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Irma Loredana Galgano

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“Monasteri del Terzo Millennio” di Maurizio Pallante (Edizioni Lindau, 2014)

22 venerdì Ago 2014

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Lindau, MaurizioPallante, MonasteridelTerzoMillennio, saggio

Maurizio Pallante, Monasteri del terzo millennio

Maurizio Pallante, autore di Monasteri del terzo millennio, edito da Lindau, è il fondatore del Movimento per la Decrescita Felice. Alle conferenze e attività varie sul territorio affianca il suo lavoro di saggista, con lo scopo precipuo di diffondere e far condividere il più possibile le idee del MDF. «La crescita incessante della produzione di merci consentita dalle innovazioni tecnologiche ha indotto a confondere il ben-essere col tanto-avere».

Consumismo, spreco di risorse, inquinamento in tutte le sue forme sono i baluardi da abbattere per Maurizio Pallante, il quale suggerisce in Monasteri del terzo millennio di riprendere vecchi modi di abitare, vecchi modi di vivere, fatti non solo di lavoro, acquisti e corse forsennate contro il tempo, bensì di auto-produzione del necessario, di collaborazione, di rapporti sociali, con i vicini, con i parenti, con gli amici e anche con se stessi… un modo di vivere diverso che egli identifica con quello delle comunità interne ai monasteri del primo e del secondo millennio e dei piccoli paesi, ora per la gran parte disabitati. «Dal punto di vista economico e produttivo, i monasteri erano strutture tendenzialmente autosufficienti. […] Oggi, nelle società industriali, in particolar modo nelle città che ne sono il cuore, nessuno produce nulla di ciò che gli serve per vivere e tutti dipendono dal mercato per ogni esigenza».

Il “tempo” per Maurizio Pallante è stato uno dei principali valori schiacciati e rubati alle persone che hanno finito coll’identificare la propria vita con il lavoro e la rimanente parte di “tempo libero” come un vuoto da riempire con attività “passatempo”. La conseguenza è stata la perdita di spiritualità, intesa non solo come valore religioso ma anche come passione di coltivare il proprio io, le relazioni interpersonali e soprattutto come contemplazione di quanto ci circonda. «Nei sistemi economici finalizzati alla crescita della produzione di merci, i rapporti umani sono mediati dal denaro, per cui diventano impersonali. […] Mentre gli scambi fondati sul dono e sulla reciprocità creano legami sociali, gli scambi mercantili li distruggono. […] La prevalenza della produzione di valori di scambio, oltre a distruggere i legami sociali, modifica anche radicalmente il rapporto degli uomini con il mondo perché scioglie i legami con il territorio».

DopMaurizio Pallanteo un’accurata analisi della società attuale, del sistema economico su cui si basa, delle conseguenze ambientali e sociali che essa sta generando, Pallante indica in una repentina inversione di marcia l’unica alternativa possibile per evitare di soccombere all’inquinamento, all’isolamento ambientale e sociale che caratterizzano il nostro vivere odierno.Per Pallante bisogna «Guardare nello specchio del passato per fare scelte che abbiano una capacità di futuro».

Il cambiamento auspicato da Maurizio Pallantein Monasteri del terzo millennio non è solo quello riferito al riabitare vecchie strutture, i monasteri appunto, ormai in disuso da tempo, o piccoli paesi arroccati per lo più sulle colline della dorsale appenninica, ma dare vita anche a nuove comunità abitative dove il motore dell’economia sarà rappresentato non dal denaro ma dalla solidarietà reciproca, dal dono, dallo scambio e dalla collaborazione. Dal 7 settembre 2013 a Vicofertile di Parma è iniziata la costruzione del primo agrivillaggio italiano, che ospita anche la Scuola della Decrescita Felice. Lo scopo è quello di «ottenere un’impronta ecologica uguale a 1 con un’alta qualità della vita e un costo della vita inferiore alla media». L’agrivillaggio di Vicofertile sarà realizzato senza finanziamenti pubblici e sperano di completarlo entro aprile del 2015, in concomitanza con l’apertura dell’Expo di Milano, dove verrà presentato come «contributo alla realizzazione dell’obiettivo a cui la rassegna è dedicata: Nutrire il pianeta. Energia per la vita».

