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Irma Loredana Galgano

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Tutte le storie e i segreti del Medioevo raccontati da Delfina Ducci

26 lunedì Giu 2023

Posted by Irma Loredana Galgano in Recensioni

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DelfinaDucci, IlMedioevogiornopergiorno, NewtonCompton, recensione, romanzo

Il Medioevo comprende svariati secoli. Si tratta di un’epoca lunghissima caratterizzata da avvenimenti i quali, spesso, hanno cambiato il corso della storia. Di esso ci si ricorda più delle immagini stereotipate piuttosto che delle grandi evoluzioni e dei cambiamenti avuti. Delfina Ducci ha deciso di raccontare il Medioevo dall’interno, dal punto di vista delle persone “comuni” che non vengono citate nei libri di storia, se non per grandi categorie, ma che c’erano e, in qualche modo, hanno contribuito allo svolgersi e al cambiamento della storia. Oppure ne hanno dovuto subire le conseguenze. 

Guardare da vicino la vita di agricoltori, mercanti, soldati e sacerdoti può essere un modo per conoscere meglio la cosiddetta «epoca di mezzo», per avere un punto di vista privilegiato sugli aspetti concreti che scandivano la realtà dei medievali. Uomini e donne alle prese con la loro condizione sociale, con i costumi dell’epoca, gli alimenti, le usanze, gli amori e la sofferenza, gli sforzi per fare della loro esistenza qualcosa da conquistare anche attraverso le armi, il duro lavoro o l’intelletto. 

Lo scopo dell’autrice è quello di comprendere abitudini, usi e mentalità di un’epoca che ella considera profondamente diversa da quella attuale. Un’epoca lunga che ha segnato indelebilmente il cammino della stessa evoluzione umana. Basti pensare alle numerose Guerre Sante e alle attuali guerre religiose. Un’epoca diversa certo, ma che può sempre aiutare a comprendere le attuali evoluzioni di società più o meno evolute rispetto ad allora. 

Delfina Ducci ha scelto uno stile narrativo insolito per un libro del genere. Il narrato si presenta al lettore quasi come un romanzo, seguendo quindi gli eventi e gli sviluppi di personaggi da lei voluti, raccontando i quali l’autrice racconta il Medioevo. Ma la storia narrata non è mero frutto di fantasia, piuttosto il risultato di un lavoro approfondito di ricerca e analisi. La presenza di personaggi di sua invenzione ha per certo aiutato l’autrice nell’indirizzare il narrato verso potenziali riflessioni che mettano in relazione il passato con il presente, creando analogie e similitudini o, per contro, evidenziando tratti distintivi dell’una o dell’altra epoca. 

Dietro tanta presenza dell’autrice, il rischio è che la storicità del narrato venga in qualche modo compromessa, sfumando anch’essa nell’immaginario. I riferimenti costanti alle fonti documentali sono un aiuto concreto affinché ciò non avvenga. 

Il libro

Delfina Ducci, Il Medioevo giorno per giorno. Storie e segreti per conoscere da vicino la vita di agricoltori, mercanti, soldati e sacerdoti della cosiddetta «epoca di mezzo», Newton Compton Editori, Roma, 2023.

L’autrice

Delfina Ducci: ricercatrice e autrice di saggi di carattere storico e artistico. Impegnata in attività giornalistiche e incontri di studio sull’universo femminile.

Articolo pubblicato su Leggere:Tutti


Source: Si ringrazia l’Ufficio Stampa di NewtonCompton Editori per la disponibilità e il materiale.

Disclosure: Per le immagini, tranne la copertina del libro, credits www.pixabay.com


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© 2023, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

La psicoanalisi nel Terzo Millennio: “Freud e il mondo che cambia” di Bolognini e Nicoli

15 giovedì Giu 2023

Posted by Irma Loredana Galgano in Recensioni

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EnricoDamianiEditore, Freudeilmondochecambia, LucaNicoli, recensione, saggio, StefanoBolognini

La psicoanalisi ha compiuto centoventi anni. Per certi versi è molto cambiata, per altri conserva stretti legami con le sue origini. Qual è la sua eredità più preziosa?

Ne parlano, in una sorta di dialogo scritto, Bolognini – tra i più noti psicoanalisti italiani – e Nicoli – notevole analista e divulgatore. 

Filo conduttore del loro dialogo è il rapporto tra la psicoanalisi contemporanea, più attenta di un tempo alla relazione emotiva che si instaura nella coppia analitica, e i disagi di oggi, incentrati sulle fragilità narcisistiche e sulla diffidenza nel rapporto con l’altro. 

Gli autori riflettono sulla genesi della sofferenza mentale, e sui modi in cui la psicoterapia analitica si offre come chiave di lettura e insieme come cura. Allargano lo sguardo anche a temi di triste attualità, come la guerra, i totalitarismi e la sostenibilità ecologica della civiltà umana. 

Centrale nel libro è l’attenzione al nucleo costitutivo dell’esperienza analitica: lo sviluppo, nella relazione terapeutica, di una particolare intimità, funzionale alla cura, tra un essere umano che diventa “paziente”, con la sua sofferenza e la sua richiesta di aiuto, e un altro essere umano, l’analista, dotato di una competenza professionale coniugata alla sua più autentica presenza personale. 

La psicoanalisi ha ancora molto da offrire, nell’interpretazione degli autori, e la sua sfida è quella di intercettare nuovi bisogni e nuove forme di sofferenza, e di proporre modalità di intervento meglio percorribili dalle soggettività contemporanee. 

Freud e il mondo che cambia è strutturato in diversi capitoli, ognuno dei quali focalizza su un tema particolare, introdotto dalla domanda che Nicoli di volta in volta porge a Bolognini. Interrogativi molto argomentati che fungono da input per l’elaborazioni delle idee e delle tesi che poi Bolognini analizza a fondo. Gli argomenti trattati spaziano dal rapporto con la tecnologia ai cambiamenti sul luogo di lavoro, dal rapporto con se stessi alle relazioni con gli altri e l’ambiente. 

La struttura che gli autori hanno scelto di dare al libro tutto sommato funziona, perché la domanda iniziale serve da apripista, da introduzione dell’argomento che verrà trattato in modo molto articolato. La presenza di numerosi termini tecnici potrebbe risultare un po’ ostico per un lettore non esperto in materia, il glossario messo alla fine del libro però aiuta a meglio comprendere anche quelle espressioni che altrimenti sarebbero risultate poco comprensibili. 

