• Bio
  • Contatti
  • Curriculum

Irma Loredana Galgano

Irma Loredana Galgano

Archivi tag: Marsilio

Nikolai Prestia, La coscienza delle piante

26 martedì Nov 2024

Posted by Irma Loredana Galgano in Recensioni

≈ Lascia un commento

Tag

Lacoscienzadellepiante, Marsilio, NikolaiPrestia, recensione, romanzo

Smarrimento, confusione, incredulità, paura. Sono questi i sentimenti che il protagonista del libro, Marco, lascia trasparire, fin dalle prime battute, al lettore che legge il resoconto di un ricovero in pronto soccorso attraverso gli occhi e la mente di colui che, fin da subito, realizza di essere uno dei tanti. Dei troppi in realtà. Marco si trova ancora sulla barella dell’ambulanza perché i posti letto sono finiti, o meglio sono tutti occupati. È ancora incredulo ed evita l’interazione con gli altri degenti. Cerca di fare scudo e si isola, di nuovo. Perché, in fondo, è proprio la solitudine ad averlo condotto in quel luogo. Una solitudine che ha origine non dall’essere o dal sentirsi realmente solo, bensì dal sentirsi inadeguato. Un disagio che non è solo di Marco ma di tutti, perché si tratta di un vero e proprio disagio generazionale e sociale. Un disagio che diventa rabbia allorquando si realizza di vivere un’epoca in cui il risultato vale più del percorso, e dove la velocità è l’unico parametro con il quale tutti, più o meno consapevolmente, giudichiamo il successo.

Quando la fase acuta del suo attacco di panico è rientrata, Marco comprende di dover fare i conti con la propria coscienza, affrontare i traumi del passato. L’unico vero modo per poter guardare con certezza e sicurezza al futuro. Ma per farlo, ha bisogno non dell’ultima bensì delle ultime quattro sigarette, dopodiché si ripromette di smettere di fumare. Questo passaggio non può non sollecitare la mente del lettore al ricordo del celeberrimo personaggio alle prese con la propria coscienza e con l’ultima sigaretta.

Il problema di fondo del protagonista de La coscienza di Zeno di Italo Svevo non sembra essere il vizio del fumo in sé ma l’incapacità di tenere fede ai buoni propositi. Così egli acquista i tratti dell’inetto sofferente di una malattia morale, incapace di assumersi alcuna responsabilità, un antieroe, un perdente, come indica il suo atteggiamento rinunciatario.1 Ma il romanzo scritto da Svevo non è la storia di Zeno Cosini, bensì la storia che egli racconta. La coscienza di Zeno include dure racconti: quello dell’analista e quello di Zeno. Ma il primo, incastonando il secondo, dà all’insieme un senso particolare: il libro ci dice questa è la storia che Zeno racconta e non questa è la storia di Zeno.2 Un esempio di metanarrativa le cui regole interpretative si possono utilizzare anche nell’analisi del libro di Prestia: La coscienza delle piante non è il racconto della vita di Marco bensì il racconto che egli fa della sua vita attraverso la sua coscienza. 

Svevo si è spesso rivolto alla letteratura non come semplice mezzo di evasione dalla realtà, ma come vero e proprio strumento conoscitivo con il quale esplorare e spiegare la natura umana e la vita. Egli è convinto che la mente e il comportamento umani abbiano molte caratteristiche universali che si osservano in tutti gli individui a prescindere dalle contingenze storiche, sociali e culturali delle loro vite, e che molte dinamiche sociali umani riflettano la competizione (che egli chiama “lotta”) per la sopravvivenza e per la riproduzione.3 Una competizione difficile da affrontare per il protagonista del romanzo di Prestia al punto che egli si nasconde dietro una vita immaginata, sognata, mentita, perché costruita intorno alle menzogne che racconta allo scopo di nascondere i fallimenti. O meglio quelli che la società identifica come tali e che ricadono su di lui come macigni. 

Zeno Cosini aveva scelto il distacco ironico come terapia per l’ineludibilità della natura umana, Marco tenta invece la strada della confessione e, dinanzi al suo terapeuta, si apre al racconto vero della sua coscienza.