Non si tratta solo di  un saggio analitico-descrittivo della società contemporanea, dei suoi problemi e delle loro cause, ma, dal momento che il modo migliore per cambiare il mondo è cambiare se stessi, Monasteri del terzo millennio di Maurizio Pallante è anche una linea guida da poter seguire se si vuole apportare un cambiamento.

http://www.sulromanzo.it/blog/monasteri-del-terzo-millennio-di-maurizio-pallante

© 2014 – 2017, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

Esperance. Una missione per due

03 domenica Ago 2014

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Esperance. Una missione per due di Flavio Standoli, pubblicato in digitale e cartaceo con Createspace, il print-on-demand di Amazon, è un libro interessante e originale a cominciare dall’impostazione della struttura narrativa.

L’autore ha preferito suddividere il testo in tanti brevi passaggi, identificati come capitoli anche se a volte hanno la lunghezza di un paragrafo, per raccontare un episodio, un accadimento, un’azione visti da diverse angolazioni, quelle dell’io narrante che varia a ogni passaggio. In realtà, almeno inizialmente, ciò genera nel lettore una confusione che infastidisce la lettura ma perseverando e andando avanti si viene ricompensati dall’infittirsi dell’intreccio e dal lento ma intenso sviluppo della storia.

L’ambientazione si staglia da un piccolo paese dell’Italia del Nord alle distese di terra bruciata del Senegal dove si trova la missione cristiana Esperance passando per le favelas di Rio de Janeiro.

«Trasformare le persone è impossibile, e questo vale in tutto il mondo.»

La povertà, che diventa occasione di ricchezza per chi non si fa scrupolo di sfruttare qualsiasi cosa e chiunque pur di raggiungere il suo scopo, che nella gran parte delle situazioni equivale a ricchezza e potere. L’ipocrisia, di chi ritiene basti disporre di un’ingente somma di danaro per cambiare il mondo. Esemplari i passaggi in cui l’autore si sofferma sull’incredula constatazione di don Mario, il quale pensava di essere l’unico ad aver compreso il senso e lo scopo della missione e a conoscere i metodi giusti per portarla avanti, pur rimanendo in Italia. Solo nel momento in cui le dolorose circostanze lo conducono in loco realizza che non è tanto e non è solo il denaro il motore della missione e che se non ci fosse la caparbia determinazione dei volontari, su cui non avrebbe scommesso un centesimo, i finanziamenti non avrebbero fatto altro che aumentare l’ingordigia di chi sfrutta tutto ciò per i propri traffici, illeciti, che hanno il sapore amaro della guerra.

«Il piccolo italiano le ha fatto aprire gli occhi, non è la carenza di risorse a far morire i sogni.»

 

 

 

 

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“I Buoni” di Luca Rastello (Chiarelettere, 2014)

23 mercoledì Lug 2014

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Chiarelettere, Ibuoni, LucaRastello, monocolooccidentale, Occidente, Oriente, recensione, romanzo

Luca Rastello, I buoni

A marzo di quest’anno Chiarelettere ha pubblicato la prima edizione de I buoni di Luca Rastello. Un romanzo che si impone nella mente del lettore fin dalle primissime battute: penetranti, intense, a volte ambigue e apparentemente incomprensibili. Va letto tutto, fino in fondo, va assimilato per poter essere davvero capito. Il registro utilizzato dall’autore è quello del linguaggio parlato e trattandosi di un misto di lingue, almeno all’inizio, c’è il rischio di perdersi nei meandri del percorso costruito ad arte da Rastello; percorso che condurrà il lettore fino alla riga più nascosta, lasciandolo poi libero di comprenderne il significato reso ormai evidente.