Leggendo il libro di Bolognini e Nicoli si comprende appieno l’importanza della psicoanalisi, oggi come ieri, nonché l’ampio raggio di azione e interessi che ad essa afferiscono. Ma ciò che meglio si comprende è la relazione tra il paziente e il suo analista il quale, durante tutto il percorso della terapia rimane, sempre e comunque, un essere umano, una persona, con le sue emozioni, i sentimenti, le idee, i tormenti e le paure. Ed è proprio l’intreccio con quelli del pazienti che rappresenta una finestra d’indagine che intriga moltissimo il lettore e lo invoglia ad approfondire la conoscenza in merito.

Un libro, quindi, davvero utile e interessante. 


Il libro

Stefano Bolognini e Luca Nicoli, Freud e il mondo che cambia. Psicoanalisi del presente e dei suoi guai, Enrico Damiani Editore, Brescia, 2022.

Prefazione di Stefano Tugnoli.

Gli autori

Stefano Bolognini: membro ordinario con funzioni di training della Società Psicoanalitica Italiana. È stato presidente della Società Psicoanalitica Italiana e della International Psychoanalytical Association. Autore di numerose pubblicazioni.

Luca Nicoli: membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana. Autore di saggi e romanzi. 


Articolo pubblicato su OublietteMagazine


Source: Si ringrazia l’Ufficio Stampa di Enrico Damiani Editore per la disponibilità e il materiale.

Disclosure: Per le immagini, tranne la copertina del libro, credits www.pixabay.com


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“Nella stanza dei sogni. Un analista e i suoi pazienti” di Pietro Roberto Goisis

Melanconica deliria multiformia: “L’anatomia della malinconia” di Robert Burton


© 2023, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

L’igiene decisionale contro il “Rumore”: il difetto del ragionamento umano

03 sabato Giu 2023

Posted by Irma Loredana Galgano in Recensioni

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bias, CassRSunstein, DanielKahneman, OlivierSibony, recensione, Rumore, saggio, Utet

Il rumore è la variabilità indesiderata dei giudizi, e la sua presenza è dilagante. Nonostante ciò si sente molto più spesso, quasi esclusivamente, parlare dei bias. 

Il tema del bias è stato affrontato in migliaia di articoli scientifici e decine di testi divulgativi. Nel libro invece si parla quasi esclusivamente del rumore.

In qualsiasi tipo di giudizio umano c’è, con ogni probabilità, un certo grado di rumore, cercare di debellarlo, così come eliminare il bias, è, per gli autori, l’unico modo per migliorare la qualità stessa del giudizio espresso. 

Se dieci critici cinematografici guardano lo stesso film, se dieci assaggiatori valutano lo stesso vino, se dieci persone leggono lo stesso romanzo, non ci si aspetta che tutti abbiano la stessa opinione. La diversità di gusto è benaccetta e del tutto prevista. Ma la stessa diversità può aiutare a spiegare gli errori che nascono quando il gusto personale viene confuso con il giudizio professionale. 

Per esempio, nelle cosiddette questioni di giudizio, il rumore sistemico è sempre un problema. Se due medici effettuano due diagnosi diverse, almeno uno avrà sbagliato. Se due giudici emettono una sentenza diversa per il medesimo caso, almeno in un caso il giudizio può risultare essere viziato. 

Il libro di Kahneman, Sibony e Sunstein pone il lettore difronte all’oggettiva diffusione del rumore e sulla necessità di porre in essere azioni concrete per la sua riduzione almeno, se non proprio per la sua eliminazione. 

Si provi a immaginare il danno che può causare un rumore nel giudizio di un investigatore in un caso di omicidio. O in un caso di sparizione.

L’investigatore portoghese che ha indagato sulla sparizione di Maddie McCann ha sempre sostenuto di nutrire forti sospetti sui famigliari della bambina, motivati dalle impressioni percepite dal racconto dei movimenti immediatamente successivi alla scoperta della scomparsa, durante i quali, la madre in particolare avrebbe agito in modo strano o, quantomeno, inusuale. Dopo quindici anni le indagini sul caso si sono intrecciate con quelle inerenti un cittadino tedesco detenuto per cinque delitti di violenza sessuale e già noto agli inquirenti per reati connessi a droghe e stupefacenti.1

Sono decenni ormai che Pietro Orlandi racconta quanto accaduto nelle ore immediatamente successive alla sparizione di sua sorella, Emanuela, allorquando i suoi genitori si affrettarono a denunciarne la scomparsa alle autorità le quali, sottovalutando l’accaduto, rubricarono la scomparsa come allontanamento volontario, incoraggiando i famigliari a non preoccuparsi in fondo la ragazza “non è neanche bella”, ragione per cui non dovevano esserci così tanti motivi di preoccupazione. 

Questi sono esempi di rumori molto forti e, purtroppo, non è così azzardato ipotizzare ce ne siano altri. Ma anche su quelli meno evidenti o incisivi conviene effettuare quantomeno una riflessione accurata. 

Per esempio, cosa accade quando un insegnante corregge e valuta il tema di un alunno con un rumore, dettato magari da una semplice opinione personale divergente o da un pregiudizio di qualsiasi natura? 

Ovvio, e gli autori lo sottolineano in diversi punti del testo, che non si riuscirà mai a eliminare tutto il rumore, ma imparare a riconoscerlo è già un ottimo punto di partenza per riuscire a meglio gestirlo. 

Ciò che essi auspicano e consigliano è mettere in atto una vera e propria igiene decisionale: 

  • Obiettivo del giudizio è l’accuratezza, non l’espressione individuale.
  • Pensare in termini statistici e assumere la visione esterna del caso.
  • Strutturare i giudizi in diversi compiti indipendenti.
  • Resistere alle intuizioni premature.
  • Ottenere giudizi indipendenti da più valutatori, per poi eventualmente aggregarli.
  • Preferire giudizi e scale relativi.

Iniziando la lettura del libro di Kahneman, Sibony e Sunstein non si riesce a focalizzare bene cosa ci si debba aspettare, man mano che si va avanti si comprende appieno l’interessante sviluppo dell’esposizione, frutto dell’attenta analisi degli autori. E si capisce anche l’importanza di una ricerca di tale portata. Un libro che riesce a eliminare anche il rumore del lettore nei confronti del libro stesso.

Il libro

Daniel Kahneman, Olivier Sibony, Cass R. Sunstein, Rumore. Un difetto del ragionamento umano, Utet, DeA Planeta Libri, Milano, 2021.