L’adolescente ha fame di esperienza, è animato da una voracità psicologica che lo spinge a vivere la sua realtà esistenziale con irruenza, con la percezione di non esserne mai sazio; l’adulto, invece, ha bisogno di digerire, ovvero di accettare la sua dose di esperienza assimilata per renderla conforme a una realtà che scopre essere “altro da sé”, una realtà di cui non può disporre in modo indiscriminato, onnivoro: l’adulto che non riesce in questo adattamento, restando adolescente, ancora affamato, rientra nell’ambito del patologico. Gli adolescenti di un secolo fa, pur apparendo ribelli agli occhi degli adulti, venivano da questi ridotti alla sottomissione, al rispetto della volontà dei padri imposto con la forza. Oggi le dinamiche sono cambiate. Da alcuni decenni il mito dominante in Occidente, e ormai si può dire in tutto il pianeta, è quello di Narciso. L’Ideale dell’Io ha più spazio nella dimensione psichica della persona rispetto al Super-Io. L’adolescente, distratto da uno scontro con un adulto che non si oppone alla sua individuazione con la forza, si specchia nel confronto intenso con i suoi pari. Vivono insieme la loro crescita, non più ristretti nel contesto familiare, danno sfogo alla loro fame di esistenza, vivono emozioni e sentimenti, condividono la loro energia vitale senza più le forme repressive dell’epoca precedente, eppure la frattura resta, resta l’incomprensione fra adulti e adolescenti, e persiste un disagio evidente vissuto dagli adolescenti.4

Le trasformazioni sociali e culturali che, da oltre un trentennio, stanno caratterizzando la struttura delle società occidentali hanno contribuito, tra le altre cose, ad accentuare la rilevanza del cosiddetto “disagio giovanile”, la cui diffusione è stata favorita sia dai profondi mutamenti intervenuti nella struttura delle relazioni sociali (in larga parte legati all’avvento della società digitale), sia dalle difficoltà che, in seguito alla crisi economico-finanziaria della fine degli anni duemila, hanno interessato alcune parti della popolazione, con accentuazione delle diseguaglianze e amplificazione delle incertezze, non solo lavorative, legate al passaggio dei giovani all’età adulta. Le cause sociali (come quella del disagio giovanile) sono a volte strumentalizzate per legittimare cambiamenti che di fatto potrebbero inasprire le disuguaglianze, anziché ridurle.5Gli studenti universitari sembrano sentire sempre più la pressione sociale, le aspettative familiari e la paura del fallimento. «Non siamo più disposti ad accettare senso di inadeguatezza, depressione o persino suicidi a causa delle condizioni imposte da un sistema malato che baratta la persona con la performance», sono state le parole di una studentessa all’inaugurazione dell’anno accademico all’Università di Ferrara nel 2023. Un aspetto evidenziato dagli studenti, in termini negativi, è la percezione che all’Università si faccia riferimento a un modello di prestazione che fa sentire molto a disagio chi è fuori corso.6

Isolamento volontario o indotto, aspettative reali o presunte dei genitori, senso di vergogna e inadeguatezza sono tra i sintomi principali del malessere provato dagli studenti che vivono il percorso universitario come un vero e proprio insuccesso. Ed è esattamente intorno a queste tematiche che Nikolai Prestia ha costruito la struttura portante de La coscienza delle piante. Un libro che parla di un percorso interrotto e poi ripreso (quello universitario) e di un altro percorso (quello terapeutico) che Marco intraprende per analizzare non tanto il primo quanto il suo essere interiore, il tutto in un libro che è esso stesso un percorso che conduce il lettore ad analizzare luci ed ombre di una società che progredisce è vero ma che a volte lo fa nel verso sbagliato.

Il libro

Nikolai Prestia, La coscienza delle piante, Marsilio, Venezia, 2024. 


1I. Svevo, La coscienza di Zeno, Dall’Oglio, Milano, 1981.

2P. Jedlowski, R. Màdera, Racconti di racconti. Una conversazione, Mimesis Edizioni, Milano-Udine, 2014.

3F. Suman, Scienza e letteratura: la natura umana nei romanzi di Italo Svevo, IlBoLive – Università di Padova, 2019.

4P. Di Biagio, L’eterna storia del disagio giovanile nell’era di Internet. Come evolvono le dipendenze patologiche, link – Rivista Scientifica di Psicologia, volume ½ 2019.

5CNG, Il disagio giovanile oggi – Report del Consiglio Nazionale dei Giovani, Sapienza Università Editrice, 2022.

6L. Mannino, Stress da università, STATE OF MIND di inTHERAPY, 2023.



