori che vi incappino, anche in maniera accidentale. Spinge a riflettere sulla distanza virtuale dagli autori di detti crimini che può corrispondere o meno a una distanza fisica. Ma soprattutto porta chi legge a chiedersi fin dove possa arrivare la crudeltà degli uomini verso i propri simili e quanto gravi possano diventare le conseguenze.

Gli argomenti assolutamente attuali, la capacità narrativa e le riflessioni sulla società contemporanea rendono la scrittura degli autori interessante. Di sicuro una valida alternativa al fantasy o al giallo nell’accezione classica del termine, essendo indirizzata a un pubblico giovane questa nuova sequenza narrativa a puntate: Reality Crime di Lafani e Renault.

http://www.sulromanzo.it/blog/reality-crime-di-florian-lafani-e-gautier-renault

 

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