Traduzione di Eleonora Gallitelli.

Titolo originale: Noise: a flaw in human judgement.

Gli autori

Daniel Kahneman: professore emerito di Psicologia e Public Affairs alla Princeton University. Nobel per l’Economia nel 2002 e Presidential Medal of Freedom nel 2013.

Oliver Sibony: professore di Strategia all’HEC di Parigi e membro associato presso la Saïd Business School dell’Università di Oxford.

Cass R. Sunstein: professore di Harvard, fondatore e direttore del programma di ricerca in Economia comportamentale e Politica pubblica. Autore di numerosi articoli e libri. 


1https://www.rainews.it/articoli/2023/05/maddie-mccann-a-16-anni-riprendono-le-indagini-sulla-bimba-inglese-scomparsa-in-portogallo-1303f29d-90fe-4ae9-8fbb-03ac699fbd74.html


Source: Si ringrazia l’Ufficio Stampa Utet DeA Planeta per la disponibilità e il materiale.

Disclosure: Per le immagini, tranne la copertina del libro, credits www.pixabay.com


Articolo pubblicato su Articolo21.org



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Le regole di condotta: il comportamento in pubblico tra impegno e partecipazione. “Il comportamento in pubblico. L’interazione sociale nei luoghi di riunione” di Erving Goffman (Einaudi, 2019)

Perché proprio questo è il secolo della solitudine? “Il secolo della solitudine. L’importanza della comunità nell’economia e nella vita di tutti i giorni” di Morena Hertz (Il Saggiatore, 2021)

“Nella stanza dei sogni. Un analista e i suoi pazienti” di Pietro Roberto Goisis (Enrico Damiani Editore, 2020)

Sars-Cov-2: la mutazione genetica della vita. “Lock-mine. Due diari della pandemia” di Goisis e Moroni (Enrico Damiani Editore, 2022)


© 2023, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

“Corpo a corpo” di Elena Mearini

03 sabato Giu 2023

Posted by Irma Loredana Galgano in Recensioni

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ArkadiaEditore, Corpoacorpo, ElenaMearini, recensione, romanzo

Cosa può accadere in una giornata. Nulla. Oppure tutto. Il tempo che compone un giorno può passare senza che alcunché di significativo accada oppure basta un giorno per dare significato a intere esistenze.

Il libro di Elena Mearini concentra il racconto nell’arco di temporale di un solo giorno. Ma tema della narrazione è anche il luogo dove gli eventi di questa particolare giornata si volgono: una palestra di boxe. Ed ecco che tempo, luogo, sport e legami diventano baluardi di una profonda simbologia che deve per certo aver ispirato l’autrice. 

Una palestra che appare senza tempo, nel senso che il tempo sembra essersi fermato, eppure in essa si assiste e si è assistito (nel tempo) alla disfatta o alla rinascita di intere e esistenze, dentro e fuori dal ring. Legami che nascono e si sciolgono all’ombra della comune passione sportiva – la boxe appunto – emblema simbolico dell’incontro-scontro della vita. 

La storia sembra procedere lungo una linea, un chiaroscuro che la fa scorrere verso la tanta agognata quanto odiata perfezione. Una perfezione che riguarda il modellare i reali comportamenti ma che finisce con il coinvolgere anche i sogni e le ambizioni di ognuno, al punto che reale e immaginario sembrano confondersi e danneggiarsi a vicenda. Esattamente come accade nella vita reale, allorquando, nel tentativo di apparire perfetti a ogni costo ci si ritrova disposti a sacrificare perfino se stessi. Si pensi, ad esempio, all’immagine edulcorata di se stessi che si crea sui social, in questo mondo virtuale dove tutti o quasi vogliono apparire per ciò che poi non sono ma vorrebbero essere. 

In diversi punti di Corpo a corpo il lettore si ritrova a riflettere su queste tematiche, esposte a volte anche in una maniera che potrebbe sembrare brutale ma che si rivela essere per certo efficace, a volte necessaria. 

Ci sono delle morti nel libro di Mearini ma definirlo un romanzo noir sarebbe restrittivo, più adatti forse gli aggettivi psicologico e introspettivo. Anche perché le vere indagini svolte nel libro sono quelle condotte nella mente dei personaggi, nei sentimenti come anche nelle devianze. Pulsioni distruttive e auto-distruttive, sentimenti forti e devastanti, come l’invidia, che generano vero e proprio tormento. 

La scrittura di Elena Mearini è chiara, decisa, diretta. Riesce l’autrice a regalare al lettore pagine molto intense con un linguaggio tutto sommato “semplice”, con una storia tutto sommato “ordinaria”, con dei protagonisti tutto sommato “normali”. Riesce anche a non rendere il tutto banale e il risultato è un libro davvero straordinario.

Il libro

Elena Mearini, Corpo a corpo, Arkadia Editore, Cagliari 2023.

L’autrice

Elena Mearini: autrice e docente di scrittura creativa e poesia.


Source: Si ringraziano l’Agenzia Anna Maria Riva e l’Ufficio Stampa di Arkadia Editore per la disponibilità e il materiale.

Disclosure: Per le immagini, tranne la copertina del libro, credits www.pixabay.com


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Il romanzo che l’autore non voleva scrivere: “Piano Americano” di Antonio Paolacci (Morellini Editore, 2017)

l racconto delle occasioni di vita perdute in “Manuale di fisica e delle buone maniere” di Daniele Germani (D&M, 2016)

“Armilla Meccanica” di Fabio Carta

“Bad Girls. Da vittime a Carnefici” di Antonella Bolelli Ferrera (La Lepre Edizioni, 2021)


© 2023, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

La poesia come espressione della forza delle emozioni: “Il giardino di Sophia” di Sophia de Mello Breyner Andresen

22 lunedì Mag 2023

Posted by Irma Loredana Galgano in Recensioni

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IlGiardinodiSophia, IlRamoelaFogliaEdizioni, poesia, recensione, SophiadeMelloBreynerAndresen

Leggere un libro di poesie non è come leggere narrativa o altro. La poesia è un concentrato di sentimenti, emozioni, aspirazioni, ambizioni, delusioni, paure, dolori, amori… sentimenti forti e grandi condensati in poche righe, o meglio versi. 

Un romanzo è dilatato, concede al lettore il tempo per metabolizzare, assimilare, anche superare in un certo qual modo gli shock emotivi. La poesia no, è crudele da questo punto di vista. 