Nella prima parte l’autore ci porta a conoscere i posti più ignoti di una città che a noi sembra tanto lontana come le persone che la abitano. Un luogo accessibile solo agli autoctoni e agli operatori umanitari i quali, sotto l’egida del Cristianesimo, si spingono sempre più oltre nel loro cammino che dovrebbe condurli alla salvezza, non solo propria ma di tutte le anime incontrate, aiutate, soccorse, salvate. Già. Dovrebbe. Invece quello stesso mondo sotterraneo di malattie, di violenza, di soprusi, di aggressioni verbali e fisiche, di imbrogli, di ricatti… lo ritroviamo pari pari all’interno del palazzo di cristallo, la sede della ong internazionale di cui fanno parte i protagonisti, un colosso del volontariato umanitario, l’ennesimo fallimento della società occidentale moderna.

«Abbiamo bisogno di convivere con il male, fingendo di combatterlo, abbiamo bisogno di accettare un mondo inaccettabile che ci stritola, e abbiamo bisogno di abitarlo sotto anestesia». Si sa, lo sanno tutti ormai, che non è possibile credere veramente di salvare il mondo e i suoi abitanti con le donazioni, eppure è l’unica cosa che riscuote ancora successo. Ci sono quelli che pensano di lavarsi la coscienza donando uno, due, cinque, otto, dieci euro o anche di più, magari riuscendo a detrarre dalle tasse qualcosa, e quelli che spalancano le braccia a questi donatori famelici di riscatto, che si proclamano i salvatori delle anime perse. I moderni pastori che accolgono nel loro gregge i più bisognosi, a patto che i donatori non cessino mai di donare altrimenti non se ne fa più nulla.

«Lascialo stare, don Silvano. Lui si nutre del disperato bisogno di conciliazione che nasce dalle nostre vite in cattività. Lui è la forma del mondo com’è». Ed ecco che questo esercito di anime da salvare, da redimere, diventa una grossa opportunità di business, una macchina che macina soldi e potere. Andrea Vitaliano, operatore umanitario, e Mauro Bulgarelli, fotografo, iniziano la loro avventura incontrandosi nel Centro che accoglie i bambini di Singurei, vittime di un’epidemia assurda di AIDS che li ha colpiti tutti, proprio loro, figli di genitori sani. Il perché lo si comprende in seguito. Incontrano Aza nella città degli invisibili, piena di mondi sotterranei, dove lei è cresciuta e da dove ne è uscita, nonostante vi resti legata, come un bimbo alla madre attraverso il cordone ombelicale. Aza, Adrian, sua moglie e tutti gli altri… vite spezzate, stordite, bisognose di aiuto. Eppure, quando la ragazza arriva in Italia, sembra essere la più equilibrata all’interno del gruppo degli operatori della sede centrale dell’organizzazione di don Silvano.

Luca Rastello

Azalea, Aza oppure ancora Lea, a seconda di chi la chiama, in un batter d’occhio da profuga diventa un’opportunità per chi, anche inconsciamente, continua a pensare di essere parte del mondo dei giusti, dei forti, dei popoli evoluti… dei buoni. Nel libro di Rastello l’onere del riscatto se lo accolla per intero Adrian, ma nella vita reale sembra ancora che queste persone siano degli ingrati, dei ladri, degli assassini, dei drogati… i cattivi.

L’autore si sofferma anche nel racconto di tragici fatti di cronaca italiana che aiutano il lettore a mettere nella giusta prospettiva il mondo occidentale e i suoi abitanti. Anche Torino mostra i suoi cunicoli sotterranei, nascosti, con i suoi abitanti che brulicano e vivono all’ombra di un mondo che non sa fare di meglio che dimenticare, o fingere di ricordarli. «Le lacrime della città operaia per i suoi figli. Figli invisibili ormai. Forzati, oggi come trenta, quarant’anni fa a cercare, per quanto è possibile, spazi di umanità dentro i ritmi spietati della fabbrica».

