Con La nebbia sale dalla terra (Arkadia, 2026, pp. 120, €14) Antonella Presutti porta il lettore in un Molise al contempo reale e immaginario. Una realtà che appare sospesa, confusa, misteriosa, avvolta da una nebbia che porta con sé gocce di vita passata. Personaggi di oggi che si fondono e si confondono con figure di un passato che non solo ha generato il presente ma sembra artefice anche del futuro che verrà.
Il luogo dove Presutti ambienta la sua storia è un’antica dimora di campagna situata tra Salcito e Bagnoli, circondata da un florido giardino che affaccia sul Trigno. Un luogo sospeso tra passato e presente. Un’ambientazione perfetta per il racconto dell’autrice.
Il testo pubblicato da Arkadia Editore è una nuova versione del romanzo uscito già nel 2020 con Emersioni. Un libro che nasce intorno al luogo apparso all’autrice perfetto dopo averlo a lungo cercato, esplorando contrade e cascine della sua terra, dimenticata, dove non si incontra alcuno se non ne mesi estivi, dove il tempo diventa incuria e ogni cosa sembra destinata all’oblio.
Quasi per caso Presutti scopre la scrittura di Lina Pietravalle e se ne innamora, affascinata dal trasporto che ingenerava in lei la lettura di quelle pagine che raccontavano di un tempo andato, con altri odori e sapori e colori. Da qui ne è nata la passione per la ricerca di luoghi sempre più reconditi, dimenticati, abbandonati. Farli rivivere attraverso le sue storie, ricche di personaggi che sembrano avere e mantenere un legame con il territorio ma per certo lo hanno con la stessa autrice che si è divertita a modellarli secondo innumerevoli declinazioni.
La nebbia sale dalla terra si apre con una citazione di Edna O’ Brien: La storia cambia a seconda di chi la racconta.
La storia raccontata dai personaggi di Presutti cambia molte volte anche in conseguenza dell’impronta marcata e decisa che l’autrice ha voluto dare loro e, di conseguenza, alla storia stessa. Oppure il contrario.
Un romanzo corale come quello di Presutti che narra una vicenda a cavallo tra passato e presente, è una forma narrativa studiata proprio affinché la polifonia – ovvero la presenza di molteplici punti di vista narranti – sia di aiuto al lettore nella comprensione del legame che unisce il presente al passato e di come quest’ultimo influenzi i destini individuali e collettivi.
Pensando alla Letteratura italiana il romanzo corale che subito sovviene alla mente è I Malavoglia (1881) di Giovanni Verga strutturato in modo tale che l’impersonalità dell’anonimo “narratore popolare” lasciasse spazio al vero protagonista del libro: la comunità intera di Aci Trezza. Nel libro di Presutti l’impersonalità del narratore viene a mancare ma il continuo salto temporale tra passato e presente aprono il passaggio al vero protagonista del romanzo: il Molise.
Come Verga contrappone i valori arcaici e solidi della famiglia Malavoglia alla modernità disgregatrice e pervasa di interesse personale del resto del villaggio, allo stesso modo Presutti sembra contrapporre il pensiero e l’intensità di idee di personaggi e scrittori del passato, in particolare Lina Pietravalle, all’aridità del pensiero contemporaneo intriso di incuria ed egoismo.
Non sembra trattarsi di semplice nostalgia o, per contro, arida critica alla contemporaneità quanto, piuttosto, l’esternazione di una ricerca continua che l’autrice sta conducendo e che la porta a indagare oltre al presente anche il passato.

Articolo pubblicato su Satisfiction.eu
© 2026, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).