Non è possibile leggere un libro di poesie tutto d’un fiato come un romanzo, un giallo o un poliziesco. No, la lettura di una poesia ha bisogno di tempo. E la lettura di una raccolta di poesie necessità anche di uno stato d’animo particolare da parte del lettore. 

L’ordine, è un’altra cosa su cui riflettere. Non è necessario leggerle secondo l’ordine di stampa. A meno che non sia stato lo stesso autore a indicarlo. 

Tutto ciò perché le emozioni che possono trasmettere le poesie sono una potenza esplosiva che va ben compresa e per poterlo fare bisogna necessariamente trovare il giusto punto di equilibrio tra la forza della trasmissione e la capacità di assimilazione. 

Il giardino di Sophia è una raccolta di poesie di una potenza estrema. Intensa e cocente. 

Una poesia che lascia intravedere tutta l’esitazione esistenziale dell’autrice la quale, unita alla volontà e determinazione di raggiungere una giustizia sociale, regalano al lettore pagine di una grande letteratura impegnata. 

Un impegno che va oltre il sentimento e anche la religione, l’aspetto spirituale viene rappresentato dall’autrice più come un rimando alle divinità ancestrali che hanno animato la mente degli avi, i quali vivevano a stretto contatto e in simbiosi con la Natura, con le cose, intorno alle quali sembra proprio essere costruita la poesia di Sophia de Mello Breyner Andresen. Un cerchio scritto intorno a loro che sembra anche un abbraccio, all’interno del quale anche il tempo scompare, o meglio rimane sospeso per lasciare liberi i sentimenti di aprirsi senza limiti, di spazio o ti tempo appunto. 

Il giardino di Sophia edito da Il ramo e la foglia edizioni è una selezione di poesie tratte dalle quattordici raccolte poetiche dell’autrice. La poesia di Sophia de Mello Breyner Andresen può nascere indistintamente da un giardino proteso verso l’oceano o da un frutto poggiato su una tavola ed entrambe le immagini danno origine a composizioni nelle quali forte è il rimando alla dimensione esistenziale dell’uomo innanzitutto, ma anche di tutto ciò che rappresenta Natura. Attimi di tempo e attimi di vita, in un concetto della stessa esistenza della poesia che, a tratti, rimanda alla poetica pascoliana del fanciullino. 

Anche le composizioni di Sophia de Mello Breyner Andresen, pur nel loro essere universalmente valide, esattamente come quelle del Pascoli, sembrano nascere proprio dal legame con la propria Terra di origine, nei piccoli gesti della vita quotidiana, nell’esistenza delle persone e dei loro sentimenti.

L’espressione più grande della forza dei sentimenti si ritrova comunque nei componimenti a sfondo politico che attaccano il regime di Salazar, dai quali traspare il grande anelito alla giustizia e alla libertà che deve essere stato per certo il fondamento di tutta la ricerca interiore dell’autrice. 

«… neppure una macchia si vedeva sulla veste dei Farisei.»

Il libro

Sophia de Mello Breyner Andresen, Il giardino di Sophia, Il ramo e la foglia edizione, Roma, 2022. Cura e Traduzione di Roberto Maggiani. Postfazione di Claudio Trognoni. 

L’autrice

Sophia de Mello Breyner Andresen: è stata una poetessa portoghese, tra i maggiori autori lusitani nella storia della letteratura. In aperta opposizione al regime di Salazar, compose anche poesie contro la dittatura.


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Source: Si ringrazia l’Ufficio Stampa de Il ramo e la foglia edizioni per la disponibilità e il materiale.

Disclosure: Per le immagini, tranne la copertina del libro, credits www.pixabay.com


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Quando la poesia racconta il “banale quotidiano”. Intervista a Vivien Lamarque

“Tre monologhi. Penna, Morante, Wilcock” di Elio Pecora (Irelfe, 2021)

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La riforma esterna liberal-capitalista che unisce la vecchia Inghilterra, gli Stati Uniti e la nuova Europa: “Riformare i vinti” di Giampaolo Conte

20 sabato Mag 2023

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capitalismo, economia, GiampaoloConte, GuerinieAssociati, GueriniScientifica, recensione, Riformareivinti, saggio

Le trasformazioni indotte nei paesi della semi-periferia dai paesi capitalisticamente avanzati, in associazione con le élite locali, hanno plasmato il mondo extraeuropeo nel corso del lungo diciannovesimo secolo e stanno, di fatto, trasformando il mondo europeo in questo nuovo secolo.

Tali riforme dimostrano che il processo di liberalizzazione economica non è frutto di una spontanea evoluzione del mercato, bensì è il risultato di un’azione diretta operata dagli attori economici che più ci guadagnano da tali grandi trasformazioni. 

Il problema non è il liberal-capitalismo in sé, che indubbi meriti in termini di prosperità è riuscito a ottenere in molti paesi, ma il principio secondo cui la sua replica istituzionale possa avere lo stesso successo in termini di benessere materiale in paesi che non hanno il medesimo background sociale, culturale ed economico. 

Eppure lo schema che si è presentato sembra essere sempre lo stesso, egregiamente analizzato da Giampaolo Conte nel libro: prima gli inglesi, poi gli americani e infine gli europei capitanati dalla Germania hanno esportato, o tentato di farlo, attraverso l’azione pacifica di una proposta riformista, un modello, un contratto sociale, spesso sotto la retorica della modernizzazione, funzionale alla riproduzione del proprio sistema economico di ispirazione liberal-capitalista. 

Siffatte riforme, concentrate specialmente nel settore finanziario, rimescolano gli stessi equilibri sociali perfino all’interno dei paesi avanzati, che devono a loro volta subire i costi di esternalizzazione che in passato non hanno mancato di scaricare su paesi della semi-periferia. Non essendo funzionali al processo di accumulazione finanziaria, anche le società nei paesi avanzati diventano vittime della trasformazione del capitalismo sostenuta dall’ideologia neoliberista. 

Molti libri sul capitalismo e sulla sua crisi si sono rivelate essere interessanti letture per comprendere un fenomeno la cui portata va intesa come epocale, laddove incide sulla vita e sull’esistenza di intere popolazioni. Ma Riformare i vinti di Giampaolo Conte è un libro che non ti aspetti, per la profondità dell’analisi e la metodica applicata. Dati alla mano, l’autore compie un’indagine sincronica e diacronica sul capitalismo e le sue riforme, sul liberalismo e sull’ideologia neoliberista che ha ispirato gran parte di dette riforme, definite eterne proprio perché applicate in stati, imperi o entità territoriali non inglesi, non statunitensi o quantomeno non appartenenti al club esclusivo delle grandi potenze capitaliste. 