Articolo pubblicato su LuciaLibri


Disclosure: Per le immagini, tranne la copertina del libro, credits www.pixabay.com


LEGGI ANCHE

Paolo Jedlowski, Romano Màdera, Racconti di racconti. Una conversazione

Franz Kafka, Max Brod, Un altro scrivere. Lettere 1904-1924

Sogni e solitudine: “Le notti bianche” di Dostoevskij

La solitudine dell’esistente: il tempo di ritrovare se stessi


© 2024, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Muoversi tra gli specchi per indagare il mondo e se stessi. “Il logista” di Federica Fantozzi

21 martedì Mar 2017

Posted by Irma Loredana Galgano in Interviste

≈ Lascia un commento

Tag

Darknet, FedericaFantozzi, Illogista, internet, intervista, Italia, Marsilio, Occidente, Oriente, paura, Rete, romanzo, terrore, Terrorismo

Muoversi tra gli specchi per indagare il mondo e se stessi. “Il logista” di Federica Fantozzi

Da poco pubblicato da Marsilio, Il logista di Federica Fantozzi è un romanzo dal ritmo incalzante, dalla narrazione forte che alterna suspence e descrizione, azioni statiche e scene di immediato impatto emotivo e sensoriale… elementi tutti che concorrono a definire l’ottima struttura di un libro che può servire al lettore a dare grandi input di riflessione sulla società, sulla malvagità, sulla criminalità e il terrorismo, sulle relazioni con il mondo esterno e con se stessi.

Ne abbiamo parlato con l’autrice nell’intervista che gentilmente ci ha consesso.

Il logista sembra contrapporre due mondi, quello arabo e quello occidentale, e due realtà, quella del benessere e quella della disperazione. Perché ha deciso di scrivere questo libro?

In realtà la disperazione è ovunque, tra i ricchi come tra i poveri. Il benessere può mascherarla ma non eliminarla. A me non interessava contrapporre il mondo arabo a quello occidentale bensì indagare i motivi che attirano sempre più persone giovani nella rete del terrorismo. E non sono convinta che la ragione principale sia la povertà: è il vuoto dentro. La solitudine, l’assenza di prospettive, lo sfilacciarsi dei legami familiari e sociali. Un cocktail micidiale che rende la vita priva di significato e, dunque, inutile. Infatti il jihadismo, come il terrorismo degli anni ’70, comincia a fare presa anche sui ceti sociali più elevati.

Agli occhi degli Occidentali, dai tempi delle Crociate contro gli infedeli, il mondo arabo e l’Islam vengono caricati continuamente di simboli misteriosi e negativi. Nel testo lei riprende l’immagine dello scorpione e il lettore viaggia attraverso il tempo e i continenti dalla Gran Bretagna all’antico Egitto, passando per l’Italia e il Medio Oriente. Il suo scopo è rimarcare il filo conduttore che lega insieme popoli e culture oppure quello di delineare le peculiarità che hanno contraddistinto i vari popoli e che ancora lo fanno?

Lo spunto è stato quello a cui lei fa riferimento: l’Islam è stato associato allo scorpione, a sua volta simbolo del maligno e dell’oscurità, all’epoca delle Crociate. Quando i cristiani, immersi nella sfolgorante luce di Dio, combattevano gli infedeli musulmani. Come fa notare Adam a un certo punto del romanzo, nella storia le prospettive cambiano e adesso è la Jihad a dare la caccia a chi non conosce né pratica il Corano. Credo che ogni lettore debba trarre le proprie conclusioni, io ho solo voluto raccontare una storia. Ma certo, nel nome delle diverse religioni attraverso i secoli sono state perpetrate molte nefandezze.

LEGGI ANCHE – L’Isis, versione ultravioletta e macabra dell’Occidente. Intervista a Francesco Borgonovo

Ne Il logista lei racconta, attraverso gli occhi della protagonista, una Roma decadente. Quali ragioni l’hanno spinta a rappresentare in questo modo la Capitale d’Italia?

La cosa divertente è che non avevo intenzione di rappresentare Roma in quel modo: sporca, insicura, decadente. È semplicemente uscita così, pagina dopo pagina. Me l’ha fatto notare per prima una persona a cui avevo fatto leggere le bozze e ho deciso di renderlo un elemento forte della narrazione. Il punto è che, da romana, evidentemente percepisco così la mia città. È un dato apolitico, non attribuisco la colpa esclusivamente a questo sindaco piuttosto che al precedente, ma resta la spiacevole sensazione che tale degrado si trascinerà a lungo.