I buoni di Luca Rastello è un profondo viaggio nei luoghi dell’Italia e della Romania di cui non si parla mai. È il cammino attraverso il sentiero dell’ipocrisia del mondo. È il racconto di vite spezzate in nome di un Dio che nulla ha a che vedere con la religione e la spiritualità ma che si chiama potere.

http://www.sulromanzo.it/blog/i-buoni-di-luca-rastello

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“Sangue Blu” di Pieter Aspe (Fazi, 2014)

23 mercoledì Lug 2014

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Fazi, PieterAspe, recensione, romanzo, SangueBlu, thriller

SANGUE BLU – PIETER ASPE

Sangue bluContinuano le indagini del commissario Van In e continua la serie a lui dedicata da Pieter Aspe.
In Sangue Blu (Fazi, Giugno 2014), si ritrovano tutti immischiati nei torbidi intrighi di una famiglia un po’ sui generis. Una madre molto felina anche nel nome, Leona, quattro figli, con evidenti segni di disturbo fisico e mentale, e tre uomini che si contendono e si passano l’un l’altro il ruolo di padre. Il fatto che uno dei tre sia l’attuale sire non può che complicare il tutto.
Pieter Van In non si fa intimorire dalle macchinazioni o dai misteri: è il suo lavoro trovare il bandolo anche quando la matassa sembra ingarbugliata all’inverosimile… sarà sua moglie Hannelore a fargli quasi perdere il senno questa volta, costringendolo a collaborare prima e indagare poi col suo primo grande amore, l’uomo a cui ha donato la propria verginità, colui che renderà il commissario talmente geloso da rischiare di fargli perdere la partita.
Il libro è uscito in Italia nella versione tradotta da Alessandra Liberati e racconta di una Bruges silente e rumorosa al contempo, che vive come sospesa tra passato, presente e futuro. Solidamente ancorata alle tradizioni e ai segreti di un tempo andato non può non fare i conti con il correre delle lancette e i cambiamenti irreversibili che si ripercuotono nella mente e nella vita di chi, chiuso tra le mura di antiche certezze, pensa che tutto debba restare immutato e celato.
Un religioso penitente che si auto infligge delle torture per scontare i mali del mondo, si scoprirà poi che non ha mai fatto i conti con i propri. Un re e una nazione intera disposti a tutto pur di proteggere la sua incolumità e i suoi… segreti. Un ragazzo, Valentijn, che non conosce il significato della parola amore.

I libri di Pieter Aspe non deludono mai e Sangue Blu non fa eccezione. In essi trovi il mistero, la suspense, i delitti e le indagini che si cercano nei gialli ma c’è anche dell’altro, come il racconto dettagliato di una società sbagliata, la descrizione minuziosa di ciò che dietro di essa si nasconde e che in segreto la governa. In sostanza trovi ciò che un critico lettore cerca in un libro e ciò che un bravo scrittore sa di doverci mettere.

http://www.thrillercafe.it/sangue-blu-pieter-aspe/

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“Rimorsi” di Marisa Fasanella

12 sabato Lug 2014

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“Rimorsi” di Marisa Fasanella è una raccolta di undici racconti brevi che apparentemente trattano argomenti diversi ma che alla fin fine si ricongiungono tutti in un punto fermo, quello dell’universo femminile, esplorato abilmente dall’autrice non con intento critico o puramente narrativo, bensì con una tale forza da far sembrare la sua scrittura una fotografia, un’istantanea del mondo vivo e reale delle protagoniste dei sui scritti come di un qualsiasi altro essere vivente.

Un mondo che è il Sud, per chi lo conosce e facilmente lo riconosce nei gesti, nelle parole… ma è al contempo un posto qualsiasi in questo mondo che è da sempre, dappertutto, uguale.

La moglie del sindaco, Pomeriggi d’autunno, Nabucco, Il segreto, L’uomo del fiume, La balia, Morsi e rimorsi, Il cuore nelle scarpe, Il custode, La sorella maggiore, Storia di Nina… undici protagoniste rese aride e sterili da «le azioni degli uomini» che «finiscono col diventare le colpe delle donne».

La prefazione è di Stefano Giovanardi e leggendola già si intuisce cosa aspettarsi dal libro, dal suo contenuto come anche dal suo lascito… pensieri che corrono veloci, rimandi a fatti, cronache, esistenze, delitti, omicidi a cui ancora vengono affiancate le parole passione, amore ma che nulla hanno a che vedere con questi sentimenti, come nulla hanno a che vedere con l’essere madre gli infanticidi, appartengono a un mondo lontano tanto sconosciuto ancora quanto esplorato, le malattie, quelle che fanno forse più paura, perché non sono solo fisiche ma mentali.