All’interrogativo sulla necessità di leggere un libro come quello di Conte si deve necessariamente rispondere che il punto di rottura di un sistema economico-finanziario, qual è stato ad esempio la crisi del 2007, non è l’inizio di un nuovo periodo bensì il punto di arrivo di tutto ciò che prima è stato. Per evitare l’insorgere di nuove gravi crisi è quello che bisogna indagare e comprendere, ed è esattamente ciò che l’autore ha fatto. Egregiamente.

Il libro

Giampaolo Conte, Riformare i vinti. Storia e critica delle riforma liberal-capitaliste, Guerini Scientifica, Edizione Angelo Guerini e Associati, Milano, 2022.

L’autore

Giampaolo Conte: docente di Storia economica e Storia del capitalismo presso l’Università Roma Tre. In precedenza ha insegnato il Olanda presso l’International Institute of Social Studies ISS. Inoltre, ha avuto incarichi di ricerca ed è stato fellow all’Università di Cambridge e alla London School of Economics LSE.


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Chi perde e chi vince nella nuova epoca storica? “Occidente e Oriente” di Kishore Mahbubani (Bocconi Editore, 2019)

L’Altra-Africa: come l’Afromodernità sta diventando una condizione globale. “Teoria dal sud del mondo” di Jean e John Comaroff (Rosenberg&Sellier, 2019)

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“Il capitalismo oggi e a sua incidenza su popoli ed economie”

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Prossimità aumentata e pandemia: come gestire relazioni e isolamento nel Terzo Millennio

16 martedì Mag 2023

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Attraversareladistanza, FrancoAngeli, GabrieleGabrielli, recensione, saggio

“Attraversare la distanza” a cura di Gabriele Gabrielli

La pandemia, il lockdown, il distanziamento fisico, chiamato impropriamente sociale, hanno generato sofferenza e disorientamento, una inedita mancanza e un vuoto generato dalla sospensione.

Una sospensione inattesa e inaspettata. La nostra cultura non prevede fughe o sospensioni ed è, forse, questo uno dei motivi per cui si è andata a schiantare dritta contro la pandemia. 

Diverse culture predispongono “vie di fuga” come soluzioni indispensabili e salutari all’effetto “gabbia” che ognuna di esse tende a produrre. La megacultura occidentale, identificabile come dell’Antropocene, non ha previsto vie di fuga o alternative a se stessa. L’Ekyusidei BaNande del Nord Kivu – Congo e lo Shabbathdegli Ebrei sono “traumi” che una cultura impone a se stessa, auto-sospensioni mediante le quali una cultura si costringe a “mettere tra parentesi” se stessa e le proprie pretese di dominio. Un valido modo per riconoscere che, oltre a se stessa, vi sono altre realtà (la terra, la foresta, …) da cui gli esseri umani ricavano risorse e che potrebbero esistere benissimo anche senza il lavoro degli uomini. Il lockdown, questa sospensione tanto inattesa quanto destabilizzante, ha paurosamente arrestato gli ingranaggi di una poderosa macchina economica che siamo abituati a pensare non solo come inarrestabile ma anche come universale, come un qualcosa di sacro e di intoccabile. Ciò che manca alla nostra civiltà è esattamente l’idea del limite, del proprio limite. La nostra cultura, così piena di lumi forniti dalla scienza, è priva dell’illuminazione che proviene dalla pratica dell’auto-sospensione, dalla pratica del suo arresto. Questa brama, anche definita “il male dell’infinito”, è la fonte dei problemi che affliggono la società moderna: sregolata, anomica, patogena. Le auto-sospensioni traumatiche introducono, nelle culture che le praticano, un forte senso del limite. Le obbligano a ritornare alla natura, fanno loro vedere la fine, fanno accettare l’arresto, fanno incorporare la morte. Ma non è una morte di desolazione, una desertificazione: la morte delle imprese culturali coincide con il riconoscimento dei diritti della natura. Siamo talmente intrappolati nelle maglie fitte di questa ipercultura e, come afferma Fred Vargas, non facciamo altro che avanzare alla cieca, inconsapevoli e sprovveduti.1

All’avvento della pandemia da Covid-19 tutto è cambiato: il mondo con il quale avevamo organizzato la vita, la scuola, l’economia, il lavoro. E ora va ripensato anche il futuro. 

Per Gabrielli, tutto ciò è servito a capire che l’esperienza umana non è tale senza le relazioni che la sospensione dell’isolamento ha tolto quasi per intero. 

Molti interrogativi si pongono ora che tutto sta ritornando alla tanta agognata “normalità” perché mai bisogna dimenticare che la pandemia ha accelerato dei processi in atto e che, forse, anche se più lentamente, si sarebbero manifestati comunque.

L’isolamento è stata una necessità e il digitale uno strumento oppure la pandemia è stata un accelerante per “rifugiarsi” ancora di più nel mondo virtuale? Inoltre, come rimettere al centro del palcoscenico organizzativo le relazioni senza buttar via i benefici della tecnologia? La digitalizzazione come sta cambiando le relazioni tra umani? Come ci fa guardare l’altro? Come ci fa guardare e sentire noi stessi?

Da molto tempo prima della pandemia la quarta rivoluzione, ovvero quella legata alla diffusione di un’infosfera, sempre più delocalizzata, sincronizzata e correlata, ha aperto la strada alla nuova esperienza onlife, con il quale si sta mescolando.2

Si sta andando sempre più velocemente verso un mondo intero a portata di click, dove tutto è più semplice, veloce e immediato. Una realtà virtuale sempre più mescolata al reale piena, però, di insidie e di lati oscuri. Una vera e propria “prossimità aumentata” nel campo delle relazioni, anche nel mondo del lavoro, che possono svilupparsi sia attraverso la compresenza fisica sia mediante la compresenza digitale. 

Ed è proprio sulle relazioni che indagano a fondo gli autori, scrutandone i diversi aspetti, sociali e professionali. Un’indagine che parte dell’essere umano e ad esso ritorna, evidenziandone così il ruolo, che deve restare centrale, anche nelle connessioni virtuali. 

Il libro

Gabriele Gabrielli (a cura di), Attraversare la distanza. Per una nuova prossimità nella società, nelle imprese, nel lavoro, Franco Angeli, Milano, 2022.