Muoversi tra gli specchi per indagare il mondo e se stessi. “Il logista” di Federica Fantozzi

Il Male nascosto dietro lo scorpione è l’estremismo islamico di matrice jihadista. Ma l’Isis è il Male assoluto oppure viene considerato tale perché irrompe con la forza nel mondo occidentale?

È vero, e profondamente ingiusto, che noi tendiamo a considerare l’Isis come il Male assoluto solo quando tocca le nostre società. Mentre le stragi di donne e bambini in Iraq, Afghanistan, Sri Lanka o Somalia passano spesso inosservate. È altrettanto vero che il dolore, le emozioni potenti, la solidarietà, difficilmente attraversano il video del piccolo schermo. Personalmente, ho deciso di scrivere il romanzo dopo essere stata inviata dal mio giornale, «l’Unità», a Parigi nei giorni successivi al massacro del Bataclan. Una settimana durissima e commovente. Senza quell’esperienza vissuta dal vivo forse non avrei avuto la spinta necessaria per raccontare Il logista.

C’è stato un tempo e neanche troppo lontano in cui gli jihadisti erano considerati, da americani e occidentali, “i nostri eroi” perché combattevano per sconfiggere “l’Impero del Male” rappresentato dai sovietici che avevano invaso l’Afghanistan. Poi sono diventati i “barbari” che hanno portato il terrorismo nel cuore dell’Occidente. Quanta responsabilità occidentale c’è, secondo lei, nell’esplosione dello “scorpione jihadista”?

L’Occidente ha responsabilità fortissime, basti pensare anche a Bin Laden e Saddam Hussein. Non c’è dubbio che l’espansionismo politico, lo sfruttamento da parte di pochi delle risorse globali, le crescenti diseguaglianze che la Rete rende immediatamente percepibili siano alla base di moltissimi conflitti del nostro tempo. Si tratta però di temi che servirebbe un’enciclopedia e non un romanzo per sviscerare. E io, invece, ho voluto creare alcuni personaggi lasciando al lettore il compito – e, spero, il piacere – di indagare se hanno o meno un cuore di tenebra.

Muoversi tra gli specchi per indagare il mondo e se stessi. “Il logista” di Federica Fantozzi

LEGGI ANCHE – Perché Putin ci fa paura? Intervista a Giulietto Chiesa

Ne Il logista la protagonista Amalia Pinter da cacciatrice si scopre preda in un vorticoso andirivieni di azioni e suspense che caratterizzano e definiscono il ritmo incalzante del libro. La sua idea sembra essere stata quella di creare un gioco degli specchi. Si può ipotizzare una situazione simile anche per l’attuale scenario geopolitico euro-occidentale e medio-orientale?

Ma certo. Siamo tutti cacciatori e prede allo stesso tempo. Ci illudiamo di controllare il gioco, ma il rischio di venire usati, incastrati o manipolati è dietro l’angolo. Questo vale in ambito geopolitico (pensiamo ai sospetti che la Russia abbia condizionato le elezioni americane o al potere dell’Fbi rispetto alla Casa bianca), economico (lo scandalo Dieselgate o i Panama Papers) e personale. Quest’ultimo è l’aspetto che mi fa più paura: i falsi profili che creano identità parallele, le foto rubate e divulgate in oscuri gruppi Facebook, l’esistenza stessa di Darknet.


http://www.sulromanzo.it/blog/muoversi-tra-gli-specchi-per-indagare-il-mondo-e-se-stessi-il-logista-di-federica-fantozzi

© 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Sostieni le Attività di Ricerca e Studio di Irma Loredana Galgano

Translate:

Articoli recenti

  • Antimeridionalismo e razzismo culturale: l’evoluzione del concetto di razza da Lombroso e Niceforo ai nostri giorni nello studio di Vito Teti
  • Francesco Bennardis, Il momento giusto
  • Israele e Palestina: il sonno della ragione
  • Indonesia: il genocidio umano e politico dimenticato di un paese che è diventato un gigante
  • Più in là del silenzio: la comunicazione oltre il linguaggio verbale nell’opera di Guarducci e Milandri

Archivi

Categorie

  • Articoli
  • Interviste
  • Pubblicazioni Scientifiche
  • Recensioni

Meta

  • Accedi
  • Feed dei contenuti
  • Feed dei commenti
  • WordPress.org

Proudly powered by WordPress

Questo sito utilizza i cookie per migliorarne l'esperienza d'uso. Continuando la navigazione l'utente ne accetta l'uso in conformità con le nostre linee guida.