Un libro, Rimorsi, che in qualche modo preannuncia l’evoluzione del percorso dell’autrice, le sue indagini nell’universo femminile di ogni epoca e luogo. Intenso, profondo, che si fa leggere d’un fiato e non solo per la breve lunghezza, soprattutto per il filo di incredula speranza che tiene legato il lettore a Rachele, Mena, Rosa, Nina e alle altre, senza nome perché come le prime possono essere… sono chiunque.

 

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L’anello d’oro

03 giovedì Lug 2014

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L’anello d’oro, Cristina Bruno (La Ponga Edizioni, 2013)

anello brunoL’anello d’oro (2013, La Ponga Edizioni) è il romanzo d’esordio di Cristina Bruno che lavora nel campo della multimedialità. In effetti nel libro si ritrovano tutte le conoscenze dell’autrice su programmi, apparecchiature elettroniche e sistemi matematici, soprattutto crittografici. Un libro ben riuscito quello della Bruno che oscilla tra lo spionaggio internazionale e la pirateria informatica, il tutto condito dalla nascita di un grande amore sullo sfondo di una Russia nuova, cangiante come i tempi, i governi, le ideologie che si sono susseguite creando l’illusione di radicali “perestroike” quando nella realtà poi il fondo del barile è rimasto immutato e ben ancorato a un ordine preciso, da cui dipendono gli equilibri del Paese e quelli internazionali, il medesimo che cercano di far vacillare Peter e Ksenija, lo stesso che governa il mondo da… praticamente da sempre. L’autrice accompagna il lettore nel criptico mondo dell’informatica e al contempo gli mostra le bellezze e le contraddizioni dell’ex-impero sovietico, le quali, messe al confronto con quelle della potenza d’oltreoceano, rivelano quanto in realtà alla fin fine tutto si può ricondurre ai medesimi errori, frutto delle medesime ambizioni, sbagliate anche quelle, figlie della sete insaziabile di potere. L’anello d’oro si rivela una lettura piacevole, suspense e intrigo sono ben dosati, riescono a creare da subito interesse e a far mantenere al lettore la giusta attenzione.
http://liberidiscrivereblog.wordpress.com/2014/07/03/lanello-doro-cristina-bruno-la-ponga-edizioni-2013-a-cura-di-irma-loredana-galgano/

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“Mosaico a tessere di sangue” di Stefano Di Marino

30 lunedì Giu 2014

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Mosaico a tessere di sangue - Stefano Di Marino

La fama che precede ormai Stefano Di Marino viene confermata leggendo Mosaico a tessere di sangue. Un thriller tutto italiano per ambientazione, trama e sviluppo della storia. Non ci sono gli effetti speciali che tanto piacciono agli scrittori americani (e a molti lettori anche nostrani che sperano di ritrovare nei libri una scenografia cinematografica). Ma non serviva. È la suspense a farla da padrona nelle pagine di Di Marino. Una tensione mista a curiosità che tiene incollato il lettore alle pagine del libro, che si fa leggere come il più riuscito dei thriller, tutto d’un fiato.  C’è quasi per intero il repertorio di genere: un killer seriale, un albergo isolato dove si ritrovano i protagonisti, prigionieri del maltempo e dell’assassino, complici sospettabili e insospettabili, il poliziotto con atteggiamento da duro e quello ligio alla procedura, l’amico burocrate che, assalito dall’impeto del momento, si trasforma in uomo d’azione. Ma soprattutto c’è l’inganno, quello in cui Di Marino si diverte a far cadere anche il più accanito lettore di gialli, il quale non potrà non indirizzare i suoi sospetti sulla donna sbagliata, quella che poi diventerà quella giusta, almeno per i gusti di Franco Belli. Colpisce, inoltre nella scrittura di Stefano di Marino, l’abilità a rendere originale anche il più classico degli scenari, a rendere poco scontato anche il più consueto dei dialoghi… Un thriller senz’altro riuscito sotto ogni punto di vista e una lettura assolutamente piacevole, ovviamente per gli amanti del genere.