Con contributi di: Luca Alici, Maurizio Franzini, Gabriele Gabrielli, Raoul C.D. Nacamulli, Luca Pesenti e Silvia Pierosara.

Il curatore

Gabriele Gabrielli: ideatore e presidente della Fondazione Lavoroperlapersona, è imprenditore, executive coach e consulente. Professore a contratto di Organizzazione e gestione delle risorse umane alla Luiss Guido Carli. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative. 


1M. Aime, A. Favole, F. Remotti, Il mondo che avrete. Virus, antropocene, rivoluzione, Utet, Milano, 2020.

2L. Floridi, La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo, Raffaello Cortina, Milano, 2017.


Articolo pubblicato su Articolo21.org


Source: Si ringrazia l’Ufficio Stampa di Franco Angeli per la disponibilità e il materiale.

Disclosure: Per le immagini, tranne la copertina del libro, credits www.pixabay.com


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© 2023, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

“Memorie di un’avventuriera” di Emanuela Monti 

16 martedì Mag 2023

Posted by Irma Loredana Galgano in Recensioni

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EmanuelaMonti, IlRamoelaFogliaEdizioni, Memoriediunavventuriera, recensione, romanzo

Storia e letteratura sono piene di narrazioni di eroi, avventurieri perlopiù maschi che esplorano il mondo, inventano oggetti, rivoluzionano il modo di essere e di pensare. Poche volte si sentono gli stessi racconti ma al femminile e questo non perché le donne mancassero di inventiva o di iniziativa. È sempre stata la libertà a mancare. La libertà di pensare prima ancora di quella di agire. 

Eppure gli esempi di donne coraggiose, avventuriere, rivoluzionarie non mancano.

Emanuela Monti in Memorie di un’avventuriera racconta una storia liberamente ispirata alla vita di Aphra Behn, la prima donna della letteratura inglese riuscita a guadagnarsi da vivere come scrittrice. Una donna che ha viaggiato molto, spostandosi in diversi paesi e fu anche arruolata come agente segreto al servizio di re Carlo II. Una donna libera e avventuriera, aperta e moderna e, per queste ragioni, anche accusata di oscenità e libertinaggio a causa del contenuto esplicito riguardo a relazioni sessuali e prostituzione nelle proprie opere. Una donna, femminista dentro, che ha scelto e deciso di non sottostare alle regole maschiliste dell’Inghilterra del Seicento pagando a caro prezzo le proprie convinzioni.

La vicenda di Aphra Behn è narrata prevalentemente sotto forma di mémoire in prima persona, con un linguaggio parlatodiretto e attuale. Riesce però l’autrice a imprimere nella storia un taglio psicologico che conferisce al personaggio un carattere universale. La storia è liberamente ispirata alla vita realmente vissuta da Behn, per cui Monti sopperisce ai vuoti biografici con la propria fantasia, rimanendo comunque sempre fedele ai principi di verosimiglianza e al valore della prospettiva storica che l’hanno ispirata. Utilizza inoltre, l’autrice, l’espediente di lettere e diari per dare voce ai fatti accaduti in assenza di Behn o avvenuti dopo la sua morte. Questa scelta narrativa per certo contribuisce a regalare al lettore pagine intense, pregne di pathos e sentimento e contribuisce a formare l’immagine della donna forte quale Aphra Behn è stata. 

Memorie di un’avventuriera racconta nel dettaglio la vita di una donna, vissuta nel Seicento, che ha dovuto lottare ogni giorno per conquistare la propria libertà, per far valere il proprio pensiero e vivere la propria vita, seguendo istinto e desiderio. Ma la storia raccontata da Emanuela Monti riguarda tutte le donne, di ogni epoca, anche quella attuale, perché rappresenta un monito a tenere sempre alta l’attenzione, essere vigili sui propri diritti, consapevoli del fatto che, laddove diventino un qualcosa dato per scontato, vorrà dire che sono in pericolo e con loro la libertà, di essere, di pensare e di agire. 

L’alternarsi di parti narrate in prima persona con parti sotto forma di diari o lettere, unitamente al linguaggio di forte ascendenza seicentesca, a tratti ingenerano confusione nel lettore, il quale si ritrova in più punti a dover arrestare la lettura per riflettere sul contenuto e sul significato della narrazione. Alla scorrevolezza non giova neanche la presenza dei numerosi personaggi, ognuno a suo modo protagonista della storia raccontata. Ciò però si avverte soprattutto all’inizio, man mano che si prosegue nella lettura si entra nell’ordine della narrazione voluta dall’autrice come anche nella struttura stessa del romanzo e ogni passo appare chiaro e significativo, necessario per comprendere il libro nel suo essere complesso e profondo, come la vita stessa della protagonista. 

In generale, quindi, Memorie di un’avventuriera risulta una gradevole lettura, interessante per la storia narrata come anche per gli sviluppi impliciti, per gli insegnamenti che da essa se traggono, per il monito alla tutela dei diritti delle donne, di tutte le donne come anche di tutte le persone, degli esseri umani, qualunque sia il loro genere. 


Il libro

Emanuela Monti, Memorie di un’avventuriera. Liberamente ispirato alla vita di Aphra Behn, Il ramo e la foglia edizioni, Roma, 2022. 

L’autrice

Emanuela Monti: editor, lessicografa, scrittrice, curatrice della rubrica letteraria Di parola in parola sul blog Culturificio.


Source: Si ringrazia l’Ufficio Stampa IRELFE – Il Ramo e la Foglia Edizioni per la disponibilità e il materiale.

Disclosure: Per le immagini, tranne la copertina del libro, credits www.pixabay.com


Articolo pubblicato su OublietteMagazine


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Il nuovo Illuminismo nelle City School de “L’impresa enciclopedia” di Gianfranco Dioguardi

11 giovedì Mag 2023

Posted by Irma Loredana Galgano in Recensioni

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GianfrancoDioguardi, GuerinieAssociati, gueriniNext, Limpresaenciclopedia, recensione, saggio

L’impresa per Dioguardi non è un sistema solo per generare profitti ma un’istituzione che produce ricchezza e benessere sociale per il Paese, che si prende carico degli interessi di tutti i propri stakeholder – azionisti, dirigenti, lavoratori, consumatori, territori -, che opera in termini di sostenibilità ambientale e sociale.