Dalla quarta di copertina: Fine estate, litorale pontino. Un poliziotto, ferito nel corpo e nello spirito, una serial killer in fuga, una “strana coppia femminile”, un attempato playboy, una famiglia felice. Tutti in un albergo, l’unico ancora aperto in un panorama incantato e inquietante. Poi, improvvisa, esplode una violenza folle, devastante, dalla quale non si può sfuggire…

http://www.thrillercafe.it/mosaico-tessere-sangue-stefano-marino/

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“Pompei. L’incubo e il risveglio” di Angelo Petrella

17 martedì Giu 2014

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Pompei. L’incubo e il risveglio - Angelo Petrella

Pompei di Angelo Petrella è un tuffo nell’antica Roma, nel periodo in cui l’Impero si estendeva talmente lungo gli assi cartesiani da generare l’idea che inglobasse il mondo intero. Conquistatori, combattenti, soldati, condottieri, senatori… i romani hanno sempre creduto di essere superiori a tutti i popoli incontrati, combattuti, schiavizzati, sterminati.

Non essendo un saggio o un testo storico Petrella si è preso la libertà di romanzare su episodi o personaggi dando ad essi un’impronta particolare, una pendenza che aiuta il lettore nella formulazione del suo giudizio.

In un ambiente fatto di inganni, di soprusi, di sotterfugi, di violenze e di vendette spicca la figura del protagonista, Silano, il suo onore e il suo buon cuore senza enfasi né esagerazioni che l’avrebbero reso stucchevole e forse fuori luogo.

«Grazie per quello che hai saputo darmi. Forse per te non era molto: ma per me è valso una vita…»

È la frase con cui si congeda dal suo unico, vero amore. Sintesi perfetta di un uomo che è tale fino in fondo.

Camma, la cui forza e determinazione, unite al ricordo del suo passato, la rendono eroina di tutti i popoli vittime di guerre assurde giustificate da motivi politici, economici, religiosi, sociali ma che alla fin fine sortiscono tutte i medesimi effetti, devastanti, su persone, uomini, donne, bambini, anziani… esseri umani. La sete di potere e la lussuria dei capi si trasforma nella rabbia dei soldati addestrati a uccidere per salvare la patria prima che se stessi. E la rabbia, come la vendetta, non può mai dare origine a qualcosa di positivo.

«Ormai il cielo ha le tonalità del tramonto, anche se è pieno giorno: i lapilli e la cenere proiettati a dieci miglia di altezza ora veleggiano sulle città vesuviane, pronte a prendersi la vita della gente»

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che giunge quasi in sordina a travolgere le vite dei protagonisti e non solo, a ricordare a tutti, romani compresi, che esistono poteri e forze che non possono raggiungere, dominare, controllare… una lezione che ancora oggi si stenta a imparare.

http://www.thrillercafe.it/pompei-lincubo-risveglio-angelo-petrella/

 

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“Hieronymus” di Claudia Salvatori