L’imprevedibile e turbolenta complessità del Terzo Millennio ha capovolto la tradizionale dinamica dell’impresa. Non è più possibile impostare, come prima, una strategia imprenditoriale definita e su quella costruire, poi, una struttura imprenditoriale in grado di portarla avanti. Per Dioguardi, si tratta di un cambiamento epocale, che rende necessario realizzare strutture organizzative just in time e, quindi, attuare conseguenti strategie operative che tengono sempre conto delle esigenze emergenti di sostenibilità e resilienza. 

Ragioni per cui è necessario puntare sulla ricerca, da rendere priorità per le organizzazioni complesse – istituzioni, imprese città – valorizzando soprattutto i giovani, vettori di cambiamento. 

I principali protagonisti di questo Terzo Millennio dovranno necessariamente riscoprire valori fondamentali – fra i quali un nuovo modo di acquisire cultura – oggi assopiti se non addirittura annullati, sottolinea l’autore con un velo di tristezza misto a incoraggiamento e determinazione. 

Ed ecco allora che entra in gioco il concetto di impresa enciclopedia, che importa ed esporta conoscenze, soluzioni, benessere, in una continua permeabilità con il territorio, anch’essa città-impresa. L’organizzazione va concepita non come un sistema di gerarchie e di divisione dettagliata del lavoro come nei modelli novecenteschi, ma come una “organizzazione reale”, un organismo vivente composto da reti multiple di soggetti collettivi che combinano e integrano insieme strutture formali, regole, tecnologie digitali, sistemi professionali, comunità di pratiche, prassi, culture, valori, sistemi sociali e, soprattutto, persone in vista di scopi e permeabile con l’ambiente esterno. 

L’impresa enciclopedia di Gianfranco Dioguardi, il cui riferimento alla più grande opera scientifica del Settecento prodotta da Diderot e D’Alambert e dall’esperienza illuminista è trasparente, connota l’impresa come un organismo, un soggetto vivente che importa ed esporta con il territorio e con il mondo esterno conoscenze, pratiche, soluzioni, artefatti di prodotti e servizi, valore economico e sociale, benessere. Quindi, come conclude Butera nella prefazione, non solo adattamento, agilità ma anche capacità di plasmare l’ambiente esterno. Organizzazione come strategia, appunto. 

I burrascosi tempi che stanno vivendo le imprese oggi sono iniziati, per l’autore, tra la fine del Novecento e gli inizi del Terzo Millennio. Una vera e propria bufera provocata da innovazioni tecnologiche divenute di giorno in giorno sempre più preponderanti e di troppo rapido utilizzo, tanto da venire definita come «distruptive innovation» – innovazione dirompente in grado di provocare un “cambiamento turbolento”, assolutamente difficile da programmare e causa di una generale complessità di difficile governabilità che ha finito per diventare endemica. 

Tutto questo ha cambiato ogni regola in ambito organizzativo imprenditoriale e, per questo, Dioguardi sottolinea la necessità di una nuova forma di impresa, l’impresa enciclopedia appunto, più impegnata culturalmente e più adatta alle attuali condizioni di operatività. 

Questa nuova forma di impresa si inserisce nell’evoluzione storica che dall’impresa castello tayloristica è approdata via via nelle varie forme di impresa flessibile, macroimpresa, impresa rete e via discorrendo. 

Si impone quindi la necessità di realizzare strutture organizzative just in time sempre tenendo presente il territorio, reso sistema complesso, nel quale un ruolo fondamentale svolgono le città che si stanno nuovamente imponendo, per l’autore, come i luoghi più idonei alla convivenza in quest’epoca. Necessarie si rendono allora le City School, nuove istituzioni di formazione manageriale da immaginare, progettare e realizzare per fornire un’educazione urbana adeguata alle attuali esigenze. 

L’impresa è fuor di dubbio centrale nel sistema socioeconomico, deve allora imparare a diventare strumento fondamentale per la conquista della frontiera culturale, e deve farlo, per Dioguardi, diffondendo il sapere e stimolando creativamente la curiosità per la conoscenza sia nel proprio ambiente sia, sul territorio, nei confronti delle organizzazioni con le quali interagisce. 

Deve diventare un veicolo importante, addirittura il principale per l’autore, di diffusione della conoscenza rendendosi capace di stimolare, in parallelo all’istruzione relativa alle singole professionalità, anche un sapere di carattere più generale, tale da promuovere un neo Illuminismo culturale. Un nuovo Illuminismo che deve però generare anche un nuovo Rinascimento, per un ritorno dell’individuo come protagonista della città e dell’impresa. 

L’analisi di Dioguardi è assolutamente condivisibile laddove insiste sulla necessità di aprire le imprese a una cultura generale e profonda, non più meramente settoriale e professionale, in modo tale da agire da stimolo e da monito per l’intera società. Un’impresa al servizio dell’individuo e del territorio, che rispetti l’uomo e l’ambiente. Una necessità per la quale l’autore delinea interessanti linee guida applicabili per ogni forma di impresa. 

Il libro

Gianfranco Dioguardi, L’impresa enciclopedia. Organizzazione come strategia per il Terzo Millennio, GueriniNext, Milano, 2022.

Prefazione di Federico Butera.

L’autore

Gianfranco Dioguardi: ingegnere e professore di Economia e organizzazione aziendale presso il Politecnico di Bari. Svolge attività imprenditoriale e consulenziale nei settori dell’edilizia, dell’engineering, dell’innovazione tecnologica, della comunicazione e della formazione professionale. È inoltre presente in diversi consigli di amministrazione, riviste, organizzazioni culturali, istituzioni pubbliche e private. Cavaliere al merito del Lavoro dal 1989 e Cavaliere della Legion d’Onore dal 2004. Autore di numerose pubblicazioni. 


Articolo pubblicato su Articolo21.org


Source: Si ringrazia l’Ufficio Stampa di Guerini&Associati per la disponibilità e il materiale.

Disclosure: Per le immagini, tranne la copertina del libro, credits www.pixabay.com


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© 2023, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

La cancel culture minaccia il Sapere

28 venerdì Apr 2023

Posted by Irma Loredana Galgano in Recensioni

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La diversità storica delle varie etnie e delle relative culture va vista assolutamente come positiva. Nell’ottica di quella necessaria biodiversità ambientale e animale così tanto a rischio, purtroppo, sul nostro pianeta. La globalizzazione incontrollata e irrefrenabile è una minaccia anche per questo. Ogni popolo ha un proprio sapere che viene inevitabilmente minacciato dal mito del tutti e tutto uguale. Appiattito e schiacciato dalla cancel culture che valorizza solo l’aspetto economico e produttivo delle attività umane. 

Ad agosto 2022 è stata diffusa la notizia della morte dell’ultimo uomo di una tribù del territorio di Tanaru, nello stato della Rondonia, all’interno della foresta amazzonica brasiliana occidentale. Nel 2018 Stephen Corry, direttore di Survival International, aveva detto che «le tribù incontattate non sono reliquie di un passato remoto. Vivono nel qui e ora. Sono nostri contemporanei e una parte vitale della diversità dell’umanità».

Fiona Watson, direttrice della ricerca e dell’advocacy di Survival, ha detto che «nessun estraneo conosceva il nome di quest’uomo, e nemmeno molto della sua tribù, e con la sua morte il genocidio del suo popolo è completo. Perché questo è stato davvero un genocidio: l’eliminazione deliberata di un intero popolo da parte di allevatori di bestiame affamati di terra e ricchezza».1

È stato Ernst Bloch a indagare il concetto di «non-contemporaneità», vale a dire la constatazione che non tutti i popoli e non tutte le culture vivono nello stesso tempo storico.2 Sono numerose le tribù a rischio estinzione. Il problema poco esplorato di questa triste situazione è che, insieme all’etnia, si estingue anche il suo sapere. 

Ma cos’è veramente il sapere?

Alessandro Carrera spiega molto bene che il sapere non è né l’istruzione ricevuta, né la somma dei libri letti. Il sapere inizia insieme all’umanità, ben prima che si formi la nozione di cultura. Il sapere e la cultura prendono così strade distinte, a volte parallele, a volte intersecantesi, altre volte proprio divergenti. La cultura può essere giudicata dall’esterno, da un’altra cultura. Giudicare un sapere è molto più difficile, perché esso è anche ciò che resiste alla cultura, che invece si può anche cancellare, lo si è fatto molte volte. Più arduo è cancellare il sapere, perché spesso se ne sta nascosto, scorre silenzioso sotto la cultura, di fatto è il suo inconscio. 

Il sapere, umanistico e scientifico, è un privilegio. Non perché sia riservato a pochi, ma perché è sempre stato riservato a pochi, ed è solo negli ultimi settant’anni che si è delineata la possibilità di renderlo un «privilegio democratico». La democrazia non ha mai fatto interamente i conti con la doppia natura del sapere. Il populista lo detesta, ma il progressista l’ha in sospetto e gli attribuisce una connotazione classista, mentre l’unico privilegio del sapere è quello di introdurre alla visione delle idee. Sottolinea Carrera che, chiunque affermi l’inutilità di insegnare idee contro la necessità di un’istruzione volta solo al mercato del lavoro strappa dalle mani delle classi meno abbienti una vittoria che nel corso della storia umana non era mai stata conquistata, e va difesa a ogni costo. 

L’autore sottolinea come questa non è soltanto l’epoca in cui si può essere informati di tutto senza sapere nulla, bensì, e soprattutto, l’epoca in cui non si sa più che cos’è il sapere. 

Il sapere è tutto lo scibile di un popolo. Ma cosa tramandare di generazione in generazione e cosa no? Inoltre, è davvero necessario tramandarlo oppure bisogna lasciare che i discendenti scoprano per conto loro quello che sarà utile e quello che invece dovranno accantonare?

La certezza è senz’altro che il sapere, al pari di conoscenza, cultura, istruzione e formazione, non è un qualcosa di statico ma in continua evoluzione. Straordinario l’esempio che riporta nel libro Carrera per spiegare al meglio questo aspetto. 

Quando all’età di ventidue anni si imbarcò sull’HMS Beagle, Darwin portò con sé il «Paradiso perduto» di Milton, il più creazionista dei poeti. Cinque anni dopo, quando rimise piede sul suolo inglese, aveva sottobraccio gli appunti di una teoria che con il creazionismo non aveva più nulla a che fare. 

Possiamo ricercare e conoscere, connettere e capire quanto vogliamo, ma se da tutto questo lavoro non se ne esce trasformati, trasfigurati e pronti a mettere da parte tutto quello che credevano di sapere, allora si conosce ben poco di ciò che si è appreso. Il sapere è sfuggito.

Sapere di Alessandro Carrera analizza ed espone al lettore tutti quegli aspetti del sapere che sfuggono, oppure vengono volutamente ignorati ma che sono estremamente necessari per la sopravvivenza e l’evoluzione della specie umana, nel suo complesso come anche nella sua necessaria diversità. Un piccolo libro che regala al lettore un grandissimo insegnamento. 


Il libro

Alessandro Carrera, Sapere, ilMulino, Bologna, 2022.

L’autore

Alessandro Carrera: professore di Italian Studies e World Cultures and Literatures alla University of Houston, in Texas. Direttore della rivista «Gradiva» (Olschki). 


1C. Manetti, Amazzonia: addio a “Índio do Buraco”, ultimo indigeno Tanaru, «LaSvolta», 30 agosto 2022: https://www.lasvolta.it/3147/amazzonia-addio-a-indio-do-buraco-ultimo-indigeno-tanaru

2E. Bloch, Eredità del nostro tempo, a cura di L. Boella, Milano, il Saggiatore, 1992.


Articolo pubblicato su Articolo21.org


Source: Si ringrazia l’Ufficio Stampa de ilMulino per la disponibilità e il materiale.

Disclosure: Per le immagini, tranne la copertina del libro, credits www.pixabay.com


LEGGI ANCHE

Accessibilità alla conoscenza e società civile: “L’università a modo mio” di Nanetti e Monteduro

Gli elettori devono assumersi la propria responsabilità civile e civica per riuscire a risolvere i problemi delle loro famiglie e del loro Paese. “La conoscenza e i suoi nemici” di Tom Nichols (Luiss University Press, 2018)

La conoscenza geografica del territorio ancor più necessaria nell’era della globalizzazione: “Limiti” di Alfonso Giordano (Luiss University Press, 2018)

Promuovere la crescita delle economie in via di sviluppo attraverso la conoscenza. L’analisi di Stiglitz e Greenwald in “Creare una società dell’apprendimento” (Einaudi, 2018)


© 2023, Irma Loredana Galgano. Ai sensi della legge 633/41 è vietata la riproduzione totale e/o parziale dei testi contenuti in questo sito salvo ne vengano espressamente indicate la fonte irmaloredanagalgano.it) e l’autrice (Irma Loredana Galgano).

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