11 mercoledì Giu 2014

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indexGià nella prefazione Alan A. Altieri mette in guardia il lettore su ciò che gli aspetta se decide di continuare nella sua ostinazione del voler leggere Hieronymus di Claudia Salvatori. Egli stesso definisce il libro «un vero e proprio confronto diretto con i meandri della mente, della coscienza, dell’etica e dell’immaginario di un genio incommensurabile». Jeroen Anthosiszoon van Aken non è solo un pittore bravo e un ragazzo prima e un uomo poi buono, è una spugna che assorbe tutto il bene e tutto il male che sente, vede, osserva, subisce, provoca… lo assimila come cibo e lo lascia andar via attraverso i colori che intingono le tele. Una pittura strana per la sua epoca, dominata dai committenti del bello apparire, ma particolare forse per qualsiasi periodo. Hieronymus non vede solo quello che la società vuole mostrargli, va oltre senza timore di raccontarlo e questo lo trasforma, agli occhi di tutti, in un folle. Una follia sana a volte malata che lo porta a incontrare altrettante persone sane, malate di ingiustizia come lui.«Sta sbagliando e lo sa, ma la voglia di sbagliare è irresistibile».Le esperienze che Jeroen compie per diventare l’insignis pictor che tutti ricorderanno o anche per scoprire fino in fondo se stesso e il mondo che lo circonda sono contraddittorie, devastanti, turbolenti, affascinanti e minacciose al contempo, come il bosco che circonda la sua città e che sembra celare, custodire e svelare tutti i segreti del territorio e dei suoi abitanti.
«Gli accade sempre più spesso di dipingere non quello che vede ma quello che vedrà».
In un miscuglio inscindibile di sacro e profano, lecito e illecito, virtù e vizi con sapienza descrittiva e narrativa la Salvatori accompagna il lettore attraverso tutti gli strati della narrazione che vanno dal reale all’immaginario. Hieronymus. Una vita immaginata rappresenta un lungo viaggio nella mente di Jeroen, di Aleyd, di suo fratello, del farmacista… come anche nei meandri più nascosti, oscuri e osceni di ‘s-Hertogendosch che simbolicamente può rappresentare qualunque società di qualsiasi epoca.

http://liberidiscrivereblog.wordpress.com/2014/06/11/hieronymus-una-vita-immaginata-claudia-salvatori-mezzotints-ebooks-2014-a-cura-di-irma-loredana-galgano/

 

 

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Shift

04 mercoledì Giu 2014

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Hugh Howey, Shift

I libri di Hugh Howey appartenenti alla serie denominata Silo (Wool, Shift, Dust), pubblicati in Italia da Fabbri Editore, sono identificati come fantascientifici o distopici. Leggendo Wool e cercando di inquadrarlo all’interno di una trilogia, già si avvertiva il sentore che fosse un capolavoro difficilmente eguagliabile; in effetti, ultimando la lettura diShift, l’impressione iniziale riceve conferma. Parliamo sempre di una qualità notevole, valida per entrambi i libri e si presume anche per il terzo, ma Shift in più punti assume troppo i connotati di un manuale d’uso per comprendere appieno gli altri libri della serie, contrariamente a Wool, di cui è prequel, che riusciva a catturare il lettore, trasportarlo anche di prepotenza dentro al silo e lasciarlo lì a macerare dubbi, paure e ansie insieme ai protagonisti.

La qualità della scrittura di Hugh Howey nonché l’abilità del traduttore Giulio Lupieri regalano comunque al lettore un libro importante, degno del successo internazionale ottenuto. Con Shift si ritorna un po’ indietro nel tempo, anche se parliamo del futuro, all’anno 2049, quando il neo eletto deputato dello stato di Washington D.C. Donald Keene scopre i reali motivi per cui il senatore Paul Thurman tanto lo aveva aiutato in campagna elettorale. Così il giovane idealista Donny comprende quanto crudeli sanno essere gli abitanti di questo pianeta, quanto dura può essere una sconfitta ma soprattutto quanto amara può diventare una vittoria. Il libro è suddiviso in tre parti, denominate turni (Il Lascito, L’Ordine, Il Patto), per una lunghezza complessiva di oltre 600 pagine.

Donald Keene vive in un’America che non è molto diversa da quella attuale e pensa che, per il proprio bene e quello della propria famiglia, la cosa più importante sia la carriera, il portare avanti il sogno di diventare un politico influente in grado di avere voce in capitolo nelle decisioni che contano. Ritiene che il miglior modo per riuscirci sia assecondare la volontà del suo mentore, il potente senatore Thurman. Sarà proprio questi ad affidargli l’incarico di progettare la struttura silo che solo in seguito scoprirà essere cieca, nascosta, sotterranea. Shift si sviluppa lungo due binari paralleli che non sono, come sarebbe presumibile, le due epoche della narrazione, bensì i due livelli della verità: quella autentica, celata ai più, e quella apparente, declamata a gran voce per giustificare, garantire e finanziare un progetto dalle dimensioni e dai costi abnormi. Un progetto che porterà alla quasi totale scomparsa del genere umano e del mondo, almeno nella connotazione a noi nota, in quanto Howey dimostra con i suoi libri che l’ambiente è solamente un corollario e a volte una giustificazione ma che la sostanza dell’arrivismo e dei giochi di potere rimane invariata, sia che si abiti sopra la superficie terrestre sia che si viva al di sotto di essa.

Hugh Howey

«L’esclusione di donne e bambini aveva un significato; di questo Troy era sicuro. Alle donne e ai bambini del silo 1 era stato concesso il freddo eterno, mentre gli uomini continuavano a fare turni. Così, si eliminava qualsiasi tipo di passione e si impediva che litigassero tra loro. E poi c’era la routine, l’ottundente routine. Era la castrazione del pensiero, la lenta consunzione quotidiana di un impiegato che fissava imbambolato l’orologio, timbrava il cartellino, guardava la Tv finché non sprofondava nel sonno, zittiva la sveglia due o tre volte e ricominciava da capo. E senza i weekend era ancora peggio. Non c’erano giorni liberi. Avevi sei mesi di lavoro e decenni di ferie. Per questo Troy invidiava gli altri silos, dove nei corridoi riecheggiavano le risate dei bambini, le voci delle donne, la passione e la felicità che mancavano in quel bunker che era il cuore di tutto. Qui vedeva solo lo stordimento, decine di sale comuni con film proiettati in loop sugli schermi piatti, decine di sguardi fissi e comode poltrone. Nessuno era davvero sveglio. Nessuno era davvero vivo. Era così che l’avevano progettato».

Sotto le colline di Fulton in Georgia gli abitanti superstiti del pianeta Terra brulicano dentro i 50 silos, per la gran parte ignari di quanto accaduto prima e di quanto sta per accadere, ma la verità è la cosa più difficile da tenere nascosta anche se in tanti, ininterrottamente, studiano il mezzo migliore per renderla inoffensiva. «La negazione è l’ingrediente segreto da queste parti. […] È il sapore che tiene insieme tutti gli altri. Ecco cosa dico sempre ai nuovi eletti: la verità salterà fuori – salta sempre fuori – ma sarà mescolata a tutte le bugie. […] Devi negare ogni menzogna e ogni verità con lo stesso vigore. Lascia che siano i siti web e gli spacconi che frignano di continuo sulle malefatte del governo a confondere il pubblico al posto tuo.» Vani tentativi di tenere a bada le masse, soffocarle nella paura e nel terrore creato apposta per comandarle. «Quella parola significa anche qualcos’altro, sai? […] Significa anche ruotare su se stessi. Come per i pianeti. Una rivoluzione, e sei di nuovo nel punto da dove eri partito.» AncheShift fa compiere al lettore una rivoluzione portandolo al punto di partenza, o meglio al punto in cui lo aveva lasciato Wool, esattamente con la stessa smania di conoscere il futuro e il destino degli abitanti dei silos.

Con Shift, come era già accaduto con Wool, l’autore dimostra di essere un abile scrittore ma soprattutto un acuto osservatore della società che lo circonda. Riflessioni sul futuro, sul passato come sul presente si intrecciano alle vicende e alle storie dei protagonisti, dando loro corpo e profondità, costringendo a porsi delle domande, a cercare le risposte, a scoprire dei perché. A partire dalla nota dello stesso Hugh Howeya inizio testo si comprende appieno l’autorevolezza del suo pensiero: «Nel 2007, il Centro per l’automazione nella nanobiotecnologia (Cam) definì le piattaforme hardware e software che un giorno avrebbero permesso a robot più piccoli delle cellule umane di eseguire diagnosi mediche, curare danni e malattie e persino autopropagarsi. Nello stesso anno, la Cbs ripropose uno speciale sugli effetti del Propranololo sulle vittime di incidenti gravi. Era stato dimostrato che bastava una singola pillola per eliminare il ricordo di qualsiasi evento traumatico. In un lasso di tempo assai breve rispetto alla sua lunga storia, il genere umano aveva scoperto i mezzi per causare la propria disfatta totale e, insieme, il modo per dimenticarsene».

http://www.sulromanzo.it/blog/shift-di-hugh-howey

 

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